Rispondere subito a un messaggio per non sembrare freddi. Dire sì anche quando si è già stanchi. Evitare discussioni pur di non creare tensioni. Sentirsi in colpa nel deludere qualcuno, anche quando si avrebbe bisogno di mettere se stessi al primo posto.
Questi comportamenti potrebbero essere piuttosto diffusi anche se, in alcuni casi, possono nascondere difficoltà di assertività. Essere disponibili, accomodanti o affidabili verrebbe infatti spesso percepito come una qualità apprezzata nelle relazioni. Tuttavia, quando questo modo di relazionarsi diventa costante, automatico o difficile da interrompere, potrebbe essere utile interrogarsi sull’impatto che può avere sul proprio benessere emotivo.
In psicologia, questi comportamenti vengono talvolta associati al cosiddetto people pleasing: una tendenza a dare priorità ai bisogni, alle aspettative o alle emozioni degli altri, anche se a volte questo implica mettere se stessi al secondo posto.
Per capire quanto questo fenomeno sia diffuso nella vita quotidiana degli italiani, Unobravo ha intervistato oltre 1.600 adulti in tutta Italia, esplorando il rapporto con i confini personali, il bisogno di approvazione, la difficoltà nel dire no e l’impatto che questi comportamenti potrebbero avere sul benessere psicologico.
L’obiettivo di questa ricerca è quello di provare a comprendere cosa accade quando questi comportamenti diventano automatici o quando portano a mettere continuamente i bisogni degli altri davanti ai propri.
People pleasing in Italia: i dati principali
- Più di 6 italiani su 10 (62%) affermano di mettere i bisogni degli altri prima dei propri.
- Il 58% dichiara di evitare il conflitto, anche quando una situazione è ritenuta importante.
- La famiglia è il contesto sociale in cui gli italiani tendono maggiormente a mettere gli altri al primo posto: il 65% afferma di farlo con i familiari.
- Il 30% dichiara di mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, principalmente per evitare conflitti o tensioni: la motivazione più comune emersa dalla ricerca.
- Una donna su due afferma di avere spesso o talvolta difficoltà nel mettere confini o sostenere i propri bisogni, rispetto al 39% degli uomini.
- La Gen Z registra il People Pleasing Score più alto tra tutte le generazioni (con un punteggio di 3,55 su 5).
- Palermo (3,55), Napoli (3,53) e Bari (3,52) si trovano ai primi posti della città italiane con i livelli più alti di comportamenti associati al people pleasing.
- Tra i lavoratori italiani, il 43% sente la pressione di mostrarsi sempre disponibile o affidabile sul lavoro.
- Il 65% degli italiani afferma di voler migliorare nella capacità di dare priorità ai propri bisogni.
Quanto sono diffusi i comportamenti associati al people pleasing in Italia?
Secondo i dati raccolti da Unobravo, i comportamenti associati al people pleasing sembrerebbero essere molto diffusi nella quotidianità degli italiani; e non riguarderebbero soltanto la difficoltà nel dire no.
Il fenomeno sembrerebbe infatti manifestarsi attraverso una serie di dinamiche relazionali spesso considerate normali o addirittura positive, come evitare il conflitto, cercare di non deludere gli altri, caricarsi di troppi impegni o sentirsi costantemente responsabili del benessere emotivo delle persone intorno a sé.
I comportamenti associati al people pleasing più diffusi tra gli italiani
Più di 6 italiani su 10 (62%) affermano di mettere frequentemente i bisogni degli altri prima dei propri, mentre il 58% dichiara di evitare il conflitto anche quando qualcosa è importante per sé. Oltre la metà degli intervistati (55%) afferma inoltre di prendere decisioni principalmente per non deludere gli altri.
Anche le piccole abitudini quotidiane sembrerebbero riflettere questa pressione relazionale. Il 54% degli italiani dice di sentire il bisogno di rispondere immediatamente ai messaggi per evitare di turbare o ferire chi scrive, mentre il 52% afferma di caricarsi di più responsabilità o impegni di quanti riesca realmente a gestire.
Per molte persone, il people pleasing potrebbe manifestarsi anche nella difficoltà a esprimere disaccordo o nel bisogno costante di approvazione. Quasi la metà degli italiani dichiara infatti di trattenersi dall’esprimere critiche o opinioni contrastanti per evitare tensioni, mentre il 46% afferma di cercare rassicurazione o approvazione prima di prendere decisioni importanti. Il 47% dice inoltre di scusarsi spesso anche quando la responsabilità potrebbe non essere propria.
Secondo i dati, le donne sembrerebbero sperimentare questa pressione in misura maggiore rispetto agli uomini. Una donna su due (51%) afferma infatti di avere spesso o talvolta difficoltà nel mettere confini o nel dare priorità ai propri bisogni, rispetto al 39% degli uomini.
Le donne risultano inoltre più inclini a sovraccaricarsi di responsabilità, sentirsi obbligate a rispondere immediatamente ai messaggi o prendere decisioni per evitare di deludere gli altri.
Gli italiani si considerano “people pleaser”?
Nonostante molti dei comportamenti associati al people pleasing risultano molto diffusi, solo il 44% degli italiani si definisce apertamente un “people pleaser”. La maggioranza, il 56%, afferma invece di non riconoscersi in questa definizione.
Eppure, anche tra coloro che non si identificano nel termine, il 57% dichiara di mettere regolarmente i bisogni degli altri prima dei propri.
Questo potrebbe suggerire che il people pleasing non venga sempre riconosciuto come un vero e proprio schema relazionale. In molti casi, alcuni comportamenti potrebbero essere percepiti semplicemente come disponibilità, educazione, spirito di adattamento o desiderio di evitare tensioni.
Tra chi invece si identifica chiaramente come people pleaser, i dati mostrano comportamenti significativamente più marcati. Il 72% afferma di prendere decisioni principalmente per evitare di deludere gli altri, mentre il 67% dichiara di cercare rassicurazione o approvazione prima di prendere decisioni; più del doppio rispetto a chi non si definisce people pleaser.
Nel complesso, i dati potrebbero suggerire come il people pleasing non sia sempre qualcosa che le persone riconoscono consapevolmente in sé stesse. Più che un’etichetta precisa, potrebbe manifestarsi attraverso piccoli comportamenti quotidiani che, nel tempo, potrebbero diventare automatici o difficili da interrompere.
Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:
Il people pleasing può non essere subito riconoscibile, perché alcune sue manifestazioni assomigliano a comportamenti generalmente apprezzati, come la disponibilità, la gentilezza o l’attenzione verso gli altri. Con il tempo, queste modalità relazionali possono diventare così abituali da essere percepite come parte integrante della propria personalità. Tuttavia, può essere utile osservare come ci si sente quando il bisogno di soddisfare le aspettative altrui finisce per lasciare poco spazio alle proprie esigenze.
In quali contesti gli italiani tendono maggiormente a dare priorità agli altri?
Secondo i dati, il people pleasing sembrerebbe emergere soprattutto all’interno delle relazioni più vicine dal punto di vista emotivo, dove aspettative, senso di responsabilità e paura di deludere potrebbero avere un peso maggiore.
Il 65% degli italiani afferma infatti di mettere i bisogni dei familiari prima dei propri, rendendo quello familiare il contesto sociale in cui il people pleasing sembrerebbe manifestarsi più frequentemente.
Subito dopo emergono le relazioni sentimentali e le amicizie. Circa un italiano su tre dichiara infatti di mettere i bisogni del partner davanti ai propri, mentre il 32% afferma di farlo nelle amicizie.
Anche il lavoro sembrerebbe rappresentare un contesto rilevante, seppur in misura minore. Circa un italiano su sei dichiara infatti di mettere i bisogni di colleghi o superiori davanti ai propri, una percentuale che sale fino al 30% tra i lavoratori full time.
Differenze generazionali e di genere nel people pleasing
I dati mostrano inoltre alcune differenze interessanti tra generazioni e genere. Le donne risultano più inclini degli uomini a mettere i bisogni della famiglia prima dei propri: il 70% afferma di farlo, rispetto al 62% degli uomini. Questo potrebbe suggerire come il carico emotivo e relazionale all’interno del contesto familiare venga percepito in modo diverso tra uomini e donne.
Anche l’età sembrerebbe influenzare il fenomeno. La pressione familiare aumenta infatti progressivamente con gli anni, fino a raggiungere il 74% tra gli over 65.
Per i più giovani, invece, il people pleasing sembrerebbe emergere soprattutto nelle relazioni sociali e nelle amicizie. Più della metà dei giovani tra i 18 e i 24 anni (54%) afferma infatti di mettere i bisogni degli amici prima dei propri, rendendo le amicizie il principale contesto di pressione relazionale per questa fascia d’età.
Sul lavoro, invece, il people pleasing raggiungerebbe il picco tra i 35 e i 44 anni, fascia in cui il 26% dichiara di mettere frequentemente le esigenze di colleghi o superiori davanti alle proprie. Un dato che potrebbe riflettere la pressione legata alla carriera, alla percezione professionale o al bisogno di mostrarsi affidabili e disponibili nel contesto lavorativo.
Quali gruppi italiani mostrano i livelli più alti di people pleasing?
Per analizzare quali gruppi tendono maggiormente a mettere in atto comportamenti associati al people pleasing, Unobravo ha sviluppato il People Pleasing Score, un indicatore costruito sulla frequenza con cui gli intervistati dichiarano di adottare 11 comportamenti relazionali legati al bisogno di compiacere gli altri, evitare tensioni o mettere i bisogni altrui davanti ai propri.
Per ogni comportamento, le risposte sono state convertite in un punteggio da 1 a 5, dove “mai” corrispondeva a 1 e “spesso” a 5. Più alto è il punteggio finale, maggiore risulta la frequenza dei comportamenti associati al people pleasing.
A livello nazionale, il People Pleasing Score medio è pari a 3,35 su 5, suggerendo che questi comportamenti siano relativamente diffusi nella quotidianità di molti italiani.
Chi mostra i livelli più alti di people pleasing in Italia?
I dati mostrano però alcune differenze significative tra gruppi demografici.
Le donne registrano un punteggio medio più alto rispetto agli uomini (3,42 contro 3,30), un trend che potrebbe dipendere da una maggiore tendenza femminile a sovraccaricarsi di responsabilità, evitare conflitti o mettere i bisogni degli altri davanti ai propri.
Anche l’età sembrerebbe influenzare il fenomeno. I livelli più alti emergono infatti tra i giovani adulti: la fascia 18–24 anni registra il punteggio più elevato (3,65 su 5).
Questo sembrerebbe evidenziare che i più giovani vivono una pressione relazionale e sociale più intensa, legata al bisogno di approvazione e alla paura di deludere gli altri.
Dal punto di vista geografico, il Sud Italia registra il punteggio medio più alto (3,48), seguito dalle Isole (3,37). Centro e Nord-Est si attestano entrambi a 3,32, mentre il Nord-Ovest registra il punteggio più basso, pari a 3,29.
Le città italiane con i livelli più alti di people pleasing
Palermo è la prima della distribuzione delle città italiane con il People Pleasing Score più alto (3,55), seguita da Napoli (3,53), Bari (3,52), Livorno (3,50) e Foggia (3,49).
Sebbene questi dati debbano essere interpretati come indicativi, potrebbero mostrare differenze culturali e relazionali nel modo in cui le persone vivono il senso di responsabilità verso gli altri, la gestione del conflitto o la difficoltà nel mettere sé stesse al primo posto.
L’impatto emotivo del mettere sempre gli altri al primo posto
I dati mostrano che il 45% degli italiani afferma di sentirsi in ansia quando deve dire no a qualcuno, mentre il 32% dichiara che la difficoltà nel dire no ha avuto conseguenze negative sulla propria salute mentale.
Gli impatti emotivi più comuni del people pleasing
I dati suggeriscono inoltre che il people pleasing potrebbe avere un costo emotivo cumulativo. Nel tempo, mettere sistematicamente i bisogni degli altri davanti ai propri può ridurre le energie personali, aumentare lo stress e il sovraccarico emotivo e rendere sempre più difficile mantenere confini sani nelle relazioni.
L’effetto più comune riportato dagli italiani riguarda proprio la sensazione di avere meno tempo o energie per sé stessi, indicata dal 30% degli intervistati. Quasi una persona su quattro (23%) afferma inoltre di essersi sentita sfruttata dagli altri a causa della propria difficoltà nel mettere limiti.
Molti riportano anche conseguenze legate allo stress e al senso di sopraffazione. Il 20% collega il people pleasing a stress o burnout, mentre il 19% dichiara di sentirsi frequentemente sopraffatto o emotivamente sovraccarico. La stessa percentuale afferma inoltre di avere difficoltà nel mantenere confini chiari nelle relazioni.
Per alcuni, il people pleasing sembrerebbe influenzare anche il rapporto con sé stessi. Il 15% dichiara infatti di vivere ansia o sovraccarico mentale legati a come viene percepito dagli altri, mentre il 14% afferma che mettere continuamente gli altri al primo posto ha ridotto la fiducia nell’esprimere i propri bisogni o opinioni.
Emergono anche differenze di genere; le donne risultano più inclini rispetto agli uomini a collegare il people pleasing a stress o burnout: il 25% afferma infatti di aver sperimentato questo tipo di impatto emotivo, rispetto al 17% degli uomini.
Nel complesso, i dati mostrerebbero come il people pleasing non riguardi soltanto il modo in cui ci si relaziona agli altri, ma anche il rapporto con il proprio spazio emotivo, il proprio tempo e la capacità di riconoscere e rispettare i propri limiti.
People pleasing sul lavoro: la pressione a essere sempre disponibili
Sebbene il lavoro non rappresenti il contesto principale in cui emerge il people pleasing, il sondaggio suggerisce che, per molti lavoratori italiani, la pressione a mostrarsi sempre disponibili, affidabili e collaborativi sia comunque significativa.
Molti intervistati dichiarano infatti di vivere con difficoltà la possibilità di dire no sul lavoro, soprattutto quando questo potrebbe influenzare il modo in cui vengono percepiti da colleghi o superiori.
Il 43% dei lavoratori afferma di sentire pressione nel dover apparire sempre disponibile o affidabile, mentre la stessa percentuale teme che dire no possa avere conseguenze negative sulla percezione professionale da parte degli altri.
Inoltre, il 42% degli intervistati dichiara di fare fatica a rifiutare responsabilità extra, mentre il 41% afferma di accettare ulteriori compiti anche quando si sente già sopraffatto o mentalmente stanco.
Per molti lavoratori sembrerebbe quindi esserci il timore che mettere limiti possa essere interpretato come scarsa motivazione, poca collaborazione o mancanza di impegno professionale.
Il 42% teme inoltre che dire no possa avere conseguenze negative sulla propria crescita professionale, mentre il 34% afferma di accettare lavoro extra principalmente per evitare di deludere colleghi o superiori.
Nel complesso, il people pleasing sul lavoro non sembrerebbe riguardare soltanto la disponibilità verso gli altri, ma anche il bisogno di sentirsi apprezzati, affidabili e professionalmente “all’altezza” all’interno del proprio ambiente lavorativo.
Come iniziare a mettere confini più sani
Nonostante le difficoltà emerse, il 65% degli italiani afferma di voler migliorare nella capacità di dare priorità ai propri bisogni.
Prendere in considerazione i propri limiti e bisogni non significherebbe necessariamente ridurre l’attenzione verso gli altri. In alcuni casi, potrebbe anzi aiutare a trovare un equilibrio più soddisfacente all’interno delle relazioni.
Alcune strategie per trovare un equilibrio tra i bisogni degli altri e i propri
A questo proposito, alcune strategie potrebbero rivelarsi utili per chi desidera riflettere sul proprio modo di stabilire confini nelle relazioni:
Riconoscere gli schemi automatici e i “pattern”
Prestare attenzione ai momenti in cui si tende a dire sì senza riflettere, evitare il conflitto o mettere immediatamente gli altri al primo posto potrebbe aiutare a comprendere meglio le proprie dinamiche relazionali.
Prendersi tempo prima di rispondere
Fermarsi qualche minuto prima di accettare una richiesta può creare uno spazio utile per capire se si sta agendo per reale disponibilità o per paura di deludere qualcuno.
Iniziare da piccoli confini quotidiani
Mettere limiti in situazioni emotivamente meno complesse, ad esempio esprimere una preferenza o rifiutare una piccola richiesta, potrebbe aiutare a sentirsi più sicuri anche nei rapporti più delicati.
Separare il senso di colpa dall’aver fatto qualcosa di sbagliato
Sentirsi in colpa non significa necessariamente aver commesso un errore. In alcuni casi, il disagio potrebbe derivare semplicemente dal fare qualcosa di diverso dal solito, come dare priorità ai propri bisogni.
Comunicare i propri limiti in modo chiaro e gentile
Mettere confini non significa essere freddi o aggressivi. È possibile essere disponibili verso gli altri senza rinunciare completamente al proprio spazio emotivo o alle proprie energie.
Chiedere supporto quando il people pleasing inizia a influire sul benessere
Quando questi comportamenti iniziano a generare ansia, stress o difficoltà relazionali, parlarne con un professionista potrebbe aiutare a comprendere meglio l’origine di questi schemi e sviluppare modalità relazionali più sostenibili.



