L’incapacità o la difficoltà persistente di raggiungere l’orgasmo, nonostante il desiderio e un’adeguata stimolazione, è un’esperienza che può generare frustrazione e confusione.
Secondo uno studio italiano, la condizione chiamata Disturbo dell’Eiaculazione Ritardata negli uomini diviene più frequente con l’avanzare dell’età (Di Sante et al., 2016).
Nel linguaggio comune questo quadro viene talvolta definito “anorgasmia maschile”, ma nel DSM-5-TR rientra nella categoria del Disturbo dell’Eiaculazione Ritardata, caratterizzato da un marcato ritardo, infrequenza o assenza dell’eiaculazione nella maggior parte dei rapporti per un periodo di almeno sei mesi.
In questo articolo esploreremo che cosa significa vivere questa difficoltà, quali possono esserne le cause e quali strategie terapeutiche possono aiutare a ritrovare un’intimità più soddisfacente e serena.
Il ciclo di risposta sessuale
Iniziamo dal principio parlando del ciclo di risposta sessuale maschile, che è diviso in 4 fasi:
Fase del desiderio
Il desiderio è composto da tre forze:
- componente biologica;
- componente psicologica;
- componente culturale.
Si tratta di un fenomeno dinamico e mutevole, correlato con gli eventi della vita, e può variare lungo un continuum che va dalla passione al bisogno, all’interesse, all’indifferenza fino all’avversione. In questa fase gli organi genitali non subiscono variazioni visibili: è uno stato di attivazione emotiva che porta a cercare di raggiungere l’oggetto del proprio interesse.
Fase dell’eccitazione
Questa fase può essere attivata sia da stimolazioni fisiche che psicologiche, come le fantasie erotiche. Quando una persona è eccitata, il sangue si concentra in alcune zone del corpo, producendo:
- l’erezione del pene e dei capezzoli;
- l’elevazione del sacco scrotale;
- il rigonfiamento dei testicoli.
In questa fase aumentano anche il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la tensione muscolare.
Fase dell’orgasmo e di risoluzione
La fase dell’orgasmo è quella in cui si raggiunge il culmine del piacere sessuale: fattori fisici e psicologici giocano un ruolo importante.
L’eiaculazione si accompagna solitamente a un vissuto di piacere particolarmente intenso che viene denominato orgasmo. Consiste nella liberazione di tutta la tensione accumulata durante le precedenti fasi e provoca molte modificazioni fisiologiche. Nell’uomo le sensazioni orgasmiche si concentrano sul pene. Si percepisce, in un certo momento, quella che viene definita fase dell’inevitabilità eiaculatoria: pochi secondi prima dell’orgasmo c’è un istante in cui si avverte l’imminenza dell’eiaculazione e si sa che non sarà possibile fermarla. Nella fase di risoluzione il corpo ritorna a uno stato rilassato e privo di eccitazione.
Cos'è l'anorgasmia (o eiaculazione ritardata)?
L'anorgasmia, che nel contesto maschile viene spesso definita anche eiaculazione ritardata (a volte in modo improprio), è la difficoltà ricorrente o l'incapacità di raggiungere l'orgasmo maschile, pur provando desiderio e una normale eccitazione.
È importante sottolineare che non si tratta di una mancanza di voglia o di piacere nella stimolazione, ma di un blocco che interviene proprio nella fase culminante del rapporto.
Per poter parlare di un vero e proprio disturbo, questa condizione deve ripetersi per un periodo di almeno sei mesi e, soprattutto, causare un disagio personale o relazionale significativo. Vivere questa difficoltà può avere un impatto profondo sul benessere psicologico, generando frustrazione, incomprensioni nella coppia e una crescente ansia da prestazione.

Anorgasmia maschile ed eiaculazione ritardata: le differenze secondo il DSM-5-TR
I termini anorgasmia maschile ed eiaculazione ritardata vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma in realtà indicano fenomeni diversi. La distinzione è importante, soprattutto per una corretta valutazione clinica. Secondo il DSM-5-TR, il Disturbo dell’Eiaculazione Ritardata si riferisce a un marcato ritardo, un’infrequenza o un’assenza di eiaculazione durante la maggior parte dei rapporti sessuali, nonostante un’adeguata stimolazione e il desiderio di eiaculare. Il termine “anorgasmia maschile”, invece, non compare come diagnosi nel DSM-5-TR: viene usato in ambito clinico e divulgativo per descrivere l’assenza o l'impossibilità di raggiungere l’orgasmo, condizione che può manifestarsi con o senza eiaculazione, poiché i due fenomeni non sono necessariamente coincidenti.
In sintesi:
- Eiaculazione ritardata (DSM-5-TR): difficoltà o impossibilità a eiaculare, anche in presenza di stimolazione adeguata. L’esperienza soggettiva dell’orgasmo può variare, ma questo non è un criterio diagnostico.
- Anorgasmia maschile (termine descrittivo): impossibilità o marcata difficoltà a raggiungere l’orgasmo, con o senza eiaculazione.
Comprendere questa differenza è essenziale per orientare correttamente la diagnosi e individuare il percorso terapeutico più efficace.
Dati epidemiologici: quanto può essere diffusa l’anorgasmia maschile?
L’anorgasmia maschile è una condizione meno discussa rispetto ad altre disfunzioni sessuali, ma tutt’altro che rara. Una revisione pubblicata sul Journal of Sexual Medicine stima che le difficoltà orgasmiche negli uomini interessino tra il 5% e il 10% della popolazione generale, con una prevalenza maggiore nelle fasce d’età più avanzate (Corona et al., 2016).
Dati provenienti da studi epidemiologici internazionali evidenziano una variabilità in base ai criteri utilizzati: la prevalenza è stata stimata intorno al 14% in Francia (ACSF, 1993) e all’8% negli Stati Uniti (NHSLS, 1999), come riportato nella revisione di Delavierre (2008). Inoltre, un’indagine multicentrica condotta negli Stati Uniti e in Europa ha evidenziato che fino al 13% degli uomini sopra i 50 anni riferisce difficoltà nel raggiungere l’orgasmo (Laumann et al., 2005).
Questi dati, pur eterogenei, convergono nell’indicare che le difficoltà orgasmiche maschili sono più diffuse di quanto spesso si creda, ma rimangono frequentemente sottostimate e vissute in silenzio.
Le diverse forme di anorgasmia
L'anorgasmia non si manifesta in un unico modo. La letteratura scientifica, infatti, distingue tra una forma permanente (lifelong), presente da sempre, e una acquisita (acquired), che insorge dopo un periodo di normale funzionamento sessuale (Di Sante et al., 2016). Riconoscere le sue diverse forme può essere il primo passo per dare un nome più preciso alla propria esperienza e comprenderla meglio:
- Anorgasmia primaria: si verifica quando una persona non ha mai sperimentato un orgasmo in tutta la sua vita, né con un partner né attraverso la masturbazione.
- Anorgasmia secondaria: la difficoltà a raggiungere l'orgasmo compare in un secondo momento, dopo un periodo in cui la funzione orgasmica era del tutto normale.
Inoltre, si può eseguire una distinzione tra:
- Anorgasmia assoluta (o generalizzata): l'incapacità di raggiungere il culmine del piacere si presenta in ogni situazione e con qualsiasi tipo di stimolazione sessuale.
- Anorgasmia situazionale: è la forma più comune. La difficoltà si manifesta solo in circostanze specifiche. Un esempio classico è riuscire a raggiungere l'orgasmo con la masturbazione ma non durante il rapporto con un partner.
Quali sono le cause dell'anorgasmia maschile?
Le cause dell’anorgasmia maschile raramente dipendono da un unico fattore.
Più spesso si tratta di un intreccio complesso tra elementi psicologici, relazionali e fisiologici che si influenzano reciprocamente. Dal punto di vista psicologico e relazionale, le difficoltà orgasmiche sono frequentemente associate all’ansia da prestazione, allo stress, alla depressione e a dinamiche di coppia caratterizzate da tensioni o conflitti irrisolti. Anche un’educazione sessuale rigida, esperienze negative legate alla sessualità o una scarsa familiarità con il proprio corpo possono contribuire a ostacolare la risposta orgasmica.
Tra i fattori di rischio comportamentali, il consumo eccessivo di alcol è stato identificato come un predittore significativo di diverse disfunzioni sessuali maschili, incluse le difficoltà orgasmiche (Aluko et al., 2023).
Per quanto riguarda gli aspetti fisici o biologici, in alcuni casi la difficoltà può essere collegata a condizioni mediche come diabete, neuropatie, squilibri ormonali, esiti di interventi chirurgici o malattie cardiovascolari. Anche alcuni farmaci possono interferire con la funzione sessuale: antidepressivi, antipsicotici e antipertensivi sono tra i più frequentemente associati a un’alterazione della risposta orgasmica.

Cause psicologiche, mediche e farmacologiche: un approfondimento
Le cause dell’anorgasmia maschile sono raramente riconducibili a un singolo fattore. Nella maggior parte dei casi si tratta di un insieme di componenti psicologiche, mediche e farmacologiche che interagiscono tra loro.
- Cause psicologiche: le difficoltà orgasmiche sono spesso associate a fattori come ansia da prestazione, stress cronico, depressione, bassa autostima e problematiche relazionali. La paura di non soddisfare il partner, il cosiddetto spectatoring (monitoraggio costante della performance) o esperienze sessuali negative pregresse possono interferire con l’esperienza orgasmica. Anche un’educazione sessuale rigida, convinzioni disfunzionali sul sesso o una scarsa familiarità con il proprio corpo possono contribuire allo sviluppo del problema.
- Cause mediche: Alcune condizioni fisiche possono compromettere la capacità di raggiungere l’orgasmo. Tra queste rientrano il diabete, le neuropatie, la sclerosi multipla, le lesioni del midollo spinale, le malattie cardiovascolari e gli squilibri ormonali, come bassi livelli di testosterone. Anche interventi chirurgici che coinvolgono prostata, vescica o strutture pelviche possono alterare la fisiologia dell’orgasmo (Rowland & Incrocci, 2022).
- Cause farmacologiche: diversi farmaci possono influenzare in modo significativo la risposta orgasmica. Gli antidepressivi SSRI, alcuni antipsicotici e specifici farmaci antipertensivi sono noti per il loro potenziale impatto sulla funzione sessuale (Clayton et al., 2014). È stato inoltre osservato che gli alfa-bloccanti e gli antidepressivi che agiscono sulla serotonina e/o noradrenalina possono indurre ritardo dell’orgasmo o anorgasmia (Delavierre, 2008). In presenza di cambiamenti nella funzione sessuale dopo l’inizio di una terapia, è fondamentale parlarne con il medico per valutare eventuali alternative.
Riconoscere la natura multifattoriale dell’anorgasmia è essenziale per individuare l’intervento terapeutico più adatto e realmente efficace.
Come si cura l'anorgasmia? L'importanza della psicoterapia
Affrontare l'anorgasmia è un percorso che richiede pazienza, auto-compassione e, molto spesso, il supporto di un professionista. La psicoterapia, in particolare un percorso con un sessuologo, rappresenta l'approccio più efficace perché non si limita a trattare il sintomo, ma va a lavorare sulle cause profonde del blocco.
Un percorso terapeutico, che può essere individuale o di coppia, si pone diversi obiettivi fondamentali per sbloccare la situazione:
- Ridurre l'ansia e la pressione: imparare a spostare il focus dalla performance al piacere, riscoprendo l'intimità come un'esperienza di condivisione e non come un esame.
- Migliorare la comunicazione di coppia: creare uno spazio sicuro in cui entrambi i partner possano esprimere desideri, paure e difficoltà senza timore del giudizio.
- Ristrutturare le convinzioni limitanti: affrontare e modificare paure, sensi di colpa o idee disfunzionali sulla sessualità che possono agire come un freno inconscio.
- Aumentare la consapevolezza corporea: dedicare tempo all'esplorazione del proprio corpo e delle proprie sensazioni, per capire cosa genera piacere e cosa invece crea tensione.
L'obiettivo finale non è semplicemente "tornare a funzionare", ma ristabilire un equilibrio che porti a una maggiore soddisfazione sessuale e a un benessere psicologico più ampio e profondo.
Strategie terapeutiche evidence-based per l’anorgasmia maschile
Il trattamento dell’anorgasmia maschile si fonda su un approccio integrato, modellato sulle cause specifiche del problema. Le strategie attualmente raccomandate si basano su evidenze empiriche e sull’esperienza clinica, e possono essere combinate in modo personalizzato.
- Psicoeducazione
Fornire informazioni chiare sul funzionamento della risposta sessuale, sui meccanismi dell’orgasmo e sulle possibili interferenze psicologiche o mediche aiuta a ridurre ansia, sensi di colpa e convinzioni disfunzionali. La psicoeducazione rappresenta spesso il punto di partenza per ogni percorso terapeutico. - Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)
La CBT si concentra sull’identificazione e la modifica dei pensieri disfunzionali legati alla performance, dell’ansia anticipatoria e del monitoraggio eccessivo del corpo (spectatoring). Può includere tecniche di esposizione graduale, esercizi per favorire la focalizzazione corporea, e interventi sul miglioramento della comunicazione di coppia (Melnik et al., 2012). - Mindfulness e tecniche di rilassamento
Pratiche basate sulla mindfulness possono favorire una maggiore connessione con le sensazioni corporee e un miglioramento della presenza durante l’attività sessuale, riducendo il controllo mentale eccessivo e facilitando il lasciarsi andare (Brotto & Heiman, 2007). - Focalizzazione sensoriale (sensate focus)
Si tratta di esercizi progressivi che eliminano la pressione del risultato e favoriscono la riscoperta del piacere attraverso il contatto fisico. La riduzione dell’obiettivo orgasmico facilita il recupero della spontaneità e della capacità di percepire stimoli piacevoli. - Revisione della terapia farmacologica
Quando l’anorgasmia è correlata a farmaci come antidepressivi SSRI, alcuni antipsicotici o antipertensivi, il medico può valutare alternative terapeutiche o strategie per ridurre gli effetti collaterali. È importante sottolineare che eventuali modifiche farmacologiche devono essere sempre decise dal professionista prescrittore.
A oggi non esistono terapie farmacologiche standardizzate e approvate dalla FDA per il trattamento dell’anorgasmia maschile (Nguyen et al., 2024). Per questo motivo, il percorso terapeutico è spesso multidisciplinare e integra interventi psicologici, revisione delle terapie in uso e, quando necessario, il coinvolgimento di un andrologo o di uno specialista della salute sessuale.
Ritrovare il piacere: un percorso possibile con il giusto supporto
L'anorgasmia può essere fonte di grande sofferenza e farti sentire solo, ma è importante che tu sappia che non è una condanna. Considerala piuttosto come un segnale, un invito a esplorare con più attenzione la tua sfera emotiva, relazionale e sessuale. Ricorda che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un grande atto di coraggio e di amore verso te stesso.
Se senti che è arrivato il momento di affrontare queste difficoltà per riscoprire il piacere e il benessere, un percorso con un professionista può davvero fare la differenza. Se lo desideri, puoi fare il primo passo compilando il nostro questionario. Troveremo insieme lo psicologo online più adatto a guidarti in questo percorso.





