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Amicizie e benessere psicologico: come le vivono gli italiani?

Amicizie e benessere psicologico: come le vivono gli italiani?
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
26.10.2026
Ultimo aggiornamento il
26.10.2026
Amicizie e benessere psicologico: come le vivono gli italiani?
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Le amicizie possono avere un ruolo importante nel nostro senso di connessione e nel nostro benessere, ma il modo in cui le viviamo può cambiare nel tempo: ci sono relazioni che ci fanno sentire sostenuti e altre che, in alcuni momenti, possono risultare più faticose.

Ma che cosa rende un’amicizia davvero di supporto? E quali esperienze possono lasciare le persone emotivamente stanche?

Un nuovo sondaggio di Unobravo ha esplorato il rapporto degli italiani con le proprie amicizie, analizzando il supporto emotivo, la reciprocità, la capacità di porre dei confini, quanto invece ci si possa sentire emotivamente svuotati dalle amicizie, insieme ad alcuni indicatori positivi di connessione e benessere. L’indagine ha approfondito anche il ruolo dei rapporti con i colleghi e il modo in cui la tecnologia, dalle chat di gruppo agli AI companion, sta entrando nelle relazioni tra amici.

Dai dati emerge una prima differenza rilevante: per una parte degli italiani gli amici rappresenterebbero soprattutto una fonte di buon umore (il 43,5% afferma che stare con gli amici migliora generalmente il proprio umore), una quota più contenuta racconta di avere amici a cui rivolgersi per un supporto emotivo (37,1%), mentre meno di 1 persona su 4 (23,7%) riferisce di sentire che i propri amici tengano davvero a come sta l’altro.

I risultati del sondaggio sono stati analizzati dagli psicologi di Unobravo, con l’obiettivo di offrire alcune chiavi di lettura sul modo in cui le relazioni sociali possono intrecciarsi con il benessere psico-emotivo.

Alcuni dati emersi dal sondaggio

  • Quasi la metà degli italiani (43,5%) afferma che trascorrere tempo con gli amici migliora generalmente il proprio umore, mentre più di 1 su 3 dice di avere amici a cui rivolgersi quando ha bisogno di supporto emotivo.
  • Circa 2 italiani su 5 dichiarano di avere una cerchia ristretta di amici, mentre circa 1 su 10 riferisce di avere un’ampia cerchia di amicizie.
  • Il 29% ritiene che supporto e impegno nelle proprie amicizie siano reciproci, mentre l’11% sente di impegnarsi più dei propri amici.
  • Il 3,9% degli italiani si sente emotivamente svuotato dalle amicizie, ma sale al 10,5% tra i 18-24enni (0,8% tra gli over 65).
  • Tra chi lavora, il 26% dice di avere almeno un collega che considera un amico, mentre il 13% dichiara di non avere amici sul lavoro.
  • Il 29% di chi lavora afferma che avere buoni rapporti con i colleghi lo rende più propenso a restare nel proprio lavoro; il 18% che relazioni di supporto con i colleghi aiutano a gestire i periodi di stress.
  • Il 34% degli italiani userebbe un chatbot o un “AI companion” per conversazione, compagnia o supporto emotivo almeno una volta a settimana: il 64% tra la Gen Z, il 18% tra i Baby Boomers.

Le amicizie possono aiutare a sentirsi meglio e non sempre si riferisce di sentirsi sostenuti

Il sondaggio ha chiesto agli intervistati di indicare quali, tra una serie di affermazioni, descrivono meglio le proprie amicizie, potendone selezionare più di una. Le percentuali indicano quindi quante persone si riconoscono in ciascuna affermazione e non sommano a 100.

L’esperienza più frequente è di tipo emotivo e quotidiano: il 43,5% afferma che trascorrere tempo con gli amici migliora generalmente il proprio umore. Seguono il 37,1% che dice di avere amici a cui rivolgersi quando ha bisogno di supporto emotivo, il 35,6% che riferisce di poter parlare apertamente di cose difficili e il 33,8% che racconta di potersi mostrare completamente per ciò che è.

Inoltre, il 28,8% sente che supporto e impegno nelle proprie amicizie siano reciproci e il 23,7% che i propri amici si interessino davvero a come sta.

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Emergono alcune differenze tra uomini e donne. Le donne dichiarano più spesso di avere una cerchia ristretta di amici (44,2% contro 35,5% degli uomini), ma anche di avere amici a cui rivolgersi per un supporto emotivo (40,1% contro 33,9%) e di sentire che i propri amici tengono davvero a come stanno (26,0% contro 21,2%). Gli uomini indicano più spesso un’ampia cerchia di amicizie (11,6% contro 8,0%). Il dato descrive differenze nelle risposte del campione, ma non consente di stabilire quali fattori le determinino.

Anche l’età sembra mostrare differenze. Tra i più anziani, la quota di chi avrebbe pochi amici sembra più alta che tra i più giovani (29,8% tra i 18-24enni, 44,1% tra gli over 65), ma anche di chi dice di poter parlare apertamente di cose difficili (26,3% tra i 18-24enni, 39,6% tra gli over 65). Tra gli over 65 è più alta anche la quota di chi afferma che stare con gli amici migliora il proprio umore (49,6%, contro il 40,4% dei 18-24enni).

Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:

“Le amicizie possono svolgere funzioni diverse: per alcune persone sono soprattutto uno spazio di leggerezza e condivisione, per altre un luogo in cui poter parlare di ciò che pesa. Non esiste un numero ‘giusto’ di amici né un modo unico di viverle: ciò che può fare la differenza è sentire che, almeno in qualche relazione, c’è spazio per essere sé stessi e per ricevere attenzione. Il fatto che molte persone associno gli amici al buon umore ma meno spesso alla sensazione di essere davvero ascoltate può ricordarci che il tempo trascorso insieme e il sostegno emotivo non sempre coincidono.”

A chi ci si rivolge e per cosa: dal divertimento al supporto emotivo

Il sondaggio ha chiesto anche per quali motivi le persone si rivolgono più spesso ai propri amici quando hanno bisogno di aiuto, consigli, supporto o semplicemente di qualcuno con cui parlare.

La risposta più frequente non riguarda un problema da risolvere: il 43% si rivolge agli amici per divertirsi, rilassarsi e distrarsi. Seguono i problemi pratici o della vita quotidiana (29%), la condivisione di buone notizie e traguardi (29%) e il supporto emotivo o la gestione di sentimenti difficili (24%). Circa 1 persona su 8 cita lo stress e il sentirsi sopraffatti (13%) e i problemi di salute (13%), mentre il 5% afferma di non rivolgersi agli amici per nessuna di queste necessità.

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Le donne si rivolgerebbero agli amici per un supporto emotivo più spesso degli uomini (28% contro 19%) e, più degli uomini, per i problemi familiari (15% contro 10%) e per lo stress (15% contro 10%). Anche la condivisione di buone notizie è indicata più spesso dalle donne (32% contro 27%).

Le richieste cambiano anche con l’età. Tra i 18 e i 24 anni gli amici sembrano un punto di riferimento soprattutto per le relazioni sentimentali (18%, contro il 3% degli over 65), per la fiducia in sé stessi (16%, contro il 7%) e per le grandi decisioni di vita (15%, contro il 6%). Tra gli over 65 pesano di più i problemi pratici (38%, contro il 23% dei 18-24enni) e quelli di salute (20%, contro l’11%).

Reciprocità, confini e sentirsi svuotati emotivamente: quando le amicizie pesano

Accanto agli aspetti positivi, il sondaggio ha esplorato le esperienze che possono rendere un’amicizia più faticosa. Si tratta di quote più contenute, ma non trascurabili.

L’11,1% dice di sentire di impegnarsi nelle proprie amicizie più di quanto facciano i propri amici e il 7,0% afferma di sentirsi solo anche quando è circondato da amici. Il 3,9% si sentirebbe emotivamente svuotato dalle proprie amicizie.

Queste esperienze sembrano più frequenti tra i più giovani. Tra i 18 e i 24 anni, il 14,9% dichiara di sentirsi solo anche quando è circondato da amici (4,2% tra gli over 65), il 19,3% di impegnarsi più dei propri amici (10,6% tra gli over 65) e il 10,5% di sentirsi emotivamente svuotato dalle amicizie (0,8% tra gli over 65).

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Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:

“Sentirsi soli in compagnia, o avere l’impressione di dare più di quanto si riceve, può accadere più spesso in momenti della vita in cui le relazioni si stanno ancora definendo, tra cambiamenti, nuovi contesti e confronto con gli altri. Non indica necessariamente che un’amicizia sia ‘sbagliata’, ma può essere un segnale utile da osservare: ad esempio se, nel tempo, parlare con una persona lascia più energia o più stanchezza, o se c’è spazio per dire di no senza sentirsi in colpa. Le amicizie possono richiedere reciprocità e confini, e imparare a riconoscerli può far parte del modo in cui si costruiscono relazioni più sostenibili.”

Amicizie sul lavoro: cosa raccontano le persone che lavorano

Le relazioni con i colleghi possono essere un’altra forma di connessione sociale, ma possono assumere significati molto diversi da persona a persona. 

Tra chi lavora, il 30% afferma che i rapporti con i colleghi rendono il lavoro più piacevole e il 26% ha almeno un collega che considera un amico. Il 19% dice di avere più di una persona con cui parlare nei giorni difficili, mentre il 13% dichiara di non avere amici sul lavoro.

Alcune risposte riguardano il legame tra relazioni sul lavoro e permanenza nell’impiego: il 29% afferma che avere buoni rapporti con i colleghi lo rende più propenso a restare nel proprio lavoro, mentre il 9% dichiara di aver preso in considerazione l’idea di lasciarlo anche a causa dei rapporti con le persone con cui lavora. Il 18% racconta che relazioni di supporto con i colleghi aiutano a gestire i periodi di stress, mentre il 6% si sente emotivamente svuotato dalle relazioni sul lavoro.

Emergono alcune differenze tra uomini e donne. Gli uomini dichiarano più spesso di potersi mostrare per ciò che sono con i colleghi (21% contro 14%) e di sentire un senso di appartenenza (20% contro 15%), mentre le donne indicano più spesso di non potersi fidare dei colleghi a livello personale (14% contro 10%) e di trovare nei rapporti con i colleghi un aiuto per gestire lo stress (19% contro 16%).

Anche l’età sembra contare: tra i 25 e i 34 anni il 14% di chi lavora dice di aver pensato di lasciare il lavoro anche a causa dei rapporti con i colleghi, contro il 3% dei 55-64enni e il 2% degli over 65. Le persone occupate nelle fasce più giovani e più anziane sono poche, quindi il dato va letto come indicativo.

Il sondaggio non misura direttamente il burnout: i dati descrivono come le persone percepiscono i rapporti con i colleghi e non permettono di stabilire se questi proteggano dallo stress lavorativo.

Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:

“Le relazioni sul lavoro possono essere una risorsa, perché sentirsi accolti dai colleghi e poter contare su qualcuno nei momenti difficili può contribuire al senso di appartenenza e a gestire meglio lo stress. Allo stesso tempo, non tutte le persone desiderano o riescono a costruire amicizie sul lavoro, e non è necessario farlo: per alcune persone un clima rispettoso e di fiducia è già sufficiente. Questi dati non dicono che le amicizie con i colleghi proteggano dal burnout, ma mostrano che per una parte di chi lavora i rapporti con i colleghi contano nel modo in cui vive il lavoro e nella decisione di restare o lasciare.”

Amicizie e tecnologia: dalle chat di gruppo agli AI companion

Le amicizie passano sempre più spesso anche da chat, social network e strumenti digitali. Il sondaggio ha chiesto con quale frequenza le persone hanno svolto, nell’ultimo mese, alcune attività legate al mantenere i rapporti con gli amici, di persona e online.

Gli incontri dal vivo restano molto presenti: il 61% dice di aver  incontrato gli amici di persona almeno una volta a settimana e solo il 4% non sembra averlo fatto. Allo stesso tempo, il 63% scrive almeno ogni settimana ai propri amici più stretti per tenerli aggiornati sulla vita quotidiana e il 58% dice di avere una conversazione significativa o personale con un amico principalmente tramite messaggi. Il 44% avrebbe telefonato a un amico almeno una volta a settimana perché stava attraversando una giornata difficile o aveva bisogno di supporto emotivo.

Una parte non trascurabile degli italiani si rivolge anche all’intelligenza artificiale: il 34% dice di usare un chatbot o un AI companion per conversazione, compagnia o supporto emotivo almeno una volta a settimana (il 19% ogni giorno), mentre il 46% non lo fa mai.

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Le abitudini digitali cambiano molto con l’età, mentre gli incontri di persona risultano più simili tra generazioni (dal 60% al 69%).

Emergono differenze anche tra le grandi città, anche se basate su un numero più contenuto di risposte: gli incontri dal vivo almeno settimanali vanno dal 54% di Milano al 68% di Napoli e al 74% di Bari (Roma 59%, Torino 60%). Milano registra valori più bassi anche per le telefonate a un amico in una giornata difficile (35%, contro il 53% di Napoli e il 52% di Bari).

Il sondaggio descrive la frequenza di queste abitudini, non quanto le persone le percepiscano vicine o soddisfacenti rispetto al tempo trascorso insieme di persona.

Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, commenta:

“Gli strumenti digitali possono aiutare a mantenere i contatti, a sentirsi vicini quando la distanza o i tempi non permettono di vedersi e, per alcune persone, a trovare più facilmente le parole per raccontarsi. Più che lo strumento, conta la funzione che ha nella relazione: se una chat ci fa sentire visti e ascoltati, o se invece prende il posto di un contatto di cui sentiamo il bisogno. Per quanto riguarda gli AI companion, i dati dicono che molte persone, soprattutto tra i più giovani, li usano per conversare o farsi compagnia; conviene però ricordare che un’interazione con una tecnologia non ha la reciprocità di una relazione tra persone e che, quando si attraversa un periodo di difficoltà, rivolgersi a persone di fiducia o a un professionista può offrire uno spazio diverso.”

Le amicizie possono essere una risorsa, ma non sono tutte uguali

I risultati restituiscono un rapporto con le amicizie che può comprendere esperienze diverse e, in alcuni casi, apparentemente contrastanti. Una persona può sentirsi più serena in compagnia dei propri amici e, allo stesso tempo, non sentirsi sempre ascoltata; può avere pochi amici e sentirsi sostenuta, oppure impegnarsi molto in relazioni che non sente del tutto reciproche.

Avere amicizie di supporto non rappresenta naturalmente un esito scontato né un obiettivo da raggiungere a ogni costo, così come avere poche amicizie non indica di per sé un problema. Le risposte raccolte mostrano piuttosto come la qualità percepita delle relazioni, fatta di ascolto, reciprocità e spazio per i propri confini, possa avere un peso diverso da persona a persona e nelle diverse fasi della vita.

Nota metodologica

La ricerca è stata condotta da Unobravo su un campione rappresentativo di 1.505 adulti in Italia, nel corso di settembre 2026. Il questionario ha indagato le esperienze legate alle proprie amicizie (supporto emotivo, reciprocità, confini, sentirsi svuotati emotivamente e indicatori positivi di connessione), i motivi per cui ci si rivolge agli amici, le relazioni con i colleghi e le abitudini di comunicazione con gli amici, online e di persona, compreso l’uso di chatbot e AI companion. Per le domande sulle amicizie e sul lavoro era possibile selezionare più affermazioni: le percentuali indicano la quota di intervistati che si riconosce in ciascuna. I risultati sono stati successivamente analizzati e interpretati dagli psicologi di Unobravo.