Cerchi supporto per prenderti cura di te?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Salute mentale
5
minuti di lettura

Afasia: capire il disturbo del linguaggio

Afasia: capire il disturbo del linguaggio
Redazione
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
2.8.2026
Afasia: capire il disturbo del linguaggio
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Impara a prenderti cura della tua salute mentale

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Inizia il tuo percorso
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 500.000 pazienti
9.500+ psicologi sulla piattaforma

Immagina di avere le idee perfettamente chiare, di sapere esattamente cosa vuoi dire, ma di non riuscire a trovare le parole per esprimerlo. Oppure di aprire la bocca e accorgerti che ciò che esce non corrisponde a ciò che avevi in mente, risultando difficile da comprendere persino per te. È questa, in molti casi, l'esperienza di chi convive con l'afasia: un disturbo del linguaggio che può comparire all'improvviso e colpire chiunque, indipendentemente dall'età, dal livello di istruzione o dalle capacità cognitive.

È fondamentale capire che l'afasia non intacca l'intelligenza. I pensieri sono presenti, la persona è lì, ma il "ponte" tra il pensiero e la parola è interrotto.

Le prime Linee Guida italiane sulla valutazione e la riabilitazione dell'afasia (Mancuso et al., 2025) riportano che circa il 30% delle persone colpite da ictus sviluppa questo disturbo nella fase acuta.

La percentuale sale fino al 69% nei pazienti con una lesione dell'emisfero sinistro, l'area del cervello principalmente coinvolta nel linguaggio. Numeri che evidenziano l'importanza di conoscere e riconoscere precocemente l'afasia.

L'afasia può essere un'esperienza profondamente disorientante, sia per chi ne è colpito sia per le persone che gli sono accanto. Comprendere cosa sta accadendo e perché è il primo passo per affrontarla con maggiore consapevolezza.

Olly - Pexels

Che cos'è l'afasia

"Afasia" viene dal greco e significa, letteralmente, "senza parola". Una definizione che racchiude, in poche sillabe, la difficoltà, o talvolta l'impossibilità, di usare il linguaggio per comunicare, sia quando si vuole esprimere qualcosa, sia quando si cerca di capire ciò che gli altri dicono.

Chi convive con l'afasia non ha perso la capacità fisica di parlare. Il problema non riguarda i muscoli della bocca o della gola, ma il modo in cui il cervello elabora e produce il linguaggio. È una distinzione fondamentale per comprendere questo disturbo.

La disartria, per esempio, riguarda la difficoltà muscolare nell'articolare i suoni, come se le "corde" fisiche del parlato faticassero a muoversi correttamente. L'aprassia verbale, invece, è un problema di programmazione motoria: il cervello non riesce a organizzare i movimenti necessari per produrre le parole, anche quando i muscoli funzionano bene. L'afasia, al contrario, agisce a un livello più profondo: è il linguaggio stesso, come sistema, a essere compromesso.

All'interno dell'afasia esistono forme diverse: l'afasia espressiva (chiamata anche afasia motoria) dove la persona comprende ciò che le viene detto, ma fatica a rispondere, a trovare le parole giuste o a costruire frasi; nell'afasia ricettiva, invece, è la comprensione a essere intaccata, le parole arrivano, ma il loro significato sfugge.

Perché si manifesta: le cause dell'afasia

Le cause dell'afasia possono essere diverse, ma hanno tutte un elemento in comune: un danno alle aree del cervello responsabili del linguaggio.

La causa più frequente è l'ictus, un'interruzione improvvisa del flusso di sangue al cervello. In Italia si registrano circa 200.000 nuovi casi di ictus ogni anno e quasi un milione di persone convive con i suoi esiti disabilitanti (Istituto Superiore di Sanità, 2025). Per questo motivo, l'afasia rappresenta spesso uno dei primi segnali d'allarme e riconoscerla tempestivamente può fare la differenza.

Tra le altre principali cause dell'afasia troviamo:

  • Traumi cranici, come quelli causati da incidenti o cadute.
  • Tumori cerebrali, che possono comprimere o danneggiare le aree del linguaggio.
  • Infezioni, come l'encefalite, un'infiammazione del cervello che può colpire anche zone critiche per la comunicazione.

Ci sono anche cause legate al deterioramento progressivo del cervello. In alcune malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer o la demenza frontotemporale, le difficoltà linguistiche compaiono e si aggravano nel tempo.

Esiste anche una condizione specifica chiamata afasia progressiva primaria, in cui è proprio il linguaggio il primo e principale sistema a deteriorarsi, spesso prima che altri aspetti cognitivi vengano intaccati.

Infine, alcune situazioni possono provocare un'afasia temporanea: è il caso dei TIA (attacchi ischemici transitori, cioè "mini-ictus" che si risolvono spontaneamente), dell'emicrania con aura o di certi episodi convulsivi.

Se tu o una persona a te vicina manifestate improvvise difficoltà nel parlare o nel comprendere le parole, è fondamentale rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza: intervenire tempestivamente può fare la differenza.

Come riconoscere i sintomi dell'afasia

Riconoscere i sintomi dell'afasia non è sempre semplice, perché possono variare molto da persona a persona. Alcune persone hanno difficoltà a trovare le parole, altre possono parlare in modo fluente ma con frasi prive di significato; in altri casi, invece, il linguaggio può ridursi quasi completamente.

I segnali più comuni su cui prestare attenzione sono:

  • Difficoltà a trovare le parole (anomia): quella sensazione frustrante di avere la parola "sulla punta della lingua" ma non riuscire a recuperarla, anche per oggetti o persone familiari.
  • Parafasie, ovvero sostituzioni involontarie di parole: dire "sedia" invece di "tavolo", oppure usare parole inventate o suoni senza significato.
  • Linguaggio confuso, lento o ridotto: alcune persone riescono a produrre solo poche sillabe o parole isolate, con grande sforzo.
  • Difficoltà di comprensione: non riuscire a seguire una conversazione, fraintendere domande semplici o perdere il filo di un discorso.
  • Problemi con la lettura e la scrittura: difficoltà a leggere un testo, a scrivere una frase o a comprendere un messaggio scritto.

Ma come capire se si tratta di afasia o semplicemente di una brutta giornata? È normale che stress, stanchezza o ansia possano rendere il linguaggio meno fluido, farci cercare le parole più a lungo del solito o farci "inceppare" nel mezzo di una frase. Questi episodi sono generalmente passeggeri e legati a un contesto preciso.

I segnali che invece richiedono attenzione medica urgente sono ben diversi: una comparsa improvvisa delle difficoltà nel parlare, soprattutto se accompagnata da debolezza a un lato del corpo, confusione, mal di testa intenso o difficoltà a camminare.

Trovarsi improvvisamente a non riuscire a parlare bene, o assistere a qualcuno che parla con difficoltà in modo inaspettato e senza una causa apparente, sono situazioni in cui chiamare il 118 senza esitare è la scelta giusta.

La diagnosi precoce, in questi casi, può cambiare radicalmente il percorso di recupero: prima si interviene, maggiori sono le possibilità che il cervello riesca a riorganizzarsi e compensare il danno.

Una foto in bianco e nero di una mano che si avvicina a un telefono rotativo nero vintage in un ambiente interno.
Min An – Pexels

Le diverse forme di afasia

Le afasie non sono tutte uguali: esistono forme diverse, ciascuna con caratteristiche proprie, e conoscerle può aiutare a capire meglio cosa sta vivendo chi ha ricevuto questa diagnosi.

Nell'afasia di Broca, la persona fatica molto a esprimersi: le parole escono con sforzo, il discorso è lento e ridotto, spesso telegraficamente essenziale.

La comprensione, però, è relativamente conservata, il che significa che la persona capisce quello che le viene detto, anche se non riesce a rispondere come vorrebbe.

È una condizione che può generare una frustrazione enorme, proprio perché il pensiero è presente, ma le parole non arrivano.

Nell'afasia di Wernicke accade quasi il contrario: la persona parla in modo fluente, a volte persino molto, ma il suo discorso risulta difficile da seguire o del tutto incomprensibile, con parole inventate o fuori contesto. A questo si aggiunge una difficoltà a comprendere ciò che gli altri dicono.

L'afasia globale è la forma più grave: sia la produzione che la comprensione del linguaggio risultano fortemente compromesse. Esistono poi forme più circoscritte, come il disturbo anomico, in cui la difficoltà principale riguarda il recupero dei nomi, o l'afasia di conduzione, in cui la persona comprende e parla abbastanza bene ma fatica a ripetere frasi.

Le persone con afasia non costituiscono un gruppo omogeneo: ogni esperienza è unica. Il disturbo può manifestarsi in modi diversi, con difficoltà e capacità preservate che variano da persona a persona.

L'impatto emotivo e psicologico dell'afasia

Vivere con l'afasia può significare affrontare ogni giorno una profonda frustrazione: il pensiero è presente e chiaro, ma le parole possono non arrivare, risultare difficili da trovare o non corrispondere a ciò che si vuole esprimere. Questa difficoltà può generare rabbia, vergogna e il timore di comunicare, fino a portare alcune persone a evitare situazioni sociali o conversazioni anche con i propri cari.

Non è raro che chi convive con l'afasia inizi a evitare le situazioni sociali, fino a preferire il silenzio alla frustrazione di non riuscire a farsi comprendere. Questo isolamento può favorire ansia, depressione e una perdita di autostima che, in alcuni casi, pesa quanto la difficoltà linguistica stessa. Una revisione di 16 studi condotti nell'arco di trent'anni su persone con afasia dopo un ictus ha evidenziato una forte associazione tra afasia e depressione: circa il 32% delle persone coinvolte presentava anche sintomi depressivi (Vogel-Eyny et al., 2025).

È importante ricordare, però, che l'afasia riguarda il linguaggio, non l'intelligenza. Il pensiero, la personalità e l'identità della persona restano integri: ciò che viene compromesso è il canale attraverso cui le parole vengono comprese o prodotte, non la mente che le genera.

Sentirsi fraintesi o giudicati come meno capaci può essere una delle esperienze più dolorose associate a questo disturbo. Per questo è fondamentale riconoscere l'afasia per ciò che è: una difficoltà comunicativa, non una perdita del valore o delle capacità della persona.

Come cambiano le relazioni con chi ci sta vicino

L'afasia non riguarda solo la persona che la vive, ma coinvolge anche le sue relazioni. Il partner può trovarsi in difficoltà nel comunicare come prima, i familiari possono non sapere come comportarsi, gli amici o i colleghi possono prendere le distanze per timore di non riuscire a interagire. Spesso questi cambiamenti avvengono in silenzio.

Stare accanto a una persona con afasia richiede alcune attenzioni importanti:

  • parlare con calma, senza alzare la voce (l'afasia non è un problema di udito);
  • lasciare il tempo necessario per trovare le parole senza completare le frasi al posto suo;
  • mantenere il contatto visivo;
  • chiedere chiarimenti quando qualcosa non è stato compreso.

Con i bambini può essere utile spiegare l'afasia in modo semplice, ricordando che i pensieri e le emozioni della persona sono presenti, anche se le parole possono fare più fatica a uscire. Con gli anziani è importante chiarire che l'afasia non equivale a demenza o confusione mentale.

Anche chi si prende cura di una persona con afasia può vivere un carico emotivo significativo. La fatica della comunicazione, la frustrazione e il senso di impotenza possono portare a un esaurimento delle risorse personali. Per questo prendersi cura di sé è parte integrante del percorso di cura.

Si può guarire dall'afasia?

Nei casi in cui l'afasia è conseguenza di un ictus, nei primi mesi può verificarsi un recupero spontaneo, anche significativo. Il cervello, in questa fase, attiva un processo straordinario chiamato neuroplasticità: la sua capacità di riorganizzarsi, di creare nuovi percorsi neurali per aggirare le aree danneggiate e ritrovare strade alternative per il linguaggio. Quanto questo recupero sia ampio dipende da diversi fattori: l'età della persona, l'estensione della lesione cerebrale e la gravità dei sintomi nelle prime settimane.

L'afasia da evento acuto, come quella post-ictus, offre in genere le maggiori possibilità di miglioramento. L'afasia progressiva primaria, invece, segue una traiettoria diversa: qui l'obiettivo della cura non è la guarigione, ma rallentare il declino e preservare il più a lungo possibile le capacità comunicative.

Quando l'afasia diventa cronica, il percorso cambia forma, non si interrompe. Si lavora sulla costruzione di strategie compensative, strumenti alternativi e adattamenti che permettono alla persona di continuare a comunicare, a modo suo.

Blocchi di legno allineati che compongono la parola 'Obiettivi', simboleggiano il raggiungimento di obiettivi e l'ambizione.
Ann H – Pexels

Il percorso di cura: logopedia e supporto psicologico

Il percorso di cura dell'afasia inizia con il lavoro del logopedista, il professionista che accompagna la persona nel recupero e nel mantenimento delle capacità comunicative. La riabilitazione segue due direzioni: un approccio restitutivo, volto a recuperare le funzioni linguistiche compromesse attraverso esercizi mirati, e un approccio compensativo, che aiuta a trovare strategie alternative quando alcune difficoltà persistono.

La riabilitazione intensiva può portare miglioramenti significativi: uno studio condotto su 448 persone con afasia post-ictus ha mostrato progressi nel linguaggio dopo un ciclo intensivo di terapia (Peitz et al., 2024). Anche la tempestività è fondamentale: iniziare il trattamento nelle prime settimane dopo l'evento può favorire maggiori recuperi grazie alla plasticità cerebrale (Ali et al., 2021).

Quando il linguaggio verbale resta limitato, possono essere utilizzati strumenti di comunicazione aumentativa alternativa, come immagini, app e dispositivi digitali, per permettere alla persona di esprimere bisogni, emozioni e pensieri.

La cura, però, non riguarda solo le parole. Il supporto psicologico aiuta la persona ad affrontare rabbia, tristezza, frustrazione e isolamento, favorendo l'adattamento alla nuova condizione e una maggiore partecipazione al percorso riabilitativo. Per questo è importante un approccio integrato tra logopedista, psicologo e familiari.

Anche chi sta accanto alla persona con afasia può avere bisogno di sostegno: il counseling aiuta i caregiver a gestire il carico emotivo, migliorare la comunicazione quotidiana e preservare la rete relazionale, una risorsa fondamentale nel percorso di cura.

Ritrovare la propria voce, un passo alla volta

Vivere con l'afasia significa spesso imparare a comunicare e a riconoscersi in un modo nuovo. Ma il disturbo non cancella ciò che la persona è: la sua storia, i suoi legami e la sua identità rimangono intatti, anche quando trovare le parole diventa difficile.

La nuova quotidianità si costruisce attraverso piccoli passi: obiettivi realistici, strumenti alternativi di comunicazione e momenti di connessione con le persone care. Ogni progresso ha valore: una parola ritrovata, un gesto compreso, una conversazione che riesce un po' meglio del giorno prima sono segnali importanti di cambiamento.

Se senti che il peso emotivo è diventato difficile da sostenere da solo/a, chiedere aiuto non significa arrendersi: è un gesto di forza e di cura verso sé stessi. Puoi iniziare un percorso con uno psicologo di Unobravo.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Redazione
Professionista selezionato dal nostro team clinico
Redazione
Unobravo
Nessun risultato trovato.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter

Vuoi saperne di più sul tuo benessere psicologico?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.