L'imipramina è un antidepressivo triciclico con un posto particolare nella storia della psichiatria, perché è stata la prima molecola della classe impiegata nel trattamento della depressione, alla fine degli anni Cinquanta. Agisce aumentando la disponibilità di noradrenalina e serotonina, due neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell'umore.
Che tu abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia capirne di più, in questa pagina vediamo di che classe farmacologica fa parte l'imipramina, come funziona, per quali forme di depressione è indicata in Italia e quali effetti indesiderati e interazioni è utile conoscere.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
L'imipramina appartiene alla classe degli antidepressivi e, più nello specifico, al gruppo degli antidepressivi triciclici, la prima famiglia sviluppata. Rientra nel sottogruppo chimico delle dibenzazepine, un dato con una ricaduta pratica, perché la scheda tecnica segnala la possibile ipersensibilità crociata con le altre molecole del gruppo.
Il nome “triciclico” si riferisce alla struttura chimica della molecola, composta da tre anelli collegati tra loro. È proprio questa architettura a determinare il modo in cui il farmaco interagisce con più sistemi di neurotrasmissione insieme, a differenza delle molecole più selettive sviluppate in seguito.
Sul mercato italiano l'imipramina è commercializzata con il nome di Tofranil, in compresse rivestite da 10 mg e 25 mg, ed è soggetta a prescrizione medica. Attualmente non sono presenti in Italia altri farmaci monocomponente a base di questa molecola.
Un aspetto riguarda la disponibilità sul mercato italiano: l'autorizzazione all'immissione in commercio di Tofranil è stata revocata su rinuncia dell'azienda titolare, con provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel novembre 2017. Chi segue o valuta questa terapia può verificare con il medico o con il farmacista le opzioni oggi disponibili.

Come funziona e per cosa si usa Imipramina
L'imipramina agisce inibendo la ricaptazione di noradrenalina e serotonina nelle terminazioni nervose presinaptiche. In pratica rallenta il processo con cui questi neurotrasmettitori vengono riassorbiti dalla cellula che li ha rilasciati, lasciandoli disponibili più a lungo nello spazio tra un neurone e l'altro (Fayez & Gupta, 2023).
Nell'imipramina l'azione noradrenergica è prevalente, mentre quella serotoninergica è di entità minore. È la differenza che distingue il suo profilo da quello degli SSRI, selettivi sulla sola serotonina. La molecola interviene anche sui sistemi colinergico e istaminergico. Le alterazioni di questi sistemi sono associate ai sintomi depressivi tra gli altri fattori, ma il meccanismo preciso con cui gli antidepressivi producono il loro effetto non è ancora del tutto chiarito dalla ricerca.
Le indicazioni terapeutiche approvate nella scheda tecnica italiana riguardano esclusivamente l'adulto e sono:
- fase depressiva della psicosi maniaco-depressiva, oggi ricondotta al disturbo bipolare,
- depressione reattiva,
- depressione mascherata,
- depressione neurotica,
- depressione in corso di psicosi schizofreniche,
- depressioni involutive,
- depressioni gravi in corso di malattie neurologiche o di altre affezioni organiche.
Su questa indicazione i dati di efficacia sono storicamente solidi. Una ri-analisi dei primi 18 studi controllati, condotti tra il 1959 e il 1965, ha stimato che occorreva trattare in media poco più di 3 persone per ottenere un miglioramento in un paziente in più rispetto al placebo (Undurraga et al., 2013).
Al di fuori delle indicazioni registrate il medico può valutare usi off-label, come il disturbo di panico e le sindromi somatiche funzionali. Su queste ultime uno studio randomizzato ha osservato un miglioramento nel 53% dei trattati a basso dosaggio, contro il 25% del placebo (Agger et al., 2017).
Merita una precisazione l'enuresi notturna nei bambini, un uso presente nelle schede tecniche di altri paesi ma non in quella italiana, dove il farmaco non è indicato sotto i 18 anni. Ogni valutazione in età pediatrica spetta esclusivamente allo specialista.
Se la terapia è appena iniziata, è utile sapere che l'effetto sull'umore non è immediato: possono servire alcune settimane prima che i benefici diventino percepibili, un aspetto che richiede molta pazienza a chi comincia il percorso. Per questo motivo, è fondamentale proseguire il trattamento secondo le indicazioni e valutare sempre insieme al medico qualsiasi dubbio o cambiamento.
Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Prima di iniziare la terapia è importante che il medico conosca la storia clinica completa, perché la scheda tecnica dell'imipramina prevede un elenco ampio di condizioni in cui il farmaco non può essere utilizzato. Le controindicazioni assolute sono:
- ipersensibilità nota all'imipramina o agli altri triciclici del gruppo delle dibenzazepine,
- trattamento in corso, o nelle due settimane precedenti o successive, con inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), inclusi gli inibitori selettivi e reversibili delle MAO-A come la moclobemide,
- glaucoma,
- ipertrofia prostatica, stenosi pilorica e altre affezioni stenosanti dell'apparato gastro-enterico e genito-urinario,
- malattie epatiche,
- insufficienza cardiaca, disturbi del ritmo e della conduzione miocardica, periodo di recupero post-infartuale,
- gravidanza accertata o presunta e allattamento,
- età inferiore ai 18 anni.
Vale la pena leggere questo elenco con attenzione, perché condizioni come il glaucoma o l'ipertrofia prostatica vengono a volte descritte come semplici cautele, mentre nella scheda tecnica italiana sono controindicazioni vere e proprie. Chi segue già una terapia non deve modificarla in autonomia, perché la sospensione va gestita dal medico.
Ci sono poi situazioni che non escludono l'uso del farmaco ma richiedono una sorveglianza medica più attenta:
- Anziani: maggiore sensibilità agli effetti anticolinergici, neurologici e cardiovascolari, con dosi iniziali ridotte.
- Epilessia: l'imipramina può abbassare la soglia convulsiva.
- Disturbo bipolare: possibile viraggio verso una fase maniacale o ipomaniacale.
- Guida e uso di macchinari: la capacità di reazione può risultare compromessa.
- Alcol: la scheda tecnica raccomanda di evitarlo durante il trattamento.
- Esposizione al sole: possibili reazioni di fotosensibilità, quindi è opportuna una protezione adeguata.
- Interventi chirurgici o odontoiatrici: informare sempre chirurgo e anestesista della terapia in corso.
Un'avvertenza riguarda il rischio suicidario. Nelle fasi iniziali del trattamento e ai cambi di dose può verificarsi un aumento dei pensieri suicidari, in particolare sotto i 25 anni. Per questo all'avvio della terapia è raccomandato un monitoraggio clinico ravvicinato, e qualsiasi peggioramento va segnalato subito al medico.
Un'ultima indicazione riguarda la sospensione. L'imipramina non è associata a dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso, perché non genera craving né ricerca compulsiva del farmaco. Un'interruzione brusca può però provocare sintomi da discontinuazione, motivo per cui la riduzione deve essere graduale e concordata con il medico.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, l'imipramina può causare effetti indesiderati. La scheda tecnica li classifica per frequenza, e conoscere in anticipo quelli più comuni può aiutare a distinguere ciò che rientra nella normale fase di adattamento da ciò che va segnalato al medico. Tra gli effetti molto comuni, che possono interessare più di una persona su dieci, la scheda tecnica riporta:
- secchezza delle fauci e stipsi,
- tremori,
- tachicardia sinusale e anomalie dell'elettrocardiogramma,
- ipotensione ortostatica e vampate di calore,
- aumento di peso,
- sudorazione eccessiva.
Tra gli effetti comuni, che possono riguardare fino a una persona su dieci, rientrano:
- vertigini, cefalea, sedazione, sonnolenza e parestesie,
- visione offuscata e alterazioni della messa a fuoco,
- nausea, vomito e diarrea,
- disturbi della minzione,
- aritmie, palpitazioni e disturbi della conduzione cardiaca,
- irrequietezza, confusione, ansia, agitazione, alterazioni della libido e disturbi del sonno,
- alterazioni dei test di funzionalità epatica e dermatiti allergiche.
Esistono infine effetti rari o molto rari che richiedono attenzione immediata e un contatto rapido con il medico o con una struttura sanitaria:
- convulsioni e disturbi psicotici,
- ideazione e comportamento suicidario,
- prolungamento dell'intervallo QT e aritmie ventricolari,
- ileo paralitico e ritenzione urinaria,
- epatiti, con o senza ittero,
- alterazioni della crasi ematica come leucopenia e agranulocitosi.
La scheda tecnica indica che gli effetti indesiderati sono in genere di natura lieve e transitoria e tendono ad attenuarsi proseguendo la terapia. Quando invece un disturbo persiste, si intensifica o interferisce con la vita quotidiana, è fondamentale confrontarsi con il medico, che potrà rivalutare il trattamento.
Va ricordato che alcuni sintomi, come astenia, disturbi del sonno, agitazione o stipsi, possono appartenere sia al profilo del farmaco sia al quadro depressivo stesso. Distinguerli non è sempre immediato, e la valutazione spetta al professionista che segue il percorso.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
L'imipramina può interagire con numerosi altri farmaci, e alcune di queste combinazioni sono formalmente controindicate. Per questo è importante che il medico conosca ogni farmaco, integratore o prodotto erboristico in uso prima di avviare la terapia.
L'interazione più rilevante riguarda gli IMAO. L'associazione è controindicata in modo assoluto ed è necessario rispettare un intervallo di almeno due settimane tra la sospensione di una molecola e l'inizio dell'altra, perché la combinazione può provocare reazioni gravi come ipertermia, crisi ipertensive e convulsioni.
Un'altra possibile interazione riguarda la concomitanza con altre molecole ad azione sulla serotonina, tra cui SSRI, SNRI, litio e tramadolo. La loro associazione può aumentare le concentrazioni plasmatiche di imipramina e potenziarne l'effetto, esponendo al rischio di sindrome serotoninergica. Altre interazioni documentate nella scheda tecnica riguardano:
- Depressori del sistema nervoso centrale: ipnotici, sedativi, ansiolitici, anestetici e alcol possono potenziare l'effetto sedativo.
- Farmaci che prolungano l'intervallo QT: chinidina, alcuni antiaritmici e altre molecole con lo stesso profilo possono aumentare il rischio di aritmie.
- Neurolettici: possono innalzare le concentrazioni di imipramina e abbassare la soglia convulsiva.
- Simpaticomimetici, compresi alcuni decongestionanti nasali, per i possibili effetti cardiovascolari.
- Induttori enzimatici come carbamazepina, barbiturici e fenitoina, che possono ridurre l'efficacia del trattamento.
- Anticoagulanti cumarinici, il cui effetto può risultare potenziato.
- Cimetidina e metilfenidato, che possono aumentare le concentrazioni del triciclico.
Attenzione anche ai prodotti di origine naturale, perché “naturale” non significa privo di interazioni. L'erba di San Giovanni, nota anche come iperico, e il triptofano possono interferire in modo significativo con questa terapia.
In caso di sovradosaggio i sintomi possono comparire in modo progressivo, da sonnolenza, agitazione e confusione fino ad alterazioni della coscienza, convulsioni e aritmie cardiache. Si tratta di una condizione che richiede un intervento medico urgente: in questi casi è fondamentale chiamare il 112 o recarsi al pronto soccorso.

Imipramina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
L'imipramina e la psicoterapia non sono percorsi alternativi, e non esiste una gerarchia tra i due. Sono strumenti che agiscono su piani diversi e che, in molti casi, possono lavorare insieme in modo complementare. Il farmaco può ridurre l'intensità dei sintomi che rendono più faticosa la vita quotidiana, come l'umore depresso, l'insonnia o la mancanza di energia. Con l'attenuarsi di questo peso, il percorso di psicoterapia e il lavoro su di sé possono diventare più accessibili.
Le evidenze disponibili vanno in questa direzione. Una network meta-analisi su 101 studi e quasi 12.000 persone con depressione ha rilevato che il trattamento combinato può risultare più efficace sia della sola psicoterapia sia della sola farmacoterapia nel raggiungere una risposta clinica (Cuijpers et al., 2020).
La decisione di iniziare, modificare o sospendere una terapia farmacologica spetta sempre al medico. Lo/a psicologo/a lavora su un altro piano e può collaborare al percorso, ed è utile sapere in cosa si distinguono le diverse figure professionali coinvolte nella cura.
È comprensibile avere dubbi o resistenze, poiché si tratta di preoccupazioni che molte persone portano con sé in silenzio, ma parlarne può fare la differenza. Con Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.




