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Triciclici: cosa sono, effetti collaterali e psicoterapia

Triciclici: cosa sono, effetti collaterali e psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
6.7.2026
Triciclici: cosa sono, effetti collaterali e psicoterapia
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Hai appena ricevuto una prescrizione per un farmaco che non hai mai sentito nominare prima, oppure qualcuno di cui ti fidi te ne ha parlato e ora vuoi capire di cosa si tratta davvero. È una reazione comprensibile, e cercare informazioni è già un modo concreto di prendersi cura di sé.

Gli antidepressivi triciclici, spesso abbreviati in ADT, sono una classe di farmaci psichiatrici con una storia piuttosto lunga: si tratta, infatti, di uno dei primi gruppi di antidepressivi sviluppati dalla medicina, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.

La prescrizione di questi farmaci spetta sempre a un medico, che sia uno psichiatra o il tuo medico curante, e tiene conto della situazione clinica della singola persona. Quello che leggi qui può aiutarti a orientarti e ad arrivare più preparato al confronto con il professionista.

Nelle prossime sezioni troverai una spiegazione di come funzionano questi farmaci nel cervello, quali effetti collaterali possono comparire e perché, in molti casi, vengono affiancati a un percorso di psicoterapia.

Informarsi non è mai un passo banale: è il primo segnale che stai prendendo sul serio la tua salute mentale.

Cosa sono gli antidepressivi triciclici e come agiscono

Gli antidepressivi triciclici agiscono bloccando il reuptake, cioè il riassorbimento, di alcuni neurotrasmettitori, soprattutto la serotonina e la noradrenalina. È come se li tenessero più a lungo a disposizione tra un neurone e l'altro, permettendo loro di svolgere meglio il proprio lavoro (Moraczewski et al, 2023).

Non tutti i triciclici agiscono allo stesso modo. Imipramina e nortriptilina lavorano soprattutto sul sistema noradrenergico, clomipramina e amitriptilina su quello serotoninergico, mentre la trimipramina coinvolge in parte altri sistemi. La somministrazione avviene di solito per via orale.

Un altro punto riguarda i tempi, perché l'effetto antidepressivo non arriva subito. Di solito servono almeno 15-20 giorni prima che agisca in modo significativo sull'umore. Un piccolo cambiamento nelle prime settimane può dipendere da una riduzione dell'ansia o da un effetto sedativo, non dall'azione antidepressiva. Anche sentirsi stanchi o appannati nelle prime fasi è una reazione che molte persone riferiscono, perché l'organismo ha bisogno di tempo per adattarsi.

Questi farmaci vengono prescritti per diverse condizioni. Per la depressione, le linee guida del programma mhGAP dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (2023) indicano che, nei casi di depressione da moderata a grave, l'amitriptilina può rientrare tra le opzioni di trattamento, accanto ad antidepressivi di nuova generazione come gli SSRI.

Si tratta però di una raccomandazione condizionale, basata su prove ancora di bassa certezza, e questo significa che servono ulteriori ricerche per confermarla (WHO, 2023). Tra le altre condizioni per cui vengono prescritti possiamo trovare:

  • disturbo ossessivo-compulsivo (DOC),
  • disturbo di panico,
  • bulimia nervosa.

Se vuoi approfondire il panorama più ampio dei farmaci antidepressivi, puoi leggere il nostro articolo dedicato.

Secondo le linee guida dell'OMS, inoltre, i triciclici non andrebbero considerati come primo trattamento per chi attraversa un episodio depressivo lieve (WHO, 2023). Nelle forme più leggere esistono altre strade percorribili, come la psicoterapia, che il professionista può valutare insieme alla persona.

Quali sono i principali antidepressivi triciclici?

Vediamo un elenco dei principali antidepressivi triciclici, con una breve descrizione per ciascuno:

  • Clomipramina (Anafranil): agisce soprattutto sul sistema serotoninergico e ha una discreta capacità sedativa ed è prescritta in particolare per la depressione e per il disturbo ossessivo-compulsivo, dove la componente serotoninergica ha un ruolo centrale.
  • Imipramina (Tofranil): ha un'azione bilanciata sui sistemi di serotonina e noradrenalina con sedazione moderata. È indicata per la depressione e per il disturbo di panico, e può essere una scelta quando si vuole evitare un effetto troppo sedativo.
  • Amitriptilina (Laroxyl): serotoninergica e con notevole capacità sedativa, è usata non solo nella depressione ma anche nel trattamento del dolore neuropatico. Trovi un approfondimento nell'articolo dedicato al Laroxyl.
  • Trimipramina (Surmontil): ha un meccanismo in parte diverso dagli altri triciclici, con una significativa attività sedativa e ansiolitica, ed è indicata soprattutto per le forme depressive con una componente ansiosa marcata.
  • Nortriptilina (Dominans, Noritren): noradrenergica e con scarsa sedazione, è prescritta principalmente per la depressione e può risultare meglio tollerata da alcune persone rispetto ad altri triciclici.
  • Amitriptilina e Perfenazina (Mutabon): è un farmaco in associazione precostituita che unisce un antidepressivo triciclico (l'amitriptilina) a un antipsicotico (la perfenazina). Viene utilizzato principalmente nelle forme depressive accompagnate da forte agitazione psicomotoria, ansia grave o sintomi psicotici.
  • Trazodone (Trittico): pur essendo spesso citato insieme ai triciclici, non è un triciclico in senso stretto, perché appartiene alla classe dei SARI (antagonisti dei recettori della serotonina e inibitori della ricaptazione) e ha un profilo atipico. È spesso impiegato per l'insonnia associata alla depressione, grazie al suo effetto sedativo. Vedi l'articolo dedicato al Trittico.

Le differenze tra queste molecole non sono dettagli secondari, perché incidono su come si vive il trattamento, sulla qualità del sonno, sull'energia e sulla tollerabilità. Per questo la scelta del farmaco è sempre personalizzata, e spetta al medico valutare quale molecola si adatta meglio a ogni persona.

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Dua'a Al-Amad – Pexels

Effetti terapeutici ed effetti collaterali dei triciclici

I triciclici possono offrire benefici concreti, ma anche dare effetti indesiderati, ed è utile conoscere entrambi gli aspetti.

Effetti terapeutici

Questi farmaci possono portare un sollievo concreto su più fronti, e capire cosa aspettarsi aiuta ad affrontare il percorso con più consapevolezza.

Sul versante della depressione, possono ridurre progressivamente alcuni dei sintomi più pesanti, come l'umore basso persistente, la perdita di interesse e piacere, e il senso di rallentamento fisico e mentale degli episodi più intensi.

In alcuni casi attenuano anche i sintomi ansiosi e si sono dimostrati efficaci nel disturbo ossessivo-compulsivo e nel disturbo di panico, soprattutto con clomipramina e imipramina. Alcune molecole più sedative, come l'amitriptilina, possono migliorare la qualità del sonno, spesso compromesso negli episodi depressivi.

Un aspetto da tenere a mente è che l'effetto terapeutico stabile non arriva subito. Dopo la remissione dei sintomi, il medico può consigliare di proseguire il trattamento per un periodo che va dai 2 agli 8 mesi, per consolidare i risultati.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, i triciclici possono causare effetti indesiderati, legati soprattutto alla loro attività anticolinergica, cioè alla capacità di interferire con alcuni recettori del sistema nervoso autonomo (Moraczewski et al, 2023). Tra i più comuni, segnalati nelle schede tecniche AIFA ed EMA, ci sono:

  • secchezza delle fauci,
  • stitichezza,
  • ritenzione urinaria,
  • disturbi visivi lievi,
  • tachicardia,
  • ipotensione ortostatica (sensazione di giramento di testa quando ci si alza in piedi),
  • tremori fini alle mani e alle braccia,
  • sensazione di calore e sudorazione aumentata,
  • difficoltà di concentrazione,
  • effetti sulla sfera sessuale.

C'è però una cosa importante da sapere, perché non tutti sperimentano gli stessi effetti. Gli antidepressivi sono considerati un trattamento di prima scelta per la depressione, ma la risposta varia molto da persona a persona, e in alcuni casi i sintomi possono non migliorare (WHO, 2023; Cipriani et al., 2018).

Molti effetti collaterali tendono ad attenuarsi nelle prime settimane, ma se restano intensi o persistono nel tempo è importante parlarne con il medico, che può rivalutare la terapia.

Nelle prime fasi può capitare che ansia, agitazione o insonnia sembrino peggiorare anziché migliorare. Se noti questi cambiamenti, comunicalo al tuo medico, perché non è un segnale da ignorare e il medico può valutare come procedere. Un consiglio pratico è tenere un diario dei sintomi durante le prime settimane. Annotare come ti senti giorno per giorno aiuta a distinguere gli effetti del farmaco dai sintomi della depressione, che a volte si sovrappongono.

Alcune condizioni rappresentano controindicazioni assolute all'uso dei triciclici, in particolare le cardiopatie con disturbi del ritmo cardiaco, il glaucoma ad angolo chiuso e l'ipertrofia prostatica. Se hai una di queste condizioni, è fondamentale che il tuo medico ne sia a conoscenza prima di qualsiasi valutazione prescrittiva.

Un'altra indicazione importante riguarda le persone anziane, perché secondo le linee guida dell'OMS, quando serve un trattamento farmacologico per la depressione in età avanzata, i triciclici dovrebbero essere evitati se possibile, preferendo altre opzioni terapeutiche (WHO, 2023).

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Credenze comuni e punti di attenzione sugli antidepressivi triciclici

Attorno ai triciclici circolano alcune convinzioni diffuse che vale la pena chiarire.

"I triciclici danno dipendenza"

Questa è probabilmente la preoccupazione più diffusa, e vale la pena chiarirla subito. I triciclici non creano dipendenza nel senso classico del termine: non generano tolleranza progressiva, non spingono ad aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto, e non producono un desiderio compulsivo di assumerli.

Detto questo, la sospensione non va mai fatta in modo brusco o autonomo. Interrompere il farmaco all'improvviso può provocare sintomi da discontinuazione, come nausea, irritabilità o disturbi del sonno, che non hanno a che fare con la dipendenza ma sono comunque evitabili. La riduzione va sempre graduale e concordata col medico.

"Se mi sento meglio subito, il farmaco sta funzionando"

Sentirsi un po' più leggeri nei primissimi giorni è possibile, ma attenzione a non interpretarlo come prova dell'efficacia del farmaco. Quello che si percepisce inizialmente è spesso una lieve sedazione dell'ansia, o un effetto placebo legato all'aspettativa di stare meglio.

L'effetto antidepressivo reale richiede in genere 15-20 giorni a dosaggio efficace per manifestarsi in modo stabile. Questo non significa che il farmaco non stia già lavorando, ma solo che il cervello ha bisogno di tempo per adattarsi.

"I triciclici cambiano la personalità"

L'obiettivo di questi farmaci non è trasformarti in qualcuno di diverso, ma ridurre la sofferenza che ti impedisce di essere te stesso/a. Se nelle prime settimane noti stanchezza, difficoltà di concentrazione o una sensazione di ovattamento, sono effetti temporanei da monitorare e riferire al medico, non un cambiamento permanente.

Tre punti di attenzione concreti

Oltre ai miti, ci sono alcune cose pratiche che vale davvero la pena tenere a mente durante un trattamento con triciclici:

  • Controlli periodici: un uso prolungato può influenzare alcuni parametri ematici, come i valori epatici o la funzionalità cardiaca. Il tuo medico ti indicherà quali esami fare e con quale frequenza: non saltarli, anche se ti senti bene.
  • Mai modificare il dosaggio da soli: aumentare, ridurre o sospendere il farmaco senza indicazione medica può compromettere l'efficacia del trattamento o causare effetti indesiderati. Qualsiasi dubbio sul dosaggio va discusso con il medico, non gestito in autonomia.
  • Alcol e altre sostanze: l'alcol potenzia l'effetto sedativo dei triciclici e può aumentare il rischio di effetti collaterali. Informa sempre il tuo medico di tutto ciò che assumi, compresi integratori, farmaci da banco e, appunto, l'alcol.

È difficile smetterli? Non necessariamente, ma richiede metodo. La riduzione deve avvenire in modo progressivo e sotto supervisione medica, con una scalata graduale della dose. Non è una scelta da fare quando sembra il momento giusto, ma una decisione clinica da prendere insieme al medico.

Questo punto è importante perché interrompere la terapia in modo autonomo o irregolare può avere conseguenze serie. La mancata aderenza ai farmaci antidepressivi è associata a un peggioramento dei sintomi, alla cronicizzazione del disturbo e a un aumentato rischio di suicidio (WHO, 2023).

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Antidepressivi triciclici e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia non sono in competizione. Non c'è una gerarchia tra i due, perché sono strumenti diversi, con funzioni diverse, che possono lavorare insieme in modo complementare.

Il farmaco agisce sul piano biologico, sui neurotrasmettitori come serotonina e noradrenalina, e può ridurre l'intensità dei sintomi. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale lavorano su un altro piano, perché aiutano a riconoscere gli schemi di pensiero disfunzionali e a modificare i comportamenti che alimentano la sofferenza.

Le evidenze su questo punto sono solide, perché nelle forme di depressione moderata-grave e nel disturbo ossessivo-compulsivo l'approccio integrato, che combina farmacoterapia e psicoterapia, tende a produrre risultati migliori e più duraturi rispetto al solo farmaco.

Il farmaco può alleviare i sintomi, e questo è già molto. La psicoterapia, però, aiuta a capire cosa ha contribuito alla sofferenza, a sviluppare strategie concrete e a ridurre il rischio di ricadute, anche quando pensieri ricorrenti o umore basso continuano nonostante il farmaco.

Quando è possibile, un percorso psicoterapeutico solido può contribuire, nel tempo e sempre in accordo con il medico, a ridurre gradualmente la necessità del farmaco. Non è un obiettivo garantito per tutti, ma è una prospettiva concreta per molte persone.

Se stai assumendo triciclici e senti che qualcosa manca, o se stai cercando un supporto in più per attraversare questo periodo, puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e iniziare un percorso di psicoterapia che affianchi il trattamento farmacologico.

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