Il disturbo bipolare (in inglese bipolar disorder) è una condizione psichiatrica complessa e tra le più invalidanti se non adeguatamente trattata; pur essendo molto diffuso, il bipolarismo incontra ancora oggi una difficile e tardiva identificazione diagnostica e di trattamento. In questo articolo approfondiremo quali sono i sintomi del bipolarismo, le cause e il trattamento raccomandato.
Bipolarismo: cos’è
Cosa significa bipolare? Il disturbo bipolare, definito anche bipolarismo, è un disturbo caratterizzato da una persistente oscillazione del tono dell’umore, che è diversa dagli sbalzi d’umore che caratterizzano, ad esempio, il disturbo borderline di personalità. Il disturbo dell’umore bipolare è definito fasico, perché la persona bipolare attraversa delle vere e proprie fasi in cui si evidenziano significative alterazioni dell’umore, identificabili in episodi maniacali o ipomaniacali ed episodi depressivi.
Queste variazioni differiscono anche dalla normale oscillazione tra tristezza ed euforia, legata ad esempio alla percezione di un’enorme potenzialità senza un corrispettivo progetto di realizzazione concreta. Per comprendere che cos'è il disturbo bipolare è bene tenere a mente che l’alternanza di stati umorali provoca:
- una significativa instabilità timica
- alta intensità e labilità affettiva
- alterazioni della psicomotricità e del sistema neurovegetativo
- difficoltà nel funzionamento sociale, lavorativo e interpersonale.
Nella sindrome bipolare la transizione da una fase all’altra a volte è rapida e immediata, altre volte, invece, è lenta e difficile da cogliere. Talvolta è intervallata da un periodo di umore equilibrato, noto come eutimia. In genere, le fasi della depressione bipolare hanno maggior durata rispetto a quelle maniacali o ipomaniacali: tendenzialmente l’arco temporale va da qualche settimana a qualche mese, mentre le fasi maniacali o ipomaniacali durano una o due settimane.
Come diagnosticare il disturbo bipolare?
Pur essendo un disturbo dell'umore come la depressione maggiore, il disturbo affettivo stagionale e la distimia, il disturbo bipolare nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali APA, 2013) ha un suo capitolo a parte, all’interno del quale la definizione di bipolarismo viene declinata in diverse forme: Disturbo bipolare 1, disturbo bipolare 2, disturbo ciclotimico, disturbo bipolare indotto da farmaci e altre categorie residuali. Tale distinzione diagnostica dipende dalla presenza e dalla rispettiva durata degli episodi depressivi, maniacali o ipomaniacali che caratterizzano il bipolarismo.
Dati epidemiologici e impatto sociale
Il disturbo bipolare rappresenta una delle principali cause di disabilità psichiatrica a livello globale. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la prevalenza del disturbo bipolare nella popolazione generale si aggira tra l'1% e il 2%, con leggere variazioni tra diversi paesi e contesti culturali (OMS, 2022). Inoltre, si stima che il disturbo affettivo bipolare colpisca circa 60 milioni di persone in tutto il mondo, sottolineando così l'importanza di riconoscere e affrontare questa condizione su scala internazionale.
L'impatto sociale è notevole: il disturbo può compromettere la capacità lavorativa, le relazioni familiari e sociali, e la qualità della vita. In alcuni casi, la diagnosi viene posta con anni di ritardo, aumentando il rischio di complicanze e potenzialmente peggiorando la prognosi.
Che cosa significa “essere” bipolare?
Partiamo con una considerazione: nessuno di noi dovrebbe essere identificato con la patologia di cui è portatore. Per questo motivo preferiamo, alla diffusa espressione "essere bipolare", “avere” il bipolarismo.
Chi è affetto da questo disturbo avverte stati d’animo intensi che perdurano diversi giorni e non necessariamente derivanti da un fatto situazionale specifico. Vediamo nello specifico alcune caratteristiche del disturbo bipolare descrivendone i sintomi sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale.
Bipolarismo: i sintomi
Come riconoscere il disturbo bipolare? Per fare diagnosi il clinico può utilizzare diversi strumenti, tra cui test sulla depressione e gli stati maniacali. Una persona bipolare ha infatti sintomi che variano a seconda della fase che sta attraversando. In un episodio maniacale, ad esempio, vediamo il disturbo bipolare con sintomi molto diversi da quelli che presenta durante un episodio depressivo. Vediamo più da vicino le diverse fasi e i sintomi corrispondenti.
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L’episodio maniacale
Il bipolarismo in fase maniacale è un periodo dove l’umore è persistentemente elevato, espanso o irritabile, e in cui si riscontra un anomalo aumento dell’energia. Quanto dura la fase maniacale? Per essere definita tale la fase maniacale bipolare deve durare almeno una settimana.
La persona che attraversa questa fase, caratterizzata da un’energia traboccante, avverte la sensazione di poter fare qualsiasi cosa e di doverlo fare con estrema urgenza, sovrastimando le proprie capacità e le aspettative di successo. Si ravvisa, infatti, un’autostima ipertrofica con eccessive tendenze di grandiosità e ottimismo. Sul piano affettivo vi è la presenza di esuberanza, estroversione ed euforia affiancate da labilità emotiva, disforia e scarsa tolleranza alla frustrazione.
In termini psicomotori, ciò si traduce con una percezione di diminuita faticabilità, impulsività, irrequietezza e aumento di energia, che spesso portano il soggetto ad attuare condotte sessuali promiscue o ad abusare di sostanze psicoattive. Gli effetti della droga sul sistema nervoso possono poi peggiorare alcuni dei sintomi che abbiamo descritto.
La persona con disturbo bipolare in fase maniacale riscontra un diminuito bisogno di mangiare o dormire e questa agitazione, sul piano cognitivo, si manifesta attraverso una significativa accelerazione del flusso dei pensieri e un aumento di idee, con relativa perdita di nessi associativi tra esse a causa dell’intensa distraibilità.
L’episodio ipomaniacale
Come l’episodio maniacale, anche l’episodio ipomaniacale è definibile come un periodo in cui l’umore è persistentemente elevato, espanso o irritabile, con un anomalo aumento dell’attività finalizzata o dell’energia. La differenza risiede nella minore durata (deve durare almeno quattro giorni) e intensità dei sintomi.
Spesso non vi è percezione di malessere, poiché le persone tendono a manifestare un buon funzionamento avvertendo una sorta di slancio vitale. Si riscontra, infatti, loquacità e socievolezza, efficienza fisica e psichica, diminuito bisogno di sonno, aumento della libido, efficiente progettualità, maggiore spirito di iniziativa e aumento della motivazione nel lavoro e nel sociale.
Allo stesso tempo possono manifestarsi maggiore instabilità, impazienza ed eccitabilità, che portano a un eccessivo coinvolgimento in attività che hanno potenziali conseguenze dannose (es. acquisti incontrollati, comportamenti sessuali sconvenienti, o investimenti finanziari avventati).
L’episodio depressivo
La depressione bipolare non si discosta molto dalla depressione maggiore unipolare. In genere, la depressione nel disturbo bipolare è molto profonda e caratterizzata da sintomi particolarmente significativi. Tra i sintomi affettivi, quello centrale è l’umore depresso con uno stato emotivo prolungato di sconforto, sensazione di vuoto, pessimismo, scoraggiamento e disperazione. Vi è una marcata perdita di interesse e piacere verso il mondo esterno, per cui si manifesta una netta riduzione delle attività quotidiane.
La persona è soggetta a un’alterazione del comportamento alimentare, per cui può manifestare maggior o minor appetito con conseguenti variazioni ponderali. Altre variazioni possono essere manifestate nel ritmo circadiano, in quanto è possibile riscontrare insonnia o ipersonnia.
Degni di rilevanza clinica sono anche i sintomi cognitivi, che includono difficoltà di concentrazione e diminuzione della capacità di decision making. Parlando di depressione e autostima, osserviamo forti sentimenti di autosvalutazione e senso di colpa eccessivo e inappropriato. L’Episodio Depressivo nel disturbo bipolare è inoltre caratterizzato da ricorrenti pensieri di morte, ideazione suicidaria con o senza pianificazione e tentativo di suicidio.
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Criteri diagnostici e sintomi principali
Per facilitare la comprensione e il riconoscimento del disturbo bipolare, è utile elencare i principali criteri diagnostici e sintomi secondo il DSM-5. Questi criteri vengono utilizzati dai professionisti per formulare una diagnosi accurata.
Episodio maniacale:
- Umore elevato, espanso o irritabile: presente per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per almeno una settimana.
- Aumento dell'energia o dell'attività: evidente rispetto al normale livello di funzionamento.
- Almeno tre (o quattro se l'umore è solo irritabile) dei seguenti sintomi:
- Autostima grandiosa o senso di onnipotenza: la persona si sente capace di tutto, spesso senza fondamento reale.
- Ridotto bisogno di sonno: si sente riposata dopo poche ore di sonno.
- Maggiore loquacità: parla più del solito o si sente spinta a parlare continuamente.
- Fuga delle idee o sensazione che i pensieri si susseguano rapidamente.
- Distraibilità: attenzione facilmente deviata da stimoli esterni non rilevanti.
- Aumento dell'attività finalizzata: sociale, lavorativa, scolastica o sessuale.
- Coinvolgimento eccessivo in attività rischiose: spese eccessive, investimenti azzardati, comportamenti sessuali rischiosi.
Episodio ipomaniacale:
- Sintomi simili a quelli maniacali, ma di intensità minore e durata di almeno quattro giorni consecutivi.
- Non causa una compromissione marcata del funzionamento sociale o lavorativo e non richiede ospedalizzazione.
Episodio depressivo maggiore:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
- Perdita di interesse o piacere per quasi tutte le attività.
- Altri sintomi possono includere: cambiamenti nell'appetito o nel peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, affaticamento, sentimenti di colpa o inutilità, difficoltà di concentrazione, pensieri ricorrenti di morte o suicidio.
Questi elenchi aiutano a distinguere le diverse fasi del disturbo e a riconoscere quando può essere necessario rivolgersi a un professionista.
Disturbo bipolare tipo 1 e 2
La fase di passaggio tra l’episodio maniacale e l’episodio depressivo può essere caratterizzata da un episodio misto, che subentra quando sussistono contemporaneamente sintomi ipomaniacali e depressivi. In questa fase si avvertono frequentemente stati d’ansia ed irritabilità.
La combinazione di questi episodi fasici determina la diagnosi di tre tipi di disturbo bipolare:
- disturbo bipolare di tipo 1
- disturbo bipolare di tipo 2
- disturbo bipolare ciclotimico
Il Disturbo bipolare di tipo 1
Il bipolarismo di tipo 1 è caratterizzato dalla presenza di uno o più episodi maniacali, solitamente accompagnati da episodi depressivi. Durante gli episodi maniacali, data la scarsa capacità di giudizio, non si ha la percezione del proprio stato persistentemente elevato per cui, molto spesso, vi è forte resistenza al trattamento e possono manifestarsi atteggiamenti ostili.
Il Disturbo bipolare di tipo 2
Il bipolarismo di tipo 2 è caratterizzato dalla presenza di almeno un episodio ipomaniacale della durata di almeno 4 giorni, accompagnato da uno o più episodi depressivi. L’assetto mentale può inficiare marcatamente il funzionamento sociale, relazionale o lavorativo. Una differenza tra disturbo bipolare 1 e 2 è che risultano assenti i sintomi psicotici, presenti nel disturbo bipolare di tipo 1 ma non in quello di tipo 2.
Il Disturbo bipolare ciclotimico
Il disturbo bipolare ciclotimico, noto anche come ciclotimia, si distingue per l’alternanza di episodi depressivi e ipomaniacali che si verificano, però, con elevata frequenza per almeno 2 anni. Secondo il DSM-5, tale disturbo è connotato da una fluttuante e cronica alterazione dell’umore di lieve intensità, che causa complicazioni sul piano psicosociale.
Differenze diagnostiche secondo il DSM-5-TR
Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione) distingue diverse forme di disturbo bipolare, ognuna con criteri diagnostici specifici. Comprendere queste differenze può essere fondamentale per una diagnosi accurata e per impostare un trattamento adeguato.
- Disturbo bipolare di tipo 1: caratterizzato da almeno un episodio maniacale che può essere preceduto o seguito da episodi depressivi maggiori. L'episodio maniacale deve durare almeno una settimana (o meno se è necessaria l'ospedalizzazione) e comportare una compromissione significativa del funzionamento sociale o lavorativo.
- Disturbo bipolare di tipo 2: definito dalla presenza di almeno un episodio ipomaniacale (di durata minima di quattro giorni) e uno o più episodi depressivi maggiori. Non sono mai presenti episodi maniacali veri e propri.
- Disturbo ciclotimico: caratterizzato da numerosi periodi con sintomi ipomaniacali e numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano pienamente i criteri per un episodio maniacale, ipomaniacale o depressivo maggiore, per almeno due anni (un anno nei bambini e adolescenti).
- Altri disturbi bipolari e correlati: includono forme indotte da sostanze, da condizioni mediche generali o che non rientrano nelle categorie precedenti.
Queste distinzioni possono aiutare i professionisti a individuare il percorso terapeutico più adatto e a monitorare l'evoluzione della malattia.
Disturbo bipolare e aggressività
Quando si parla di persone con disturbo bipolare, molto spesso si immaginano condotte violente e aggressive. L’irritabilità e talvolta la rabbia che caratterizzano l’episodio maniacale conducono a un atteggiamento maggiormente oppositivo e ostile verso gli altri, che possono degenerare in comportamenti aggressivi. Ma quanto spesso accade?
A rispondere sono i risultati della ricerca condotta su 151 soggetti affetti da disturbo bipolare da un gruppo di clinici del Centro Disturbi dell’Umore di San Raffaele Turro. La ricerca ha osservato che solo 1 paziente su 100 ha manifestato agiti aggressivi verso persone, mentre dai restanti si sono registrati comportamenti violenti verso oggetti o episodi di violenza verbale.
La ricerca ha mostrato anche come gli episodi di aggressività nei pazienti bipolari siano concentrati soprattutto nelle fasi acute della malattia e, nella maggior parte dei casi, se in comorbidità con un disturbo da abuso di sostanze. Quest’ultimo è da considerare come un significativo fattore di rischio, in quanto aumenta l’agitazione psicomotoria e innalza i livelli di violenza verbale e fisica verso oggetti o persone.
Disturbo bipolare: le cause
Cosa scatena il disturbo bipolare? Nell’eziopatogenesi del bipolarismo concorrono molteplici fattori sia genetici, che biologici e psicologici. Molti si chiedono se il bipolarismo è ereditario. In effetti la componente ereditaria, scientificamente dimostrata, riveste un ruolo di spessore poiché aumenta di più di 10 volte il rischio di sviluppare tale disturbo, specie se ad esserne affetto è un parente di primo grado.
Dal punto di vista biologico, sono state osservate alterazioni dei livelli di alcuni neurotrasmettitori che regolano l’umore e il controllo degli impulsi come noradrenalina, serotonina e dopamina. Sembrerebbe tuttavia opportuno considerare il coinvolgimento non di un unico sistema neurotrasmettitoriale, bensì dei diversi sistemi integrati tra loro.
La componente genetica e biologica vanno a intrecciarsi con i fattori psicosociali nel favorire la comparsa del disturbo, come il contesto familiare e ambientale e la presenza di eventi stressanti (come lutti, trasferimenti, perdita del lavoro). Nel disturbo bipolare le cause scatenanti sono quindi da ricondurre a più fattori combinati insieme.
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Si può guarire dal bipolarismo?
“Passerà questa sofferenza?” “Sto rovinando la mia vita, come posso evitare ciò?”, “Quando potrò avere una vita normale?” Questi sono gli interrogativi più comuni delle persone che si chiedono se si può guarire definitivamente dal disturbo bipolare.
Benché il disturbo bipolare abbia impattanti ripercussioni sul funzionamento individuale, la letteratura scientifica evidenzia che la sofferenza può essere gestita e che la persona può imparare a convivere con questa condizione. Un elemento centrale nella gestione del disturbo è rappresentato dal litio, che, essendo stato il primo trattamento approvato per il disturbo bipolare, continua ancora oggi a essere il farmaco più efficace; tuttavia, la remissione completa si verifica solo in un sottogruppo di pazienti (Goes, 2023). Nonostante ciò, la maggioranza delle persone con disturbo bipolare può raggiungere una discreta stabilizzazione dell’umore e condurre una vita soddisfacente.
Nel disturbo bipolare la cura senza psicofarmaci è solitamente indispensabile: un trattamento farmacologico adeguato e calibrato in base alla fase di malattia è imprescindibile. Per aumentarne l’efficacia, risulta necessario abbinarlo alla psicoterapia, volta a migliorare l’aderenza al trattamento farmacologico e lo stile di vita del soggetto, a eliminare eventuali sintomi residui e a monitorarne l’evoluzione.
Le linee guida per il disturbo bipolare indicano come trattamenti efficaci la psicoterapia cognitivo comportamentale e la psicoterapia interpersonale. Oltre a ciò, risulta opportuno associare interventi di psicoeducazione sul disturbo bipolare, sia con l’obiettivo di accrescere la conoscenza della malattia bipolare che di aumentare le capacità di gestione della stessa attraverso specifiche strategie e abilità.
Film e libri sul disturbo bipolare
In conclusione di questo articolo propongo una lista di libri e film sul bipolarismo, che rendono visibile il vissuto e il comportamento di una persona con bipolarismo, al fine di riflettere su quanto sia possibile e necessario andare oltre lo stigma sociale.
Film sul bipolarismo
- “Il lato positivo”, dove Bradley Cooper interpreta il ruolo di un uomo affetto da disturbo bipolare.
- “Mr Jones” con Richard Gere, che vive tra euforia e disperazione.
- “Sucker Punch”, in cui Babydoll è una ragazza accusata ingiustamente di aver ucciso la sorella e rinchiusa in un istituto di igiene mentale.
- “The hours”, in cui una straordinaria Nicole Kidman interpreta splendidamente la scrittrice inglese Virginia Woolf, affetta da disturbo bipolare.
- “She’s so lovely”, che racconta la storia di un uomo che manifesta il disturbo in seguito ad una violenza subita da sua moglie.
Libri sul bipolarismo
- “Toccato dal fuoco” di Kay Redfield Jamison, edizioni TEA, 2004.
- “Una mente inquieta” di Kay Redfield Jamison, edizioni TEA, 1995.
- “Lunatica. Storia di una mente bipolare” di Alessandra Arachi, BUR editore, 2006.
- “Una vita bipolare” di Paola Gentili, Pav Edizioni, 2021.
"In modo inesprimibile, la psicoterapia risana. Dà senso in qualche modo alla confusione, tiene a freno i sentimenti e i pensieri che impauriscono, restituisce un certo controllo e la speranza, e la possibilità di imparare da tutto questo... Nessuna pillola mi può aiutare ad affrontare il problema di non voler prendere pillole; nello stesso modo, nessun tipo di psicoterapia è in grado, da sola, di prevenire la mia mania e la mia depressione. Ho bisogno di entrambe" da “Una mente inquieta”, Jamison K.R., 1995.
Rischi e complicanze del disturbo bipolare
Il disturbo bipolare, se non adeguatamente trattato, può comportare una serie di rischi e complicanze che incidono profondamente sulla vita della persona e dei suoi familiari.
- Rischio suicidario: come già accennato, il rischio di suicidio è significativamente più alto rispetto alla popolazione generale. È fondamentale monitorare attentamente i segnali di allarme, come pensieri ricorrenti di morte o comportamenti autolesivi.
- Comportamenti a rischio: durante le fasi maniacali o ipomaniacali, la persona può essere portata a compiere azioni impulsive, come spese eccessive, guida pericolosa, abuso di sostanze o comportamenti sessuali non protetti, che possono avere conseguenze gravi sul piano personale, legale e sanitario.
- Impatto su lavoro e relazioni: le oscillazioni dell'umore possono compromettere la stabilità lavorativa, portare a frequenti assenze o difficoltà nel mantenere un impiego. Anche le relazioni familiari e sociali possono risentirne, con possibili conflitti, isolamento o incomprensioni.
- Comorbidità psichiatriche e mediche: il disturbo bipolare può associarsi ad altri disturbi, come ansia, abuso di sostanze, disturbi alimentari o condizioni mediche croniche, complicando ulteriormente il quadro clinico e la gestione terapeutica.
La consapevolezza di questi rischi è il primo passo per affrontarli in modo efficace, con il supporto di professionisti e una rete di sostegno adeguata.
Strategie di gestione e suggerimenti pratici
Affrontare il disturbo bipolare può richiedere un approccio integrato che coinvolge sia la persona che i suoi familiari. Ecco alcune strategie e consigli pratici che possono aiutare nella gestione quotidiana:
- Aderenza al trattamento: seguire con costanza la terapia farmacologica e gli appuntamenti con il proprio specialista può essere fondamentale per mantenere la stabilità dell'umore e prevenire ricadute.
- Monitoraggio dei sintomi: tenere un diario dell'umore può aiutare a riconoscere precocemente i segnali di una possibile ricaduta e a intervenire tempestivamente.
- Stabilire routine regolari: mantenere orari regolari per il sonno, i pasti e le attività quotidiane contribuisce a ridurre lo stress e a favorire l'equilibrio emotivo.
- Coinvolgimento della famiglia: informare e coinvolgere i familiari nel percorso di cura può migliorare la comprensione reciproca e offrire un sostegno concreto nei momenti di difficoltà.
- Psicoeducazione: partecipare a programmi di psicoeducazione aiuta a conoscere meglio la malattia, a gestire i sintomi e a sviluppare strategie di coping efficaci.
- Gestione dello stress: praticare tecniche di rilassamento, mindfulness o attività fisica regolare può aiutare a ridurre l'ansia e a migliorare il benessere generale.
È importante ricordare che ogni percorso è unico e che chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza. Il supporto di professionisti qualificati e di una rete sociale solida può fare la differenza nel percorso di convivenza con il disturbo bipolare.
Prendersi cura di sé: un passo verso il benessere
Affrontare il disturbo bipolare può sembrare un percorso difficile, ma non sei solo: con il giusto supporto si può lavorare per ritrovare equilibrio e serenità nella propria vita. Ogni storia è unica e merita ascolto, comprensione e un percorso personalizzato. Gli psicologi Unobravo sono pronti ad accompagnarti, con competenza ed empatia, in ogni fase del cammino. Se senti il bisogno di un aiuto concreto o vuoi semplicemente saperne di più su come gestire le tue emozioni, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: è il primo passo per prenderti cura di te e costruire, insieme, il tuo benessere psicologico.





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