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Il disturbo borderline di personalità

Le persone con DBP solitamente mostrano segni e comportamenti come: la tendenza ad idealizzare l’altro, una marcata instabilità emotiva e comportamenti di tipo suicidario o autolesivo. In questo articolo approfondiremo il DBP e le possibili terapie con cui trattarlo.



Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è un disturbo relativo alla sfera della personalità caratterizzato da modalità di pensiero e di comportamento che si manifestano in modo rigido e pervasivo. Le persone che soffrono di Disturbo Borderline di Personalità mostrano una serie di sintomi legati al rapporto con l’altro:

  • abbandono;
  • idealizzazione;
  • instabilità emotiva;
  • comportamenti lesivi auto-diretti.

Vediamone nel dettaglio le caratteristiche.


“L’altro” per il paziente con DBP

Il Disturbo Borderline di Personalità può essere quindi facilmente riconosciuto osservandone 4 sintomi chiave:


1) Abbandono

Una persona che mostra queste tipologie di comportamento vive in maniera molto intensa l’abbandono e l’essere trascurati dall’altro. Manifesta forte rabbia e impulsività, ad esempio potrebbe apparire terrorizzato o furioso se l’altra persona annulla un appuntamento o porta del ritardo. Da qui la difficoltà di queste persone a vivere senza angoscia la solitudine.

2) Idealizzazione

Chi soffre di DBP tende ad avere una visione dell’altro del tipo “bianco o nero”, ossia con cambi bruschi e repentini. Passa da una idealizzazione totale della persona, quindi con un forte coinvolgimento emotivo, per arrivare improvvisamente a pensare che l’altro non è più interessato, sminuendolo o attaccandolo verbalmente.


3) Instabilità emotiva

Per persone con DBP è normale provare una emotività forte ed irruente. Sono persone che mostrano spesso difficoltà di mentalizzazione e soprattutto nel controllare la rabbia, esprimendola tramite un pungente sarcasmo, con amarezza o scoppi d’ira. Spesso ciò accade nei confronti dei propri affetti, a partire da una loro azione, considerata come gesto di abbandono o negligenza.

Anche nel disturbo istrionico di personalità è presente un’espressione dell’emotività esasperata, ma è assente una così forte manifestazione della rabbia, così come i comportamenti autolesivi.

Liza Summer - Pexels


4) Comportamenti lesivi auto-diretti

I pazienti, oltre che vivere le emozioni e le relazioni in maniera quasi totalmente dicotomica, quindi o bianco o nero, mostrano questo modus operandi anche per ciò che riguarda l’immagine di sé stessi e l’umore. Ciò può durare da poche ore a qualche giorno, avvertendo successivamente anche un forte senso di colpa. L’impulsività che può accompagnare questi sbalzi emotivi conduce a comportamenti autolesivi come:

  • abuso di sostanze;
  • rapporti sessuali rischiosi;
  • abbuffate; comportamenti suicidari;
  • gesti e minacce di automutilazione.

Ultimi studi

Ciò che è emerso dalle ultime ricerche è innanzitutto la presenza di un network disfunzionale delle regioni del cervello delle aree limbiche e frontali, con la conseguente difficoltà nella regolazione emotiva. Avvengono quindi:

  • disfunzioni delle funzioni esecutive: abilità di pianificazione, problem solving e controllo degli impulsi;
  • distorsioni cognitive: decision-making relativo al rischio, deficit del processamento di feedback, “saltare alle conclusioni”, stile cognitivo paranoideo;
  • deficit nella cognizione sociale: alterata inferenza e empatia, iper-mentalizzazione, povertà nel riconoscimento delle espressioni facciali.


Cosa accade quando osservano l’altro

L’essere umano, in una conversazione con un’altra persona, automaticamente processa vari particolari relativi alle espressioni facciali, che vengono codificate per comprendere una specifica situazione e inferire il comportamento o l’obiettivo dell’altro.

Ciò che è emerso dagli studi è che, in pazienti con DBP, è presente una compromissione nel riconoscimento di espressioni facciali neutre e una maggiore attivazione per espressioni di rabbia e disgusto. Questo può quindi dare una spiegazione alla loro reazione impulsiva ed arrabbiata nei confronti dell’altro.

Psicoterapia del Disturbo Borderline di Personalità

All’interno del trattamento del Disturbo Borderline di Personalità il punto centrale è la relazione terapeutica. Attraverso tecniche immaginative, cognitivo-comportamentali ed interpersonali, la consapevolezza degli schemi di relazione aumenta e con essa la capacità di affrontarli con comportamenti più funzionali.

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Dialectical Behavior Therapy (DBT)

Tale terapia, sviluppata dalla psicologa Marsha Linehan, si è mostrata efficace per quanto riguarda i problemi relativi alla disregolazione emotiva e il controllo degli impulsi. L’impostazione teorica biosociale sottolinea come la vulnerabilità emotiva biologica innata, presente in alcuni soggetti, in relazione ad un ambiente di vita invalidante produca nella persona:

  • maggiore sensibilità e reattività agli stimoli;
  • comportamenti impulsivi, pericolosi e/o autolesionistici.

Il trattamento prevede una impostazione cognitivo-comportamentale, basandosi quindi sulla valutazione di pensieri ed emozioni, congiunti con pratiche mindfulness orientate all’accettazione e l’uso della skill training, che conta di quattro moduli di intervento per l’apprendimento di abilità per il miglioramento della sintomatologia.

Schema Therapy

La Schema Therapy (ST), ideata dallo psicoterapeuta Jeffrey Young, è un approccio integrato che ben risponde a quei pazienti per i quali la terapia cognitivo-comportamentale standard ha poca efficacia.

La principale tesi su cui si fonda la ST è che il mancato soddisfacimento di alcuni bisogni primari (come quelli di protezione e accudimento) porti a sviluppare gli Schemi Maladattivi Precoci (SMP); questi ultimi, mantenendosi nel tempo, condizionerebbero lo sviluppo relazionale, incidendo negativamente sul benessere della persona.


L’obiettivo del terapeuta sarà quello di rendere il paziente consapevole dei propri schemi (sia attraverso tecniche cognitive che mediante strategie esperienziali) e aiutarlo a trovare delle strategie (stili di coping) più funzionali per soddisfare i bisogni infantili di cui è stato deprivato.


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