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La paura dell’abbandono: possiamo parlare di una sindrome?

La paura dell’abbandono: possiamo parlare di una sindrome?
Rosa Gentile
Psicologa ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
30.1.2026
La paura dell’abbandono: possiamo parlare di una sindrome?
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La paura dell’abbandono è, per definizione, il timore di perdere qualcuno o qualcosa e di ritrovarsi senza riferimenti, senza qualcuno a cui rivolgere il proprio sguardo per ritrovarlo. Si tratta di un vero e proprio vissuto di senso di abbandono e solitudine che può minacciare il proprio sé: perdendo l’altro, si può sentire di perdere una parte di sé e tutto quello che l’altro rappresenta.

In assenza della persona, o dell’idea a cui ci si aggrappa, ci si può sentire svuotati di senso rispetto al proprio posto nel mondo e rispetto al ruolo che si occupava prima dell’esperienza abbandonica.

“Perdere” fa riferimento a qualcosa che prima c’era e che, più o meno improvvisamente, cessa di esistere; si sperimenta un’assenza rispetto a qualcosa che prima era una vera e propria presenza.

Come si chiama la paura dell'abbandono in psicologia?

Questa paura, tutt’altro che banale, può riguardare chiunque ed essere vissuta in diversi momenti della vita. Ad esempio, può insorgere quando si affrontano scelte complesse oppure può accompagnare il proprio sentire quotidiano come un rumore di fondo che condiziona profondamente il proprio agire.

La paura di essere abbandonati può essere presente in alcuni problemi di salute mentale (come i disturbi di personalità borderline e dipendente) e viene comunemente chiamata “sindrome dell’abbandono”. In questo articolo approfondiremo diversi aspetti, parlando nel dettaglio di:

  • cos'è la sindrome dell'abbandono
  • a cosa è dovuta la paura di essere abbandonati
  • come si cura la paura dell'abbandono.
sindrome dell'abbandono
Alex Green - Pexels

Paura dell'abbandono: quali sintomi?

Come si comporta una persona che ha paura dell'abbandono? Ciascuno attribuisce un significato diverso a uno stesso accadimento, tuttavia è possibile individuare alcuni vissuti e sensazioni che possono attivarsi in corrispondenza di eventi in cui avviene una separazione reale o immaginata che segna l’inizio del trauma abbandonico.

Tra le sensazioni più profonde ci sono le angosce di frammentazione: non si percepisce una continuità di sé, si può avere la sensazione di non essere reali, di andare in pezzi o di sparire.

Spesso si può vivere con difficoltà il rapporto con l’altro e si fa confusione tra sé e l’altro; i propri bisogni possono essere indistinti rispetto a quelli dell’altro e può risultare difficile fare chiarezza sulle proprie idee e vissuti.

Si può inoltre provare una sensazione di essere perseguitati, danneggiati, o convivere con una costante percezione di pericolo e minaccia. Quando si entra in contatto con l’esperienza della perdita, la paura dell'abbandono può manifestarsi con attacchi di panico o attacchi d’ansia. Queste esperienze possono attivare anche angosce depressive.

In alcune relazioni, si può sperimentare una depressione da abbandono del partner e sentirsi in colpa pensando di aver danneggiato l’altro, interiorizzando un forte sentimento di svalutazione di sé. In altri casi, invece, l’angoscia abbandonica può tradursi nell’isolamento: ad esempio, alcune persone possono diventare accumulatori di animali. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che le abbuffate possono costituire una difesa contro la paura inconscia dell’abbandono (Patton, 1992), mostrando come i comportamenti disfunzionali legati all’angoscia abbandonica possano manifestarsi in molteplici forme.

L’ansia abbandonica richiama angosce molto profonde che fanno riferimento ai primi momenti di vita. Per comprendere cosa sia la paura dell’abbandono e da dove derivi l’ansia da abbandono negli adulti, ripercorriamo alcune tappe dello sviluppo psicologico.

Possibili cause della sindrome dell’abbandono

La sindrome abbandonica può essere attivata da diversi fattori scatenanti. Tra le possibili cause della paura dell’abbandono negli adulti troviamo, ad esempio, alcuni eventi precipitanti:

  • un lutto improvviso
  • aver subito ghosting
  • un licenziamento
  • un trasferimento
  • una separazione.

Si tratta di eventi concreti che possono risvegliare vissuti abbandonici molto profondi, collegati a un vero e proprio trauma dell’abbandono.

Lo sviluppo infantile e il trauma dell’abbandono

Sin dall’infanzia, è importante che ci sia qualcuno che possa provvedere ai bisogni del bambino, accogliendolo e facendogli sperimentare la sensazione di essere sostenuto e maneggiato con cura. Questo permette al piccolo di non percepire il mondo come troppo caotico e indifferenziato.

Attraverso il rispecchiamento, chi si prende cura del bambino riesce a rimandargli le sue sensazioni e a metterle in parola: il bambino può così ritrovare se stesso nella mente e nello sguardo dell’adulto.

L’esperienza di cura continua e ripetuta è fondamentale affinché il bambino possa interiorizzare le figure di attaccamento e poi distaccarsene, secondo le sue tappe evolutive.

Questo processo non è lineare, ma complesso, e possibile solo quando le separazioni evolutive sono vissute serenamente, così che ogni esperienza di crescita non venga percepita come una minaccia per la propria persona e il proprio sé.

La paura del rifiuto e dell’abbandono, che nei bambini può assumere diversi livelli d’intensità fino al Disturbo d’ansia da separazione, si radica nei momenti della vita in cui la propria esistenza era strettamente connessa a chi si prendeva cura di loro. Studi hanno evidenziato una correlazione tra la depressione anaclitica nell’infanzia e la depressione essenziale nell’età adulta, suggerendo una continuità legata alle prime esperienze di abbandono (Malchair & Luminet, 1986).

In situazioni ambientali sfavorevoli, quando cioè non è stato possibile occuparsi dei bisogni profondi del bambino, diventa più complesso affrontare le sfide evolutive, che diventano via via crescenti. In questi casi, rispetto alle esperienze di separazione, possono attivarsi paure abbandoniche.

Possono esserci numerose difficoltà che interferiscono con il processo di separazione-individuazione, come lutti o traumi irrisolti nel caregiver (chi si prende cura del piccolo). In queste situazioni, separarsi e individuarsi diventa molto più complesso; si resta nel limbo della ricerca costante dell’altro a cui aggrapparsi per scongiurare paure profonde.

Paura dell'abbandono: esistono dei test?

Come abbiamo visto, la paura di perdere una persona e di essere abbandonati che persiste in età adulta può essere la conseguenza di traumi infantili o esperienze avverse che coinvolgono il bambino e le sue figure di attaccamento.

Pur non esistendo dei veri e propri test per la sindrome dell’abbandono, lo psicologo ha a disposizione diversi strumenti per valutare se quella che ha davanti è una dinamica relazionale costante, ripetitiva e rigida.

In questo senso, il colloquio clinico e la relazione paziente-terapeuta sono strumenti preziosi, che permettono di esplorare come ci si rappresenta in relazione all’Altro e di far emergere specifiche dinamiche relazionali. Alcuni momenti del percorso di terapia, come ad esempio le ferie del terapeuta, possono infatti portare il paziente a sentirsi abbandonato.

Un’ulteriore modalità per valutare la paura dell’abbandono è la valutazione dello stile di attaccamento, che negli adulti viene realizzata attraverso strumenti come l’Adult Attachment Interview.

paura del rifiuto e dell'abbandono
Victor - Pexels

Sindrome da abbandono e disturbo borderline di personalità

La letteratura scientifica ha evidenziato numerose correlazioni tra la sindrome dell’abbandono e il disturbo borderline di personalità, un disturbo caratterizzato da una difficoltà identitaria in cui sembra complesso tracciare dei confini tra sé e l’altro. In particolare, la paura dell’abbandono esercita un impatto significativo sull’adesione alla terapia, sui comportamenti suicidari e di autolesionismo non suicidario, influenzando la gestione clinica e la prognosi del disturbo borderline di personalità (Palihawadana et al., 2019).

La relazione con l’altro, se da un lato è profondamente desiderata perché consente di non sentire la paura di abbandono, paradossalmente, attiva la paura di essere abbandonati proprio perché l’altro potrebbe andarsene da un momento all’altro e ciò è fonte di minaccia.

Le relazioni diventano, in questo scenario, profondamente complesse da coltivare perché portano con sé l’ombra e il pericolo costante dell’abbandono. Tutto diventa instabile e caotico nel mondo della persona con disturbo borderline, che può sentirsi come se da un momento all’altro tutto potesse precipitare.

Le relazioni diventano un “assoluto”, un potente antidoto in grado di silenziare le angosce di abbandono. L’assenza dell’altro diventa un vuoto difficile da colmare e un peso estremamente insostenibile.

Sindrome dell'abbandono in amore

Spesso, il discrimine che permette di capire se si soffre di sindrome dell'abbandono e se ci si trova di fronte a una problematica relazionale, è notare una tendenza a ripetere costantemente gli stessi schemi relazionali.

In questi casi, le stesse modalità vengono vissute e rivissute all’interno di diverse relazioni (si può provare paura dell'abbandono nell’amicizia, ma essa può anche riguardare i rapporti lavorativi).

Si possono vivere relazioni in cui la paura di abbandono, ad esempio, porta ad allontanarsi dal proprio partner ogni volta che la relazione diventa più profonda (come accade nella filofobia e nella controdipendenza affettiva), arrivando a lasciare per paura di essere lasciati.

In altri casi, si tende a legarsi a persone che non desiderano entrare in una relazione romantica e si soffre per questo, si diventa un partner geloso e si vive con l’ansia e la paura di essere lasciati.

La paura dell'abbandono nelle relazioni può generare rapporti molto intricati, basati sulla dipendenza affettiva. La correlazione tra paura dell'abbandono e dipendenza affettiva si basa infatti sulla paura di rimanere soli e perdere quella persona, che può portare a sentirsi abbandonati.

Così, questa paura di perdere la persona amata porta il dipendente affettivo a sperimentare angoscia abbandonica, a combattere la solitudine e a non riuscire a contemplare la separazione psichica con il partner, che non viene percepito come altro da sé ma come un’estensione della propria persona.

Sindrome dell'abbandono: come superarla?

La psicoterapia incoraggia l’emergere di determinati contenuti e processi, portando alla luce i pattern relazionali interiorizzati delle prime esperienze significative, ad esempio con i propri genitori o nel proprio ambiente di vita.

Questi vissuti possono essere rivissuti all’interno della relazione terapeutica, che diventa un’esperienza di profonda comprensione emotiva di sé in rapporto all’altro. Lo spazio di ascolto diventa un luogo in cui potersi concedere affetti altrimenti difficili da raccontare, affetti che prima del percorso erano spesso ignoti ed inesplorati.

In seduta è possibile comprendere come affrontare la paura di perdere una persona, come superare un abbandono e le emozioni che esso può portare con sé (come la rabbia o l’ansia da abbandono).

Conseguenze della sindrome dell’abbandono: dall’infanzia all’età adulta

La sindrome dell’abbandono può avere un impatto significativo sia durante l’infanzia che nell’età adulta, influenzando il modo in cui una persona vive le relazioni, gestisce le emozioni e affronta le sfide quotidiane.

Conseguenze nell’infanzia

Nei bambini, la paura dell’abbandono può manifestarsi attraverso:

  • Difficoltà di separazione: il bambino può mostrare forte disagio o resistenza quando deve separarsi dai genitori o dalle figure di riferimento, anche per brevi periodi.
  • Comportamenti regressivi: possono comparire comportamenti tipici di età precedenti, come enuresi notturna o richiesta di attenzioni costanti.
  • Ansia eccessiva: il bambino può essere spesso preoccupato che qualcosa di brutto possa accadere a sé o ai propri cari, mostrando una costante ricerca di rassicurazione.
  • Problemi scolastici o sociali: la difficoltà a fidarsi degli altri può portare a isolamento, difficoltà a stringere amicizie o calo del rendimento scolastico.

Queste manifestazioni possono essere associate a quadri clinici riconosciuti, come il disturbo d’ansia da separazione descritto nel DSM-5-TR, che sottolinea l’importanza di un intervento precoce per prevenire complicazioni future.

Conseguenze nell’età adulta

Negli adulti, la sindrome dell’abbandono può influenzare diversi ambiti della vita:

  • Relazioni instabili: si possono instaurare legami caratterizzati da forte dipendenza emotiva, paura costante di essere lasciati o, al contrario, tendenza ad allontanarsi per timore di soffrire.
  • Bassa autostima: la persona può sentirsi indegna d’amore o temere di non essere abbastanza, sviluppando un senso di insicurezza che permea vari aspetti della vita.
  • Comportamenti di controllo o gelosia: la paura di essere abbandonati può portare a controllare eccessivamente il partner o gli amici, generando tensioni e conflitti.
  • Difficoltà a gestire le emozioni: possono emergere reazioni intense come rabbia, tristezza profonda o ansia, soprattutto in situazioni di separazione reale o percepita.
  • Evitamento di nuove relazioni: in alcuni casi, la paura dell’abbandono può portare a evitare di instaurare nuovi legami per non rischiare di soffrire nuovamente.

Queste conseguenze possono compromettere la qualità della vita e il benessere psicologico, rendendo difficile costruire relazioni sane e soddisfacenti. Il trauma infantile contribuisce all'inizio dei comportamenti autolesionistici, mentre la mancanza di attaccamenti sicuri ne favorisce il mantenimento (van der Kolk et al., 1991).

Secondo il DSM-5-TR, la paura dell’abbandono è un criterio centrale in alcuni disturbi di personalità, come il disturbo borderline di personalità, ma può essere presente anche in persone che non soddisfano tutti i criteri diagnostici. Riconoscere l’impatto della sindrome dell’abbandono è un primo passo fondamentale per intraprendere un percorso di consapevolezza e cambiamento.

Strategie pratiche per gestire la paura dell’abbandono

Affrontare la sindrome dell’abbandono può richiedere tempo, pazienza e, in alcuni casi, il supporto di un professionista. Esistono alcune strategie pratiche che possono aiutare a gestire la paura e a promuovere il benessere emotivo nella vita quotidiana.

  • Lavorare sull’autostima: dedicare tempo a riconoscere i propri punti di forza e i successi, anche piccoli, può aiutare a costruire una base più solida di fiducia in sé stessi.
  • Coltivare l’autonomia: imparare a svolgere attività in autonomia, come prendere decisioni o dedicarsi a hobby personali, rafforza il senso di indipendenza e riduce la dipendenza emotiva dagli altri.
  • Praticare la consapevolezza emotiva: esercizi di mindfulness o di scrittura emotiva possono aiutare a riconoscere e accettare le proprie emozioni senza giudizio, favorendo una maggiore comprensione di sé.
  • Stabilire confini sani: imparare a dire di no e a riconoscere i propri bisogni è fondamentale per costruire relazioni equilibrate e rispettose.
  • Cercare il confronto con persone di fiducia: parlare delle proprie paure con amici, familiari o gruppi di supporto può offrire nuove prospettive e ridurre il senso di isolamento.
  • Affrontare gradualmente le situazioni temute: esporsi in modo graduale a momenti di separazione o autonomia può aiutare a ridurre l’ansia legata all’abbandono, favorendo una maggiore tolleranza alla distanza.

Queste strategie non sostituiscono un percorso psicoterapeutico, ma possono rappresentare un valido supporto per chi desidera iniziare a lavorare su di sé e sulla propria relazione con la paura dell’abbandono. In alcuni casi, l’integrazione di tecniche cognitivo-comportamentali o di interventi basati sulla mindfulness, come suggerito da studi recenti (Tang, Hölzel & Posner, 2015), può contribuire a ridurre l’ansia e migliorare la gestione delle emozioni.

Sindrome dell'abbandono: libri per approfondire

Concludiamo l’articolo con alcuni suggerimenti su libri sulla sindrome dell'abbandono:

  • Amori tossici. Alle radici delle dipendenze affettive in coppia e in famiglia, L. Pigozzi, Rizzoli
  • Il trauma dell’abbandono, M. Bonadies, Bonfirraro editore
  • Disinnescare la bomba. Gli effetti della ferita da abbandono sulla coppia, D. Dufour, Amrita edizioni
  • Attraversare l’abbandono. vivere e trasformare la sofferenza d’amore, E. Plazzi, L. Bosco, edizioni Il ponte vecchio
  • I sabotatori interni. Il funzionamento delle organizzazioni patologiche di personalità, F. Gazzillo, Raffaello Cortina editore
  • Sviluppi traumatici, G. Liotti, B. Farina, Raffello Cortina editore.

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