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Disturbi psichici
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Animal hoarding: l’accumulo compulsivo di animali

Animal hoarding: l’accumulo compulsivo di animali
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
8.5.2026
Animal hoarding: l’accumulo compulsivo di animali
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Chi non ricorda il famoso personaggio della serie The Simpson di nome Eleanor Abernathy? Su due piedi il nome forse non dice niente ma, se aggiungiamo che il suo soprannome è “la signora gatto", affiora subito alla mente la vecchietta con i capelli scompigliati, eccentrica, stravagante e circondata dai gatti.

Il personaggio di Eleanor potrebbe rappresentare una persona che accumula animali, definita anche animal hoarder. Ci si può chiedere se un amore molto intenso per gli animali possa trasformarsi in una condizione problematica. Quando l’accumulo diventa ossessivo, si parla di animal hoarding. Scopriamo meglio di cosa si tratta.

animal hoarding cos'è
Joesef Key - Unsplash

Cosa si intende per animal hoarding

L'accumulo di animali, noto anche come animal hoarding o sindrome di Noè, è un disturbo psichico caratterizzato dall'accumulo di animali domestici, spesso vissuto senza la capacità di fornire loro cure adeguate.

Si tratta di una forma di disposofobia o disturbo da accumulo, che nel DSM-5 viene classificato come categoria autonoma all’interno dei disturbi ossessivo-compulsivi e correlati. Nel DSM-5 l’animal hoarding non ha una classificazione autonoma e viene ricondotto al disturbo da accumulo.

Dati epidemiologici sull’animal hoarding

L’animal hoarding è un fenomeno che, pur essendo spesso sottostimato, ha una diffusione significativa sia a livello internazionale che italiano. Secondo una revisione pubblicata su "Animals" (2020), una quota rilevante dei casi documentati riguarda donne di età superiore ai 50 anni, anche se il disturbo può colpire persone di qualsiasi genere ed età.

Le specie più frequentemente coinvolte sono cani e gatti, ma non mancano casi che riguardano uccelli, roditori e, più raramente, animali da fattoria. In Italia, uno studio condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (2017) ha rilevato che in oltre il 70% dei casi segnalati erano coinvolti più di 20 animali per singolo episodio, con punte che superano i 100 animali in alcune situazioni gravi.

Questi dati evidenziano la portata del fenomeno e la necessità di monitoraggio e sensibilizzazione.

Pet hoarders: chi sono gli accumulatori seriali di animali

Le persone che accumulano compulsivamente animali avvertono una forte necessità di accoglierne un numero elevato e possono avere difficoltà a riconoscere la propria condizione come problematica.

Possono invece percepirsi come salvatori, nonostante le condizioni di vita degli animali risultino spesso degradanti e dannose per il loro benessere: credono di prendersi cura dei loro animali in modo amorevole, ma in realtà l’ambiente diventa rapidamente sovraffollato e insalubre.

Gli ambienti risultano spesso insalubri e privi di risorse fondamentali come cibo, acqua e cure veterinarie. In circa il 60% delle proprietà sono stati trovati resti di animali (Stumpf et al., 2023). Gli animali in questi contesti possono soffrire di malnutrizione, malattie non trattate, parassiti e stress da sovraffollamento.

Animal hoarding e maltrattamento degli animali

Nel 2020 il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha pubblicato un articolo in cui racconta il caso della Signora P. (nome di fantasia) accusata dei seguenti reati, come riportato nell’articolo:

  • “detenzione incompatibile di animali, per aver detenuto numerosi cani in condizioni incompatibili con la loro natura
  • maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.)
  • abbandono di animali (art. 727 cp) – in Italia l'abbandono di animali si riferisce a persone che abbandonano animali ma anche a coloro che li tengono in condizioni di vita incompatibili con la loro natura
  • violazione di sigilli (art. 349 cp)
  • inosservanza dell'ordine di allontanamento degli animali dalla propria abitazione (art. 650 cp)
  • minacce rivolte al pubblico ufficiale (veterinario) (art. 336 cp).”

Il caso della Signora P. è emblematico perché, oltre a evidenziare una carenza di sinergia tra i diversi stakeholder e figure giuridiche e sanitarie per la gestione di casi di animal hoarding in Italia, offre spunti rilevanti sulla psicopatologia dell’animal hoarding. Nell’articolo si legge infatti che:

“Le caratteristiche dell'accaparratore qui riportate sono in linea con le caratteristiche tipiche dell'accaparratore animale precedentemente descritte in letteratura: l'età di insorgenza del problema, la solitudine dell'accaparratore, le pessime condizioni igieniche in cui vivevano il paziente e i suoi animali, sono state tutte caratteristiche riscontrate in questo caso.”

accumulatore seriale di animali
Gabriella Clare Marino - Unsplash

Facciamo luce sul disturbo da accumulo di animali

Le persone che accumulano animali possono manifestare negazione e minimizzazione delle condizioni in cui vivono gli animali. Questo può favorire vergogna e isolamento sociale.

In una ricerca (Patronek & Nathanson, 2009) i due autori dello studio provano ad applicare la teoria dell’attaccamento all’animal hoarding, sostenendo che:

“Nel corso della vita, c’è una lotta persistente per formare uno stile di attaccamento funzionale e raggiungere un’integrazione sociale positiva. Per alcune persone, in particolare quelle affette da un’esperienza di attaccamento primario disfunzionale durante l’infanzia, una relazione protettiva e confortante con gli animali può lasciare un’impronta indelebile.

Nell’età adulta, quando l’attaccamento umano è cronicamente problematico, la cura compulsiva degli animali può diventare il mezzo principale per mantenere o costruire un senso di sé.”

Secondo questa prospettiva, l’accumulo può essere legato al tentativo di compensare vissuti di vuoto emotivo e solitudine attraverso la compagnia degli animali. Inoltre, questo disturbo può manifestarsi in comorbilità con disturbi depressivi e disturbi d’ansia.

Profili psicologici delle persone che accumulano animali

Non tutte le persone che accumulano animali presentano lo stesso profilo psicologico: la letteratura scientifica individua diverse tipologie, ciascuna con motivazioni e tratti distintivi. Ad esempio, il 56,7% dei soggetti che accumulano animali tende anche ad accumulare oggetti inanimati, evidenziando come il fenomeno dell’animal hoarding sia spesso associato a comportamenti di accumulo più ampi (Ferreira et al., 2017).

  • Il "salvatore": questa persona si percepisce come unica in grado di proteggere gli animali, spesso raccogliendoli dalla strada o da situazioni di abbandono. Il suo comportamento nasce da un forte senso di missione e da un bisogno di sentirsi utile.
  • Il "caregiver sopraffatto": inizialmente si prende cura di pochi animali, ma con il tempo perde il controllo della situazione. Spesso è mosso da buone intenzioni, ma non riesce più a gestire le responsabilità e le esigenze degli animali accumulati.
  • L’"exploiter": in questo caso, la persona può presentare, in alcuni casi, tratti narcisistici o manipolativi, utilizzando gli animali per ottenere attenzione, status sociale o altri vantaggi personali, spesso senza reale empatia verso il loro benessere.

Questi profili possono sovrapporsi e variare nel tempo e aiutano a orientare la comprensione clinica e gli interventi.

Cosa fare in presenza di animal hoarding

La cosiddetta Sindrome di Noè è una condizione complessa che necessita di ulteriori studi su diversi versanti.

Questo disturbo, infatti, oltre a coinvolgere la salute mentale della persona, rappresenta un problema di salute e tutela degli animali, nonché un problema di salute pubblica. (Arluke, Arnold & Frost, 2002).

Gli ambienti sovraffollati possono creare problemi igienici che possono ripercuotersi sulla salubrità delle comunità circostanti.

Inoltre, la mancanza di cure adeguate può portare alla diffusione di malattie trasmissibili agli esseri umani, come alcune zoonosi, ad esempio toxoplasmosi e leptospirosi Il trattamento richiede una combinazione di interventi psicologici, supporto sociale e assistenza, sia per la persona che per gli animali coinvolti.

Affrontare il problema dell'accumulo di animali richiede un approccio compassionevole e collaborativo, in cui è fondamentale l’esercizio dell’empatia. È importante coinvolgere professionisti della salute mentale per fornire supporto alle persone interessate e aiutare a trattare le cause sottostanti del comportamento.

Le autorità locali e le organizzazioni per la protezione degli animali possono intervenire per rimuovere gli animali dalle condizioni nocive e fornire assistenza e risorse per il loro recupero e la loro ricollocazione in ambienti sicuri. Il fenomeno comporta spesso il sequestro di numerosi animali e il loro trasferimento nei rifugi, con ulteriori rischi per il benessere come malattie infettive, peggioramento comportamentale e stress (Fossati, 2023). Nonostante gli sforzi messi in campo, i tassi di recidiva dell'animal hoarding variano dal 13% al 41%, rendendo necessario un approccio integrato e continuativo per prevenire il ripetersi di queste situazioni (Stumpf et al., 2023).

Conseguenze sanitarie e sociali

L’accumulo compulsivo di animali può avere ripercussioni che vanno ben oltre il singolo individuo, coinvolgendo la salute pubblica, il benessere animale e la qualità della vita delle comunità circostanti.

  • Rischi per la salute pubblica: ambienti sovraffollati e privi di igiene possono favorire la diffusione di malattie zoonotiche, ovvero trasmissibili dagli animali all’uomo, come la toxoplasmosi, la leptospirosi o la rabbia. Secondo il CDC (Centers for Disease Control and Prevention), questi rischi aumentano in presenza di animali non vaccinati o malati.
  • Impatto sul benessere animale: gli animali coinvolti spesso vivono in condizioni di grave sofferenza, con carenze di cibo, acqua, cure veterinarie e spazi adeguati. Le conseguenze includono malnutrizione, malattie croniche e, nei casi più gravi, morte.
  • Effetti sulle comunità: l’animal hoarding può generare disagio nei vicini, problemi di odori, infestazioni di parassiti e conflitti sociali. Le autorità locali sono spesso chiamate a intervenire per tutelare la salute collettiva e il decoro urbano.

Queste conseguenze evidenziano la necessità di un approccio integrato che coinvolga servizi sociali, sanitari e veterinari. Un approccio coordinato che coinvolge diverse risorse della comunità rappresenta infatti la strategia più promettente per affrontare sia i problemi umani che quelli animali legati all’accumulo di animali (Lockwood, 2018).

Come riconoscere e affrontare un caso

Riconoscere precocemente un caso di animal hoarding può essere fondamentale per proteggere sia le persone coinvolte sia gli animali. Alcuni segnali di allarme possono aiutare a individuare la situazione:

  • Numero eccessivo di animali: la presenza di un numero di animali sproporzionato rispetto alle possibilità di gestione della persona.
  • Condizioni igieniche precarie: ambienti sporchi, odori forti, accumulo di deiezioni e presenza di parassiti.
  • Animali malnutriti o malati: animali che mostrano segni di trascuratezza, malattie non curate o comportamenti anomali dovuti allo stress.
  • Isolamento sociale: la persona tende a evitare visite o contatti con l’esterno, spesso per vergogna o paura di giudizi.

Se si sospetta un caso di animal hoarding, può essere importante agire con sensibilità e rispetto, evitando il giudizio. È possibile:

  • Segnalare la situazione alle autorità competenti (servizi sociali, ASL veterinaria, associazioni per la protezione degli animali), che possono valutare e intervenire in modo appropriato.
  • Offrire supporto psicologico: incoraggiare la persona a rivolgersi a uno psicologo o a un servizio di salute mentale può essere un primo passo verso la consapevolezza e il cambiamento.
  • Favorire un intervento multidisciplinare: la collaborazione tra professionisti della salute mentale, veterinari e assistenti sociali è essenziale per affrontare il problema in modo efficace e tutelare tutti i soggetti coinvolti.

Prendersi cura di sé per essere di supporto agli altri

Se ti sei riconosciuto in alcune delle dinamiche descritte, o se conosci qualcuno che potrebbe vivere una situazione simile, ricorda che chiedere aiuto può essere un atto di coraggio e di amore verso se stessi e verso gli animali che ci accompagnano. L’animal hoarding è una condizione complessa, ma con il giusto supporto psicologico si può, in molti casi, ritrovare equilibrio, benessere e relazioni più sane. Gli psicologi Unobravo sono pronti ad ascoltarti senza giudizio e ad accompagnarti in un percorso di consapevolezza e cambiamento. Fai il primo passo: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online.

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