Difficoltà legate all'ansia

Attacchi d’ansia: come riconoscerli e gestirli

 Attacchi d’ansia: come riconoscerli e gestirli
 Attacchi d’ansia: come riconoscerli e gestirlilogo-unobravo
Francesca Livrieri
Redazione
Psicologa ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Unobravo
Pubblicato il

L’ansia è quell’emozione caratterizzata da una crescente sensazione di tensione e preoccupazione che tutti noi proviamo nella quotidianità e ha lo scopo di prepararci ad affrontare in maniera funzionale un evento difficile. 

Gli stati d’ansia però, rischiano di diventare disfunzionali quando l’ansia è persistente e intensa e quando interferisce con la nostra prestazione. Alcuni segnali fisiologici, cognitivi e comportamentali ci permettono di riconoscere tutti i sintomi dell’ansia. La psicoterapia ci insegna a imparare a gestirla e ci aiuta a curare il disturbo d’ansia.

Che cos’è l’ansia?

L’ansia, come già accennato, è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, preoccupazione e minaccia accompagnata da una reazione somatica che mette in allarme il corpo. É difficile dire quanto dura l’ansia, poiché i momenti di inizio e fine sono difficili da definire nel tempo.

Molte volte, avvertendo questa emozione, ti sarai chiesto "perché ho l’ansia?” e forse avrai anche provato a combatterla.  In realtà l’ansia è una risposta normale e innata, caratterizzata da un aumento della vigilanza e dell’attenzione che ha come obiettivo il prepararci ad affrontare un pericolo percepito.

La definizione di ansia e paura è spesso confusa. Infatti, le due emozioni sono diverse per alcuni aspetti peculiari, ma hanno anche delle similitudini. 

La paura:

  • si attiva quando ci troviamo di fronte ad un pericolo e cessa nel momento in cui il pericolo si allontana;
  • è più immediata;
  • la condividiamo con quasi tutti gli animali.

L’ansia:

  • cresce gradualmente;
  • perdura per un periodo più prolungato e l’esordio e la fine sono meno netti;
  • è relativa a una minaccia ipotetica e futura;
  • è tipicamente umana, poiché per provarla è necessario un sistema cognitivo più complesso.

Entrambe le emozioni rivestono un ruolo adattivo: mentre la paura ci permette di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare o fuggire da una minaccia imminente, essere in ansia, a patto che non diventi disfunzionale, ci aiuta ad individuare minacce future e a premunirci contro di esse.  

Come riconoscere un attacco d’ansia

Il termine “attacco d’ansia” non è presente nei manuali diagnostici, e pertanto è utilizzato comunemente dai non professionisti per indicare situazioni di forte ansia, anche molto diverse tra loro. Il comune denominatore è che l’ansia ha dei sintomi fisici e mentali, con caratteristiche ricorrenti. 

Dunque, come capire se si soffre di ansia? Tra tutte le manifestazioni dell’ansia le più frequenti sono:

  • tensione;
  • timore;
  • angoscia;
  • apprensione;
  • panico;
  • preoccupazione di tipo ansioso. 
Alexander Dummer - Pexels

Per quanto riguarda i pensieri è molto comune pensare, ad esempio:

  • “farò una figuraccia”;
  • “non sarò all’altezza”;
  • “mi sentirò male”.

Soffrire di ansia inoltre può incidere su un’adeguata igiene del sonno, su una corretta alimentazione o portare all’abuso di sostanze. Inoltre può influire sul comportamento della persona provocando l’evitamento delle situazioni temute, l’isolamento sociale, un calo del rendimento scolastico o lavorativo e la perdita di autonomia.

I sintomi dell’ansia

I disturbi d’ansia hanno dei sintomi ascrivibili alle componenti:

  • cognitiva;
  • emotiva;
  • fisiologica;
  • comportamentale. 

La specificità individuale riguarda l’intensità, la durata e la frequenza di tali sintomi che causano disagio alla persona che li sperimenta. 

Ansia: sintomi psicologici e cognitivi

Come riconoscere l’ansia? Tra i sintomi dell’ansia possiamo trovare:

  • la tendenza a interpretare un’attivazione emotiva come segnale di pericolo (questo trasforma l’ansia adattiva in un vero e proprio disturbo);
  • l’evitamento, sia a livello mentale che comportamentale, di eventi ansiogeni, che comporta la riduzione dell’esplorazione dell’ambiente e la costante attenzione selettiva verso stimoli considerati pericolosi;
  • il rimuginio, ossia la forma che assume l’ansia nel discorso mentale interno: quell’attività di pensiero caratterizzata dal fare previsioni ansiose e avere timori di possibili futuri eventi negativi;
  • la sensazione di avere la mente confusa, di vuoto mentale, maggiore distraibilità, difficoltà nel mantenere la concentrazione;
  • deficit mnemonici. 

Ansia: sintomi fisici

Gli attacchi d’ansia provocano anche sintomi fisici e sintomi psicosomatici (che nei casi più estremi diventano veri e propri “dolori da ansia”), riconducibili ad una reazione di allarme che evolutivamente aveva come scopo quello di combattere o fuggire. Questi sintomi sono: 

  • tensione e tremori;
  • vampate di calore;
  • nausea e dolori intestinali;
  • vertigini o sensazioni di stordimento;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • sensazione di soffocamento;
  • respiro affannoso e sudorazione;
  • sentirsi impauriti;
  • derealizzazione e depersonalizzazione.

Quali sono le cause dell’ansia?

L’ansia ha varie cause e, indubbiamente, ci sono dei fattori di vulnerabilità (cioè condizioni di particolare suscettibilità e predisposizione ad andare incontro a stati di sofferenza) che potrebbero favorire l’esacerbarsi di un disturbo d’ansia. 

Vi può essere una vulnerabilità genetica, ma i disturbi da ansia possono essere causati anche dall’influenza: 

  • dell’ambiente familiare di sviluppo e apprendimento;
  • delle esperienze di vita (se, ad esempio, una persona ha poca esperienza di rapporti sessuali, potrà provare ansia da prestazione sessuale); 
  • delle caratteristiche temperamentali;
  • dei fattori sociali come il momento storico (pensiamo alla paura della morte provocata ad esempio dall’esperienza pandemica), l’ambiente sociale e l’educazione ricevuta. 
Andrea Piacquadio - Pexels

Stress e ansia

Situazioni particolarmente stressanti possono dar luogo a problemi di ansia, come una malattia cronica, stress al lavoro o l’aver vissuto un evento traumatico.


Inoltre per chi sperimenta già sintomi d’ansia, uno stress aggiuntivo, anche legato a eventi generalmente considerati positivi come il matrimonio o una nascita, può far sopraggiungere delle crisi d’ansia.


Quando l’ansia diventa un problema clinico?

L’ansia in psicologia, si definisce fisiologica e funzionale quando ci prepara ad affrontare in maniera adattiva una situazione difficile. Mentre può definirsi patologica e disfunzionale quando:

  • diviene persistente e intensa;
  • interferisce con la prestazione;
  • si associa a eventi neutri non realmente pericolosi. 

L’ansia patologica ha dei sintomi che rivelano quanto i disturbi d’ansia siano differenti l’uno dall’altro, sia per la tipologia di oggetti o di situazioni temute che per i comportamenti di evitamento della minaccia. 

Dal punto di vista cognitivo, le persone che presentano disturbi d’ansia tendono ad avere credenze e idee tipiche, come ad esempio: 

  • il pensiero catastrofico, ossia la tendenza a prevedere conseguenze negative e a concepire il pericolo come inevitabile e irreparabile;
  • l’intolleranza all’incertezza, quella tendenza a pensare di non poter sopportare il non conoscere perfettamente tutti i possibili scenari ed eventi futuri e non sopportare il dubbio che ve ne possano essere alcuni negativi (nei casi più estremi, il senso di impotenza di fronte all’incertezza, ad esempio, può portare a una vera e propria depressione reattiva);
  • la mania di controllo, cioè la continua ricerca di certezza assoluta che possa impedire che si avverino le possibilità negative; 
  • l’autovalutazione negativa, cioè la tendenza a valutare negativamente le proprie capacità pratiche che provoca, in alcuni casi, anche la rabbia per la mancanza di autocontrollo emotivo.

Tipi di ansia di interesse clinico

I più comuni tipi di disturbi d’ansia sono:

  • il disturbo d’ansia sociale, caratterizzato da ansia forte relativa a una o più situazioni sociali in cui l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri e teme di mostrarsi imbarazzato, apparire ridicolo e incapace (di frequente la manifestazione dell’ansia in adolescenza è proprio di tipo sociale); 
  • il disturbo di panico: consiste in crisi di ansia con ricorrenti attacchi di panico inaspettati. Gli attacchi di panico sono caratterizzati da attacchi di ansia improvvisi e intensi che si manifestano in assenza di un reale pericolo. I sintomi di questa ansia molto forte sono somatici e cognitivi, raggiungono rapidamente l’apice e rapidamente terminano. Il disturbo di panico frequentemente si associa ad altri disturbi d’ansia, a depressione maggiore, a disturbi da uso di sostanze o di personalità, come il disturbo borderline di personalità
  • l’agorafobia cioè l’ansia marcata che si genera nel trovarsi da soli in luoghi o situazioni in cui sarebbe “incauto” stare male, perchè potrebbe non essere immediatamente disponibile un aiuto;
  • la fobia specifica è l’ansia estrema per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia, ma che la persona vive come tale. Le persone che presentano fobie sono consapevoli dell’irrazionalità della propria paura, ma non riescono a controllarla;
  • il disturbo d’ansia generalizzata si caratterizza per uno stato ansioso costante, che determina preoccupazioni sproporzionate in diversi ambiti di vita. Questi disturbi d’ansia non sono determinati da una situazione o uno stimolo specifico, ma estesi a diversi ambiti della propria vita. 

Quali sono i rimedi per l’ansia?

Quando l’ansia diviene incontrollabile e provoca un forte disagio, occorre intraprendere un percorso psicoterapeutico professionale. Per curare l’ansia è ampiamente impiegato anche il trattamento farmacologico, che ha come obiettivo tenere sotto controllo i sintomi. 

L’ansia, soprattutto quando non raggiunge livelli estremi tipici di un vero e proprio disturbo d’ansia, può essere gestita con tecniche di rilassamento come il training autogeno, il rilassamento muscolare di Jacobson o altre tecniche di gestione come la respirazione diaframmatica

Anche i protocolli che si basano sulla mindfulness si sono dimostrati una efficace terapia per la gestione dell’ansia. 

Vlada Karpovich - Pexels

Terapie psicologiche per l’ansia

Come curare l’ansia con la psicoterapia? Gli psicologi online di Unobravo, ad esempio, hanno diverse specializzazioni, tra cui quelle più adatte a curare gli attacchi di ansia attraverso le tecniche di specifici approcci psicoterapici.


Lo scopo generale è aiutare la persona ad assumere un atteggiamento attivo nella cura dell’ansia, al pari di altri problemi affrontati nel corso della propria vita. Sarà importante che il locus of control del paziente si sposti dall’esterno all’interno, in modo che egli possa imparare a contare sulle proprie capacità e risorse personali per comprendere da cosa nasce la sua ansia e come gestirla.

Nel panorama della psicoterapia dell’ansia, la psicoterapia Cognitivo-Comportamentale ha mostrato elevati tassi di efficacia e si è affermata nella comunità scientifica come la terapia di prima scelta nella cura dell’ansia e dei suoi disturbi. 

All’interno di tale approccio si distinguono due filoni principali volti alla cura psicologica dell’ansia: 

  • la terapia cognitiva standard;
  • la terapia metacognitiva. 

La terapia Cognitiva Comportamentale Standard

Interviene aiutando i pazienti a incrementare la loro capacità di tollerare, affrontare e accettare le loro difficoltà e a comprendere la loro modalità di funzionamento mentale alla luce della loro personale storia di vita. 

L’intervento differisce in base al disturbo, ma vi sono alcuni elementi comuni come:

  • la psico-educazione, ossia il fornire ai pazienti informazioni circa la natura dell’ansia, incrementando così la loro comprensione dell’emozione e dei suoi meccanismi; 
  • il lavoro sui pensieri automatici negativi e sulle credenze relative a se stessi, che aiuta a comprendere perché viene l’ansia.

La terapia metacognitiva (MCT) 

Gestire l’ansia con questo trattamento significa svolgere una terapia che si focalizza sui fattori che contribuiscono allo sviluppo del disturbo d’ansia, come per esempio il rimuginìo e la ruminazione, al fine di far riflettere la persona:

  • sulle credenze negative e positive che hanno tali fattori;
  • su alcuni aspetti comportamentali che possono causare gli stati di ansia.

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