Ansia

Agorafobia: la paura degli spazi aperti

Agorafobia: la paura degli spazi aperti
Agorafobia: la paura degli spazi apertilogo-unobravo
Ludovica Andreoni
Redazione
Psicoterapeuta a orientamento Cognitivo-Comportamentale
Unobravo
Pubblicato il
15.7.2022

L’agorafobia è la paura degli spazi aperti. Si tratta quindi di un disturbo ansioso di natura fobica, descritto per la prima volta nel 1871 dal neurologo Carl Westphal. Perché si soffre di agorafobia? Come si manifesta? Come aiutare una persona che soffre di agorafobia? Si può guarire? Rispondiamo a tutte queste domande nel nostro approfondimento.

Agorafobia: significato

Che significa agorafobia e qual è l’esatto significato psicologico del termine agorafobico? La parola agorafobia deriva dal greco αγορά (piazza) e φοβία (paura): stando alla sua etimologia, agorafobia significa quindi "paura della piazza" e degli spazi aperti

A prima vista l’agorafobia ci appare il contrario della claustrofobia, parola che unisce il termine latino claustrum (chiusura) a quello greco φοβία (paura) e letteralmente significa “paura degli spazi chiusi”. Claustrofobia e agorafobia non sono poi così diverse, e hanno a che fare entrambe con l’ansia e la paura di perdere il controllo. Ma quindi cos’è l’agorafobia?

Secondo da definizione dell’American Psychological Association (2000), l’agorafobia è:

“ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico o di sintomi tipo panico (per esempio la paura di poter avere un improvviso attacco di capogiri o di diarrea)”.

Agorafobia e attacchi di panico

La psichiatria ha da sempre legato il panico all'agorafobia, ossia la paura degli spazi grandi e aperti e il timore di avere il panico in questi luoghi. Si stima infatti che l’agorafobia sia presente nel 50% delle persone che soffrono di Disturbo da Attacchi di Panico.

Nel DSM 5 l’agorafobia ha trovato tuttavia una sua autonomia diagnostica, e non è più una sottocategoria del Disturbo da Attacchi di  Panico come era nel DSM-IV. Questo è accaduto perché si è compreso che la paura dei luoghi aperti può essere presente indipendentemente dagli attacchi di panico.

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Demofobia e agorafobia

Che differenza c’è tra demofobia e agorafobia? Mentre quest’ultima indica la paura degli spazi aperti, la demofobia è la paura della folla o dei luoghi affollati. È possibile che tra le due fobie ci siano delle sovrapposizioni, come ad esempio la paura del giudizio degli altri in relazione alla possibilità di star male in pubblico.

Sindrome della capanna e agorafobia

La sindrome della capanna è una condizione psicologica in cui si sono trovate molte persone nel corso della pandemia da Covid-19 ed indica il disagio provato nell’uscire di casa dopo il periodo di lockdown. Questa sindrome (ancora non riconosciuta dai manuali ufficiali), nata col coronavirus, è diversa dall’agorafobia. Mentre una persona agorafobica potrebbe trovarsi a sperimentare attacchi d'ansia e a non voler uscire di casa per paura di stare male in spazi grandi e vuoti, chi vive la sindrome della capanna considera la propria casa l’unico luogo protetto dalla minaccia del virus.

agorafobia esperienze
Hanson Lu - Unsplash

Agorafobia: i sintomi principali

Uno tra gli elementi che permette di identificare l’agorafobia è la paura della possibilità di star male in alcuni luoghi, che vedremo tra poco. Tra i sintomi principali si individuano la paura intensa e/o ansia che determina:

  • aumento della frequenza cardiaca;
  • eccessiva sudorazione;
  • aumento della frequenza respiratoria;
  • vertigini;
  • paura di perdere il controllo;
  • paura di morire;
  • attacchi di panico.

Per individuare la presenza di questi sintomi e fare diagnosi di Disturbo di Panico e Agorafobia, anche i test possono aiutare (come la Panic and Agoraphobia Scale).

Quali sono i luoghi temuti?

Tra i luoghi in cui può capitare che si presenti l’agorafobia, i più comuni sono:

  • i supermercati
  • le discoteche
  • i luoghi affollati
  • gli eventi pubblici
  • i mezzi di trasporto pubblici
  • aspettare in coda e in fila.

La persona tende a evitare queste situazioni, traendone al momento effetti positivi. Spesso la persona agorafobica accetta di recarsi in questi luoghi solo in presenza di un accompagnatore. Nei casi di agorafobia grave, l’evitamento dei luoghi temuti si traduce nel rimanere completamente chiusi in casa.

Agorafobia: cause scatenanti

Vediamo quali sono le cause dell’agorafobia. Secondo Mancini e colleghi (2011) i fattori che rendono la persona vulnerabile all’agorafobia e al disturbo di panico sono:

  • La credenza radicata della propria fragilità psichica, molto comune in persone che hanno un familiare affetto da un disturbo mentale;
  • La convinzione che “bisogna avere sempre il pieno controllo di se stessi”, presente ad esempio in chi ha avuto un’infanzia in cui ha dovuto prendersi cura di un proprio genitore;
  • La paura per le proprie sensazioni fisiche, ritenute sintomo di una definitiva perdita di controllo di sé;
  • L’incapacità di normalizzare i momenti in cui fisiologicamente il senso di sé si riduce;
  • La tendenza alla dissociazione come meccanismo di difesa (presente in persone che hanno subito traumi ripetuti e con stile di attaccamento disorganizzato), alla depersonalizzazione o a provare sensazioni di indebolimento del senso di sé.

Il circolo vizioso dell'agorafobia

Si tratta di uno dei più importanti fattori di mantenimento dell’agorafobia. La paura dei grandi spazi porta a evitare le situazioni temute. In effetti in questo modo l’ansia inizialmente diminuisce, ma a lungo termine peggiora.  

Ogni volta che si scappa dalla situazione o la si evita, infatti, diminuisce la fiducia in se stessi e diventa più forte il bisogno di andarsene o di evitare anche la volta successiva. In questo modo le situazioni che si desidera evitare diventano sempre più numerose. Il rischio è che il soggetto agorafobico non esca di casa se non accompagnato.

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Agorafobia: come superarla

Come curare l’agorafobia? Se non trattata l’agorafobia diventa cronica e persistente, e per questo motivo non è consigliato curarsi da soli. Inoltre ricordiamo che per superare definitivamente l’agorafobia non esistono rimedi veloci o esercizi, se non quelli che possono dare un sollievo nella gestione dei sintomi (ad esempio la tecnica del respiro lento). Ciò nonostante, vincere l’agorafobia è possibile.

Con il supporto di uno psicologo, come uno psicologo online Unobravo, si può imparare a riconoscere i meccanismi che mantengono la paura degli spazi aperti e comprendere come superarla. Uno degli approcci maggiormente efficaci per il trattamento dell’agorafobia è la terapia cognitivo comportamentale, che ruota intorno ad alcuni pilastri fondamentali:

  • l'esposizione;
  • la ristrutturazione cognitiva;
  • le tecniche di rilassamento.

Queste tecniche sono utili non solo per superare l’agorafobia, ma anche in molte altre situazioni in cui c'è ansia, come nella tripofobia o nella megalofobia. Tale approccio si fonda sulla premessa che fronteggiare le situazioni fobiche significa affrontarle, perché solo così è possibile valutarle e superarle con la tecnica e l'approccio terapeutico. 

Non va escluso il possibile ricorso ai farmaci per curare l’agorafobia, come gli antidepressivi SSRI (come fluoxetina, paroxetina e citalopram). L’utilizzo dei farmaci va attentamente valutato caso per caso, in quanto può diventare un altro dei “comportamenti protettivi” che mantengono in vita la paura degli spazi aperti. In ogni caso la scelta del trattamento farmacologico deve sempre essere concordata con lo psichiatra.

come superare la paura degli spazi aperti
Olia Nayda - Unsplash

L’esposizione

Possiamo definire l'esposizione: “imparare a evitare di evitare”, il che comporta la riduzione dei comportamenti di evitamento delle situazioni temute. Si tratta di stabilire un programma con più obiettivi consistenti in prove, che andranno affrontate gradualmente. Ad esempio, in caso di fobia degli spazi aperti, come può essere una piazza, si può chiedere alla persona di percorrerla prima in immaginazione, poi dal vivo. Oggi è possibile anche l’utilizzo della realtà virtuale, che consente di riprodurre situazioni fobiche in ambiente controllato con il supporto dello psicoterapeuta.

La respirazione lenta

Il controllo della respirazione viene insegnato poiché una lenta respirazione contribuisce a controllare l'attacco di panico. Si è infatti notato che una iperventilazione è in grado di scatenare il panico a causa dell'abbassamento del livello di anidride carbonica nel sangue con contestuale aumento del pH. Questa situazione provoca un senso di mancanza di aria e tachicardia.

La ristrutturazione cognitiva

Attraverso la ristrutturazione cognitiva la persona può imparare a:

  • riconoscere quando il pensiero è distorto;
  • mettere in discussione il pensiero distorto;
  • modificare il comportamento.

Il compito dello psicoterapeuta  è quello di accompagnare il paziente in un percorso graduale di riduzione degli evitamenti, aiutandolo nel recupero delle proprie capacità e facendolo diventare terapeuta di se stesso”. 

 

‍Film e libri sull’agorafobia

Per conoscere meglio l’agorafobia, le testimonianze che provengono da film e libri possono essere un utile strumento. Ecco una breve lista di film e libri sull’agorafobia:

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