La vita di ogni giorno può portarci a sperimentare situazioni in cui ci ritroviamo immersi nella folla: può trattarsi del tragitto quotidiano che compiamo per andare al lavoro con i mezzi pubblici (come metropolitane o autobus), o di quando decidiamo di andare a fare spese in un centro commerciale molto frequentato.
Possiamo poi ritrovarci in mezzo a una moltitudine di persone in caso di grandi eventi come un concerto o una partita allo stadio, quando siamo in viaggio, andiamo a vedere un film al cinema o partecipiamo a un evento nella piazza della nostra città.
Per alcune persone, trovarsi tra altre persone è del tutto normale; per altre, invece, situazioni come queste possono causare un forte disagio, tanto grande da diventare una vera e propria fobia della folla. Come si chiama la paura di stare in mezzo alla gente e in cosa consiste nello specifico?

Demofobia: significato
Che significato dare alla paura della folla? La fobia di stare in mezzo alla folla è definita demofobia. La sua etimologia deriva dal greco demos (popolo) e phobos (paura).
Ma cos’è la demofobia esattamente? Si tratta di una paura che possiamo trovare di frequente in persone con disturbo da panico, agorafobia o altri disturbi d’ansia. È possibile anche trovare la paura della folla insieme a quella della contaminazione, come può accadere nel caso di ansia da Covid o disturbo ossessivo compulsivo.
Il termine demofobia ha anche dei sinonimi: enoclofobia e oclofobia, la cui etimologia è quella che a livello letterale si traduce proprio con paura della folla (da ochlos “folla”). L’unica differenza tra oclofobia e demofobia è infatti la traduzione letterale, ma il significato resta invariato.
Indipendentemente da come si chiama la paura della folla, la persona con demofobia sperimenta molti dei sintomi che ricorrono anche in altri tipi di fobie e su cui è possibile intervenire anche con un lavoro psicologico, per evitare conseguenze dannose per la salute mentale. Vediamo meglio i sintomi della demofobia.
Demofobia come forma di fobia specifica
Nel DSM-5-TR, la paura intensa della folla può essere inquadrata tra le fobie specifiche di tipo situazionale. Questo significa che la paura è legata in modo preciso a una situazione: trovarsi in mezzo a una folla o in luoghi molto affollati.
Per parlare di fobia specifica, la paura della folla deve essere:
- Sproporzionata rispetto al pericolo reale: la persona percepisce la folla come molto più minacciosa di quanto non sia.
- Persistente: il timore si ripresenta nel tempo, non è un episodio isolato legato a una giornata “no”.
- Difficile da controllare: anche riconoscendo che la paura è eccessiva, la persona non riesce a "farsela passare" con la sola forza di volontà.
- Associata a evitamento o forte disagio: la persona evita sistematicamente le folle o le affronta con intensa sofferenza.
- Compromettente per la vita quotidiana: lavoro, studio, relazioni o tempo libero risultano limitati proprio a causa della paura della folla.
Paura della folla: i sintomi
La persona che ha paura della folla può avere sintomi fisici e psicologici. Anche se non sono stati sviluppati test specifici sull’enoclofobia, possono essere adoperati altri test per l'ansia come la Panic Disorder Severity Scale (PDSS), utilizzata anche nella diagnosi di agorafobia.
Tra i sintomi sperimentati dalle persone che hanno paura della folla ricordiamo:
- nausea e vertigini
- tremore da ansia
- tachicardia e tensione muscolare
- possibili attacchi di panico
- mal di stomaco e sudorazione
- emozioni di tristezza e rabbia
- paura di morire.
Come accade in altri disturbi fobici, il comportamento più frequente assunto da una persona con demofobia è quello dell’evitamento, un meccanismo di difesa che porta a sfuggire le situazioni in cui è possibile ritrovarsi in mezzo a grandi folle.
Differenza tra demofobia e agorafobia
L’agorafobia è la paura degli spazi aperti ma, nell’agorafobia, a differenza della demofobia, non è la paura di stare in mezzo alla folla a scatenare la reazione fobica, quanto l’ansia che deriva dal pensiero di trovarsi a vivere una situazione da cui è difficile allontanarsi e per cui, in caso di attacchi d’ansia, non si trova l’aiuto di cui si ha bisogno o si teme il giudizio altrui.
Entrambe le fobie possono però sovrapporsi e, se troviamo presenti in contemporanea la paura di folle e “luoghi dove non puoi scappare”, la demofobia dovrebbe essere considerata un sintomo specifico dell’agorafobia.
Ma dietro la demofobia possono nascondersi anche altre ragioni. Avere paura della folla può assumere il significato del timore del giudizio altrui, ad esempio quando si deve tenere un discorso davanti a un grande pubblico. In questi casi possiamo ricondurre pensieri come “la folla mi fa paura” a una delle possibili manifestazioni dell’ansia sociale.

Sintomi fisici della paura della folla
Quando una persona con demofobia si trova, o pensa di trovarsi, in mezzo a una folla, il corpo può reagire come se fosse in pericolo imminente.
Tra i sintomi fisici più frequenti troviamo:
- Tachicardia e palpitazioni: il cuore batte molto forte o molto veloce.
- Tachipnea o dispnea: respiro accelerato o sensazione di “non avere abbastanza aria”.
- Secchezza delle fauci: difficoltà a deglutire, bocca asciutta.
- Vertigini o testa leggera: sensazione di svenimento imminente.
- Sudorazione intensa e brividi: anche in ambienti non particolarmente caldi.
- Tensione muscolare e tremori: il corpo è in costante stato di allerta.
- Disturbi gastrointestinali: nausea, crampi allo stomaco, bisogno urgente di andare in bagno.
Questi sintomi possono comparire prima dell’esposizione (solo al pensiero della folla), durante la permanenza in luoghi affollati e, talvolta, dopo, quando il corpo si sta lentamente calmando.
Sintomi emotivi e comportamentali
Oltre alle reazioni fisiche, la demofobia coinvolge in modo intenso anche emozioni e comportamenti.
Tra i sintomi emotivi possono comparire:
- Paura intensa o terrore all’idea di essere circondati da molte persone.
- Rabbia o irritabilità verso chi “costringe” a stare in mezzo alla folla.
- Tristezza, frustrazione o senso di impotenza per i limiti che la fobia impone.
- Vergogna per le proprie reazioni, con timore di essere giudicati deboli o esagerati.
- Pianto improvviso come valvola di sfogo della tensione accumulata.
Sul piano comportamentale sono frequenti:
- Fuga rapida da luoghi affollati non appena l’ansia aumenta.
- Evitamento sistematico di mezzi pubblici, eventi, centri commerciali, code.
- Richiesta costante di accompagnamento a persone percepite come “sicure”.
- Isolamento progressivo: riduzione delle uscite e delle occasioni sociali per non rischiare di incontrare folle.
Questi comportamenti, pur avendo lo scopo di proteggere dall’ansia, possono mantenere e rafforzare la paura della folla nel tempo.
Cosa può succedere prima, durante e dopo l'esposizione a una folla
Nella demofobia, la paura della folla non si manifesta solo nel momento in cui ci si trova fisicamente in mezzo a tante persone, ma segue spesso un ciclo.
Prima dell’esposizione possono comparire:
- Anticipazione ansiosa: giorni o ore prima, la mente immagina scenari catastrofici.
- Controllo eccessivo di orari, percorsi, vie di fuga.
Durante la permanenza nella folla:
- I sintomi fisici ed emotivi aumentano rapidamente.
- La persona può concentrarsi solo su come uscire o su cosa potrebbe andare storto.
Dopo l’episodio:
- Può emergere stanchezza intensa, come dopo uno sforzo fisico.
- Spesso compaiono autocritica e vergogna (“non avrei dovuto reagire così”).
- Si rafforza l’idea che sia meglio evitare del tutto situazioni simili in futuro.
Riconoscere questo ciclo può essere un primo passo per intervenire in modo mirato sulla paura della folla.
Demofobia: le cause
Come accennato, è possibile ricondurre la fobia di stare nella folla a diverse cause. In molti casi la demofobia è un sintomo secondario ad altre problematiche e spesso si tratta di disturbi d’ansia.
All’origine possono esserci esperienze traumatiche che la persona ha vissuto e che hanno scatenato il timore di “essere schiacciata” da una folla agitata o fuori controllo (pensiamo a una manifestazione di piazza, a un concerto o a un evento allo stadio).
La fobia della folla può derivare infatti da un’esperienza di ansia sperimentata in mezzo ad altra gente (pensiamo per esempio a un attacco di panico), che può far emergere la paura di perdere il controllo oppure quella di svelare le proprie fragilità agli altri.
L’esperienza collettiva del coronavirus, inoltre, in alcuni casi ha reso vulnerabili alla demofobia anche persone che hanno sperimentato l’ansia da COVID-19, portandole a evitare quelli che, nei periodi più intensi della pandemia, sono stati definiti assembramenti.
Traumi e esperienze negative in mezzo alla folla
In molti casi, la demofobia può essere collegata a esperienze negative vissute in contesti affollati. Non sempre si tratta di eventi estremi, ma di situazioni che, per quella persona, sono state vissute come molto minacciose.
Alcuni esempi possono essere:
- Schiacciamenti o spinte durante concerti, manifestazioni o eventi sportivi.
- Panico collettivo in cui la folla si muove in modo disordinato e incontrollabile.
- Difficoltà a uscire da un luogo affollato, con la sensazione di essere intrappolati.
- Perdita temporanea di orientamento o separazione da persone di riferimento in mezzo alla folla.
Anche l’aver assistito (dal vivo o tramite immagini) a episodi di incidenti in grandi folle può contribuire a creare un’associazione forte tra folla e pericolo, che nel tempo può trasformarsi in una vera e propria paura della folla.
Attacchi di panico e ansia da contagio
Un’altra possibile origine della demofobia è l’aver vissuto un attacco di panico in mezzo alla folla. Se il primo episodio di panico avviene in un luogo affollato, la mente può collegare automaticamente quella situazione al rischio di “impazzire”, svenire o perdere il controllo davanti a tutti.
In questi casi, la persona può iniziare a pensare:
- "Se torno in un posto affollato, mi succederà di nuovo".
- "In mezzo alla folla nessuno potrà aiutarmi".
L’esperienza della pandemia da Covid-19 ha inoltre rafforzato, in alcune persone, l’idea che folla = contagio. La paura di ammalarsi o di far ammalare i propri cari può aver reso ancora più difficile tollerare luoghi affollati, alimentando o riattivando la paura della folla anche dopo la fine delle restrizioni più rigide.
Come superare la demofobia
Come si cura la demofobia? In certi casi, per imparare come affrontare la paura della folla, può essere necessario rivolgersi alla psicologia e richiedere l’aiuto di un esperto, come uno psicologo online Unobravo.
Se non opportunamente gestita e trattata, la demofobia può diventare persistente e, in alcuni casi, portare a sperimentare condizioni di isolamento volontario (pensiamo alla paura della folla nei bambini o negli adolescenti, che corrono il rischio di evitare qualsiasi occasione di condivisione degli spazi quali aule scolastiche, centri sportivi o giardini urbani).
Uno degli approcci psicoterapeutici d’elezione per trattare la paura irrazionale della folla è la terapia cognitivo comportamentale, che utilizza le tecniche di:
- esposizione
- ristrutturazione cognitiva
- rilassamento.
Attraverso l’esposizione graduale, la persona che ha paura della folla può imparare a gestire l’ansia che sperimenta attraverso l’avvicinamento allo stimolo fobico, che la aiuterà pian piano a ridurre l’evitamento delle situazioni che causano questa paura.
Con la ristrutturazione cognitiva, poi, si andrà a intervenire sul riconoscimento dei propri pensieri affinché, passo dopo passo, quelli che mantengono il problema possano essere “sfidati” in favore di una sempre maggiore autonomia di gestione della fobia.
Le tecniche di rilassamento sono poi un utilissimo approccio alla cura della demofobia. Il rilassamento può essere perseguito praticando la respirazione diaframmatica o il rilassamento muscolare progressivo, che il terapeuta stesso potrà insegnare alla persona affinché diventi via via autonoma e possa svolgerli da sola. Molto utili possono essere anche gli esercizi di mindfulness per l’ansia.
Come accade per altre fobie, è fondamentale imparare a riconoscere i segnali del problema, non sottovalutarli e agire in tempo, per evitare che essi, come nel caso della fobia di stare tra la folla, diventino invalidanti e compromettano in modo significativo la vita di chi li sperimenta.
Esempi di esposizione graduale alla folla
Come abbiamo detto, nella cura della demofobia, l’esposizione graduale può aiutare a rimanere in contatto con la paura della folla senza esserne travolti. Il percorso viene costruito insieme al terapeuta, rispettando i tempi della persona.
Un possibile esempio di progressione può includere:
- Esporsi a immagini o video di folle per brevi periodi, osservando le reazioni del corpo.
- Recarsi in luoghi moderatamente affollati (es. supermercato in orari tranquilli) restando pochi minuti e poi aumentando gradualmente il tempo.
- Usare mezzi pubblici in fasce orarie meno affollate, sedendosi vicino alle uscite per sentirsi più sicuri.
- Partecipare a piccoli eventi (es. mercatini, feste di quartiere) prima di affrontare contesti più intensi.
- Arrivare progressivamente a situazioni molto affollate, come concerti o stadi, solo quando i passi precedenti risultano gestibili.
L’obiettivo non è “forzarsi”, ma imparare che la folla può essere tollerata e che l’ansia, se non si fugge subito, tende a diminuire.
Ristrutturazione cognitiva: lavorare sui pensieri disfunzionali
Nella demofobia, la paura della folla può essere alimentata da pensieri catastrofici che si attivano automaticamente. La ristrutturazione cognitiva può aiutare a riconoscerli e a sostituirli con alternative più realistiche.
Alcuni pensieri tipici possono essere:
- "Se c’è tanta gente non riuscirò a scappare" → si lavora per individuare vie d’uscita reali e ricordare episodi in cui si è riusciti ad allontanarsi.
- "Se mi sento male nessuno mi aiuterà" → si esplorano situazioni in cui qualcuno ha offerto aiuto o in cui sono presenti servizi di sicurezza.
- "In mezzo alla folla perderò il controllo e farò una figuraccia" → si distingue tra sensazione di perdere il controllo e perdita reale del controllo, valutando quanto gli altri siano davvero concentrati su di noi.
In terapia, questi pensieri possono essere messi alla prova con domande, esempi concreti ed esperimenti comportamentali, per contribuire a ridurre il potere che hanno sulla paura della folla.
Strategie pratiche immediate in mezzo alla folla
Oltre al lavoro psicoterapeutico, alcune strategie pratiche possono aiutare a gestire la paura della folla nelle situazioni quotidiane.
Alcuni strumenti utili sono:
- Respirazione diaframmatica discreta: inspirare lentamente dal naso contando fino a 4, espirare dalla bocca contando fino a 6, concentrandosi sul movimento dell’addome. Può essere fatta in metro, in autobus o in coda.
- Grounding sensoriale: portare l’attenzione a 5 cose che si vedono, 4 che si possono toccare, 3 che si sentono, 2 che si annusano, 1 che si può gustare. Aiuta a spostare il focus dai pensieri catastrofici al momento presente.
- Piccoli compiti di esposizione quotidiana: ad esempio, restare qualche minuto in un luogo un po’ affollato prima di allontanarsi, segnando su un diario il livello di ansia prima, durante e dopo.
Usate con continuità e integrate nel percorso terapeutico, queste strategie possono rendere più gestibile la paura della folla e contribuire a ridurre l’evitamento.
Iniziare a stare meglio può essere possibile
Se ti riconosci nella paura della folla e senti che sta limitando la tua vita, non sei “esagerato” né solo: stai affrontando qualcosa di reale, che merita ascolto e supporto. Con l’aiuto di uno psicologo o una psicologa Unobravo puoi lavorare in modo graduale su ansia, evitamento e pensieri che alimentano la demofobia, imparando strategie concrete che possono aiutarti a vivere con più libertà le situazioni che oggi ti spaventano. Se senti che è il momento di fare un passo verso il cambiamento, puoi iniziare il questionario per trovare il tuo psicologo online e costruire, insieme a un professionista, un percorso su misura per te.





