Ansia
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L’ansia sociale o fobia sociale

L’ansia sociale o fobia sociale
L’ansia sociale o fobia socialelogo-unobravo
Redazione
Unobravo
Pubblicato il
21.7.2022

Vi racconto la storia di Emma. Emma è da sempre considerata una persona timida. Anche da bambina stava spesso in disparte e aveva pochi amici. Crescendo, ha iniziato a sentire sempre più il peso della sua timidezza. Oggi che è adulta, Emma riferisce di provare spesso paura del giudizio degli altri, paura di fare brutta figura, ansia e imbarazzo quando si trova con i colleghi. 

“Il momento peggiore è durante la pausa pranzo: sento addosso gli occhi di tutti e mi sento come un pesce fuor d’acqua. Non so mai cosa dire e quando mi fanno una domanda mi imbarazzo moltissimo, divento tutta rossa e mi sento un’idiota”.

Si tratta di disturbo di ansia sociale (o fobia sociale) che provoca, come leggiamo dal racconto di Emma, l’ansia di stare con le persone, di uscire con gli amici, la paura di essere giudicati male e, in generale, il sentirsi a disagio con le persone.

Quella di Emma è una delle tante testimonianze di fobia sociale. Ma a cosa è dovuta l’ansia sociale? Come capire se si soffre di ansia sociale e cosa fare per affrontarla? Proviamo ad approfondire il significato di ansia sociale, i sintomi e scopriamo alcuni esercizi per superare la fobia sociale. 

Che cos’è l’ansia sociale?

Possiamo dare all’ansia sociale la definizione di disturbo psicologico (in particolare un disturbo d’ansia) che si manifesta in relazione all’esposizione a situazioni interpersonali o di prestazione in pubblico. La fobia sociale è caratterizzata da:

  • un’intensa paura di affrontare le situazioni in cui si è esposti al giudizio degli altri
  • la paura di non essere all’altezza
  • la tendenza a valutare se stessi in maniera negativa per il fatto di provare dei sintomi durante le situazioni temute.

I criteri del disturbo d’ansia sociale, secondo il DSM -5, sono:

  • paura o ansia marcate legate al possibile giudizio degli altri
  • senso di umiliazione e imbarazzo: l’individuo teme che manifesterà sintomi di ansia che saranno valutati negativamente e porteranno al rifiuto o risulteranno offensivi per gli altri (ansia da prestazione sociale)
  • timore di affrontare le situazioni sociali, che può provocare insicurezza, paura o attacchi d'ansia
  • l’evitamento o la sopportazione con elevato disagio delle situazioni temute.

All'ansia sociale sperimentata in specifiche situazioni possono poi seguire fobie secondarie. Pensiamo a un bambino con disturbo specifico dell'apprendimento e difficoltà di lettura. In contesti come la scuola, dove è richiesta la lettura di brani ad alta voce, quel bambino potrebbe sentirsi esposto al giudizio altrui e sperimentare forte ansia alla vista delle parole scritte, soprattutto quelle più difficili da decodificare. Quel bambino è possibile non solo che sviluppi ansia sociale, ma anche una fobia delle parole lunghe.

I sintomi dell’ansia sociale

Il disturbo di ansia sociale ha una serie di sintomi fisici, che possono aiutare a capire se la sensazione che si sta vivendo è timidezza o ansia sociale vera e propria. La timidezza è una caratteristica caratteriale, una peculiarità della persona che tende a essere riservata, poco espansiva e socievole. In alcuni casi, anche una persona timida può sperimentare, di fronte agli altri:

Quando questi sintomi fisici, insieme alla difficoltà nel parlare, l’ansia, il sentirsi a disagio con le persone e una vera e propria fobia di essere giudicati, pregiudicano la vita quotidiana impedendo alla persona di vivere i rapporti interpersonali e le situazioni sociali, allora è probabile che si tratti di fobia sociale. La paura, l’ansia o l’evitamento sociale sono persistenti e durano da 6 mesi o più, causano un disagio clinicamente significativo o la compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. 

ansia sociale adolescenza
Dominika Roseclay - Pexels

L’ansia sociale nei bambini e negli adolescenti

Si può provare ansia sociale a tutte le età. L’ansia sociale nei bambini, ad esempio, si mostra con crisi di pianto o scoppi di collera, immobilizzazione, aggrappamento alla figura dell'adulto o ritiro, oppure impossibilità di parlare durante le interazioni sociali. Gli stessi comportamenti li ritroviamo negli stati di ansia sociale in adolescenza, che scatena anche la paura del giudizio dei propri coetanei e degli adulti. 

Alcune delle conseguenze gravi della fobia sociale in adolescenza possono essere l’uso di alcol o droghe, disordini alimentari, una completa chiusura in se stessi (pensiamo al fenomeno degli Hikikomori, in cui ansia e ritiro sociale sono le immediate manifestazioni del disagio psicologico della persona).

Il ruolo della vergogna nel disturbo d’ansia sociale

La vergogna è un’esperienza comune a tutti ed è un’emozione che si prova quando si crede che la propria immagine sia compromessa e sia oggetto di una valutazione negativa da parte degli altri. Essa svolge un ruolo importante nel disturbo d’ansia sociale. Chi prova vergogna diventa rosso, tende a farsi piccolo e vuole scomparire, si sottrae e evita certe situazioni.

Nella persona che soffre di ansia sociale, però, la vergogna viene vista come una debolezza. In questo caso si ha un problema di metavergogna: ci si vergogna per il fatto stesso di provare questo sentimento e si prova l’ansia di essere giudicati per questo.

Provare vergogna non è sbagliato: solo accettando il rischio di fare brutta figura si potrà imparare a tollerarla e di conseguenza ci si vergognerà di meno.

Ansia sociale: le cause

Le cause della fobia sociale sono da ricercare nelle credenze della persona. Nel corso della sua storia di vita, chi sperimenta la fobia sociale da una parte impara che è importante dare un’immagine favorevole di sé, dall’altra ha una bassa autoefficacia rispetto alla possibilità di riuscirci. A contribuire all’ansia sociale poi sono anche i tratti di personalità e, per alcuni studiosi, anche una certa predisposizione genetica.

Lo studio delle cause dell’ansia sociale è tuttora in corso, e alcuni esperti collegano l'insorgere della fobia sociale grave all’ambiente familiare. Il comportamento di ogni persona è infatti il risultato degli stimoli ricevuti da bambini e, se un genitore sperimenta già l’ansia sociale, potrà essere possibile che anche il figlio segua questa tendenza perché crescerà a sua volta preoccupato del giudizio degli altri, con la conseguenza di sviluppare senso di inadeguatezza e sfiducia in sé.

Ansie sociali: autodiagnosi

Come abbiamo visto, la paura di essere giudicati dagli altri è una delle caratteristiche della persona che soffre di fobia sociale. Ma come si diagnostica l’ansia sociale? Per interpretare i sintomi dell’ansia sociale possiamo svolgere il test della fobia sociale, un test di autovalutazione sviluppato dalla psicologa clinica Carol Glass insieme agli studiosi Larsen, Merluzzi e Biever nel 1982.

Il test dell’ansia sociale di Glass

Come capire se si è affetti da ansia sociale? Il Social Interaction Self-Statement Test (SISST) è stato sviluppato per valutare la risposta a vari stimoli sociali e comprendere meglio i meccanismi dell’ansia sociale. In questo test sul disturbo d’ansia sociale vengono poste una serie di affermazioni (15 positive e 15 negative) che indagano le sensazioni provate dalla persona in situazioni di rapporti sociali. Alcune di queste sono:

  • “Spero di non apparire sciocco”
  • “Entro in ansia se non ho qualcosa da dire”
  • “Sono preoccupato di ciò che la persona può pensare di me”

 La risposta si basa su una scala di entità della sensazione provata, che va da uno a cinque:

  • quasi mai
  • di rado
  • qualche volta
  • spesso 
  • quasi sempre

Anche se il test di autovalutazione di Glass può rappresentare una prima lettura delle nostre reazioni di fronte determinate situazioni, per una diagnosi approfondita e veritiera di un eventuale disturbo da ansia sociale è bene rivolgersi a degli esperti, che hanno gli strumenti giusti per interpretare i nostri comportamenti e possono aiutarci sia nella loro comprensione che nel loro superamento. 


Fobia sociale, depressione e mondo del lavoro 

Quando una persona soffre di ansia sociale, la sua vita è compromessa dalle emozioni di vergogna e paura di essere giudicata, tanto da chiudersi in se stessa o provare ansia anticipatoria. La fobia sociale, infatti, è un disagio che può essere sperimentato ancora prima che l’evento accada. Nei casi più gravi, all’ansia sociale si aggiungono attacchi di panico e depressione.

Pensiamo al mondo del lavoro. Una persona deve trovarsi, ad esempio, a un meeting o deve intervenire sul palco di un convegno. Se soffre di ansia sociale, probabilmente preferirà rinunciare e isolarsi, perdendo la possibilità di instaurare un legame con i colleghi, conoscere altri professionisti, creare o allargare la propria rete di contatti.

La conseguenza sarà il peggioramento della propria qualità di vita, la perdita dell’autostima, un attaccamento troppo forte a pochissime persone. Soprattutto, sarà forte il senso di impotenza. Ecco perchè può insorgere una depressione reattiva all’ansia sociale. Insieme, depressione e ansia sociale contribuiranno a un’ulteriore chiusura verso il mondo esterno.

timidezza patologica fobia sociale disturbo evitante
Samson Katt - Pexels

Differenza tra fobia sociale e disturbo evitante di personalità

Come abbiamo visto, chi soffre di ansia sociale ha paura del giudizio altrui e, di conseguenza, tende a chiudersi in se stesso. Tuttavia, sebbene con fatica, può instaurare delle relazioni sociali. Fobia sociale e disturbo evitante di personalità si differenziano proprio in questo.

Chi soffre di disturbo evitante di personalità non riesce a instaurare alcuna relazione con l’altro, non sarà in grado di leggere le proprie emozioni e tenderà a autoescludersi del tutto, sprofondando in una dolorosa solitudine. Non sarà più la paura del giudizio a ostacolarlo, ma la sensazione di non appartenere al gruppo sociale di riferimento.

Come superare l’ansia sociale

‍È possibile superare la fobia sociale? Per il trattamento del disturbo d’ansia sociale possono essere utili alcuni esercizi “anti vergogna” che si possono svolgere in autonomia:

  • entrare in un negozio, provare vari indumenti e uscire senza avere comprato qualcosa;
  • cantare in mezzo alla strada una canzone che ci piace;
  • uscire vestiti in modo stravagante;
  • portare a guinzaglio il mocio fingendo di portare a spasso il cane.

L’obiettivo di questi esercizi è quello di esporsi alla vergogna e alle critiche altrui per cercare di sconfiggere l’ansia sociale e ridimensionare la paura del giudizio degli altri, cercando di accettare se stessi e il proprio essere. Solo in questo modo si potrà constatare che non c’è nulla di tremendo nel farlo. 

L’idea è imparare a stare con la vergogna e a relativizzare le conseguenze del gesto che la provoca.

Ansia sociale: la cura psicologica

Quando l’ansia sociale condiziona la nostra quotidianità fino al punto di impedirci di vivere una vita serena e superare la paura del giudizio degli altri ci sembra uno sforzo enorme, ci può venire in aiuto la psicologia.

Nello specifico, per trattare la fobia sociale, la terapia cognitivo comportamentale può essere molto indicata: il terapeuta lavorerà insieme al paziente sui meccanismi disfunzionali divenuti automatici, cercando di interpretarli e modificarli ed  esponendolo gradualmente agli stimoli che provocano il disagio.

Un approccio alternativo alla terapia cognitivo comportamentale per la fobia sociale è la terapia breve strategica, che lavora invece sulle convinzioni radicate nel paziente: in questo modo lo stimola a interromperle, cercando di “invertire” la percezione della situazione temuta e mutandola in opportunità di espressione di sé e non di ansia e timore.

Libri sull’ansia sociale

Per approfondire il tema, ecco una breve lista di libri sulla fobia sociale:

Oltre ai libri sull’ansia sociale, ecco qualche consiglio cinematografico, con alcuni film sulla fobia sociale:

  • Nerve, di J. R. Sawyers, che racconta la storia di una giovane psicologa alle prese con Josh, con cui conduce un esperimento sull’ansia sociale attraverso l’esposizione comportamentale per la sua tesi di laurea. 
  • Il favoloso mondo di Amelie, di Jean-Pierre Jeunet, in cui la dolce protagonista, vissuta con genitori apprensivi, cresce con il timore di costruire relazioni profonde e in solitudine e cerca di vivere il contatto umano facendo buone azioni in segreto. 
  • Il discorso del re, di Tom Hooper, in cui si racconta la storia di Giorgio VI d’Inghilterra, del suo senso di inadeguatezza rispetto alla sua posizione sociale e della sua paura di parlare in pubblico.

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