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Difficoltà relazionali, ansia e depressione: le conseguenze di una bassa autostima

Difficoltà relazionali, ansia e depressione: le conseguenze di una bassa autostima
Difficoltà relazionali, ansia e depressione: le conseguenze di una bassa autostimalogo-unobravo
Sara Trovarelli
Unobravo
Psicoterapeuta ad orientamento Analitico Transazionale
Servizio di psicologia online
Pubblicato il
3.5.2021

Bassa autostima: le conseguenze

Senso di solitudine e bassa autostima sono spesso i principali indicatori di un malessere psicologico. Molto spesso risultano essere segnali di allarme alla base, ad esempio, di depressione, distimia, ansia e problemi relazionali come l’isolamento sociale. Ma come dice lo psicologo Erich Fromm “… la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare”.

L’autostima si sviluppa nel corso della nostra vita, fin dai primi interscambi del bambino con le sue figure di accudimento. Le esperienze chiamate di “rispecchiamento positivo”, sono quelle precoci, che molto probabilmente svilupperanno una buona autostima di Sé. Sono quelle esperienze da cui dipende la convinzione di essere importante e degno di amore e quindi la capacità di amare se stessi.

L’autostima è strettamente collegata:

  • al concetto che ognuno ha di se stesso;
  • alle credenze rispetto a ciò che pensiamo di essere o che pensiamo dovremmo essere;
  • all’immagine che pensiamo che gli altri abbiano di noi.

L’uomo è un essere relazionale, per vivere ha bisogno di instaurare relazioni sociali, legami positivi autentici come quelli di amicizia o familiari, che aiutano a farci sentire persone apprezzate, stimate e amate. Questo rafforza il proprio senso di Sé, la propria Identità.


La paura di entrare in relazione con l’altro

Molte persone evitano di mettersi in relazione in modo attivo con gli altri perché, per ogni tentativo di approccio andato male, attribuiscono la causa a fattori esterni e difficilmente controllabili: il loro locus of control è orientato all'esterno.

Queste persone sperimentano:

  • pensieri di inadeguatezza;
  • sensi di colpa;
  • atelofobia;
  • paura di non saper cosa dire o di dire cose sbagliate;
  • ansia;
  • paura di essere rifiutati o abbandonati;
  • paura di essere traditi;
  • paura di non essere all'altezza delle aspettative;
  • paura di essere delusi e non ricambiati.
Helena Lopes - Pexels


Ciò porta le persone ad isolarsi, evitando situazioni di insicurezza in cui c'è la necessità di esporsi agli altri, per “proteggersi”. In questo modo, però, vivono un’esperienza di tristezza e solitudine fatta di sentimenti di sconforto e frustrazione causati dalla mancanza di:

  • relazioni sociali;
  • contatto con l’altro;
  • supporto, confronto e gioco con l’altro.


La solitudine

I meccanismi provocati dalla bassa autostima (il non credere in se stessi e il pensare di non riuscire) provocano l’innescarsi di un circolo vizioso autoperpetuante (ne è un esempio la così detta sindrome di Cassandra), che porta ad isolarsi. La carenza di relazioni, a sua volta, conduce a tristezza e solitudine e, quindi, a diminuire nuovamente la propria autostima.


La solitudine è una condizione umana, a volte utile e necessaria, senza la quale non saremmo in grado di conoscerci e comprenderci. Ci permette infatti di entrare in contatto con noi stessi, ma può anche generare malessere e depressione reattiva quando diventa uno stato abituale di “disconnessione” dagli altri. Tutto ciò può essere molto dannoso per la salute psicologica, per cui è necessario capire come affrontarlo.

Se anche tu tendi a isolarti, parlane con uno psicologo Unobravo. 


Uscire dal circolo vizioso

A volte, chiedendo aiuto, ci si ritiene deboli ma, in realtà, chi lo fa è coraggioso, poiché è in grado di mettersi in discussione e riconoscere che alcuni comportamenti o azioni non sono così funzionali per risolvere il problema. È importante:

  • riconoscere di trovarsi in questa dinamica evitando di sottovalutarla;
  • iniziare a pensare a come intervenire per interrompere il circolo vizioso;
  • riconoscere i propri limiti;
  • chiedere aiuto, anche a un professionista.
Karolina Grabowska - Pexels


L’aiuto della terapia

Iniziare un percorso di psicoterapia può essere la strada migliore per cominciare a prendersi cura di sé, cambiare la situazione e acquisire nuove consapevolezze. Tale percorso permette di:

  • rinunciare all’ambizione di perfezione: è importante lavorare sul proprio self empowerment, porsi obiettivi non troppo impegnativi o irrealistici, che difficilmente riusciremo a portare a termine, acquisendo consapevolezza dei propri limiti e delle proprie capacità;
  • guardare lo “sbaglio” da una prospettiva diversa, imparando a giudicarlo sopportabile, ammissibile, normale, umano. Questo potrebbe permettere di perdonare a noi stessi gli errori commessi, liberandoci dalla trappola della paura. Darsi il permesso di sbagliare è fondamentale;
  • riconoscere e accettare la paura della disapprovazione sociale;
  • accettare eventuali fallimenti e frustrazioni, ricordando che non sempre la colpa dei nostri fallimenti è causata dalla nostra incompetenza, ma possono essere intervenuti fattori esterni indipendenti da noi. Se invece dipendono da noi, è bene non considerarli stabili, ma relativi a una determinata circostanza;
  • mantenere una costanza di Sé nonostante i fallimenti, acquisendo la consapevolezza che la propria autostima, la percezione che ognuno ha di se stesso, può cambiare perché costantemente influenzata da numerose variabili che incontriamo nel corso della vita;
  • imparare a premiarsi quando si raggiunge un obiettivo: ciò aiuta a riconoscere il proprio valore, a ricompensarci per lo sforzo impiegato e aumenta le possibilità che si ripeta lo sforzo in futuro, aumentando, quindi, la motivazione.


“Le tre parole più importanti che puoi dire a te stesso: ‘Sì, io posso!’” Denis Waitley

Per imparare ad affrontare la vita con più consapevolezza, parla con uno psicologo


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