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Il bullismo a scuola: l’empatia come risorsa di prevenzione

Il bullismo a scuola: l’empatia come risorsa di prevenzione
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
10.6.2026
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Il bullismo a scuola è un fenomeno sociale molto complesso, caratterizzato da azioni aggressive frequenti e sistematiche come molestie e attacchi tra bambini. Molte persone adulte ricordano esperienze simili nei loro anni scolastici.

Il termine bullismo si riferisce alle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo. Questo comportamento aggressivo si distingue per alcune caratteristiche fondamentali:

  • Intenzionalità delle azioni aggressive
  • Reiterazione nel tempo degli atti prepotenti
  • Squilibrio di potere, sia psicologico che fisico

Ma come si può affrontare il bullismo a scuola? Esiste una legge specifica? E quali strategie di prevenzione sono più efficaci? Prima di rispondere a queste domande, vediamo più da vicino cos’è il bullismo a scuola.

I tipi di bullismo scolastico

Le storie di bullismo a scuola mostrano che il fenomeno può assumere diverse forme, oltre a quelle più note:

  • Bullismo psicologico: non si manifesta con aggressioni fisiche, ma può avere conseguenze molto serie sull’equilibrio emotivo della persona che lo subisce. Si attua, ad esempio, con la diffusione di pettegolezzi e calunnie, che possono portare la vittima a isolarsi, a sentirsi in colpa o a sviluppare una bassa autostima.
  • Bullismo omofobico: secondo il report Al di là dei numeri: porre fine alla violenza e al bullismo nella scuola pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura:
“gli studenti visti come non conformi alle norme di mascolinità e di femminilità, compresi gli studenti come lesbiche, gay, bisessuali o transgender (LGBT) o che sono percepiti come tali, sono più a rischio di violenza e di bullismo a scuola rispetto a quelli che rientrano nei tradizionali canoni di genere”.

Anche tra i giovani, omofobia e transfobia possono manifestarsi come bullismo omofobico a scuola.

Tra le altre forme di bullismo a scuola, si possono riscontrare atti di bullismo verbale e di bullismo femminile, un fenomeno con caratteristiche peculiari e “perlopiù di tipo indiretto e relazionale", come sostiene G. Burgio, curatore della raccolta di saggi Comprendere il bullismo femminile. Genere, dinamiche relazionali, rappresentazioni.

Il bullismo nelle diverse fasi del percorso scolastico

Il bullismo può assumere forme diverse a seconda dell’età:

  • nelle scuole primarie, sono frequenti episodi di esclusione e prevaricazione tra pari, spesso legati a dinamiche di gruppo;
  • nelle scuole secondarie di primo grado, aumentano gli atti di bullismo verbale e psicologico;
  • nelle scuole superiori, oltre al bullismo tradizionale, cresce il fenomeno del cyberbullismo.

Dopo l’ingresso all’asilo, nella scuola dell'infanzia, possono emergere comportamenti aggressivi, esclusione dal gioco e dinamiche di dominanza tra pari che condividono alcune caratteristiche del bullismo, pur differenziandosi spesso per livello di intenzionalità e stabilità nel tempo.

Tra gli atti più diffusi in questa fascia d’età ci sono il voler prendere un giocattolo di un altro bambino, l’esclusione dal gruppo e l’emergere di personalità più dominanti.

Il bullismo a scuola primaria e alle scuole medie si manifesta con prevaricazione, discriminazione, isolamento e aggressività verso bambini più introversi o timidi. Si possono verificare piccoli furti di merenda o materiale scolastico, e l’esclusione dai gruppi in classe.

Nelle scuole superiori, il bullismo si esprime soprattutto attraverso atti persecutori e violenza psicologica che colpiscono aspetti come l’orientamento sessuale, la religione e l’aspetto fisico, spesso accompagnati anche da episodi di violenza fisica e cyberbullismo. Dati recenti mostrano che il 34% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni ha subito comportamenti vessatori online almeno una volta nell'anno, e il 7,8% è stato vittima di tali episodi più volte al mese (Istat, 2025).

Alcune indagini evidenziano inoltre una maggiore esposizione ai comportamenti vessatori tra i ragazzi con background migratorio rispetto ai coetanei italiani.

Questi dati mostrano come il bullismo sia un fenomeno trasversale, che si manifesta in modo diverso a seconda della fascia d’età e del contesto scolastico.

esempi di bullismo a scuola
Keira Burton - Pexels

Quali sono le cause del bullismo a scuola?

Gli studiosi che si occupano di bullismo hanno cercato di individuare cause comuni, ma le origini del fenomeno sono molteplici e includono:

  • fattori ambientali,
  • caratteristiche individuali,
  • fattori biologici e temperamentali,
  • abilità cognitive e affettive.

Come evidenziato dalla ricerca sul bullismo come processo di gruppo citata nel lavoro della psicologa dello sviluppo Ersilia Menesini (Salmivalli et al., 1996; Menesini et al., 2008):

ci sono molti meccanismi psicologici del gruppo o delle dinamiche interne alla scuola che possono dare origine a fenomeni di bullismo e vittimizzazione anche da parte di ragazzi generalmente poco aggressivi. [...] Inoltre, in questo processo un ruolo rilevante viene giocato anche dall’insegnante. Da un nostro studio emerge [...] che una cattiva relazione con l’insegnante improntata a insoddisfazione e percezione di non accettazione si correla con una maggiore incidenza del bullismo nelle classi.”

In alcuni casi, i comportamenti di bullismo possono essere associati a traumi, vissuti di disagio emotivo o paura del rifiuto. Queste difficoltà possono esprimersi attraverso la rabbia, la prepotenza e i comportamenti aggressivi, sia sul piano fisico sia su quello psicologico. È importante ricordare che il bullismo è un fenomeno complesso e multifattoriale, che non può essere ricondotto a una singola causa.

Conseguenze psicologiche e sociali

Il bullismo a scuola può avere conseguenze profonde e durature sul benessere psicologico, sociale e scolastico degli studenti coinvolti.

Numerosi studi clinici hanno evidenziato che le vittime di bullismo presentano un rischio aumentato di sviluppare disturbi d’ansia, depressione e sintomi post-traumatici. Secondo una meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry, bambini e adolescenti vittime di bullismo hanno una probabilità doppia di manifestare sintomi depressivi rispetto ai coetanei non coinvolti (Moore et al., 2017).

Le ripercussioni non si limitano alla sfera emotiva, ma possono influenzare anche la socializzazione, il rendimento scolastico e le competenze cognitive: ad esempio, gli studenti vittime di bullismo ottengono risultati significativamente inferiori nel test di lettura PIRLS rispetto ai coetanei non vittime, con una differenza stimata pari al 13% della deviazione standard, anche dopo aver controllato per caratteristiche individuali e scolastiche (Karpiński, 2023).

Le difficoltà nelle relazioni si manifestano con una tendenza all’isolamento e allo sviluppo di sfiducia nei confronti dei pari; la bassa autostima, alimentata dal senso di impotenza e dalla percezione di essere “diversi”, può compromettere la fiducia in sé stessi; infine, il rischio di abbandono scolastico aumenta, poiché la paura di subire ulteriori episodi può portare a frequenti assenze e, nei casi più gravi, all’interruzione del percorso scolastico.

Anche chi assume il ruolo di bullo può andare incontro a difficoltà psicologiche e sociali, come una maggiore probabilità di sviluppare comportamenti antisociali in età adulta (Wolke & Lereya, 2015). Questi dati sottolineano l’importanza di un intervento precoce e integrato per tutelare il benessere di tutti gli studenti.

come superare il bullismo a scuola
Анастасия Триббиани - Pexels

Come difendersi dal bullismo a scuola

Le persone che subiscono atti di bullismo a scuola possono mettere in atto alcuni comportamenti utili come prima reazione:

  • non rispondere alle provocazioni del bullo,
  • esercitare l’assertività,
  • evitare di colpevolizzarsi per l’aggressione subita,
  • chiedere aiuto a insegnanti e genitori,
  • se le condotte integrano specifici reati, può essere opportuno rivolgersi alle autorità competenti o richiedere una consulenza legale.

Bullismo a scuola: a chi rivolgersi?

È fondamentale ricordare alle vittime di bullismo di non essere sole. La collaborazione tra genitori e insegnanti è essenziale per creare attorno a chi subisce (e anche a chi compie) atti di bullismo un clima di ascolto, apertura e sostegno.

Oltre a genitori e insegnanti, ci si può rivolgere:

Ma quando si può denunciare per bullismo? 

Il bullismo non è previsto come reato specifico nel nostro ordinamento, ma molte condotte bullistiche possono integrare diversi reati, come minaccia, percosse o lesioni personali, ingiuria o diffamazione, danneggiamento, molestie e atti persecutori (stalking). È possibile effettuare una denuncia per bullismo a scuola rivolgendosi:

RDNE Stock project - Pexels

Come combattere il bullismo a scuola

In Italia, il contrasto al bullismo e al cyberbullismo è regolamentato dalla Legge 29 maggio 2017, n. 71, che si pone l'obiettivo di prevenire e contrastare il fenomeno in tutte le sue manifestazioni, attraverso azioni di carattere educativo, formativo e di tutela nei confronti dei minori coinvolti, sia come vittime sia come autori delle condotte; la legge si inserisce inoltre nel più ampio quadro delle iniziative scolastiche e istituzionali di prevenzione del bullismo.

La normativa e le linee guida sul bullismo e sul cyberbullismo a scuola, aggiornate prima nel 2021 e poi con le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica adottate con il D.M. n. 183 del 7 settembre 2024, prevedono la possibilità di:

  • costituire “Team Antibullismo e Team per l’Emergenza” nelle scuole,
  • stabilire un protocollo d’intervento per un primo esame dei casi d’emergenza,
  • svolgere attività formative specifiche per insegnanti e operatori scolastici,
  • utilizzare risorse e strumenti dedicati al contrasto del bullismo e del cyberbullismo,
  • coinvolgere gli alunni in attività di sensibilizzazione e prevenzione.

Interventi pratici: programmi e strategie evidence-based

Negli ultimi anni, molte scuole hanno adottato strategie pratiche per contrastare il bullismo, con risultati spesso incoraggianti. Tra gli interventi più efficaci, riconosciuti anche da linee guida internazionali, troviamo:

  • Apprendimento cooperativo: promuovere attività di gruppo in cui gli studenti collaborano per raggiungere obiettivi comuni favorisce l'inclusione e riduce le dinamiche di esclusione. Questo approccio può aiutare a sviluppare empatia e rispetto reciproco.
  • Tutoring tra pari: coinvolgere studenti più grandi o formati come "tutor" per supportare i compagni più giovani o vulnerabili. Il tutoring può favorire la creazione di legami positivi e offre modelli di comportamento prosociale.
  • Contratto educativo: un accordo scritto tra scuola, studenti e famiglie che definisce regole di comportamento, conseguenze e impegni reciproci. Questo strumento può aiutare a responsabilizzare tutti i soggetti coinvolti e a creare un clima di corresponsabilità.

Secondo una revisione sistematica (Ttofi & Farrington, 2011), i programmi scolastici strutturati che includono formazione per insegnanti, coinvolgimento delle famiglie e attività di gruppo sono spesso associati a una riduzione significativa degli episodi di bullismo, con diminuzioni che vanno dal 20% al 23% nei contesti in cui sono stati applicati.

L'implementazione di questi interventi richiede il coinvolgimento attivo di tutto il personale scolastico e la collaborazione con le famiglie, per garantire continuità e coerenza nelle azioni di prevenzione e contrasto.

Prevenire il bullismo a scuola

Il bullismo in classe può essere affrontato con azioni sinergiche che agiscono sia sul fenomeno in atto sia sulla prevenzione. È fondamentale parlare di bullismo a scuola e promuovere un profondo lavoro di sensibilizzazione.

La capacità di ascolto di insegnanti e genitori è centrale per riconoscere i segnali che i bambini manifestano quando sono vittime di bullismo. Tra questi segnali si possono osservare il rifiuto di andare a scuola, un calo del rendimento scolastico, la comparsa di disturbi psicosomatici, il desiderio di solitudine e l’isolamento. È importante sottolineare che gli studenti esposti abitualmente al bullismo, sia a scuola che online, hanno una probabilità di sentirsi soli oltre 11 volte superiore rispetto a chi non subisce bullismo (Madsen et al., 2024).

Le conseguenze del bullismo scolastico possono includere lo sviluppo di disturbi depressivi, disturbo da stress post traumatico, ansia, impotenza appresa e bassa autostima. In adolescenza, specialmente nelle scuole superiori, possono emergere forme di ritiro sociale marcato che condividono alcune caratteristiche del fenomeno Hikikomori.

Per questo è fondamentale promuovere la conoscenza reciproca tra i ragazzi, favorire la loro autostima, lo sviluppo dell’empatia e insegnare l’apertura e il rispetto verso la diversità.

RDNE Stock project - Pexels

Strategie di diagnosi precoce: strumenti e segnali da osservare

La diagnosi precoce del bullismo a scuola può essere fondamentale per intervenire tempestivamente e limitare le conseguenze negative sul benessere degli studenti. Esistono diversi strumenti e strategie che possono aiutare insegnanti e genitori a individuare i primi segnali di disagio:

  • Questionari di autovalutazione: strumenti anonimi somministrati agli studenti per rilevare episodi di bullismo, sia come vittime che come testimoni. Questi questionari permettono di raccogliere informazioni preziose sulle dinamiche di classe e sulle percezioni degli alunni.
  • Scale di osservazione per insegnanti: checklist che aiutano i docenti a monitorare comportamenti a rischio, come l'isolamento sociale, la diminuzione della partecipazione o cambiamenti improvvisi nell'umore degli studenti.
  • Colloqui individuali e di gruppo: momenti di ascolto strutturato che consentono di approfondire eventuali situazioni di disagio e di raccogliere segnalazioni in un clima di fiducia.

Tra i segnali precoci più comuni che possono indicare la presenza di bullismo a scuola troviamo:

  • Calo del rendimento scolastico: una diminuzione improvvisa delle prestazioni può essere un campanello d'allarme.
  • Assenze frequenti o rifiuto di andare a scuola: spesso legati alla paura di subire ulteriori episodi di bullismo.
  • Cambiamenti nel comportamento: irritabilità, chiusura emotiva, perdita di interesse per le attività abituali.

Riconoscere questi segnali e utilizzare strumenti di valutazione specifici può permettere di attivare interventi mirati e di supportare efficacemente gli studenti coinvolti.

Guida pratica per insegnanti e genitori: come riconoscere i segnali di bullismo

Insegnanti e genitori svolgono un ruolo chiave nell'individuare precocemente i segnali di bullismo a scuola. Spesso, bambini e adolescenti non parlano apertamente delle difficoltà che vivono, ma manifestano il disagio attraverso comportamenti osservabili. Ecco alcuni indicatori utili:

  • Segnali fisici: lividi, graffi o oggetti personali danneggiati senza una spiegazione plausibile possono essere indizi di episodi di bullismo fisico.
  • Cambiamenti nelle abitudini: difficoltà a dormire, perdita di appetito o disturbi psicosomatici come mal di testa e mal di pancia ricorrenti.
  • Isolamento sociale: il bambino tende a evitare i compagni, si chiude in sé stesso o viene escluso dai gruppi di pari.
  • Comportamenti regressivi: ritorno a comportamenti tipici di età precedenti, come enuresi notturna o attaccamento eccessivo ai genitori.

Per gli insegnanti, è importante osservare con attenzione le dinamiche di classe e intervenire quando si notano cambiamenti improvvisi nell'umore o nella partecipazione degli studenti. I genitori, invece, possono favorire il dialogo aperto e rassicurare i figli sulla possibilità di chiedere aiuto senza timore di essere giudicati.

Un'azione tempestiva e condivisa tra scuola e famiglia può contribuire a prevenire l'aggravarsi delle situazioni di bullismo.

Bullismo ed empatia: quale relazione c’è?

Diversi studi sulla correlazione tra empatia e bullismo hanno riscontrato che la capacità di provare empatia può influenzare le condotte sociali e modulare le relazioni interpersonali (Gini et al., 2005).

In generale, si può ipotizzare che empatizzare, cioè condividere le emozioni, metta la persona in grado di attuare comportamenti di aiuto verso gli altri. La comprensione e la sensibilità spingerebbero a moderare i comportamenti aggressivi e violenti.

D’altra parte, gli atti aggressivi o devianti (come nel caso del disturbo antisociale di personalità) si basano spesso sull’incapacità di sperimentare empatia verso le vittime.

Thirdman - Pexels

‍È possibile sviluppare l'empatia?

La risposta è sì. Nel corso dello sviluppo, il bambino cresce lungo un continuum verso forme di empatia sempre più evolute. Le capacità empatiche si sviluppano e si differenziano con l’età.

Inoltre, queste capacità possono essere potenziate attraverso tecniche specifiche a scuola, che favoriscano:

  • una comprensione più profonda del contenuto emotivo dell'altro,
  • la capacità di dare feedback privi di giudizio,
  • maggiore reciprocità e risonanza emotiva.

Una volta apprese, queste abilità diventano parte del comportamento acquisito e migliorano la capacità di relazionarsi in molte situazioni.

Dove e come sviluppare l'empatia?

Non esiste un luogo unico dove apprendere questa abilità, ma l'ambiente familiare e quello scolastico sono fondamentali per lo sviluppo di qualsiasi capacità comunicativa e relazionale.

Genitori e insegnanti sono chiamati a formare al dialogo, inteso come espressione di rispetto e interconnessione tra persone, non solo come semplice strumento di comunicazione. Il dialogo e l'ascolto empatico sono elementi chiave per promuovere società non violente, inclusive e partecipative.

‍Bullismo a scuola: come intervenire

Sono molte le frasi contro il bullismo a scuola che si possono leggere nelle aule, segno di una crescente attenzione al problema già dalla scuola dell’infanzia.

Tra gli slogan più diffusi ricordiamo:

  • “Non essere bullo, sii un compagno, un amico.”
  • “Il bullismo non deve essere un segreto. Parlare è la chiave del problema.”
  • “Non è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo.”

Ma le frasi, per quanto ispiranti, possono bastare? Quali sono i mezzi più efficaci per prevenire il bullismo?

Per favorire lo sviluppo dell’empatia nell'ambiente scolastico e prevenire il bullismo, è necessario intervenire su tre livelli:

  1. Formazione degli insegnanti su abilità comunicative e relazionali: il modus operandi dei docenti dovrebbe basarsi sull’ascolto e sull’empatia.
  2. Creazione di sportelli d'ascolto come spazio di prevenzione e promozione del benessere, a cui i ragazzi possono rivolgersi liberamente.
  3. Intervento integrato sul gruppo classe e sul corpo docente, attraverso progetti educativi e formativi, finalizzati a una migliore conoscenza di sé e al potenziamento delle abilità comunicative e relazionali.

Questi interventi possono avere effetti positivi anche al di fuori della scuola. Le capacità apprese diventano parte del comportamento acquisito e migliorano la capacità di relazionarsi in molte situazioni, promuovendo benessere nella società.

La terapia psicologica e il bullismo scolastico

Come abbiamo visto, per contrastare il bullismo a scuola sono necessarie attività di sensibilizzazione e prevenzione che possono essere svolte sia a scuola che in famiglia. In questo percorso, uno psicologo può essere il professionista giusto.

Un esperto può supportare il percorso emotivo-relazionale degli alunni attraverso terapie individuali, di gruppo o familiari. Il supporto psicologico può essere molto utile anche ai genitori che si chiedono come aiutare un figlio contro il bullismo o cosa fare in caso di bullismo a scuola.

Insomma, prevenire e contrastare il bullismo a scuola è una responsabilità condivisa, che inizia dall’ascolto, dalla comprensione e dal coraggio di chiedere aiuto. Se senti che tu, tuo figlio o qualcuno a te caro sta vivendo una situazione difficile legata al bullismo, ricorda che non sei solo/a: il supporto di uno psicologo può contribuire ad aiutare a ritrovare fiducia, serenità e strumenti per affrontare il disagio.

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