Crescita personale

Impotenza appresa, pessimismo e depressione

Impotenza appresa, pessimismo e depressione
Impotenza appresa, pessimismo e depressionelogo-unobravo
Annachiara Lamberti
Redazione
Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Unobravo
Pubblicato il


Ci troviamo di fronte al fenomeno di impotenza appresa nel momento in cui, davanti a circostanze avverse, piuttosto che impegnarci per superarle ci sentiamo incapaci di proseguire. Avvertiamo di non avere possibilità di scelta: non riusciamo a vedere via d’uscita, assumiamo un atteggiamento passivo, rinunciatario e pessimistico. Un cambiamento è possibile? Sì! Scopriamolo insieme.

Apprendere l’impotenza

Il concetto di “impotenza appresa” è stata una fortunata scoperta dello psicologo Martin E.P. Seligman e affonda le sue radici nel modo in cui l’essere umano affronta quotidianamente le sfide e i fallimenti; Seligman scoprì che siamo capaci di apprendere dall’esperienza che in determinate circostanze non c’è nulla che noi possiamo fare per cambiare le cose.

L'esperimento ideato da Seligman, da cui deriva la teoria dell'impotenza appresa, è stato condotto con tre cani cani, sottoposti a due diverse condizioni. Nella prima condizione:

  • il primo cane ha una serie di scosse evitabili;
  • il secondo ha una serie di scosse identiche ma inevitabili;
  • il terzo cane, il soggetto di controllo, non riceve alcuna scossa.

Nella seconda condizione, i cani vengono inseriti in box da cui provengono scosse evitabili con il superamento di una barriera non troppo alta:

  • il cane sottoposto a scosse evitabili, reagisce superando la barriera;
  • il terzo, quello che non ha ricevuto alcuna scossa, reagisce allo stesso modo scavalcando l’ostacolo;
  • il secondo cane, quello sottoposto a scosse inevitabili, non fa alcun tentativo: resta impassibile e subisce le scosse.

L’animale ha appreso che la situazione è inevitabile e che non può fare nulla per modificarla.

Sebastian Coman Travel - Pexels


Ottimisti e pessimisti

Approfondendo l’osservazione sul comportamento degli individui, Seligman e altri ricercatori hanno costatato lo stesso effetto. Questo ha permesso di suddividere le persone in due categorie: gli ottimisti e i pessimisti.

Nei secondi si manifesta il senso di impotenza, con pensieri che, rispetto alle esperienze indesiderate, contengono tre elementi chiave:

  1. la tendenza a incolpare sé stessi per gli accadimenti avversi;
  2. il considerare queste condizioni durature nel tempo;
  3. la convinzione che il loro comportamento inadeguato potrebbe portarli, in futuro, verso ulteriori fallimenti.

Oggi per identificare una persona pessimista, con visioni catastrofiche e malauguranti, si utilizza anche l'espressione "complesso di Cassandra".


Come l’impotenza appresa influenza la vita

Alla base del così detto pessimismo, che è uno dei modi di guardare la vita, c’è proprio questo fenomeno. L’impotenza appresa è la convinzione che, qualunque cosa facciamo, non otterremo un risultato che possa farci uscire dall’impasse. È una gabbia psicologica che ci isola dalla realtà e blocca ogni possibilità di cambiamento

Il controllo personale, condizione opposta all’impotenza, è dato dall’abilità di cambiare le situazioni mediante un’azione intenzionale. Ci sono molte cose fuori dal nostro controllo, tuttavia c’è un vasto campo d’azione sul quale è possibile esercitarlo. Si tratta di aspetti sui quali abbiamo una possibilità di scelta, come:

  • condurre la propria vita;
  • gestire le relazioni interpersonali;
  • guadagnarsi da vivere.

Questo non nega il fatto che ci sono molte cose che sfuggono a un controllo consapevole, come il colore degli occhi, l’ordine di nascita o il momento in cui moriamo. Ciò che conta e che fa la differenza è il modo in cui pensiamo questi aspetti della vita, che può indebolire o potenziare il controllo che abbiamo su essi.

“I nostri pensieri non sono semplici reazioni agli eventi. Essi cambiano il corso degli eventi.” M. Seligman
Anete Lusina - Pexels


Impotenza appresa: stile di pensiero, pessimismo, ruminazione e depressione

Un lieve pessimismo utilizzato con saggezza ha la sua utilità. Tuttavia, un pensiero pessimistico pervasivo ci espone a:

  • a ritenere che gli eventi negativi siano stabili;
  • al senso di colpa;
  • all’idea di meritare quanto accaduto;
  • alla possibilità di sviluppare, nel tempo, un disturbo depressivo (come depressione maggiore o distimia).

Essere preda di questi pensieri e cedere a tali credenze ci rende più vulnerabili alle malattie e all’insuccesso. Le previsioni, specie quelle dei pessimisti, si ricollegano a un noto meccanismo psicologico, ossia quello delle profezie che si autoadempiono. Non è magia, ma un’idea o pensiero così potente e centrale nella mente da influenzare il nostro comportamento, che non fa altro che avvicinarci sempre di più all’infausta previsione.


Il rischio di depressione

Uno dei punti di partenza per comprendere la vulnerabilità all’impotenza appresa è stato approfondire come le persone si spiegano gli eventi negativi. Chi lo fa in termini di cause personali, stabili e globali, sarà più incline a sviluppare una depressione reattiva e a reagire agli eventi negativi con uno schema maladattivo di impotenza appresa.

Quando notiamo che le spiegazioni degli eventi hanno queste caratteristiche, allora siamo in presenza di un fattore di rischio importante per la depressione. Ciò non vuol dire che questo stile di pensiero sia la causa del problema, tuttavia, in presenza di fattori ambientali e predisponenti, può portare all’espressione di un disturbo depressivo. Ecco perché cambiare lo stile di pensiero è risultato essere un ottimo obiettivo per il trattamento.

Anete Lusina - Pexels


La ruminazione 

È una forma di pensiero rivolta al passato che, inizialmente, rappresenta una strategia per far fronte alla tristezza. Tuttavia tale processo, nel tempo:

  • aggrava l’intensità dello stato d’animo negativo;
  • induce a un abbassamento dell’umore;
  • distorce la percezione sia di sé stessi, in termini negativi, sia dell’ambiente circostante.


Prevenzione e apprendimento di un ottimismo flessibile

Il cervello e il sistema immunitario sono connessi non solo dai nervi, ma anche attraverso gli ormoni, i messaggeri chimici del sangue che trasmettono informazioni all’interno di tutto l’organismo. Esistono evidenze a sostegno del fatto che in una persona depressa avvengono modificazioni a livello cerebrale. 

I neurotrasmettitori, in particolare le catecolamine (che incentivano la risposta a stress fisici e emotivi) diminuiscono l’attività, inducendo le endorfine a incrementare la propria. Questo cambiamento indebolisce il sistema immunitario. Per poterlo prevenire bastano alcuni pratici strumenti:

  • riconoscere i pensieri automatici;
  • trovare alternative alle spiegazioni pessimistiche;
  • imparare le tecniche di rilassamento.
Mikhail Nilov - Pexels


Imparare l’ottimismo

Così come apprendiamo il pessimismo e l’impotenza, possiamo apprendere l’ottimismo:

  • coltivando uno stile di pensiero consapevole;
  • operando scelte autentiche e capaci di dare una gratificazione ai nostri bisogni non solo immediata, ma a lungo termine.


Attraverso una buona discussione con sé stessi e l’allenamento costante a un atteggiamento ottimistico flessibile, sarà più facile fronteggiare le difficoltà. Nelle situazioni ad alto rischio, meglio un atteggiamento prudente e realistico che tenga in considerazione pro e contro. Diversamente, nelle circostanze a basso rischio, un atteggiamento ottimistico ha i suoi vantaggi: uscire dalla zona di comfort e aprirsi alle opportunità che l’ignoto ha da offrire.


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