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L'impotenza appresa di fronte alla guerra

L'impotenza appresa di fronte alla guerra
Pubblicato il
13.11.2023

Le guerre non solo colpiscono fisicamente e psicologicamente chi le subisce in prima persona, ma estendono anche i loro fili invisibili fino a migliaia di chilometri di distanza, influenzando le nostre vite, anche dalla comodità delle nostre case. 

Anche se non siamo fisicamente presenti in zone di guerra, infatti, la frequente esposizione a notizie ed eventi legati al conflitto può avere un impatto significativo sulla nostra salute mentale

Un fenomeno psicologico legato a questa esperienza può essere l’impotenza appresa.

attacco, fuga e congelamento di fronte alla minaccia
Christopher Lemercier - Unsplash

Come ci comportiamo in una situazione minacciosa? Attacco, fuga o congelamento

Quando ci troviamo di fronte a una situazione spaventosa, il nostro corpo ha una risposta automatica e naturale per proteggerci e prepararci a ciò che percepiamo come una minaccia. Questa risposta, di cui ogni professionista che lavora nel campo della psicologia delle emergenze deve tenere conto, è mediata dal sistema nervoso autonomo ed è nota come risposta di "attacco o fuga".

In termini generali, questa risposta è caratterizzata da tre possibili reazioni: attacco, fuga o paralisi. Queste risposte sono influenzate da diversi fattori tra cui:

  • le nostre esperienze passate
  • le nostre capacità fisiche e mentali
  • il contesto e la natura della minaccia percepita. 

Cosa succede quando non è possibile attivare questo meccanismo per cause di forza maggiore? Non esiste situazione in natura che non attivi una di queste risposte di fronte al pericolo.

L’attacco è una risposta aggressiva alla paura. In questa situazione, la persona si sente minacciata e decide di affrontare la situazione o l’oggetto della paura. Questa reazione può essere influenzata dal bisogno di proteggere se stessi o gli altri, così come da un impulso a controllare o dominare la situazione temuta.

La fuga implica il fuggire dalla situazione o dall'oggetto della paura. Questa risposta è un modo per evitare il pericolo percepito e cercare sicurezza. La fuga può manifestarsi sia cercando di prendere le distanze fisicamente dalla situazione, sia a livello mentale, evitando di pensarci o disconnettendosi emotivamente.

Il congelamento (freezing) è un’altra risposta comune alla paura. In questa situazione, la persona viene sopraffatta dalla paura e si immobilizza (può capitare, per esempio, negli attacchi di panico). 

A volte questa reazione può essere temporanea, tuttavia, è anche possibile che duri più a lungo in determinate occasioni, impedendo alla persona di intraprendere qualsiasi azione.

L'impotenza appresa 

È un concetto psicologico che si riferisce all’incapacità di reagire che deriva dalla convinzione di una persona di non avere alcun controllo sulle situazioni in cui si trova (locus of control esterno), indipendentemente dagli sforzi che può fare per cambiarle.

Nel contesto specifico di cui stiamo parlando, l'impotenza appresa può essere messa in relazione all'incapacità della persona di difendersi dalla violenza e dall’aggressività delle immagini di guerra, e al sentire di non avere il potere di proteggersi o di cambiare la situazione.

Le persone che sperimentano l’impotenza appresa imparano che, indipendentemente dalla loro risposta, le persone coinvolte non possono sfuggire alla terribile realtà della guerra.

Per questo possono sviluppare un atteggiamento di rassegnazione e mancanza di iniziativa, che può portare a una ridotta partecipazione e a una resistenza attiva all’ingiustizia. Possono provare un sentimento di impotenza e disperazione, credendo che qualsiasi azione intrapresa sarà inutile o addirittura dannosa. 

Conseguenze dell'impotenza appresa rispetto la guerra

Oggi, con diversi conflitti in corso nel mondo, riceviamo diverse e numerose testimonianze attraverso i media e i social media. 

Siamo esposti a notizie e contenuti che mostrano le conseguenze devastanti che il conflitto ha sulla vita delle persone, dalle perdite umane alla distruzione di case o intere città.

Come ci racconta la cronaca, non sempre è possibile per la popolazione civile fuggire e cercare rifugio durante i conflitti armati, per cui gli sfollati e i rifugiati potrebbero ritrovarsi intrappolati in zone di combattimento attivo, dove la loro sicurezza è in costante pericolo. 

Le vie di fuga possono essere bloccate o sorvegliate, limitando la loro capacità di trovare sicurezza e proteggersi dalle aggressioni. Tutto questo, senza tenere conto della mancata accessibilità alle risorse primarie come cibo, acqua pulita, assistenza medica e alloggio. 

L'esposizione costante a immagini e notizie di guerra come queste, può generare in chi le osserva un sentimento di impotenza e disperazione.

Così, è possibile sentirsi sopraffatti e sperimentare uno stato di rassegnazione e apatia senza avere vissuto in prima persona gli effetti del conflitto armato. 

immagini di guerra
Kaique Rocha - Pexels

Gli effetti psicologici delle immagini di guerra

Siamo sopraffatti dall’entità della sofferenza e dalle terribili conseguenze che il conflitto ha sulla vita delle persone colpite. Questo può influenzare la nostra salute mentale in diversi modi.

In primo luogo, può contribuire all’insorgenza di disturbi d’ansia. La costante esposizione a notizie e storie sugli orrori della guerra può farci sentire costantemente minacciati e in perenne stato di allerta, paura e angoscia. 

Questa ansia, inoltre, può generare sentimenti di tristezza, angoscia e disperazione. L’esposizione ripetuta a scene di violenza e sofferenza può generare un senso di perdita e una visione pessimistica del mondo

Ci può fare sentire impotenti minando il nostro senso di autoefficacia di fronte ai conflitti e scoraggiati quando vediamo che conseguenze tanto devastanti sembrano incontrollabili.

Queste emozioni possono condizionarci nella nostra vita quotidiana? Probabimente sì.

Potremmo sperimentare una diminuzione dell’empatia e della solidarietà verso coloro che soffrono, poiché ci sentiamo sopraffatti dalle notizie e tendiamo a proteggerci emotivamente.

Come possiamo gestire il senso di impotenza appresa?

Possiamo tutelare la nostra salute psicologica adottando alcune misure.

A livello individuale, possiamo limitare la nostra esposizione a notizie ed eventi legati al conflitto: questo può aiutarci a gestire meglio la nostra ansia e lo stress. È anche importante cercare un sostegno, qualcuno con cui possiamo esprimerci in modo libero, per esempio parlando con i nostri cari o cercando un aiuto professionale, se necessario.

Come parte di un gruppo e come società, possiamo essere attivi nella promozione della giustizia e dell’informazione ed educazione, partecipare attivamente ai movimenti sociali (legali) che possono favorire un ambiente in cui i cittadini si sentano capaci di difendere i propri diritti e lottare per un cambiamento positivo.

È molto importante prenderci cura della nostra salute mentale e sviluppare strategie di coping per proteggerci dagli effetti negativi della guerra sulla nostra vita quotidiana. Ciò non significa che smettiamo di essere empatici o sconsiderati nei confronti di chi soffre. Dobbiamo essere consapevoli della nostra vulnerabilità, della dimensione degli eventi che stiamo vivendo e non sentirci in colpa per aver voluto prenderci cura di noi stessi.

bandiera della pace
Alice Donovan Rouse - Unsplash

Bibliografia

  • P. Galbán et al., 2007, La guerra como desastre. Sus consecuencias psicológicas, Rev Hum Med
  •  Vázquez-Valverde & A. Polaino-Lorente, 1982, Impotenza appresa negli esseri umani: revisione critica e ricerca di un algoritmo esplicativo, Psychology Studies, 3:11, (69-89)
  • S. Lourdes S, M. Michel Marcela, 2012, Perdita di speranza appresa. La sua influenza sull'apprendimento e sul rendimento scolastico degli studenti, Gazzetta medica boliviana, (93-95) 
  • M. De Andrés Abad, El aprendizaje vicario de la indefensión ante la guerra, Buencoco.es

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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