Sono io che determino gli eventi in base al modo in cui li affronto o sono gli eventi che condizionano la mia vita? La misura in cui una persona percepisce di controllare il proprio destino è definita locus of control. In questo articolo approfondiremo il concetto di locus of control, come valutarlo e come gestirlo anche grazie al percorso psicologico.
Locus of control: definizione e significato in psicologia
Cos’è il locus of control? Il locus of control (Rotter, 1954) è un concetto psicologico che ci spiega come mai, in situazioni problematiche, le persone possono decidere di impegnarsi per raggiungere quello che desiderano, o al contrario lasciare che le cose seguano il proprio corso.
La teoria del Locus of control
Fra i principali autori della teoria del locus of control troviamo lo psicologo americano Julian B. Rotter. Nella sua pratica clinica Rotter osservò che alcune persone sembravano assolutamente fiduciose nella propria capacità di controllare gli eventi, mentre altre si consideravano in totale balia del destino.
Per Rotter il locus of control dipende dal tipo di spiegazione che viene prodotta quando si affrontano delle difficoltà. Generalmente, quando le persone devono attribuire una causa a eventi specifici, tendono a farlo o rivolgendo la loro attenzione verso l’interno, guardando alle proprie caratteristiche personali, oppure verso l’esterno, alle caratteristiche del contesto.
Il locus of control, a seconda del tipo di spiegazione prodotta, può essere interno oppure esterno:
- locus of control interno: abbiamo la tendenza di attribuire al nostro modo di essere il concretizzarsi di condizioni esterne
- locus of control esterno: tendiamo in maniera maggiore ad attribuire le cause di un dato evento a ciò che accade all’esterno.
In seguito, altri autori come la psicologa Hanna Levenson (1973) hanno criticato l’idea iniziale di Rotter secondo cui il locus of control interno ed esterno costituirebbero due poli opposti di un’unica dimensione. Ogni persona, infatti, può mostrare sia spiegazioni “interne” che “esterne”, oppure formulare spiegazioni bi-loci, che combinano i due tipi di locus of control.
Oggi il locus of control è considerato un costrutto a due dimensioni, relativamente stabile nel tempo ma non immutabile: studi longitudinali mostrano che, su un arco di 9 anni, la correlazione tra le misurazioni è di circa r = 0,62, con una tendenza a spostarsi leggermente verso un orientamento più interno con l’aumentare dell’età e in presenza di più eventi di vita positivi, mentre sintomi depressivi più gravi e un maggior numero di eventi negativi favoriscono uno spostamento verso un locus più esterno (Hovenkamp-Hermelink et al., 2019).

Locus of control, stabilità e controllabilità
Lo psicologo Bernard Weiner, studiando le spiegazioni che le persone danno a successi e fallimenti (teoria dell’attribuzione, anni ’80), ha mostrato che il locus of control può essere solo una delle dimensioni in gioco. Le altre due sono stabilità e controllabilità.
Quando spieghiamo un evento possiamo quindi chiederci:
- Dove pongo la causa? (interno/esterno): riguarda il locus of control, cioè se penso che l’evento dipenda più da me o da fattori esterni.
- La causa è stabile o variabile nel tempo? Una causa stabile ("sono sempre stato così") fa pensare che le cose non cambieranno; una instabile ("questa volta è andata male") lascia spazio a miglioramento.
- La causa è controllabile o incontrollabile? Alcuni fattori possono essere modificati (l’impegno, le strategie), altri no (l’età, un imprevisto).
Ad esempio, dopo un esame andato male, pensare "non sono portato per lo studio" significa attribuire la causa interna, stabile e poco controllabile; pensare "non ho studiato nel modo più efficace" la rende interna, instabile e più controllabile, aprendo a cambiamento e azione.
Come valutare il proprio locus of control?
Per misurare il locus of control Rotter, nel 1966, realizzò l’Internal-External Locus of Control Scale. Si tratta di un test in cui bisogna indicare il proprio grado di accordo con alcune affermazioni, come “ciò che mi accade è frutto delle mie azioni” oppure “a volte mi sembra di non avere controllo sufficiente sulla direzione che sta prendendo la mia vita”.
In seguito sono stati messi a punto numerosi strumenti, che hanno trovato diversi campi di applicazione. Ecco alcuni esempi:
- La Health Locus of Control Scale (HLC) e il Multidimensional Health Locus of Control, utilizzate per formulare previsioni sui comportamenti correlati alla salute
- La Mini Locus of Control Scale, una breve scala che valuta il locus of control in maniera generale
- Il LOC-C, test che valuta il locus of control lavorativo, ritenuto una delle principali soft skills del lavoratore.
Locus of control e benessere psicologico
Le nostre attuali conoscenze sul locus of control sono ampiamente utilizzate per promuovere il benessere psicologico. Le persone con un locus of control interno tendono più spesso a mostrare una buona autostima e una solida autoefficacia, mentre chi presenta un locus of control esterno risulta maggiormente incline a sperimentare ansia e depressione. Anche il self empowerment è generalmente favorito da un orientamento interno, soprattutto quando è accompagnato da uno stile di attribuzione centrato sul sé.
A conferma di questo, uno studio condotto durante la pandemia di COVID‑19 ha mostrato che il locus of control modera in modo significativo il legame tra lo stress legato al COVID‑19 e il disagio mentale: un orientamento interno funge da “cuscinetto” e attenua l’impatto dello stress, mentre un orientamento esterno lo amplifica, risultando associato a livelli più elevati di sintomi ansiosi e depressivi (Krampe et al., 2021).
Locus of control e salute
Il livello di controllo che percepiamo di avere sugli eventi che caratterizzano la nostra vita ha un impatto diretto sul nostro stato di salute. Ecco perché in psicologia della salute si ritiene importante valutare l’health locus of control.
Chi ha un locus of control interno, infatti, con maggiore probabilità penserà di poter prendersi cura efficacemente della propria salute e metterà in atto comportamenti protettivi, come indossare le cinture di sicurezza, mangiare sano, smettere di fumare o fare maggiore attività fisica.
Una grande meta-analisi condotta su oltre 76.000 partecipanti ha mostrato che un health locus of control più interno è associato, seppur con correlazioni di entità piccola (coefficiente r compreso approssimativamente tra -0,07 e 0,10), a comportamenti di salute più favorevoli e a una migliore valutazione globale del proprio stato di salute, mentre orientamenti centrati sul caso o sugli “altri potenti” tendono a correlare con esiti di salute peggiori (Cheng et al., 2016). Ma non basta.
Locus of control e autoefficacia sono entrambi necessari per fare tutto questo. Per iniziare a praticare uno sport, ad esempio, non solo bisognerà pensare “farlo dipende da me”, ma anche “ho le competenze e le capacità necessarie”. In altre parole bisogna avere un’elevata autoefficacia percepita rispetto a quell’attività.

Locus of control e didattica metacognitiva
La teoria del locus of control ha trovato ampia applicazione anche in ambito scolastico: avere un locus of control prevalentemente interno, cioè percepire un certo margine di influenza personale sui risultati, è stato associato a un migliore successo scolastico. In età evolutiva, studi condotti su migliaia di bambini e adolescenti mostrano che un locus of control più esterno è legato a livelli più elevati sia di problemi internalizzanti, come ansia e umore depresso, sia di problemi esternalizzanti, come comportamenti aggressivi o dirompenti; al contrario, interventi che favoriscono lo sviluppo di un locus più interno e di un migliore autocontrollo sono considerati promettenti per la promozione della salute mentale (Flores et al., 2020).
In questo senso, sostenere bambini e ragazzi nel riconoscere il proprio ruolo attivo nei processi di apprendimento può avere ricadute positive non solo sul rendimento scolastico, ma anche sul benessere psicologico complessivo.
Pensiamo a uno studente che viene bocciato a un esame: se pensasse di essere vittima del proprio insegnante, difficilmente riuscirà a impegnarsi per studiare di più al prossimo appello. Al contrario, se credesse che la qualità del proprio impegno possa fare la differenza, è probabile che si auto-motiverà a cambiare le proprie abitudini di studio per affrontare l’esame.
Riconoscere da quali pensieri è influenzato il proprio comportamento nello studio è proprio uno degli obiettivi della didattica metacognitiva, che mira a promuovere negli studenti una maggiore capacità di individuare le strategie di apprendimento più adeguate per sé stessi.
Le trappole del locus of control
Persone che hanno la tendenza ad attribuire in maniera eccessiva a fattori esterni le cause degli eventi possono sentirsi in balia di ciò che accade intorno, generando così la percezione di non avere alcun controllo sul proprio destino. Chi ha un locus of control esterno potrebbe ritrovarsi con la paura di essere felice, che deriva dalla convinzione che un evento positivo sia solo "un colpo di fortuna" e che, qualsiasi cosa faccia, non si ripeterà.
Dall’altra parte, persone che tendono a percepirsi come i primi diretti responsabili di ciò che accade, rischiano di colpevolizzarsi eccessivamente perché pensano di essere loro stesse la primaria causa di quanto è successo. Un eccessivo sbilanciamento del locus of control in una direzione piuttosto che un’altra può portare alla strutturazione di meccanismi psicologici disfunzionali che influenzano negativamente il modo di percepire sé stessi in rapporto agli altri e alla propria vita.
Locus of control esterno: Il fenomeno dell’impotenza appresa
Questo fenomeno si presenta quando siamo in presenza di un locus of control eccessivamente indirizzato verso l’esterno, e si manifesta in chi arriva a credere di essere incapace di esercitare una qualunque influenza sul proprio ambiente, tanto da assumere un atteggiamento pervasivo e massiccio di rinuncia verso la propria vita.
Ciò si rispecchia in un atteggiamento pessimistico generalizzato che è frequentemente presente anche nella cosiddetta "sindrome di Cassandra" e nella depressione maggiore. Impotenza appresa, pessimismo e depressione sono quindi collegati.
L'impotenza appresa è strettamente collegata anche all'ansia: ne è un esempio il senso di profonda impotenza nel cambiare le sorti del nostro pianeta Terra sperimentato da chi soffre di eco-ansia, termine con cui si indica quella specifica forma d'ansia causata dai cambiamenti climatici. Un altro esempio in cui senso di impotenza e ansia possono coesistere è l'impotenza appresa di fronte alla guerra: la costante esposizione alle notizie di guerra può infatti farci sentire in perenne stato di allerta, paura e angoscia.

Ipercritica, bassa autostima e locus of control interno
Bassa autostima e depressione possono essere presenti anche quando c’è un eccessivo sbilanciamento di locus of control diretto verso l’interno. Come abbiamo già visto, questo può portare allo sviluppo di forti sensi di colpa derivati da una sovraresponsabilizzazione verso ciò che succede nelle nostre vite.
A questo possono conseguire forti sentimenti di:
- svalutazione
- inadeguatezza
- ipercritica
che abbassano l’autostima e incidono negativamente sull’umore.
L’effetto attore-osservante
Questo meccanismo si riferisce alla tendenza delle persone ad attribuire le proprie azioni a fattori situazionali e quelle altrui a fattori personali. Questo può avere un’influenza diretta sulla qualità delle proprie relazioni.
La persona può così assumere:
- un atteggiamento colpevolizzante rispetto ai comportamenti dell’altro, da cui ci si aspetta una maggiore capacità di controllo
- un atteggiamento più deresponsabilizzante verso i propri, perché causati da elementi situazionali esterni.
La distorsione funzionale al Sé
La distorsione è utilizzata dalle persone per mantenere un’immagine di Sé elevata. Attribuendo i propri meriti a sé stessi e i propri fallimenti a cause esterne, permette di mettersi al riparo da possibili vissuti di inadeguatezza e svalutazione.
Nonostante questo possa apparire come un meccanismo che favorisce una condizione di benessere, si tratta per l’appunto di una distorsione, che a lungo andare potrebbe portare alla creazione di un'immagine illusoria di Sé strategicamente supportata dall’evitamento di situazioni potenzialmente fallimentari.

Un breve esercizio per riflettere sul proprio stile attributivo
Per lavorare sul proprio locus of control può essere utile osservare come spieghiamo ciò che ci accade. Per una settimana, alla fine della giornata, scegli 1 evento positivo e 1 negativo e scrivi:
- Che cosa è successo? Descrivi il fatto in modo concreto.
- A cosa attribuisco questo evento? Più a fattori interni (mie scelte, impegno) o esterni (altri, caso, contesto)?
- La causa che indico è stabile o può cambiare?
- Quanto è sotto il mio controllo, da 0 a 10?
Dopo alcuni giorni, prova a rileggere le risposte chiedendoti:
- "Tendo più spesso a dare spiegazioni interne o esterne?"
- "Quando qualcosa va male, mi colpevolizzo o mi sento impotente?"
- "Posso formulare un’interpretazione alternativa che riconosca sia fattori interni che esterni?"
Questo semplice monitoraggio, soprattutto se condiviso con uno psicologo, può aiutare a rendere il proprio stile attributivo più flessibile ed equilibrato, riducendo sia l’iper-controllo che il senso di impotenza.
Come gestire il proprio locus of control?
L’eccessiva percezione di avere il pieno controllo di ciò che ci accade, o, al contrario, la sensazione di non averne affatto, può portare a conseguenze molto negative per il benessere psicologico. Inoltre, studi basati su diari giornalieri mostrano che il locus of control non è solo un tratto stabile, ma può oscillare di giorno in giorno: livelli più elevati di ansia e un numero maggiore di piccoli eventi stressanti quotidiani (daily hassles), nello stesso giorno e persino nel giorno precedente, sono associati a una riduzione del senso di controllo personale (Ryon & Gleason, 2014).
Come fare, dunque, per ripristinare una condizione ottimale di equilibrio tra questi due atteggiamenti, imparando a riconoscere quando il nostro senso di controllo si sta indebolendo e come sostenerlo in modo più sano?
Un percorso psicologico, come quello con uno psicologo online, può aiutarti a:
1: acquisire una maggiore consapevolezza dei meccanismi di controllo
Prendere consapevolezza di questi due differenti atteggiamenti mentali può essere utile per comprendere in quale dei due poli di controllo si tende a posizionarsi, così da iniziare a identificarli e modificarli.
2: adottare strategie funzionali
Dopo avere individuato su quale polo di locus si tende a posizionarsi, si può iniziare a modificare il proprio processo valutativo osservandolo ogni volta che si presenta un evento di vita che ha una valenza. Se si è maggiormente orientati verso l’esterno, può essere utile chiedersi se ci sarebbe potuto essere un comportamento differente. Al contrario, se si è maggiormente focalizzati verso l’interno, può essere importante concedersi di pensare che a volte le cose non dipendono completamente da noi.
3: ripristinare una condizione di equilibrio
L’obiettivo è quello di raggiungere una condizione ottimale in cui ogni evento di vita che ci accade venga vissuto in egual misura come determinato da un insieme di fattori interni ed esterni che agiscono per realizzare uno specifico risultato. Possiamo dunque cercare di abbracciare il pensiero che ogni evento lo si può controllare “il giusto”.






