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Eco-ansia e solastalgia: come il clima cambia la mente

Eco-ansia e solastalgia: come il clima cambia la mente
Erika Lauretti
Psicologa Sistemico-Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
29.1.2026
Eco-ansia e solastalgia: come il clima cambia la mente
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Il cambiamento climatico non causa solo gravi problemi ambientali, ma sta progressivamente influenzando la salute mentale, in particolare quella dei più giovani. L’eco-anxiety, definita dall'American Psychological Association (APA) in uno studio del 2017 come la paura cronica della rovina ambientale, ne è un esempio.

Questa ansia e preoccupazione scaturiscono da una minaccia reale. Si tratta quindi di un fenomeno fisiologico, il che rende il termine "curare" non del tutto appropriato. È invece fondamentale capire come affrontarla e gestirla. L'influenza del clima sul nostro modo di vivere è testimoniata sin dall'antichità da pensatori come Ippocrate, Aristotele e Platone, fino a Montesquieu. È innegabile che i cambiamenti climatici attuali avranno un impatto profondo e totale sulle culture e sui popoli che da millenni hanno plasmato le proprie tradizioni in base a ciò che l'ambiente circostante offriva.

Cos’è l’eco-anxiety?

L’eco-ansia è un disturbo non ancora inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) e si definisce come ansia causata dai cambiamenti climatici.

L’ansia da cambiamento climatico è il risultato di una fitta rete di conseguenze incatenate tra loro, con implicazioni più o meno dirette:

  • eventi estremi: negli ultimi anni la quantità di eventi estremi dovuti ai cambiamenti climatici è aumentata. Pensiamo per esempio al caldo torrido, ai tifoni, alle bombe d’acqua che ormai non riguardano più solo zone tropicali. Ciò che accade nel mondo può generare ansia e preoccupazione anche per la propria vita
  • conseguenze sul territorio: tali manifestazioni climatiche hanno sul territorio conseguenze che possono essere devastanti, come la siccità prolungata, la perdita di biodiversità, la desertificazione
  • conseguenze sulla società: i cambiamenti climatici lasceranno numerosi problemi da affrontare, definendo una crisi economica senza eguali. Ci saranno allarmanti migrazioni forzate da territori non più abitabili e un’insicurezza alimentare e idrica, in molte parti del mondo, non ancora mai sperimentata.

Tutto ciò potrebbe portare a problemi di salute fisica (come malnutrizione, stress, patologie e traumi dovuti al dissesto) e mentale come attacchi d’ansia, disturbi d'ansia e depressione.

Eco-ansia e solastalgia: sintomi e manifestazioni

Eco-ansia e solastalgia possono manifestarsi in modo diverso da persona a persona, ma esistono alcuni segnali ricorrenti. Riconoscerli aiuta a dare un nome a ciò che si prova e a non sentirsi “esagerati” o soli. Tra i sintomi più frequenti dell’eco-ansia troviamo:

  • preoccupazione persistente per il clima, con pensieri ricorrenti su catastrofi future o sul destino del pianeta
  • ansia e panico di fronte a notizie ambientali, immagini di disastri o condizioni meteo estreme
  • tristezza e rabbia verso istituzioni, generazioni precedenti o persone percepite come indifferenti
  • senso di impotenza e colpa, come se non si facesse mai abbastanza per l’ambiente
  • disturbi del sonno o dell’appetito, difficoltà a rilassarsi o a “staccare” dal tema climatico
  • tensione nelle relazioni, soprattutto con chi minimizza o nega il problema.

La solastalgia aggiunge spesso una tonalità emotiva specifica: malinconia, nostalgia per paesaggi o stagioni che non esistono più, sensazione di non riconoscere più la propria casa o il proprio territorio.

Ecoemozioni: non solo paura e angoscia

Eco-ansia e solastalgia fanno parte di un insieme più ampio di ecoemozioni, cioè emozioni legate al rapporto con il pianeta e con la crisi climatica.

Tra le ecoemozioni spiacevoli troviamo:

  • eco-ansia, legata alla minaccia futura e all’incertezza
  • solastalgia, connessa alla perdita dei luoghi e alla trasformazione dell’ambiente
  • eco-rabbia, verso chi inquina o non agisce
  • eco-colpa, per le proprie abitudini percepite come dannose.

Esistono però anche ecoemozioni costruttive, che possono coesistere con quelle dolorose:

  • connessione con la natura, senso di calma e radicamento quando si è in ambienti naturali
  • cura e responsabilità, desiderio di proteggere ciò che si ama
  • speranza attiva, fiducia che, pur senza garanzie, le azioni collettive possano fare la differenza.

Riconoscere questo spettro emotivo aiuta a non ridurre il proprio vissuto alla sola paura: anche le emozioni difficili possono diventare una spinta a prendersi cura di sé, degli altri e dell’ambiente.

La solastalgia

Nel 2005 il filosofo australiano Glenn Albrecht conia il termine solastalgia per descrivere uno stato di angoscia e sofferenza psicologica legato alle conseguenze dei profondi e spesso irreversibili mutamenti ambientali. Il neologismo nasce dall’esigenza di dare nome a un’esperienza emotiva emergente, non pienamente riconducibile alle categorie psicologiche tradizionali, ma sempre più diffusa nelle popolazioni esposte al degrado del proprio ambiente di vita. Negli anni successivi, all’interno della letteratura sugli impatti psicologici dei disastri naturali e dei cambiamenti climatici, sono stati introdotti altri concetti affini, come il lutto ecologico (ecological grief) e l’eco-ansia. Questi termini descrivono forme specifiche di sofferenza emotiva connesse alla perdita degli ecosistemi, alla percezione di minaccia per il futuro e al senso di impotenza di fronte alla crisi climatica (To et al., 2021).

Nel suo articolo Solastalgia, a new concept in human health and identity, pubblicato come contributo alla rivista Philosophy Activism Nature, dedicata a una lettura culturale e filosofica della crisi climatica, Albrecht propone una definizione puntuale del concetto, collocandolo all’interno di un più ampio quadro di sofferenze psicologiche legate alla relazione tra individuo, ambiente e identità.

La solastalgia, spiega l’autore, trae origine dai concetti di consolazione e desolazione e si riferisce al dolore che nasce dalla perdita di conforto emotivo associato alla propria casa e al proprio territorio. In senso letterale, essa rappresenta una forma di sofferenza legata al vivere in un luogo che non offre più sicurezza, familiarità o senso di appartenenza, generando sentimenti di isolamento, perdita e disorientamento identitario. Non si tratta, quindi, della nostalgia per un luogo lontano, ma del dolore provato restando, quando il proprio ambiente si trasforma fino a diventare irriconoscibile.

eco anxiety
Gabriel Kuettel - Pexels

La solastalgia nel quotidiano: vissuti tipici

La solastalgia è stata descritta come una “nostalgia di casa mentre si è ancora a casa”: non riguarda solo l’ambiente che cambia, ma il modo in cui questo cambiamento tocca l’identità e il senso di appartenenza.

Chi vive solastalgia può sperimentare:

  • malinconia e lutto per luoghi, stagioni o paesaggi che non sono più come prima
  • senso di estraneità nel proprio quartiere, città o territorio, come se non ci si sentisse più “a casa”
  • rabbia e frustrazione nel vedere il degrado ambientale o la mancanza di cura per i luoghi significativi
  • ricordi intrusivi di “come era prima”, che rendono difficile godersi il presente
  • ambivalenza nel restare o andare via: desiderio di fuggire da un luogo che fa soffrire, ma anche paura di perdere definitivamente il legame con esso.

Questi vissuti possono essere molto intensi, soprattutto per chi ha un forte legame affettivo con la natura o con un territorio specifico, ad esempio il paese d’origine o un paesaggio dell’infanzia.

‍Ansia e cambiamenti climatici: cosa succede se si soffre di solastalgia*?*

La definizione di solastalgia proposta da Glenn Albrecht risulta coerente con le esperienze emotive emerse da una vasta ricerca internazionale che ha coinvolto oltre 10.000 giovani tra i 16 e i 25 anni, provenienti da dieci Paesi appartenenti sia al Nord sia al Sud del mondo (Hickman et al., 2021). In questo studio, circa il 50% dei partecipanti ha riferito di sentirsi frequentemente:

  • triste
  • incapace di gestire la rabbia
  • impotente
  • colpevole rispetto alla crisi climatica in atto

Questi vissuti emotivi, ampiamente diffusi e persistenti, indicano un impatto psicologico significativo legato alla percezione del degrado ambientale e dell’incertezza sul futuro. La letteratura suggerisce che tali condizioni possano associarsi, soprattutto nei casi di maggiore vulnerabilità, a un aumento del rischio di sintomi psicologici rilevanti e di comportamenti disfunzionali, quali attacchi di panico, sintomi post-traumatici, aggressività, paura intensa di morire, ideazione suicidaria, abuso di sostanze e forme di depressione reattiva.

In questa cornice, il cambiamento climatico è riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una minaccia significativa per la salute mentale. L’OMS sottolinea come esso sia associato a un incremento di ansia, depressione, disturbi da stress post-traumatico e altre forme di sofferenza psicologica, incluse manifestazioni emergenti quali eco-ansia e solastalgia (Organizzazione Mondiale della Sanità, n.d.).

Chi può soffrire di eco-ansia?

Le evidenze suggeriscono che a manifestare livelli più elevati di preoccupazione legata al cambiamento climatico siano soprattutto i giovani, in particolare i membri della cosiddetta Generazione Z, ossia le persone nate indicativamente tra il 1995 e il 2010. Si tratta di una fascia di popolazione generalmente più informata sui temi ambientali, più esposta ai contenuti mediatici sulla crisi climatica e spesso più sensibile, sul piano culturale e valoriale, alle questioni globali.

Tuttavia, sarebbe riduttivo considerare l’eco-ansia come un fenomeno esclusivamente giovanile. La vulnerabilità psicologica agli effetti del cambiamento climatico riguarda infatti diversi gruppi, tra cui bambini e adolescenti, persone anziane, individui con disturbi mentali preesistenti, comunità indigene e popolazioni a basso reddito o residenti in aree particolarmente esposte agli eventi climatici estremi. Questi gruppi sono riconosciuti come maggiormente a rischio anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sottolinea come il cambiamento climatico rappresenti un fattore di stress aggiuntivo in contesti già caratterizzati da fragilità strutturali e sociali.

Una parte dei giovani, in particolare, trasforma questa preoccupazione in impegno attivo, partecipando a movimenti di sensibilizzazione e protesta ambientale. In questo senso, l’eco-ansia non si manifesta solo come esperienza paralizzante, ma può anche assumere una funzione motivazionale e identitaria. È il caso di molti adolescenti e giovani adulti coinvolti in Fridays for Future, il movimento internazionale ambientalista composto prevalentemente da studenti, che ha portato pubblicamente il tema del disagio emotivo legato alla crisi climatica.

Durante l’adolescenza, fase cruciale per la costruzione dell’identità, la prospettiva di un futuro percepito come instabile e minacciato può rendere più complesso immaginare un progetto di vita coerente e continuativo. In questo senso, l’eco-ansia si intreccia con il compito evolutivo di dare significato al proprio posto nel mondo, in un contesto in cui le certezze ambientali e sociali appaiono sempre meno stabili. Questa tensione è stata efficacemente sintetizzata dalle parole di Greta Thunberg, divenute emblematiche del vissuto di una generazione: «Siete rimasti senza scuse e noi siamo rimasti senza tempo.»

come combattere l'ansia climatica
Marta Ortigosa - Pexels

Prendersi cura della solastalgia: lutto ecologico e nuovi legami

Quando l’ambiente cambia o si degrada, la solastalgia può portare con sé un lutto ecologico: si piange qualcosa che non c’è più, anche se non si tratta di una persona. Il lutto ecologico (ecological grief) è stato proposto proprio per descrivere il dolore e il lutto legati alla perdita di ecosistemi, paesaggi, specie e modi di vita dovuti ai cambiamenti climatici, esperienze che ci si aspetta diventino sempre più frequenti a livello globale (Comtesse et al., 2021).

Riconoscere e dare spazio a questo lutto, senza sminuirlo o giudicarlo, è un passaggio importante per prendersi cura del proprio vissuto emotivo e iniziare a trovare nuovi modi per stare in relazione con l’ambiente che cambia. Alcuni modi per prendersi cura della solastalgia possono essere:

  • ritualizzare il legame con i luoghi, ad esempio attraverso passeggiate consapevoli, fotografie, scrittura di ricordi o piccoli gesti simbolici di cura
  • creare nuovi spazi di appartenenza, cercando luoghi (fisici o comunitari) in cui sentirsi di nuovo parte di qualcosa, anche se diversi da quelli originari
  • condividere la storia del proprio territorio, parlando con altre persone che hanno vissuto gli stessi cambiamenti
  • accogliere le emozioni ambivalenti, permettendosi di provare sia amore che rabbia verso un luogo che cambia.

In terapia, lavorare sulla solastalgia può significare integrare memoria, identità e futuro, aiutando la persona a riconoscere ciò che è andato perduto e, allo stesso tempo, a costruire nuove forme di radicamento.

Trasformare l’eco-ansia in azione sostenibile

Una parte importante nella gestione dell’eco-ansia può essere trasformare almeno una quota di paura in azione concreta e sostenibile, evitando sia la paralisi sia l’attivismo esasperato che porta al burnout.

Alcuni passi possibili sono:

  • scegliere 1–2 comportamenti realistici, ad esempio ridurre gli sprechi, usare di più i mezzi pubblici, sostenere realtà locali impegnate sull’ambiente
  • pianificare micro-azioni settimanali, piccole attività ricorrenti che diano un senso di continuità (pulizia di un’area verde, partecipazione a incontri informativi, scrittura a rappresentanti locali)
  • unirsi a gruppi o movimenti, per condividere il peso emotivo e sperimentare la forza dell’azione collettiva
  • stabilire limiti al consumo di notizie, scegliendo momenti e fonti, per non restare in allarme continuo.

L’obiettivo non è “fare tutto”, ma trovare un equilibrio tra cura di sé e impegno, riconoscendo che anche azioni piccole, se sostenibili nel tempo, possono ridurre il senso di impotenza.

Quando eco-ansia e solastalgia diventano un problema clinico

Eco-ansia e solastalgia non sono di per sé segni di malattia: spesso sono reazioni comprensibili a una minaccia reale. Diventano però clinicamente rilevanti quando iniziano a compromettere in modo significativo la vita quotidiana.

Può essere utile chiedere aiuto psicologico quando, per un periodo prolungato:

  • l’ansia climatica interferisce con studio o lavoro, riducendo concentrazione e rendimento
  • si tende a evitare attività o luoghi per paura di disastri ambientali
  • ci si isola socialmente, perché ci si sente incompresi o in conflitto con gli altri sul tema climatico
  • compaiono pensieri ricorrenti sulla morte o sul non vedere un futuro, anche senza un piano concreto
  • si ricorre in modo crescente a alcol, sostanze o comportamenti compulsivi per non pensare al clima.

In psicoterapia è possibile lavorare su impotenza, ruminazione, gestione delle notizie, significato del futuro e lutto ecologico, integrando la dimensione personale con quella collettiva e ambientale.

Come curare la solastalgia? Rimedi per combattere l'ansia climatica

Il fenomeno dell’eco-ansia è qualcosa di importante: ma come si può gestire l’ansia climatica?

È importante considerare che un’attivazione continua ed un senso di profonda impotenza (che può derivare da un locus of control troppo sbilanciato all’esterno) possono ripercuotersi sulla salute mentale a lungo termine, soprattutto tra le persone più giovani. I ricercatori concordano nell’affermare che il primo passo per affrontare l’eco-ansia sia quello di:

  • partecipare ad iniziative ecologiche
  • mettere in pratica piccole ma importanti azioni quotidiane a favore dell’ambiente
  • condividere in gruppo le proprie preoccupazioni
  • impegnarsi nella divulgazione di informazioni per favorire la consapevolezza collettiva
  • cercare quanto più possibile il contatto con la natura
  • esternare le proprie sensazioni e condividere con un professionista le emozioni, il disagio o le difficoltà emotive provocati dalla solastalgia.

Trattandosi di un fenomeno nuovo, la gestione e il trattamento dell’eco-ansia sono ancora al centro del dibattito. In un futuro non troppo lontano sarà importante accettare e normalizzare le emozioni associate al clima, orientando gli studi verso la conoscenza delle cause e delle possibili conseguenze che caratterizzano il fenomeno. Parallelamente, sarà fondamentale sviluppare e implementare interventi di prevenzione e promozione della salute mentale, come il rafforzamento del supporto psicosociale nelle emergenze climatiche e programmi comunitari di resilienza, che sono indicati come misure efficaci per mitigare l’impatto di eco-ansia, solastalgia e altri disturbi correlati al clima. ‍

Giovani, eco-ansia e senso di ingiustizia

Per molte persone giovani, eco-ansia e solastalgia non sono solo paure astratte, ma qualcosa che entra nella vita di tutti i giorni, influenzando scelte, sogni e relazioni.

Oltre a tristezza, impotenza e colpa, spesso emergono:

  • senso di ingiustizia generazionale, l’idea di dover pagare le conseguenze di decisioni prese da altri
  • frustrazione per l’inerzia politica, la percezione che le istituzioni si muovano troppo lentamente rispetto all’urgenza
  • conflitti con gli adulti, che possono minimizzare il problema o invitare a “non pensarci troppo”
  • difficoltà a immaginare il futuro, nel progettare studi, lavoro, famiglia in un mondo percepito come instabile.

Questi vissuti possono rendere più complesso il processo di costruzione dell’identità, già delicato in adolescenza e prima età adulta. Per alcune persone, l’impegno climatico diventa una parte centrale di chi sono; per altre, la pressione e la paura possono portare al ritiro, al cinismo o alla sensazione che “non abbia senso provarci”.

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