Cerchi supporto per affrontare l'ansia?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Ansia
5
minuti di lettura

Stanchezza cronica: sintomi, cause, come affrontarla

Stanchezza cronica: sintomi, cause, come affrontarla
Marcello Delmondo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.1.2026
Stanchezza cronica: sintomi, cause, come affrontarla
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Senti che l’ansia condiziona la tua vita?

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Trova il tuo psicologo
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 400.000 pazienti
9.000+ psicologi sulla piattaforma

Sentirsi stanchi è un’esperienza comune, che tutti noi viviamo in certi periodi della vita. Ma cosa succede quando la stanchezza diventa costante, non migliora nemmeno dopo il riposo e comincia a interferire con le attività quotidiane? In questi casi potremmo trovarci di fronte a qualcosa di più complesso: una condizione nota come sindrome da stanchezza cronica (o Chronic Fatigue Syndrome, CFS).

Questa rappresenta una condizione complessa e ancora oggetto di ricerca, ma con caratteristiche ben precise:

  • non si risolve con il riposo,
  • ha un impatto importante sulla qualità della vita
  • coinvolge prevalentemente donne tra i 18 e i 50 anni.

La differenza con una condizione “normale” di stanchezza risiede nella cronicità, nell’impossibilità di ridurre le sensazioni con il riposo e nella presenza di sintomi correlati.

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza: vedremo quali sono i segnali da non sottovalutare, le possibili cause e le strategie psicologiche che possono aiutare chi convive con questa condizione. Riconoscere la propria stanchezza – e darle un nome – può essere il primo passo per tornare a sentirsi meglio.

Cos’è la Stanchezza Cronica

Proviamo a definire la sindrome con le parole di Carlo-Stella et al. (2004, p.547):

“Attualmente la patologia è considerata una sindrome, costituita da una costellazione di almeno tre sintomi e/o segni che si ritengono siano collegati tra di loro, ma che non si associano ad un dato diagnostico patognomonico (obiettività clinica, esami di laboratorio o strumentali). Ne consegue che la diagnosi è essenzialmente clinica, basandosi sul riscontro della sintomatologia lamentata dal paziente e/o degli eventuali segni obiettivi che insieme sono ritenuti significativi. La diagnosi è una diagnosi di esclusione di altre cause di stanchezza (per cui la diagnosi differenziale è molto estesa)”

Dati epidemiologici: quanto è diffusa la CFS?

La sindrome da stanchezza cronica (CFS) è una condizione che può colpire milioni di persone in tutto il mondo, anche se la sua reale diffusione è spesso sottostimata a causa della difficoltà diagnostica e della sovrapposizione con altre patologie. Negli Stati Uniti, si stima che tra 836.000 e 2,5 milioni di persone soffrano di ME/CFS, con un costo annuale compreso tra 17 e 24 miliardi di dollari (Bested & Marshall, 2015). Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), la prevalenza della CFS negli Stati Uniti varia tra lo 0,2% e lo 0,4% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza tra le donne rispetto agli uomini (CDC, 2022). In Europa, le stime sono simili, anche se la variabilità nei criteri diagnostici può influenzare i numeri riportati. La sindrome si manifesta più frequentemente tra i 20 e i 50 anni, ma può colpire anche adolescenti e persone più anziane. È importante sottolineare che la CFS può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, portando a una riduzione delle attività lavorative, sociali e familiari.

Sintomi della stanchezza cronica: fisici, cognitivi, emotivi

Il primo tentativo di definizione risale al contributo di Holmes e colleghi (1988). La presenza di due criteri maggiori e undici minori non era tuttavia efficace nel ridurre la grande varietà di manifestazioni cliniche e nel permettere la diagnosi. Fukuda et al. (1994) apportarono così delle modifiche. Vennero mantenuti i due criteri maggiori ovvero:

  • “nuova insorgenza di stanchezza debilitante, persistente o recidivante, in anamnesi negativa, che non si risolve con il riposo a letto, che riduce le attività quotidiane di almeno il 50% e che dura da almeno sei mesi” (Carlo-Stella et al., 2004, p.547);
  • esclusione di altre condizioni cliniche utili a spiegare la sintomatologia (ad esempio malattie oncologiche, autoimmuni, reumatologiche, infiammazioni, malattie psichiatriche, patologie endocrine, neuromuscolari, infiammatorie croniche, tossicodipendenza).

I criteri minori vennero semplificati e individuati nei seguenti:

  • febbricola e brividi
  • mal di gola
  • miastenia (debolezza)
  • dolori muscolari e articolari
  • cefalee
  • turbe del sonno
  • stanchezza prolungata dopo esercizio fisico non risolvibile con riposo
  • disturbi neuropsicologici come fotofobia (ipersensibilità alla luce), amnesia, irritabilità, confusione mentale, difficoltà nella concentrazione (brain fog o nebbia cerebrale).

Vennero ridefiniti anche i criteri obiettivi nei seguenti senza che, tuttavia la presenza effettiva, sia necessaria per porre la diagnosi:

  • febbricola rilevata da un medico
  • faringoadenia
  • linfoadenopatia cervicale o ascellare.

L’individuazione della sindrome sarebbe resa complicata dal suo non essere patologia isolata, ma associata a sindromi psichiatriche (ansia, depressione, somatizzazioni come la sindrome del colon irritabile) o reumatologiche (fibromialgia) (Carlo-Stella et al., 2004).

Per porre la diagnosi sono necessari i due criteri maggiori e almeno otto di quelli minori. Viste la vastità e l’aspecificità dei sintomi, un’anamnesi accurata è fondamentale.

Kaboompics - Pexels

Il malessere post-sforzo (PEM): un sintomo chiave

Uno dei sintomi più caratteristici e distintivi della sindrome da stanchezza cronica è il malessere post-sforzo (Post-Exertional Malaise, PEM). Si tratta di un peggioramento marcato dei sintomi dopo uno sforzo fisico, mentale o emotivo, anche minimo, che può durare giorni o settimane.

Il PEM si manifesta con:

  • Aumento della stanchezza e della debolezza: dopo attività che prima erano ben tollerate, la persona può sentirsi esausta e può avere difficoltà a recuperare con il riposo.
  • Peggioramento di altri sintomi: come dolori muscolari, difficoltà cognitive (brain fog), mal di testa o disturbi del sonno.
  • Ritardo nella comparsa: spesso i sintomi peggiorano 12-48 ore dopo lo sforzo, rendendo difficile collegare l’attività svolta al malessere successivo.

Il malessere post-sforzo è considerato un criterio centrale nelle linee guida internazionali per la diagnosi della CFS (Institute of Medicine, 2015) e aiuta a distinguere questa sindrome da altre condizioni di affaticamento.

Forme lievi, moderate e gravi: come può presentarsi la sindrome

La sindrome da stanchezza cronica può manifestarsi con diversi livelli di gravità, che influenzano profondamente la vita quotidiana della persona.

  • Forma lieve: la persona riesce a svolgere la maggior parte delle attività quotidiane, ma con una riduzione significativa delle energie e la necessità di frequenti pause. Le attività sociali e ricreative possono essere limitate.
  • Forma moderata: le attività lavorative o scolastiche risultano difficili o impossibili da mantenere con regolarità. La persona può trascorrere lunghi periodi a riposo e necessita di aiuto per alcune attività domestiche.
  • Forma grave: la persona è spesso costretta a letto o a casa per la maggior parte del tempo, con una forte limitazione dell’autonomia. Anche piccoli sforzi possono peggiorare i sintomi in modo marcato.

Questa classificazione aiuta a comprendere quanto la CFS possa variare da individuo a individuo e quanto sia importante adattare le strategie di gestione alle esigenze specifiche di ciascuno.

Cause e fattori psicologici

La varietà di manifestazioni e decorsi ha portato a ipotizzare diverse ipotesi eziologiche.

Stanchezza cronica cause:

  • fattori infettivi (infezioni da Epstein-Barr Virus, Mononucleosi, HIV)
  • fattori immunologici (valori alterati nell’attività delle cellule Natural Killer e produzione alterata di citochine sono state riscontrate in alcune persone a cui è stata diagnosticata la sindrome)
  • fattori neurologici. In questo caso ci potrebbe essere un coinvolgimento dell’Asse dello Stress (ipotalamo-ipofisi-surrene) (Ursini et al., 2010) con una produzione inferiore di cortisolo. Un’altra ipotesi interessante è quella relativa al "Sickness Behaviour”. Infezioni o stress in soggetti predisposti porterebbero alla produzione di citochine pro-infiammatorie. La produzione di queste sostanze determinerebbe sintomi simili a quelli che si riscontrano nella sindrome da Stanchezza Cronica.

Si tratta quindi di una sindrome complessa che abbraccia l’ancora misterioso intreccio psiche-soma. Come spesso osservato in queste situazioni, si riscontrano anche connessioni con cause psicologiche (Ercolani & Razzaboni, 2000).

I principali fattori psicologici alla base della sindrome possono essere:

  • lo stress: in tutte le sue diverse forme e manifestazioni, ad esempio in correlazione al lavoro o nella sindrome da burnout;
  • sovraccarico mentale ed emotivo: la difficoltà nel riconoscere, elaborare e trasformare emozioni connesse a particolari momenti di vita (relazioni, compiti evolutivi particolari, cambiamenti importanti) può determinare un peso emotivo aumentato e la sensazione di essere sovrastati;
  • traumi o lutti di difficile elaborazione: eventi traumatici o luttuosi possono diventare complicati e bloccare la persona nella traiettoria evolutiva del proprio ciclo di vita, generando stagnazione, senso di inadeguatezza o disturbi dell’umore;
  • depressione e ansia: la presenza di disturbi ansiosi e di disturbi dell’umore può essere associata alla Sindrome da Stanchezza Cronica;
  • stili di vita difficili da sostenere: tendenza al controllo, iperattività, scarso riposo, eccessiva rigidità nello stile cognitivo ed emotivo con cui ci si affaccia alle diverse situazioni, possono favorire l’insorgenza dei sintomi.

Fisiopatologia: cosa può succedere nel corpo nella sindrome da stanchezza cronica?

La fisiopatologia della sindrome da stanchezza cronica è complessa e ancora oggetto di studio, ma negli ultimi anni sono emerse alcune ipotesi che aiutano a spiegare i meccanismi alla base dei sintomi. Per quanto riguarda le alterazioni immunitarie, molte persone con CFS presentano anomalie nella risposta immunitaria, come una ridotta attività delle cellule Natural Killer e un aumento di citochine pro-infiammatorie, che possono contribuire alla sensazione di malessere e affaticamento persistente. Dal punto di vista metabolico, alcune ricerche hanno evidenziato alterazioni nel metabolismo energetico cellulare, con una ridotta capacità di produrre energia a livello mitocondriale (Naviaux et al., 2016). Il coinvolgimento neurologico è stato confermato da studi di neuroimaging che hanno mostrato cambiamenti nella struttura e nella funzione cerebrale, in particolare nelle aree coinvolte nella regolazione dell’attenzione, del sonno e della percezione del dolore. Un ulteriore elemento riguarda il legame con infezioni virali: la CFS può insorgere dopo infezioni virali come la mononucleosi o, più recentemente, in seguito a infezione da SARS-CoV-2 (Long COVID), suggerendo un possibile ruolo dei virus nell’innescare o mantenere la sindrome (Nalbandian et al., 2021). Queste ipotesi non sono esaustive, ma sottolineano come la CFS sia una condizione multisistemica, in cui diversi fattori biologici e ambientali possono interagire. Diversi studi stimano che circa la metà dei pazienti con sindrome post-COVID soddisfa i criteri diagnostici per la sindrome da stanchezza cronica (CFS) (Grach et al., 2023).

Quando preoccuparsi e a chi rivolgersi

La psicoinmunoneuroendocrinologia sta aiutando a svelare la complessità del rapporto tra mente e corpo nella manifestazione di numerose patologie che, apparentemente, non trovano solo nel soma la loro causa e spiegazione.

Numerose sindromi trovano maggiori possibilità di spiegazione in un modello che descrive l’intreccio e la reciproca influenza del fisico e dello psichico. In molte di queste condizioni, il corpo si incarica di dare rappresentazione plastica e incarnata a ciò che la mente fatica a processare ed esprimere in maniera consapevole. I processi di somatizzazione sono sempre più studiati e riconosciuti in numerosi ambiti della medicina.

La complessità di una sindrome come la Stanchezza Cronica richiede di approfondire sintomi e segnali che si collocano al confine tra il mentale e il corporeo. Nello specifico può essere utile prestare attenzione ai seguenti segni:

  • presenza di stanchezza e debolezza che non si risolvono con il recupero e il riposo
  • perdurare nel tempo dei sintomi e della sensazione di debolezza e stanchezza
  • impatto sulle attività quotidiane della stanchezza (riduzione della capacità di lavorare, studiare o di affrontare il tempo libero)
  • impatto sull’umore e presenza di ansia: depressione e stanchezza cronica.

In questi casi può essere utile rivolgersi in primo luogo a un medico. Come mette in evidenza l’Istituto Superiore della Sanità nella pagina dedicata alla Sindrome da Fatica Cronica, non è tuttavia da sottovalutare l’importanza del sostegno emotivo nella terapia delle persone che riscontrano il quadro sintomatologico.

Accanto al corpo appare importante prendersi cura anche dell’aspetto mentale. Rivolgersi a un professionista psicologo o psicoterapeuta può essere utile soprattutto per affrontare gli eventuali aspetti connessi ad ansia e depressione, per gestire l’impatto della sindrome sulla quotidianità e per ricevere una psicoeducazione adeguata circa sintomi e strategie per affrontarli.

Quando le sindromi si collocano sul confine tra mente e corpo diventa inoltre fondamentale un adeguato coordinamento dell’azione terapeutica tra medico di medicina generale, psicologo o psicoterapeuta ed eventualmente lo specialista. Questo modello è fortemente sostenuto dall’approccio delle cure primarie.

Come combattere la stanchezza cronica: strategie psicologiche e abitudini sane

Eventuali interventi farmacologici (prescrizione di antidepressivi, farmaci antiretrovirali, ansiolitici) devono essere valutati e decisi da un medico. Un percorso psicologico può tuttavia essere utile nel suggerire i rimedi per la stanchezza cronica:

  • gestione dello stress e dei pensieri: la psicoterapia può aiutare a gestire lo stress legato a lavoro e relazioni, a riformulare pensieri e schemi disfunzionali che possono produrre dispendio di energie con ruminazioni o senso di inadeguatezza, inutilità, impotenza e inefficacia;
  • psicoeducazione circa l’igiene del sonno e del riposo: un percorso psicologico può aiutare a riflettere sulla necessità di prendersi spazi di riposo e sulla cura di buone prassi e routine che favoriscano l’addormentamento e il sonno;
  • mindfulness e tecniche di rilassamento: percorsi psicologici improntati su specifiche tecniche possono favorire la capacità di creare spazi di riflessione, dialogo con la propria interiorità, ascolto delle proprie emozioni, individuazione di schemi cognitivi disfunzionali;
  • ascolto, cura di sé e del corpo: lo spazio della psicoterapia può diventare un invito a rallentare, fermarsi, mettersi in ascolto dei propri bisogni, desideri, delle emozioni e delle sensazioni.

Gestione quotidiana: strategie pratiche per convivere con la sindrome da stanchezza cronica

Affrontare la sindrome da stanchezza cronica richiede un approccio personalizzato e multidimensionale, che tenga conto delle esigenze fisiche, emotive e sociali della persona. Ecco alcune strategie pratiche che possono aiutare nella gestione quotidiana:

  • Pacing (gestione dell’energia): imparare a dosare le energie, alternando attività e riposo, per evitare il peggioramento dei sintomi dopo uno sforzo. La strategia di 'pacing', ovvero la pianificazione delle attività con periodi di riposo strategici, è considerata la più importante per aiutare le persone a gestire la malattia e migliorare gradualmente la funzionalità (Bested & Marshall, 2015).
  • Stabilire routine regolari: mantenere orari costanti per il sonno, i pasti e le attività può favorire un maggiore equilibrio e ridurre lo stress.
  • Comunicare i propri bisogni: parlare apertamente con familiari, amici e colleghi delle proprie difficoltà può favorire la comprensione e il supporto, riducendo il senso di isolamento.
  • Supporto psicologico: un percorso con uno psicologo può aiutare a gestire le emozioni legate alla malattia, a sviluppare strategie di coping e a migliorare la qualità della vita.
    Queste strategie non eliminano la sindrome, ma possono rendere più gestibile la quotidianità e aiutare a mantenere un senso di controllo e benessere.

Complicanze e impatto sulla qualità della vita

La sindrome da stanchezza cronica può avere un impatto profondo su diversi aspetti della vita della persona, andando oltre la semplice sensazione di stanchezza.

  • Isolamento sociale: la riduzione delle energie e la difficoltà a partecipare ad attività sociali possono portare a un progressivo isolamento e a sentimenti di solitudine.
  • Difficoltà lavorative e scolastiche: la CFS può compromettere la capacità di mantenere un impiego o di frequentare la scuola, con conseguenze economiche e psicologiche.
  • Disturbi dell’umore: la frustrazione per le limitazioni imposte dalla malattia può favorire l’insorgenza di ansia e depressione, che a loro volta possono peggiorare i sintomi fisici.
  • Riduzione dell’autonomia: nelle forme più gravi, la persona può dipendere dall’aiuto di altri per le attività quotidiane, con un impatto sulla propria autostima e sul senso di indipendenza.

Riconoscere queste possibili complicanze può essere fondamentale per intervenire precocemente e offrire un supporto adeguato, sia a livello medico che psicologico.

Per concludere: ascolta il tuo sbadiglio!

Debolezza, stanchezza, sintomi fisici (cefalea, mal di gola, febbricola, turbe del sonno), cognitivi (difficoltà a concentrarsi, brain fog), emotivi (ansia e disturbi dell’umore), fanno della Sindrome da Fatica Cronica una manifestazione clinica collocabile nella zona di confine tra il corpo e la mente.

Nel caso in cui la sintomatologia perduri nel tempo e non si risolva con il riposo, è utile non sottovalutarla. Rivolgersi a un medico in prima battuta e successivamente a uno psicologo o a uno psicoterapeuta sono passaggi fondamentali per prendersi cura del proprio benessere fisico e psicologico. Insomma, ascoltiamo i nostri sbadigli!

Se senti che la stanchezza cronica sta influenzando la tua vita e desideri un supporto per affrontare le difficoltà emotive e psicologiche che ne derivano, Unobravo può aiutarti a trovare il professionista più adatto alle tue esigenze. Inizia il questionario e fai il primo passo verso il tuo benessere.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Marcello Delmondo
Professionista selezionato dal nostro team clinico
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
No items found.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
Trova il tuo psicologo

Come capire se si soffre di disturbi d'ansia?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.

Il nostro blog

Articoli correlati

Articoli scritti dal nostro team clinico per aiutarti a orientarti tra i temi che riguardano la salute mentale.