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Trauma e psicotraumatologia
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Il disturbo post traumatico da stress (PTSD): cos’è, sintomi e cura

Il disturbo post traumatico da stress (PTSD): cos’è, sintomi e cura
Valentina Sacchi
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
17.1.2026
Il disturbo post traumatico da stress (PTSD): cos’è, sintomi e cura
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Gli eventi traumatici possono condurci a reazioni emotive complesse e dolorose. Quando la reazione a un evento traumatico è caratterizzata da un quadro clinico rilevante, si parla di disturbo post traumatico da stress (PTSD, dall’inglese post traumatic stress disorder).

PTSD: cos’è

Lo stress post traumatico è una malattia? La risposta è no: dopo un trauma, è normale avere una risposta psicologica e fisiologica allo stress vissuto con l’evento.

Ben altra cosa è il disturbo post traumatico da stress (spesso abbreviato anche in PTSD), che si sviluppa quando emergono sintomi che impattano in modo significativo sulla vita della persona, come conseguenza di uno o più eventi particolarmente stressanti o traumatici. Questi eventi possono avere natura diversa, tra cui:

  • esposizioni a guerre: il disturbo post traumatico da stress nei soldati è molto frequente, data la loro condizione di esposizione a numerosi eventi traumatici;
  • esposizioni a terremoti, incendi, alluvioni: uno studio ha osservato come la prevalenza del PTSD tra bambini e adolescenti entro il primo anno di esposizione a terremoti e alluvioni era del 19%;
  • incidenti automobilistici o con altri mezzi di trasporto: l’affondamento della nave da crociera Concordia, ad esempio, ha portato molti dei superstiti a richiedere un risarcimento per lo sviluppo di un PTSD;
  • diagnosi di malattie: molte persone che affrontano il cancro possono presentare sintomi di PTSD. Uno studio pubblicato dalla rivista Cancer evidenzia come il 22% dei pazienti oncologici riporta sintomi di stress post-traumatico; per questo motivo è molto importante che nei reparti oncologici sia presente una figura che possa offrire un sostegno psicologico specializzato, come quello di uno psiconcologo.
  • gaslighting: è una forma di violenza psicologica che può portare all’esordio di ansia, depressione e PTSD;
  • stalking: trovandosi a temere per la propria incolumità a causa delle minacce e persecuzioni subite dallo stalker, è possibile per la vittima di stalking sviluppare i sintomi del PTSD, come ipervigilanza e disturbi del sonno;
  • tradimento: si tratta di un trauma che viene sperimentato soprattutto dai bambini quando, all’interno del loro nucleo familiare, subiscono violenza proprio da parte delle figure di riferimento che, al contrario, dovrebbero proteggerle. Ecco perché la psicologa americana Jennifer Freyd ha parlato nel 1991 di betrayal trauma o “trauma da tradimento”.

Oltre a questi, possiamo aggiungere lutto in famiglia, bullismo o cyberbullismo, abusi sessuali derivanti o meno da una relazione tossica, come può essere una relazione violenta con un partner narcisista, e anche lo svolgere lavori che aumentano il rischio di esposizione a eventi traumatici. In generale, possono risultare traumatiche tutte le situazioni in cui viene percepito un pericolo per se stessi o una persona cara: anche un travaglio difficile, in cui la donna subisce violenza ostetrica o teme un rischio per sé o il proprio bambino, può dar luogo a un PTSD a cui si associano tocofobia e paura del parto.

Per i bambini è importante specificare che l’abuso sessuale può risultare traumatico anche in assenza di violenza fisica.  Secondo l’ICD-11 (OMS) qualsiasi esperienza sessuale inappropriata rispetto allo stadio di sviluppo del bambino può avere conseguenze gravi, e se ripetuta nel tempo può portare allo sviluppo del disturbo da stress post-traumatico complesso (CPTSD). Il disturbo post-traumatico complesso (CPTSD), incluso nell’ICD-11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2018), rappresenta una forma più pervasiva del PTSD, caratterizzata da difficoltà persistenti nella regolazione emotiva, nell’autostima e nelle relazioni interpersonali

Il disturbo post traumatico da stress: criteri diagnostici

Il disturbo da stress post traumatico è lo sviluppo di sintomi tipici conseguenti all’esposizione di un esposizione a morte, minaccia di morte, gravi lesioni o violenza sessuale, vissuta direttamente, assistita, appresa come accaduta a un familiare o sperimentata attraverso esposizione ripetuta a dettagli traumatici (es. operatori d’emergenza).

Secondo il Manuale statistico e diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-5-TR) sono numerosi i criteri diagnostici del PTSD.

Disturbo post traumatico da stress: cosa dice il DSM-5-TR

La sindrome da stress post traumatico può essere causata, secondo il DSM-5-TR, dall’esposizione a un evento traumatico in cui erano presenti le seguenti caratteristiche:

  • l’esperienza diretta dell’evento;
  • l’assistere a un trauma accaduto ad altri;
  • il venire a conoscenza di un evento traumatico accaduto a un proprio caro;
  • una ripetuta esposizione ai dettagli dell’evento traumatico (frequente nei primi soccorritori di catastrofi naturali o nelle forze dell’ordine).

Disturbo da stress post traumatico: sintomi

All’evento traumatico seguono uno o più dei seguenti sintomi:

  • ricordi spiacevoli e ricorrenti (percezioni, immagini, pensieri)
  • sogni spiacevoli che ripercorrono l’evento traumatico
  • reazioni dissociative (agire o sentire come se l’evento si stesse ripresentando) come esperienze di depersonalizzazione, derealizzazione o i flashback
  • disagio psicologico intenso di fronte a fattori scatenanti che possono ricordare o assomigliano all’evento traumatico
  • reattività fisiologica a situazioni che simboleggiano o ricordano il trauma.

La sindrome post traumatica da stress si manifesta anche con l’evitamento di stimoli associati al trauma:

  • tentativi di evitare ricordi spiacevoli, pensieri o emozioni relativi al trauma;
  • evitamento o tentativi di evitare persone, luoghi, oggetti o situazioni che suscitano pensieri, emozioni o ricordi associati al trauma.

Il PTSD può essere accompagnato da alterazioni del pensiero e delle emozioni in seguito al trauma, come l’incapacità di ricordare aspetti significativi dell’evento, spesso legata ad amnesia dissociativa e non a fattori come uso di sostanze o trauma cranico.

Altre manifestazioni includono convinzioni negative su se stessi, sugli altri o sulla vita – ad esempio, la percezione che “il mondo sia un posto pericoloso” – e pensieri di colpa rivolti verso se stessi o verso gli altri. Si possono inoltre riscontrare una marcata mania di controllo, una riduzione dell’interesse per attività precedentemente gradite, sentimenti di estraneità e distacco verso gli altri, e un umore tendenzialmente negativo, con difficoltà a provare felicità o soddisfazione.

RODNAE Productions - Pexels

Sintomi fisici del PTSD

Lo stress post traumatico può causare anche sintomi fisici, con alterazioni del livello di attivazione e della reattività agli stimoli:

  • irritabilità ed esplosioni di rabbia, espressa con aggressività fisica o verbale;
  • comportamenti autodistruttivi
  • risposte di allarme esagerate, può sembrare che la persona viva in uno stato di allerta costante o di paura generalizzata (panofobia)
  • difficoltà di concentrazione
  • insonnia da stress post traumatico.

Per la diagnosi del disturbo post traumatico da stress, questi sintomi devono presentarsi dopo l’evento traumatico, persistere per almeno un mese e compromettere in modo significativo la vita della persona. Un test sul disturbo post-traumatico da stress può aiutare i clinici a un corretto inquadramento diagnostico e alla progettazione della terapia

    Sintesi dei criteri diagnostici del PTSD: un box informativo

    Criteri principali per la diagnosi di PTSD secondo il DSM-5-TR:

    • Esposizione a un evento traumatico: la persona ha vissuto, assistito o è venuta a conoscenza di un evento che ha comportato minaccia di morte, gravi lesioni o violenza.
    • Presenza di sintomi di intrusione: ricordi, sogni, flashback o reazioni intense a stimoli che ricordano il trauma.
    • Evitamento persistente: sforzi per evitare ricordi, pensieri, emozioni o situazioni associate al trauma.
    • Alterazioni negative di pensieri e umore: convinzioni distorte, senso di colpa, distacco dagli altri, incapacità di provare emozioni positive.
    • Alterazioni dell’arousal e della reattività: irritabilità, comportamenti autodistruttivi, ipervigilanza, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno.
    • Durata dei sintomi: almeno un mese.
    • Impatto sul funzionamento: i sintomi causano disagio significativo o compromettono la vita sociale, lavorativa o altre aree importanti.

    Questa sintesi può essere utile per orientarsi nella comprensione del disturbo e per riconoscere quando può essere opportuno rivolgersi a un professionista.

    Il disturbo post traumatico da stress cronico severo

    Il disturbo post-traumatico da stress è definito acuto se i sintomi durano meno di tre mesi, cronico se persistono oltre i tre mesi e ad esordio ritardato se compaiono almeno sei mesi dopo l’evento traumatico.

    Le conseguenze del disturbo post traumatico da stress possono includere:

    • depressione post traumatica da stress;
    • ansia da stress post traumatico;
    • uso di sostanze.

    Se i sintomi sopraggiungono almeno 6 mesi dopo l’evento traumatico, si parla di un disturbo post traumatico ad esordio ritardato.

    Il disturbo post traumatico da stress nei bambini e negli adolescenti

    Anche bambini e adolescenti possono soffrire di PTSD, con delle differenze rispetto agli adulti. L’esposizione al trauma può essere diretta (ad esempio aver subito gravi episodi di bullismo a scuola) o indiretta (non si considera esposizione indiretta quella che avviene tramite la visione di film o immagini).

    Anche nei bambini, lo stress post traumatico si manifesta attraverso sintomi intrusivi:

    • nel gioco, che spesso è ripetitivo e denso di temi relativi al trauma;
    • in ambito scolastico si possono manifestare problemi di condotta, attenzione e concentrazione;
    • nel sonno, soprattutto nelle prime settimane, sono frequenti difficoltà ad addormentarsi, insieme a incubi e risvegli notturni.

    Altri sintomi del disturbo post traumatico da stress in bambini e adolescenti

    Frequente è la paura del buio e l’ansia da separazione (quest’ultima presente anche tra gli adolescenti): i bambini si rifiutano di separarsi dai genitori e non vorrebbero mai perderli di vista.

    Sia i bambini che gli adolescenti possono sperimentare il cosiddetto “senso di colpa del sopravvissuto”, legato al pensiero che avrebbero potuto fare di più o che loro sono vivi mentre altre persone care non lo sono, manifestando un disturbo post traumatico da stress prolungato.

    Negli adolescenti questi sensi di colpa possono più spesso tramutarsi in una vera e propria depressione reattiva o sviluppare ansia e attacchi di panico.

    L’evitamento di situazioni relative al trauma può manifestarsi con:

    • una limitazione del gioco o dell’esplorazione dell’ambiente nei bambini più piccoli;
    • una scarsa partecipazione alle attività con i coetanei e isolamento se si tratta di bambini in età scolare;
    • la poca propensione alle nuove esperienze o, al contrario, la ricerca di sensazioni forti, assumendo comportamenti a rischio (come la guida spericolata o l’assunzione di sostanze) nel caso degli adolescenti.

    Disturbo post traumatico da stress: trattamento

    Tra gli interventi psicologici più efficaci, c'è quello della psicologia delle emergenze, una branca della psicologia che si occupa di intervenire in modo tempestivo con le persone che hanno vissuto un evento traumatico.

    La terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma (TF-CBT) e l’EMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) sono riconosciuti come trattamenti di prima linea per il disturbo post-traumatico da stress dalle principali linee guida internazionali (APA, 2017; NICE, 2018; OMS, 2013).

    Questi approcci terapeutici aiutano la persona a rielaborare in modo sicuro i ricordi traumatici, a ridurre l’evitamento e a sviluppare strategie di coping più funzionali.

    Lo scopo della terapia con uno psicologo specializzato in terapia cognitivo-comportamentale è aiutare la persona a identificare i pensieri e le convinzioni negative e le alternative di comportamento più funzionali e vantaggiose in relazione all’evento traumatico. Alcune tecniche per il trattamento psicologico del PTSD utilizzate sono:

    • l’esposizione, per ridurre le situazioni di evitamento
    • il rilassamento (a questo scopo, anche il mare fa bene)
    • la ristrutturazione cognitiva
    • l’EMDR.
    João Jesus - Pexels

    L’EMDR per il trattamento del disturbo post traumatico da stress

    L’EMDR è una tecnica evidence-based, riconosciuta dall’OMS come trattamento di prima linea per la cura del trauma. L’EMDR per il post traumatic stress disorder consente infatti di favorire l’elaborazione dell’esperienza traumatica, lavorando sui ricordi legati al trauma: la loro carica emotiva si abbassa, i pensieri intrusivi diventano meno frequenti.

    Nel disturbo post traumatico da stress la guarigione è possibile? Per gestire questo disturbo il trattamento psicologico è certamente consigliato: la persona acquisisce via via la capacità di distinguere tra pericoli reali e quelli condizionati dall’ansia e di utilizzare le proprie risorse per far fronte alle difficoltà.

    Epidemiologia del disturbo post traumatico da stress: dati e differenze di genere

    Il disturbo post traumatico da stress è una condizione che può colpire persone di tutte le età e provenienze, ma la sua diffusione varia in base a diversi fattori. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la prevalenza del PTSD nella popolazione generale si aggira tra l’1% e il 3% nei paesi occidentali, ma può aumentare significativamente in contesti di guerra, disastri naturali o violenza diffusa (OMS, 2022).

    • Differenze di genere: le donne risultano più a rischio di sviluppare il PTSD rispetto agli uomini, anche a parità di esposizione a eventi traumatici. Secondo una revisione pubblicata dall’American Psychiatric Association, circa il doppio delle donne rispetto agli uomini riceve una diagnosi di PTSD nel corso della vita (APA, 2022).
    • Incidenza nei diversi contesti: la prevalenza del disturbo può raggiungere il 10-20% tra i sopravvissuti a gravi traumi come aggressioni, incidenti o catastrofi naturali. Nei veterani di guerra, la percentuale può essere ancora più elevata, arrivando fino al 30% in alcuni gruppi (APA, 2022).
    • Evoluzione nel tempo: non tutte le persone esposte a un trauma sviluppano il disturbo. Fattori di rischio come la storia personale di traumi, la mancanza di supporto sociale e la presenza di altre condizioni psicologiche possono aumentare la probabilità di insorgenza del PTSD.

    Questi dati sottolineano l’importanza di riconoscere precocemente i sintomi e di offrire un supporto adeguato alle persone più vulnerabili.

    Affrontare un trauma è possibile

    Affrontare le conseguenze di un trauma può essere molto complesso, ma non sei solo: riconoscere i sintomi del disturbo post traumatico da stress è già un atto di coraggio e il primo passo verso la guarigione. Con il supporto di uno psicologo specializzato puoi imparare a gestire il dolore, ritrovare sicurezza e riscoprire il benessere nella tua vita quotidiana. Da Unobravo trovi professionisti pronti ad ascoltarti e a costruire insieme a te un percorso su misura, rispettando i tuoi tempi e le tue esigenze. Se senti che è il momento di chiedere aiuto, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: il cambiamento può cominciare oggi.

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