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Attacchi di panico: sintomi, cause e come riconoscerli

Attacchi di panico: sintomi, cause e come riconoscerli
Michela Gallo
Psicoterapeuta ad orientamento Psicodinamico Individuale Psicologico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
3.8.2026
Attacchi di panico: sintomi, cause e come riconoscerli
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  • Un attacco di panico è un episodio improvviso di paura intensa che dura tra i 5 e i 20 minuti e non è pericoloso per la salute fisica.
  • Il disturbo di panico colpisce circa il 2-3% della popolazione e risponde molto bene alle cure, con la terapia cognitivo-comportamentale come prima scelta (NICE, 2019).
  • Le cause degli attacchi di panico sono multifattoriali, tra predisposizione genetica, iperattività dell'amigdala, stress cronico, traumi passati e sensibilità all'ansia.
  • Il rischio reale non è il singolo episodio, ma l'evitamento progressivo, l'agorafobia, l'isolamento sociale e la depressione secondaria.
  • La psicoterapia online ha un'efficacia comparabile a quella in presenza e rende il trattamento accessibile a più persone.

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Un attacco di panico è un'ondata improvvisa di paura intensa che può arrivare anche senza un pericolo reale, accompagnata da sintomi fisici e mentali. E’ un'esperienza più comune di quanto si pensi: capita a molte persone almeno una volta nella vita, spesso nei periodi di maggiore stress.

In questo articolo vediamo cos'è un attacco di panico, come riconoscere i sintomi, quanto dura, perché arriva e come si affronta. Per quanto possa apparire travolgente, un attacco di panico non è pericoloso per la salute fisica. 

Che cos'è un attacco di panico

I principali sistemi di classificazione, come il DSM-5-TR e l'ICD-11, descrivono l'attacco di panico come un episodio ben definito di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti. Non è la stessa cosa del disturbo di panico, una condizione più ampia che si sviluppa quando gli attacchi diventano ricorrenti.

È importante distinguere tra un episodio isolato e il disturbo vero e proprio. Molte persone vivono uno o due attacchi nella vita, spesso in un momento di forte stress ed esistono tecniche efficaci per gestire l'attacco di panico nell'immediato. Ma quando gli episodi diventano ricorrenti si parla di disturbo di panico, che riguarda circa il 2-3% delle persone e si caratterizza per l'ansia anticipatoria, la paura che l'attacco possa ripresentarsi.

Il disturbo tende a esordire tra la tarda adolescenza e la prima età adulta e coinvolge il meccanismo di allarme che il corpo attiva davanti a una minaccia. Gli attacchi, inoltre, non arrivano solo da svegli: possono comparire anche durante il sonno, interrompendo bruscamente il riposo.

Attacco di panico vs attacco d'ansia

Spesso i termini attacco d'ansia e attacco di panico vengono usati come sinonimi, ma descrivono esperienze diverse. Comprendere questa distinzione può aiutare a riconoscere meglio ciò che si sta vivendo.

L'attacco d'ansia tende a comparire in modo graduale, aumentando progressivamente di intensità. Può durare da alcune ore fino, in alcuni casi, a diversi giorni ed è spesso collegato a una preoccupazione o a una situazione stressante ben identificabile. I sintomi, pur essendo molto spiacevoli, sono generalmente meno intensi rispetto a quelli di un attacco di panico.

L'attacco di panico, invece, insorge all'improvviso e raggiunge rapidamente il picco di intensità, di solito nell'arco di pochi minuti. Generalmente dura tra i 5 e i 20 minuti, anche se alcune sensazioni possono persistere più a lungo. L'intensità è molto elevata e, in molti casi, non è possibile individuare un fattore scatenante immediato. Proprio questa apparente imprevedibilità contribuisce a renderlo particolarmente spaventoso.

psicologia attacchi di panico
Anna Tarazevich - Pexels

I sintomi di un attacco di panico

Vivere un attacco di panico può essere un'esperienza estremamente spaventosa. I sintomi sono intensi, improvvisi e travolgenti, tanto da far pensare che stia accadendo qualcosa di molto grave. 

Eppure, per quanto il corpo invii segnali di pericolo così convincenti, ciò che sta accadendo non è di per sé pericoloso: si tratta dell'attivazione della risposta di fight or flight (attacco o fuga), un meccanismo automatico di sopravvivenza che prepara l'organismo a fronteggiare una minaccia. 

Nell'attacco di panico, però, questa risposta si attiva anche in assenza di un pericolo reale e immediato, facendo percepire il corpo come se fosse in una situazione di emergenza.

13 segnali di un attacco di panico

Un attacco di panico può manifestarsi attraverso sintomi molto diversi tra loro. Alcuni riguardano il corpo, altri il modo in cui percepiamo noi stessi o ciò che ci circonda. Conoscerli può aiutare a riconoscere ciò che sta accadendo e a distinguere questa esperienza da altre condizioni mediche:

Tra i sintomi fisici troviamo:

  • palpitazioni o tachicardia, con il cuore che sembra battere troppo forte o troppo veloce;
  • sudorazione intensa, anche in assenza di caldo o sforzo fisico;
  • tremori o scosse, che possono coinvolgere le mani, le gambe o tutto il corpo;
  • sensazione di fiato corto, come se l'aria non bastasse mai;
  • sensazione di soffocamento, spesso descritta come un nodo alla gola;
  • dolore o fastidio al petto, che può essere acuto o simile a una pressione;
  • nausea o disturbi addominali, a volte accompagnati da crampi o senso di vuoto allo stomaco;
  • vertigini, instabilità o sensazione di svenimento, come se il pavimento cedesse sotto i piedi;
  • brividi o vampate di calore, che possono alternarsi rapidamente;
  • parestesie, cioè formicolio o intorpidimento, soprattutto alle mani, ai piedi o al viso.

Tra i sintomi cognitivi, invece: 

  • paura di morire, spesso improvvisa e molto intensa;
  • paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • derealizzazione o depersonalizzazione, ovvero la sensazione che il mondo intorno sembri irreale, o che tu stia guardando te stesso dall'esterno.

I sintomi cognitivi meritano un'attenzione particolare. Durante un attacco di panico, il cervello interpreta le sensazioni fisiche come segnali di una catastrofe imminente: il cuore che accelera diventa "sto avendo un infarto", il respiro corto "sto per soffocare".

Secondo il modello cognitivo del panico di David M. Clark (1986), queste interpretazioni catastrofiche alimentano un circolo vizioso: la paura aumenta i sintomi e i sintomi aumentano la paura.

Secondo il DSM-5-TR, per parlare di attacco di panico devono essere presenti almeno quattro dei sintomi previsti, anche se possono verificarsi episodi paucisintomatici, cioè con meno sintomi ma comunque molto disturbanti.

Una delle confusioni più frequenti è scambiare un episodio di questo tipo per un infarto. È comprensibile, perché dolore al petto, tachicardia e senso di morte imminente possono essere molto simili. In generale, però, l'attacco di panico raggiunge il picco nell'arco di pochi minuti e poi tende ad attenuarsi, mentre un evento cardiaco può avere un andamento diverso. In caso di dubbio, è sempre importante rivolgersi a un medico.

Non esiste un unico modo di vivere un attacco di panico. In alcune persone prevalgono i sintomi cardiaci (palpitazioni e dolore al petto), in altre quelli respiratori (fame d'aria e sensazione di soffocamento), mentre altre ancora sperimentano soprattutto sintomi neurologici o dissociativi, come vertigini, formicolii, derealizzazione o depersonalizzazione.

attacco-di-panico
Nathan Cowley - Pexels

Quanto dura un attacco di panico

Durante un attacco di panico, una delle paure più frequenti è che quella sensazione non finisca mai. In realtà, il nostro organismo ha un limite naturale: non può mantenere a lungo uno stato di allerta così intenso.

La fase acuta dura generalmente tra i 5 e i 20 minuti e raggiunge il picco entro i primi 10 minuti. In questo intervallo si verifica una rapida attivazione del sistema nervoso simpatico: aumenta il rilascio di adrenalina, il cuore accelera e il respiro diventa più rapido. Più raramente, l'episodio può protrarsi fino a 30-60 minuti, soprattutto quando si susseguono più ondate di sintomi.

Terminato l'attacco, è comune sentirsi esausti, svuotati o particolarmente vulnerabili. Questa fase di affaticamento può durare anche diverse ore.

Proprio dopo l'episodio può comparire l'ansia anticipatoria, cioè la paura che l'attacco si ripresenti. Questo timore può portare a monitorare costantemente il proprio corpo, aumentare l'attenzione verso ogni sensazione fisica e, in alcune persone, contribuire a mantenere il circolo vizioso del panico.

La frequenza degli attacchi varia molto da persona a persona: alcune persone sperimentano un solo episodio nell'arco della vita, mentre altre possono averne diversi nel tempo o, nei casi più gravi, anche più di uno nella stessa giornata.

Perché vengono gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico non hanno un'unica causa. Nella maggior parte dei casi derivano dall'interazione di diversi fattori che aumentano la vulnerabilità della persona.

Tra questi ci sono: 

  • una predisposizione genetica;
  • un'elevata sensibilità all'ansia
  • periodi di forte stress o eventi di vita significativi;
  • possibile presenza di altri disturbi d'ansia o dell'umore; 
  • alcuni meccanismi cerebrali coinvolti nella risposta alla paura, come l'amigdala, possono contribuire a una maggiore reattività ai segnali di allarme.

Dal punto di vista psicologico, uno dei modelli più studiati è quello di Clark (1986). Secondo questa teoria, l'attacco di panico si innesca quando normali sensazioni corporee, come un battito accelerato o un leggero capogiro, vengono interpretate come il segnale di una catastrofe imminente. Questa interpretazione aumenta la paura, che a sua volta intensifica i sintomi, alimentando il cosiddetto circolo vizioso del panico.

Un aspetto che sorprende molte persone è che il primo attacco può comparire anche in un momento di apparente tranquillità. Questo non significa necessariamente che arrivi "dal nulla": talvolta può manifestarsi dopo un periodo di stress prolungato, quando l'organismo è stato sottoposto a un carico emotivo importante.

Attacchi di panico: sono davvero pericolosi?

La prima domanda che molte persone si pongono dopo un attacco di panico è: «È stato qualcosa di pericoloso?». Nella maggior parte dei casi, la risposta è no. Per quanto i sintomi possano essere intensi e spaventosi, un attacco di panico non rappresenta di per sé un pericolo per la salute fisica.

Ciò che può avere un impatto significativo è la tendenza a modificare gradualmente le proprie abitudini per paura che l'attacco si ripresenti. Nel tempo, questo può favorire l'evitamento di luoghi o situazioni, lo sviluppo di agorafobia, l'isolamento sociale e, in alcune persone, anche sintomi depressivi.

Soprattutto dopo il primo episodio, è comunque importante rivolgersi al medico per escludere eventuali cause organiche e ricevere una valutazione adeguata.

controlar un ataque de pánico
Oleksandr Pidvalnyi - Pexels

Cosa fare durante un attacco di panico

Quando senti arrivare un attacco di panico, alcune strategie possono aiutarti a riprendere il controllo:

  • Rallenta il respiro: inspira ed espira lentamente, allungando l'espirazione. Aiuta a ridurre l'intensità delle sensazioni fisiche.
  • Resta nella situazione: per quanto controintuitivo, evitare o scappare rinforza la paura. Restare insegna al corpo che il pericolo non è reale.
  • Ricordati che passerà: l'episodio si esaurisce da solo, di solito in pochi minuti. Non devi fare nulla di speciale perché finisca.

Queste strategie fanno la differenza nell'immediato, ma non sostituiscono un percorso psicologico strutturato.

Come si curano gli attacchi di panico

La buona notizia è che il disturbo di panico è una condizione curabile e, nella maggior parte dei casi, risponde molto bene al trattamento. Molte persone sperimentano una riduzione significativa dei sintomi e, in alcuni casi, la loro completa remissione. Eppure, solo una parte di chi ne avrebbe bisogno riceve un trattamento adeguato, spesso a causa dello stigma, della scarsa consapevolezza o delle difficoltà di accesso ai servizi.

Secondo le linee guida del NICE (2019), la psicoterapia rappresenta il trattamento di prima scelta. In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è quella supportata dalle evidenze più solide: aiuta a riconoscere e modificare i pensieri che alimentano il panico e, attraverso l'esposizione graduale alle sensazioni temute, permette di interrompere il circolo vizioso della paura. 

Un ruolo importante è svolto anche dalla psicoeducazione, che aiuta a comprendere i meccanismi dell'ansia e a viverli con maggiore consapevolezza. Inoltre, quando il disturbo è associato a esperienze traumatiche, anche legate al primo attacco di panico, l'EMDR può rappresentare un trattamento indicato.

In alcuni casi, lo psichiatra può prescrivere una terapia farmacologica. Gli SSRI sono i farmaci di riferimento per il trattamento del disturbo di panico, mentre le benzodiazepine possono essere utili solo nel breve periodo e sempre sotto stretto controllo medico.

Anche alcune abitudini quotidiane possono sostenere il percorso di cura: praticare regolarmente attività fisica, dormire a sufficienza, limitare caffeina e alcol e dedicare del tempo a tecniche di rilassamento o mindfulness.

Infine, se raggiungere uno studio rappresenta un ostacolo, la psicoterapia online si è dimostrata un'opzione efficace per il trattamento del disturbo di panico, con risultati comparabili a quelli della terapia in presenza.

RDNE Stock project - Pexels

Quando rivolgersi a uno psicologo

Un singolo episodio, per quanto spaventoso, non significa automaticamente che tu stia sviluppando un disturbo. A volte può essere un evento isolato, legato a un periodo di forte stress, che si risolve senza bisogno di un intervento specifico.

Ma ci sono alcuni segnali che vale la pena ascoltare, senza aspettare che la situazione si cronicizzi:

  • gli episodi si ripetono nel tempo, anche senza una causa apparente;
  • vivi con la preoccupazione costante che possa arrivarne un altro;
  • hai iniziato a evitare luoghi, situazioni o attività per paura di stare male;
  • la tua vita sociale, lavorativa o affettiva ne sta risentendo.

Se ti riconosci in uno o più di questi aspetti, potrebbe essere utile chiedere un supporto. Dopo aver escluso eventuali cause organiche con il tuo medico, un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a comprendere ciò che sta accadendo e a interrompere il circolo vizioso del panico.

Le evidenze scientifiche mostrano che il disturbo di panico risponde bene ai trattamenti raccomandati: molte persone sperimentano una riduzione significativa dei sintomi e, in alcuni casi, la loro completa remissione. Intervenire precocemente aumenta le possibilità di evitare che la paura degli attacchi finisca per limitare sempre di più la vita quotidiana.

Se senti che è arrivato il momento di fare un primo passo, puoi iniziare un percorso su Unobravo e trovare il professionista più adatto alle tue esigenze.

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FAQ

Gli attacchi di panico possono provocare sintomi sia fisici sia psicologici, che compaiono all'improvviso e raggiungono rapidamente la massima intensità. Tra i più comuni ci sono palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, fame d'aria, senso di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea, vertigini, brividi o vampate di calore, formicolii, sensazione di irrealtà o di distacco da sé, paura di perdere il controllo e intensa paura di morire. Non tutte le persone sperimentano gli stessi sintomi e la loro intensità può variare da un episodio all'altro.

Secondo il DSM-5-TR, i 13 sintomi che possono comparire durante un attacco di panico sono: palpitazioni o tachicardia, sudorazione intensa, tremori, sensazione di fiato corto, sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, vertigini o sensazione di svenimento, brividi o vampate di calore, formicolio o intorpidimento (parestesie), derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di "impazzire" e paura di morire. Per soddisfare i criteri diagnostici di un attacco di panico, questi sintomi devono raggiungere rapidamente un picco di intensità e devono esserne presenti almeno quattro.

La strategia più efficace nell'immediato è rallentare il respiro: inspirare lentamente ed espirare ancora più lentamente segnala al sistema nervoso che il pericolo non c'è. È importante restare nella situazione invece di fuggire (la fuga rinforza il panico), e ricordarsi che l'episodio è temporaneo, ha un picco e poi si esaurisce da solo senza causare danni fisici.

Le cause degli attacchi di panico sono multifattoriali: predisposizione genetica (i fattori genetici spiegano circa il 40% della vulnerabilità), iperattività dell'amigdala, squilibri in serotonina, GABA e cortisolo, eventi stressanti come lutti o separazioni, traumi passati e stress cronico. Il primo attacco arriva spesso in un momento di apparente tranquillità, perché la vulnerabilità può restare latente per anni.

L'elemento distintivo principale è l'andamento nel tempo: un attacco di panico raggiunge il picco entro 10 minuti e poi si attenua, mentre i sintomi cardiaci tendono a peggiorare progressivamente. Inoltre, durante il panico la pressione tende ad aumentare, non a scendere. In caso di dubbio, una valutazione medica è sempre il passo corretto.

Sì, è un sintomo riconosciuto e molto comune. Durante un attacco di panico il cervello interpreta le sensazioni fisiche come segnali di catastrofe imminente, generando paura di morte o di perdita del controllo. Questo meccanismo, descritto dal modello cognitivo di Clark (1986), è un sintomo, non una realtà: non si sviene, non si impazzisce e non si muore durante un attacco di panico.

L'attacco di panico è un singolo episodio acuto. Il disturbo di panico si diagnostica quando gli episodi si ripetono nel tempo e, soprattutto, quando compare la cosiddetta “paura della paura”: l'apprensione costante per un nuovo attacco che condiziona le scelte quotidiane. Il disturbo di panico riguarda circa il 2-3% della popolazione, mentre oltre 1 adulto su 10 sperimenta almeno un attacco isolato nel corso della vita.

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.
  • American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR). APA Publishing.
  • Clark, D. M. (1986). A cognitive approach to panic. Behaviour Research and Therapy, 24(4), 461-470.
  • Majori, S., Gazzani, D., Paiano, J., Carobolante, B., Sannino, A., Ferrari, S., Antolini, L., Aprili, I., & Zanon, M. (2019). The prevalence of patients with panic attacks (PAs) and panic disorder (PD) visiting emergency departments of the Verona Hospital. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30714607/
  • McGinnis, E. W., Lunna, S., Berman, I., Loftness, B. C., Bagdon, S., Danforth, C. M., Price, M., Copeland, W. E., & McGinnis, R. S. (2023). Discovering digital biomarkers of panic attack risk in consumer wearables data. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38083448/
  • National Institute for Health and Care Excellence (2019). Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management. NICE Clinical Guideline CG113.
  • World Health Organization. International Classification of Diseases, 11th Revision (ICD-11). WHO.
  • World Health Organization. (2024). Evidence profiles for the anxiety module (ANX) of the WHO mhGAP: WHO mhGAP guideline update: Mental Health Gap Action Programme (mhGAP) guideline for mental, neurological and substance use disorders. https://cdn.who.int/media/docs/default-source/mental-health/mhgap/mhgap-anxiety-evidence-review-report(29012024)_eb.pdf?sfvrsn=5b6883e2_3
  • World Health Organization. (2025). Anxiety disorders. Retrieved May 20, 2025, from https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/anxiety-disorders
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