Cerchi supporto per affrontare le tue paure?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Fobie
5
minuti di lettura

Cardiofobia: la paura di avere un infarto

Cardiofobia: la paura di avere un infarto
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
28.1.2026
Cardiofobia: la paura di avere un infarto
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Se la paura limita la tua vita, parlarne può aituarti

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Trova il tuo psicologo
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 400.000 pazienti
9.000+ psicologi sulla piattaforma

Palpitazioni, monitoraggio costante del proprio battito cardiaco, ricerca di rassicurazioni: si tratta della cardiofobia, la paura persistente e irrazionale di poter avere un infarto.

la cardiofobia può essere concettualizzata come una fobia specifica focalizzata sugli eventi cardiaci, ovvero la paura di una specifica malattia improvvisa e mortale (la paura di avere un infarto o un ictus è circoscritta solo ai problemi che riguardano il cuore).

La paura di avere un infarto può rientrare nello spettro della paura di avere un tumore  è dunque una manifestazione di ipocondria, quella paura che porta a interpretare qualsiasi sintomo o cambiamento nelle proprie sensazioni corporee come possibile segnale di un problema di salute. Quando la paura di avere un infarto si traduce in comportamenti compulsivi di ricerca di informazioni e sintomi su internet, si parla invece di cybercondria.

“Ho paura di avere un infarto”: cos’è la cardiofobia

Nel caso della persona con cardiofobia, la paura di morire di infarto è irrazionale e difficile da controllare, e persiste anche quando gli accertamenti medici non evidenziano alcuna anomalia. Nonostante i ripetuti esiti negativi agli esami, infatti, chi soffre di cardiofobia continua a credere di avere un problema cardiaco organico (Eifert, 1992) .

La paura costante di avere un infarto scatena un’attenzione quasi ossessiva al proprio stato di salute in relazione a eventuali patologie del cuore.

Il pensiero cardiofobico, infatti, porta a comportamenti disfunzionali che possono compromettere la quotidianità:

  • ascolto del battito cardiaco per intercettare eventuali segnali “anomali”
  • preoccupazione sia per battito accelerato (tachicardia) che rallentato (bradicardia) o per aritmie
  • frequenti visite cardiologiche, elettrocardiogrammi o misurazione della pressione
  • evitamento di situazioni che potrebbero provocare alterazioni al battito cardiaco (come fare sport o salire le scale)
  • controllo dell’alimentazione evitando ingredienti che possono favorire l’ipertensione
  • espressione frequente della paura (“ho sempre paura dell’infarto”) e ricerca di rassicurazioni.

Questi comportamenti, però, non portano sollievo, ma spesso aumentano l’agitazione e possono sfociare in stati d’ansia.

cardiofobia
Pixabay - Pexels

Cardiofobia, ansia cardiaca e ipocondria: differenze e criteri diagnostici

La cardiofobia può essere confusa con altri disturbi legati alla paura delle malattie, come l’ipocondria, la nosofobia e l’ansia cardiaca. Tuttavia, esistono differenze importanti che aiutano a distinguere queste condizioni.

  • Cardiofobia: secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), la cardiofobia non è una diagnosi autonoma, ma può rientrare nel quadro delle fobie specifiche o del disturbo da ansia di malattia, a seconda delle caratteristiche cliniche. La persona tende a focalizzarsi su sintomi cardiaci, anche in assenza di reali patologie, e mette in atto comportamenti di controllo e ricerca di rassicurazioni.
  • Ipocondria (oggi definita "disturbo da ansia di malattia"): si manifesta con una preoccupazione eccessiva per la salute generale, non limitata a un solo organo o malattia. La persona può temere diverse patologie nel corso del tempo, non solo quelle cardiache.
  • Nosofobia: è la paura irrazionale di contrarre una malattia specifica, spesso grave o mortale, ma non necessariamente legata al cuore. La differenza principale con la cardiofobia è l’oggetto della paura.
  • Ansia cardiaca: termine usato in ambito clinico per descrivere l’ansia persistente legata a sintomi cardiaci, spesso in assenza di una reale patologia. Può sovrapporsi alla cardiofobia, ma non coincide necessariamente con essa, ma non sempre raggiunge l’intensità di una fobia specifica.

Comprendere queste distinzioni può essere fondamentale per individuare il percorso terapeutico più adatto e per evitare diagnosi errate che potrebbero prolungare il disagio.

I sintomi della cardiofobia

Come abbiamo visto, la cardiofobia è ascrivibile a un disturbo d’ansia. Come altri disturbi di questo genere, la cardiofobia presenta sia sintomi fisici che psicologici.

Tra i sintomi fisici associati agli stati d’ansia presenti nella cardiofobia troviamo:

  • nausea
  • sudorazione eccessiva
  • mal di testa
  • tremori
  • difficoltà di concentrazione
  • respirazione affannosa
  • insonnia (ad esempio per la paura di avere un infarto nel sonno)
  • tachicardia o extrasistole.

Tra i sintomi psicologici della paura di avere un infarto:

  • attacchi d’ansia
  • attacchi di panico
  • evitamento (per esempio dell’attività fisica)
  • richiesta di rassicurazioni
  • ricerca di informazioni sulle patologie cardiache
  • attenzione focalizzata sul corpo
  • credenze superstiziose come “se smetto di preoccuparmi, succederà”
  • continuo ricorso a visite mediche
  • rimuginio.

Cardiofobia: quanto può essere diffusa e chi può colpire

La cardiofobia è una condizione più comune di quanto si possa pensare, anche se spesso non viene riconosciuta o diagnosticata tempestivamente. Studi clinici indicano che una quota significativa di accessi al pronto soccorso per dolore toracico non è riconducibile a cause cardiache, ma è associata a disturbi d’ansia. Non presenta una causa cardiaca identificabile, ma molti di questi casi sono associati a disturbi d’ansia, tra cui la cardiofobia.

La cardiofobia può colpire persone di tutte le età, ma tende a manifestarsi più frequentemente tra i giovani adulti e chi ha vissuto esperienze traumatiche legate a problemi cardiaci in famiglia. Non è raro che la paura di avere un infarto si presenti anche in adolescenti, soprattutto in seguito a episodi di ansia o stress intenso.

Questi dati sottolineano l’importanza di riconoscere i sintomi della cardiofobia e di non sottovalutare l’impatto che questa condizione può avere sulla qualità della vita.

‍Le cause della cardiofobia

“Perché ho paura di avere un infarto?”. La paura di avere un infarto può manifestarsi in età adulta, ad esempio a 30 o 20 anni, ma può essere anche “giovanile” ed emergere a 14, 15, 16 o 17 anni.

Le cause della cardiofobia si possono rintracciare in:

  • esperienze di malattia o di morte (un familiare o un amico ha subito un infarto, un ictus o problemi cardiaci o ancora è deceduto)
  • eredità genetiche, come sostiene il professor William R. Clark dell’Università della California
  • esempi e insegnamenti (i genitori possono aver trasmesso al figlio il timore di problemi al cuore derivanti da anomalie cardiache).

Fattori psicologici e sociali che possono favorire la cardiofobia

Oltre alle esperienze personali e alla predisposizione genetica, diversi fattori psicologici e sociali possono contribuire allo sviluppo della cardiofobia. Un modello psicobiologico integrativo suggerisce che fattori di vulnerabilità sia psicologica che biologica, insieme a esperienze di separazione o malattia cardiaca, eventi di vita negativi e stress, giocano un ruolo rilevante nello sviluppo e nel mantenimento dei sintomi (Eifert, 1992) .

In particolare, esperienze traumatiche come aver assistito a un infarto o a un evento cardiaco improvviso in una persona cara possono lasciare un segno profondo e generare una paura persistente. La presenza di una storia familiare di patologie cardiache può aumentare la percezione di vulnerabilità e la tendenza a monitorare costantemente il proprio stato di salute. Anche l’influenza dei media, con la costante esposizione a notizie su malattie improvvise, infarti e decessi, può amplificare la paura, soprattutto in persone già predisposte all’ansia.

Inoltre, una personalità ansiosa o perfezionista, caratterizzata dalla tendenza a preoccuparsi eccessivamente per la propria salute o dalla necessità di avere tutto sotto controllo, può esporre maggiormente al rischio di sviluppare cardiofobia. Infine, difficoltà nella gestione dello stress, come situazioni di stress prolungato o eventi di vita particolarmente impegnativi, possono favorire l’insorgenza di sintomi ansiosi focalizzati sul cuore.

Questi fattori, spesso intrecciati tra loro, contribuiscono a creare un terreno fertile per la comparsa della cardiofobia, rendendo importante un approccio terapeutico che tenga conto della storia personale e del contesto di vita della persona.

Come curare la cardiofobia

Superare la cardiofobia è possibile mettendo in atto una serie di comportamenti utili a gestire i sintomi ansiosi della paura di avere un infarto. Un rimedio utile può essere quello di praticare esercizi di mindfulness per l’ansia e la respirazione diaframmatica.

Queste pratiche aiutano a gestire la respirazione e gli stati d’ansia. Già nel 1628, il medico inglese William Harvey (che aveva descritto per primo il sistema circolatorio) affermava:

“Ogni affezione della mente che si manifesti con dolore o con piacere, con speranza o con paura, è la causa di un'agitazione la cui influenza si estende al cuore.”

Oggi, alcuni ricercatori hanno studiato la correlazione tra cardiopatie e problematiche legate a stress e ansia:

“Nonostante le prove che collegano stress psicologico e malattie cardiovascolari, la gestione del rischio cardiovascolare è rimasta focalizzata su altri fattori di rischio, forse in parte a causa della scarsa comprensione dei meccanismi alla base delle malattie cardiovascolari associate allo stress.”

Da questi studi si evince che lo stress emotivo è associato a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari. La cardiofobia può essere associata a una somatizzazione dell’ansia e dello stress, senza implicare necessariamente la presenza di patologie cardiache organiche. Come far passare la cardiofobia allora?

cardiofobia la paura di avere un infarto
Atc Comm Photo - Pexels

Come superare la paura di avere un infarto: la terapia psicologica‍

La terapia psicologica si è rivelata efficace per il trattamento di disturbi d’ansia e delle fobie (come l’agorafobia).

Le esperienze riportate da persone che soffrono di cardiofobia, rivelano una diffusione della cardiofobia, per esempio, in persone che hanno paura di prendere l’aereo e avere un infarto (“ho paura di volare, posso avere un infarto”), ma può presentarsi anche in gravidanza, periodo in cui lo stress fisico e psicologico può essere molto alto (“vivo con la paura di avere un infarto”).

L’ipercontrollo del proprio stato di salute, come abbiamo visto, è uno dei segnali che collegano la cardiofobia a una problematica ansiosa. Il lavoro terapeutico quindi andrà a intervenire su una serie di fattori comportamentali con lo scopo di modificare i comportamenti disfunzionali in favore di una maggiore capacità di gestire l’ansia, i possibili attacchi di panico e la paura di avere un infarto.

Il “pensiero fisso” di avere un infarto verrà compreso, accolto e gestito dal paziente con il supporto del terapeuta, affinché possa pian piano ritornare a vivere serenamente la propria quotidianità.

È possibile, infatti, che la persona stia esprimendo, attraverso la cardiofobia, ansia legata alla paura della morte (tanatofobia).

Strategie terapeutiche basate sulle evidenze per la gestione della cardiofobia

Il trattamento della cardiofobia si basa su strategie validate dalla ricerca scientifica e dalle linee guida internazionali. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è considerata l’approccio di prima scelta per le fobie specifiche, inclusa la cardiofobia. Secondo una revisione pubblicata su "Behaviour Research and Therapy" (Salkovskis et al., 2002), la CBT aiuta a modificare i pensieri catastrofici e i comportamenti di evitamento tipici di chi soffre di questa condizione.

Tra le tecniche più utilizzate in terapia troviamo:

  • Ristrutturazione cognitiva: consiste nell’identificare e modificare i pensieri irrazionali legati alla paura di un infarto, aiutando la persona a sviluppare una visione più realistica dei propri sintomi.
  • Esposizione graduale: il terapeuta guida la persona ad affrontare in modo controllato le situazioni temute (come fare attività fisica o salire le scale), riducendo progressivamente l’ansia associata.
  • Tecniche di rilassamento e mindfulness: esercizi di respirazione, rilassamento muscolare e pratiche di mindfulness aiutano a gestire l’ansia e a ridurre l’ipercontrollo sul corpo.
  • Psychoeducation: fornire informazioni corrette sul funzionamento del cuore e sulla natura dell’ansia permette di ridurre la paura e il senso di minaccia percepito.

In alcuni casi, può essere utile un approccio integrato che coinvolga anche il medico di base o il cardiologo, per rassicurare la persona sull’assenza di patologie organiche e favorire la collaborazione tra professionisti.

Cardiofobia: sintomi, comportamenti tipici e strategie di gestione

Sintomi principali della cardiofobia

  • Palpitazioni e tachicardia: percezione accentuata del battito cardiaco, spesso interpretata come segnale di pericolo.
  • Ansia e attacchi di panico: episodi di intensa paura accompagnati da sintomi fisici come sudorazione, tremori e senso di oppressione al petto.
  • Evitamento: tendenza a evitare attività che possano aumentare il battito cardiaco, come lo sport o le situazioni stressanti.

Comportamenti tipici

  • Monitoraggio costante: controllo ripetuto del battito cardiaco o della pressione sanguigna.
  • Ricerca di rassicurazioni: frequenti visite mediche o richieste di conferme a familiari e amici.
  • Consultazione di fonti online: ricerca compulsiva di informazioni su sintomi e malattie cardiache.

Strategie di gestione consigliate

  • Affidarsi a un professionista: intraprendere un percorso psicologico mirato, come la terapia cognitivo-comportamentale.
  • Praticare tecniche di rilassamento: esercizi di respirazione e mindfulness per ridurre l’ansia.
  • Limitare il controllo eccessivo: imparare a tollerare l’incertezza e a ridurre i comportamenti di monitoraggio.

Questa sintesi può aiutare a riconoscere la cardiofobia e a orientarsi verso le strategie più efficaci per affrontarla.

‍Come comportarsi con chi soffre di cardiofobia‍

Abbiamo visto che, tra le caratteristiche comportamentali delle persone con cardiofobia, c’è anche il parlare della propria ansia continua e della paura di infarto nella ricerca di rassicurazioni. La cardiofobia e frasi come “ho sempre paura di avere un infarto” vanno accolte e non giudicate.

L’ascolto è certamente utile, ma un amico o un familiare non sempre sono in grado di supportare in modo efficace una persona con una problematica psicologica.

Consigliare di rivolgersi a un professionista del benessere psicologico può essere estremamente utile non solo per imparare a comprendere la cardiofobia e riconoscerne i sintomi, ma anche per aprirsi con fiducia alla terapia psicologica e individuare i rimedi più adatti. Inoltre, è stato dimostrato che lo screening psicologico precoce e l’integrazione dell’assistenza psicologica sono fondamentali per una gestione efficace della cardiofobia (Shahbaz Khattak Haroon Ur Rashid et al., 2025) , offrendo così un supporto completo e personalizzato alle persone che vivono questa condizione.

Per fare solo un esempio, prendiamo il tema “cardiofobia e sport”: sebbene la persona che soffre di cardiofobia spesso eviti di praticare attività sportive, sono proprio queste che potrebbero contribuire ad alleviare ansia e stress.

Con l’aiuto di un esperto, la persona che soffre di cardiofobia potrebbe ricominciare a praticare sport o fare del movimento, ribaltando la sua visione delle cose e facendo sì che da fonte di preoccupazione, lo sport diventi risorsa per un maggiore benessere.

Un primo passo può essere quello di intraprendere un percorso di supporto psicologico con un professionista qualificato. Uno degli psicologi e psicoterapeuti online Unobravo potrà seguire il paziente da qualsiasi luogo egli si trovi, e svolgere le sedute comodamente online.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Professionista selezionato dal nostro team clinico
No items found.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
Trova il tuo psicologo

Come capire se si soffre di disturbi d'ansia?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.