Cerchi supporto per affrontare un trauma?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Trauma e psicotraumatologia
5
minuti di lettura

Il trauma complesso e la frammentazione del sé

Il trauma complesso e la frammentazione del sé
Vera Del Gesso
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Il trauma complesso e la frammentazione del sé
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Hai bisogno di aiuto per affrontare un trauma?

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Inizia il tuo percorso
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 400.000 pazienti
9.000+ psicologi sulla piattaforma

L’esposizione a traumi ripetuti e prolungati nel corso della vita può compromettere profondamente molteplici aree del funzionamento psicologico: dalle capacità di attaccamento alle risposte biologiche allo stress, dai processi cognitivi alla regolazione del comportamento, fino ai fenomeni dissociativi. La psicoterapeuta Janina Fisher descrive il trauma complesso come una condizione in cui la persona, per poter sopravvivere a esperienze emotivamente ingestibili, è costretta a frammentare parti della propria identità. Questo processo, definito “frammentazione del sé”, riflette la creazione di “parti interne” che custodiscono emozioni, memorie e strategie di protezione spesso in conflitto tra loro.

Comprendere questo concetto ci permette di cogliere come la sofferenza non sia segno di debolezza ma il risultato di un adattamento: una risposta creativa messa in atto per continuare a esistere di fronte all’insopportabile.

Il trauma psichico nell’infanzia

Il trauma psichico si verifica quando si è esposti a una minaccia dalla quale non si può sfuggire, una situazione in cui non è possibile evitare il pericolo né con la fuga né con l’attacco. Questo tipo di trauma può essere vissuto già nell’infanzia. I bambini piccoli dipendono completamente dai genitori, il che li rende particolarmente vulnerabili. Se subiscono maltrattamenti o sono esposti a incuria, sperimentano una minaccia senza via di scampo che costituisce una dimensione traumatica. Le persone che hanno vissuto traumi infantili possono essere più predisposte a sviluppare in futuro problemi di salute mentale, come i disturbi di personalità, tra cui il disturbo paranoide di personalità, il disturbo evitante, quello borderline, in cui spesso non si riesce a costruire un concetto di sé coerente e si sperimenta una frammentazione temporale del sé, vivendo prevalentemente nel presente senza riuscire a integrare passato e futuro (Fuchs, 2007), il disturbo di personalità dipendente, quello narcisistico e altri ancora.

Trauma relazionale precoce e trauma complesso

Quando si parla di trauma complesso ci si riferisce a quei quadri sintomatologici che derivano da esperienze traumatiche ripetute nel tempo, soprattutto durante le fasi di sviluppo. Si tratta di eventi multipli, cronici e prolungati, spesso caratterizzati dall’imprevedibilità e dall’assenza di vie di fuga possibili. In molti casi, la fonte del trauma non è un singolo episodio, ma la relazione stessa con le figure primarie di accudimento. Per questo lo psicologo Allan Schore parla di trauma relazionale precoce: una forma di trauma che si radica all’interno delle prime interazioni affettive e che, proprio per la sua continuità e invasività, viene definito anche trauma complesso. Gli studi mostrano che le persone cresciute in contesti segnati da trascuratezza emotiva, imprevedibilità o abuso possono sviluppare:

  • Difficoltà nella regolazione delle emozioni e nella capacità di comprendere e modulare il proprio mondo interno.
    Iperattivazione del sistema di difesa, con una percezione costante di minaccia e difficoltà a sentirsi al sicuro, anche in assenza di pericoli reali.
  • Maggiore vulnerabilità a fenomeni dissociativi, utilizzati come strategia automatica per allontanarsi da emozioni o ricordi troppo dolorosi.

Questi effetti non rappresentano un fallimento personale, ma un adattamento di sopravvivenza a condizioni emotivamente ingestibili: strategie che si sono rivelate funzionali nel passato, ma che in età adulta possono diventare limitanti

La dissociazione e la frammentazione del sé

La dissociazione è una delle conseguenze più rilevanti dello stress post-traumatico e può essere descritta come una difficoltà a mantenere integrati pensieri, emozioni, sensazioni corporee e ricordi in un’esperienza coerente. In condizioni di pericolo imminente, essa rappresenta un meccanismo protettivo: permette alla persona di “staccarsi” da ciò che è emotivamente insopportabile, salvaguardando il senso di sé anche a costo di interrompere la continuità della propria esperienza cosciente. La ricerca ha evidenziato che l’età di insorgenza, la ripetitività e la gravità dell’esperienza traumatica sono fattori strettamente correlati tra loro e capaci di predire l’intensità dei sintomi dissociativi nel corso della vita (Ogawa et al., 1997). Quando il trauma si verifica durante lo sviluppo, la dissociazione tende infatti a radicarsi come strategia automatica e persistente. All’inizio, la persona si sente sopraffatta: il corpo attiva risposte neurobiologiche di sopravvivenza per fronteggiare la minaccia percepita, mentre la mente tenta di proteggersi disconnettendosi dall’esperienza. Se l’evento risulta troppo doloroso o destabilizzante per essere integrato nella memoria cosciente, può emergere una sensazione di frattura interna, di perdita di continuità, come se alcune parti di sé restassero bloccate nel passato mentre altre proseguono nel presente.

Una persona, due parti in lotta

Nell’esperienza dissociativa, il sé può organizzarsi in parti interne con funzioni distinte e spesso opposte. Da un lato emerge una parte protettiva e apparentemente adattata, che si concentra sulla vita quotidiana e tenta di mantenere un senso di normalità. Dall’altro, una parte traumatizzata resta ancorata all’evento traumatico, riattivando ricordi, emozioni e sensazioni corporee che risultano travolgenti. Questa divisione rappresenta un tentativo di sopravvivenza: per andare avanti, alcuni aspetti dell’esperienza devono essere messi “fuori scena”. Tuttavia, se questa organizzazione si stabilizza nel tempo, può generare una sensazione di conflitto interno continuo. La frammentazione del sé può manifestarsi anche attraverso il dialogo interno in seconda persona e con toni imperativi, come se una parte parlasse all’altra impartendo comandi o giudizi severi. Studi sul linguaggio interiore hanno mostrato che questa modalità tende ad accentuarsi quando la persona percepisce un forte bisogno di esercitare controllo sul proprio comportamento (Zell et al., 2012). In questa dinamica, si instaura un equilibrio instabile:

  • La parte traumatizzata cerca di esprimere il dolore rimasto in sospeso.
  • La parte protettiva/adattata tenta di silenziarla per garantire il funzionamento quotidiano.

Ne risulta una lotta psichica che non ha un vero vincitore: ciò che protegge nel breve termine può diventare una trappola nel lungo periodo, impedendo integrazione, continuità e senso di sicurezza interna.

Murat Esibatir - Pexels

Cos'è la frammentazione del sé: un'analogia visiva

Per comprendere meglio la frammentazione del sé, può essere utile ricorrere a un'analogia visiva: immaginare il sé come un vaso di cristallo. Quando il vaso cade a terra a causa di un trauma, si frantuma in diversi pezzi. Ogni frammento rappresenta una parte della nostra identità, delle nostre emozioni e dei nostri ricordi che, dopo l'evento traumatico, non riescono più a stare insieme come prima.

Questa immagine aiuta a capire come, in seguito a traumi complessi, la persona possa percepire una perdita di coerenza interna, sentendosi "divisa" o "spezzata". Secondo la psicologa Janina Fisher, questa frammentazione non è una debolezza, ma una strategia di sopravvivenza messa in atto dalla mente per proteggersi da esperienze troppo dolorose da affrontare in modo unitario.

Dati sulla diffusione della frammentazione del sé nei traumi complessi

La frammentazione del sé può essere riscontrata con particolare frequenza tra le persone che hanno vissuto traumi complessi, soprattutto durante l'infanzia. Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i disturbi dissociativi, spesso associati alla frammentazione del sé, sono più comuni tra chi ha subito abusi o trascuratezza prolungata. Studi recenti evidenziano che le persone esposte a traumi ripetuti e prolungati durante l’infanzia presentano una probabilità significativamente maggiore di sviluppare sintomi dissociativi in età adulta. Una meta-analisi condotta su oltre 7.000 soggetti con storie di abuso o trascuratezza infantile ha rilevato livelli di dissociazione molto più elevati rispetto alla popolazione generale, in particolare quando il trauma è iniziato precocemente ed è stato perpetrato da figure di accudimento (Vonderlin et al., 2018). Queste evidenze mostrano quanto sia essenziale riconoscere tempestivamente la dissociazione e la frammentazione del sé nei traumi complessi, per poter offrire interventi psicoterapeutici adeguati e favorire processi di integrazione e sicurezza interna.

Il modello della dissociazione strutturale

L’esperienza di un evento traumatico, soprattutto se prolungato nel tempo, può portare a una dissociazione delle parti del sé. Questa dinamica è stata descritta nella “Teoria della dissociazione strutturale”, che evidenzia il ruolo delle due parti in conflitto:

  • “Parte apparentemente normale” (ANP) che tenta di andare avanti con la vita di tutti i giorni e cerca di ignorare il trauma;
  • “Parte emozionale della personalità” (EP) che vive costantemente il trauma.

L’ANP cerca di proseguire la propria vita, ma questo può risultare difficile a causa delle continue intrusioni di EP. Essendo fissata sul trauma, EP fatica a percepire il presente e soffre di dolorose memorie traumatiche, rivivendo le emozioni del passato e mettendo in atto comportamenti difensivi come la fuga, la protezione o l’attacco.

Meccanismi psicologici alla base della frammentazione del sé

La frammentazione del sé può emergere in seguito a traumi complessi attraverso processi psicologici che coinvolgono memoria, identità e regolazione emotiva. Secondo la Teoria della Dissociazione Strutturale proposta da van der Hart, Nijenhuis e Steele, quando una persona è esposta a traumi ripetuti e insopportabili, la mente separa gli aspetti traumatici dall’esperienza quotidiana per proteggerla dal dolore.

Questi meccanismi includono:

  • Dissociazione della memoria: i ricordi traumatici vengono isolati dalla coscienza ordinaria, generando lacune mnestiche o difficoltà nella continuità autobiografica.
  • Segmentazione delle emozioni: vissuti emotivi intensi vengono “confinati” in parti interne specializzate nella gestione del trauma.
  • Alterazioni dell’identità: l’individuo può percepire sé stesso come composto da parti diverse, con stati mentali e comportamenti talvolta inconciliabili tra loro.

Nel breve periodo queste strategie permettono la sopravvivenza psicologica; nel lungo termine, però, possono ostacolare la costruzione di un sé integrato e coerente. In quest’ottica, livelli elevati di differenziazione del concetto di sé (Self-Concept Differentiation, SCD), ossia una forte variabilità dell’immagine di sé a seconda dei contesti, sono stati associati a un minore benessere psicologico e a una maggiore vulnerabilità emotiva (Diehl & Hay, 2007).

Come integrare le due parti?

Nel trattamento delle persone con disturbo traumatico complesso, la relazione terapeutica è l’elemento centrale. Si può guarire dai traumi relazionali passati attraverso la sperimentazione di una relazione sicura, rispettosa e dai confini adeguati. L’obiettivo di una terapia di questo tipo è permettere di rivivere gli eventi traumatici, ma allo stesso tempo di tollerare le emozioni e sensazioni negative che ne derivano, rimanendo “integri”. Il lavoro finale si concentra proprio sulla capacità di integrare le esperienze negative passate e la quotidianità all’interno di una narrazione coerente, in cui la consapevolezza di ciò che è accaduto rimane un ricordo che non genera la riattivazione del trauma.

Strategie pratiche per affrontare la frammentazione del sé

Affrontare la frammentazione del sé richiede tempo, pazienza e spesso il supporto di un professionista. Tuttavia, esistono alcune strategie che possono aiutare a gestire questa condizione nella vita quotidiana:

  • Praticare la consapevolezza (mindfulness): esercizi di mindfulness possono aiutare a riconoscere e accettare le diverse parti di sé senza giudizio, favorendo una maggiore integrazione interna.
  • Tenere un diario delle emozioni: scrivere ciò che si prova può facilitare il dialogo tra le diverse parti del sé, aiutando a dare un senso alle esperienze frammentate.
  • Stabilire routine e punti fermi: avere abitudini regolari può offrire un senso di stabilità e sicurezza, elementi fondamentali per chi vive la frammentazione del sé.
  • Cercare relazioni sicure: costruire rapporti basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco può favorire la ricostruzione di un senso di sé più coeso.

Queste strategie non sostituiscono un percorso terapeutico, ma possono rappresentare un primo passo verso una maggiore integrazione e benessere. I risultati della ricerca evidenziano una forte interconnessione e flessibilità tra gli aspetti corporei e concettuali del senso di sé, con implicazioni rilevanti per la comprensione delle esperienze dissociative e della salute mentale (Tacikowski & Ehrsson, 2025).

Ritrova la tua unità: inizia il tuo percorso di psicoterapia online con Unobravo

Affrontare la frammentazione del sé può sembrare un viaggio complesso, ma non sei solo. Riconoscere le proprie parti interne e imparare a integrarle può essere possibile, soprattutto se accompagnati da un professionista che sappia ascoltare e guidare con rispetto e sicurezza. In Unobravo crediamo che ogni persona abbia il diritto di lavorare per ricostruire la propria coerenza interna e vivere con maggiore serenità. Se senti che è arrivato il momento di prenderti cura di te e iniziare un percorso di consapevolezza e integrazione, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: insieme potremo lavorare per ritrovare quell’unità che meriti.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Vera Del Gesso
Professionista selezionato dal nostro team clinico
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
No items found.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
Trova il tuo psicologo

Come capire se si soffre di PTSD?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.

Il nostro blog

Articoli correlati

Articoli scritti dal nostro team clinico per aiutarti a orientarti tra i temi che riguardano la salute mentale.