In genere a nessuno piacciono le critiche, il rifiuto o il trovarsi a provare imbarazzo, tant’è che, a volte, le persone passano gran parte della loro vita a evitare giudizi o situazioni. Quando si può parlare di disturbo evitante di personalità (DEP)?
Come riconoscere una persona evitante? Le persone con disturbo evitante di personalità evidenziano un'ipersensibilità al rifiuto e costanti sentimenti di inadeguatezza. Sperimentano principalmente una sorta di imbarazzo sociale, passano molto tempo a concentrarsi sui propri difetti e risultano estremamente riluttanti a formare relazioni in cui potrebbe verificarsi un rifiuto.
Questo spesso si traduce in sentimenti di solitudine e distacco dalle relazioni, sia sul lavoro che nella vita privata. Per esempio, le persone con disturbo evitante di personalità potrebbero:
- rifiutare una promozione
- trovare scuse per assentarsi dalle riunioni
- evitare di impegnarsi in una relazione sentimentale
- essere troppo timorose per partecipare a eventi in cui potrebbero fare amicizia.

Cos’è il disturbo evitante di personalità
Il disturbo evitante di personalità può essere descritto come un modello pervasivo di inibizione sociale, con un senso di inadeguatezza e ipersensibilità alla valutazione negativa, che inizia nella prima età adulta e si presenta in differenti contesti.
La personalità evitante è tipica di chi si considera socialmente inetto, personalmente poco attraente o inferiore agli altri. Può essere inoltre presente:
- la riluttanza a essere coinvolti in attività con gli altri, a meno che non vi sia la certezza di essere apprezzati
- una costante preoccupazione di essere criticati o rifiutati in situazioni sociali
- l'esitazione a impegnarsi in nuove attività per la paura che possano rivelarsi imbarazzanti.
Sebbene molte persone con il disturbo di personalità evitante mantengano la capacità di relazionarsi con gli altri, in alcuni casi uno stile evitante può portare a una vita di quasi isolamento.
Epidemiologia e impatto del disturbo evitante di personalità
Il disturbo evitante di personalità è considerato relativamente raro rispetto ad altri disturbi di personalità, ma la sua reale prevalenza potrebbe essere sottostimata a causa della tendenza delle persone con questo disturbo a evitare il contatto con i servizi sanitari. Secondo il DSM-5-TR, la prevalenza nella popolazione generale si aggira intorno all’1,5-2,5%.
Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato che il disturbo evitante di personalità colpisce uomini e donne in modo simile, anche se in alcuni contesti clinici si osserva una leggera prevalenza femminile (American Psychiatric Association, 2022). L’esordio avviene tipicamente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, periodo in cui le richieste sociali e relazionali diventano più pressanti.
L’impatto del disturbo evitante di personalità sulla qualità della vita può essere significativo: chi ne soffre può sperimentare isolamento sociale, difficoltà lavorative e una ridotta soddisfazione nelle relazioni interpersonali. In alcune culture, dove l’autonomia e l’espressione sociale sono particolarmente valorizzate, i sintomi possono risultare ancora più invalidanti, mentre in contesti in cui la riservatezza è maggiormente accettata, il disturbo può essere meno riconosciuto o stigmatizzato.
I criteri di classificazione del disturbo di personalità evitante nel DSM-5
Il disturbo evitante di personalità nel DSM-5 è inserito tra i disturbi di personalità, nello specifico nel gruppo C. Il manuale lo definisce come “un pattern pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in svariati contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
- Evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale per timore di essere criticato, disapprovato o rifiutato
- È riluttante a entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di piacere
- Mostra limitazioni nelle relazioni intime per timore di essere umiliato o ridicolizzato
- Si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali
- È inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza
- Si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente o inferiore agli altri
- È insolitamente riluttante ad assumere rischi personali o a impegnarsi in qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi imbarazzante.”
Disturbo evitante di personalità: sintomi e caratteristiche
I sintomi del disturbo evitante di personalità sono caratterizzati da tre componenti principali:
- inibizione sociale
- pensieri di inadeguatezza
- sensibilità alle critiche o al rifiuto.
La persona con disturbo della personalità di tipo evitante è caratterizzata dall’intima convinzione di essere inadeguata ed evita ogni situazione in cui può ricevere un giudizio negativo. Oltre a questo nucleo di insicurezza, tali individui presentano gravi compromissioni nel senso di agency, che derivano da una scarsa consapevolezza emotiva, dalla predominanza di emozioni inibenti rispetto a quelle attivanti e da difficoltà nella regolazione delle emozioni (Varga Weme et al., 2023) . Questo quadro complesso può talvolta portare a una valutazione clinica riduttiva, che non coglie la ricchezza e la complessità del funzionamento di personalità della persona evitante.
Come ogni stereotipo, anche quello che porta a pensare che le persone con disturbo evitante di personalità siano “senza personalità” rappresenta la semplificazione di una realtà molto più complessa.
Ma quindi cosa pensa una persona evitante? Dato che chi ha uno stile evitante vede gli altri come estremamente critici e rifiutanti, spesso mette in atto per primo comportamenti di rifiuto e così facendo si proietta lontano dall'altra persona. Questo porta la persona evitante a rifiutare se stessa, piuttosto che affrontare il rifiuto dell’altra persona.
Il principio alla base di questo comportamento è l'idea che, se l’altra persona viene rifiutata per prima, il proprio rifiuto risulterà meno doloroso perché si può pensare che “non gli piaceva” quella persona. Spesso la persona evitante rifiuta persone che non l’avrebbero mai rifiutata, perché è la paura di un possibile rifiuto che spinge all’evitamento stesso.
Sentirsi inadeguati: senso di non appartenenza ed estraneità nella personalità evitante
Il sentirsi sempre inadeguati e diversi rispetto agli altri, valutando tale condizione come non modificabile, è una caratteristica delle persone con disturbo evitante di personalità. Per questo motivo, tendono a rimanere in solitudine, lontano dal mondo, insieme alla sensazione che la vita non possa destinare loro eventi positivi.
È tuttavia presente il desiderio di liberarsi da questa sensazione di inadeguatezza, ma, nel momento in cui viene attuato un qualsiasi tentativo di avvicinamento agli altri, torna la grande paura del giudizio negativo e del rifiuto, portando a comportamenti impacciati e infine a rifugiarsi nuovamente nella propria “zona di comfort”.

Fobia sociale e disturbo evitante di personalità: quali differenze?
Come puntualizza il DSM-5, il disturbo evitante di personalità viene comunemente diagnosticato in concomitanza con altri disturbi, tra cui il disturbo bipolare, i disturbi depressivi o il disturbo d’ansia sociale o fobia sociale.
Nello specifico, quest’ultimo è caratterizzato da una significativa ansia, indotta dall’esposizione a determinate situazioni di tipo interpersonale o di performance in pubblico, in cui la persona è esposta al possibile giudizio degli altri.
A volte può essere difficile distinguere se una persona ha una fobia sociale, un disturbo evitante di personalità, o entrambe le condizioni. In genere, chi ha un disturbo evitante di personalità sperimenta ansia ed evitamento in tutte le aree della vita, mentre chi ha una fobia sociale può avere solo paure specifiche per determinate situazioni legate alla performance, come parlare o mangiare in pubblico.
Un aspetto centrale riguarda ciò che attiva il senso di inadeguatezza e l’ansia: nella fobia sociale l’attivazione deriva dal dover svolgere performance che possono essere giudicate dagli altri, mentre nel disturbo evitante di personalità nasce dal senso di estraneità e non appartenenza percepito nelle relazioni, senza che sia necessario svolgere una performance specifica.
In ogni caso, entrambe le condizioni ruotano attorno a un'intensa paura di essere giudicati, respinti o imbarazzati. Dall'esterno, questi disturbi possono manifestarsi con sintomi simili, tra cui bassa autostima o evitamento di situazioni sociali.
Comorbidità frequenti e impatto sul decorso
Il disturbo evitante di personalità si presenta spesso insieme ad altri disturbi psicologici, una condizione nota come comorbidità. Le comorbidità più frequenti includono:
- Disturbo d’ansia sociale: Molte persone con disturbo evitante di personalità presentano anche sintomi di ansia sociale, come la paura intensa di essere giudicati o umiliati in pubblico. Questa sovrapposizione può rendere più difficile distinguere i due disturbi e può aumentare la gravità dei sintomi.
- Disturbi depressivi: La solitudine e il senso di inadeguatezza cronici possono favorire lo sviluppo di episodi depressivi, con sintomi come tristezza persistente, perdita di interesse e bassa autostima.
- Disturbi di panico: In alcuni casi, l’ansia legata alle situazioni sociali può sfociare in attacchi di panico, che contribuiscono ulteriormente all’evitamento e all’isolamento.
La presenza di comorbidità può complicare il decorso del disturbo evitante di personalità, rendendo più difficile il riconoscimento e il trattamento. È importante che la valutazione clinica tenga conto di questi aspetti per offrire un intervento mirato e personalizzato.
DEP (disturbo evitante di personalità) e altri disturbi di personalità
Come capire se si soffre di disturbo evitante di personalità? Il disturbo evitante ha una diagnosi che può essere confusa, oltre che con quella di ansia sociale, anche con altri disturbi di personalità, come il disturbo schizoide o quello paranoide. Riportiamo quanto dice il DSM-5:
“Come per il disturbo evitante di personalità, il disturbo schizoide e il disturbo schizotipico sono caratterizzati da isolamento sociale. Tuttavia [...] quelli con disturbo schizoide o schizotipico possono accontentarsi e anche preferire il proprio isolamento sociale.
Il disturbo paranoide e quello evitante di personalità sono entrambi caratterizzati da riluttanza a fidarsi degli altri. Tuttavia, nel disturbo evitante di personalità questa riluttanza è dovuta più al timore di sentirsi in imbarazzo o di essere trovati inadeguati che alla paura degli intenti malevoli degli altri.”
Se poi osserviamo il possibile collegamento tra disturbo evitante di personalità e narcisismo, potremo notare come, nel disturbo narcisistico di personalità, la persona con narcisismo covert avrà in comune con l’evitante la tendenza alla timidezza e alla vergogna, oltre che una spiccata sensibilità alla critica.
In ogni caso, va precisato che, qualora siano soddisfatti tutti i criteri, è possibile per una persona avere più di un disturbo di personalità. Non è raro, per esempio, che disturbo evitante e dipendente siano diagnosticati insieme.
Il significato di “evitante” e il concetto di evitamento
L’evitamento costituisce un meccanismo di difesa dai problemi, tipico dei disturbi d’ansia; è attraverso di esso che diventa possibile “evitare” di entrare in contatto con situazioni o cose temute.
Nel comportamento evitante, l’evitamento è principalmente rivolto alla relazione con l’altro, ed è sostenuto da un insieme di paure e credenze che coinvolgono sia la sfera relazionale sia l’idea che la persona ha di sé, come la paura di ricevere critiche e disapprovazione, quella dell’esclusione e il timore di vedere confermato il proprio scarso valore.
In questo disturbo, il timore di non risultare adeguati e non sentirsi all’altezza (atelofobia) in una data situazione è molto elevato e, allo stesso tempo, la possibilità di ricevere un rifiuto assume una valenza così dolorosa che la persona preferisce isolarsi ed evitare le situazioni sociali e le relazioni.
Solo in questo modo è possibile per chi ha un disturbo evitante di personalità conseguire un senso di sicurezza, anche se la solitudine viene comunque vissuta con sentimenti di tristezza e sensazione di estraneità.
È proprio questo stile di vita solitario che porta poi a rinforzare il sentimento di non appartenenza: è la paura stessa del giudizio altrui negativo e del rifiuto che rinchiude la persona in una sorta di gabbia.
Il disturbo evitante di personalità: quali sono le cause?
I ricercatori non hanno ancora compreso completamente le cause del disturbo evitante di personalità, ma ritengono che esso rappresenti una combinazione di fattori genetici e ambientali.
È stato infatti ipotizzato che esperienze infantili traumatiche, in cui l’individuo abbia vissuto estrema vergogna o sperimentato abbandono e trascuratezza, possano essere collegate allo sviluppo del disturbo evitante di personalità.
A essere maggiormente a rischio sarebbero i bambini che vedono i loro caregiver come privi di affetto e incoraggiamento e/o sperimentano il rifiuto da parte loro. È stato osservato, infatti, che i pazienti con disturbo evitante di personalità riportano livelli più elevati di trascuratezza infantile rispetto ai pazienti con sola fobia sociale, soprattutto per quanto riguarda la trascuratezza fisica (Eikenaes et al., 2015) .
Un altro filone di studi si è concentrato sull’influenza di fattori biologici, come il temperamento. Un fattore di rischio sembra essere quello che in psicologia infantile si definisce temperamento “a lento sviluppo”, tipico dei bambini che si adattano in maniera più lenta ai cambiamenti dell’ambiente e tendono a ritirarsi dalle situazioni nuove.
Possiamo tracciare una linea di sviluppo lungo la quale troviamo questo tipo di temperamento, un’intensa timidezza nell’infanzia e il disturbo evitante di personalità in età adulta.

Le cause multifattoriali del disturbo evitante di personalità
Le origini del disturbo evitante di personalità sono complesse e coinvolgono una combinazione di fattori genetici, ambientali, psicologici e fisiologici.
- Fattori genetici: Studi condotti su gemelli suggeriscono che esista una componente ereditaria significativa nella predisposizione al disturbo evitante di personalità. Ad esempio, una ricerca pubblicata su "Journal of Personality Disorders" (Reichborn-Kjennerud et al., 2007) ha evidenziato che la familiarità gioca un ruolo importante nello sviluppo di tratti evitanti.
- Fattori ambientali: Esperienze precoci di rifiuto, trascuratezza o umiliazione da parte delle figure di riferimento possono aumentare il rischio di sviluppare il disturbo. Bambini che crescono in ambienti poco supportivi o caratterizzati da critiche costanti possono interiorizzare un senso di inadeguatezza che persiste nell’età adulta.
- Fattori psicologici: La presenza di tratti temperamentali come la timidezza marcata, la sensibilità al giudizio e la tendenza all’ansia sociale può rappresentare un terreno fertile per lo sviluppo del disturbo. Questi tratti, se rinforzati da esperienze negative, possono consolidarsi in uno stile di personalità evitante.
- Fattori fisiologici: Alcune ricerche hanno ipotizzato che alterazioni nei sistemi neurobiologici legati alla regolazione dell’ansia e della risposta allo stress possano contribuire alla vulnerabilità al disturbo, anche se sono necessari ulteriori studi per chiarire questi aspetti (American Psychiatric Association, 2022).
La combinazione di questi fattori rende il disturbo evitante di personalità una condizione complessa, che può manifestarsi in modo unico in ogni individuo.
La personalità evitante in amore
Data la difficoltà a relazionarsi con gli altri, le persone con diagnosi di disturbo evitante di personalità spesso lottano con la paura del rifiuto che le porta a evitare le interazioni sociali. Ciò influisce anche nella scelta del partner.
Come ama una persona evitante? Il partner evitante potrebbe fare fatica a condividere le proprie vere emozioni e pensieri e, per questo, sembrare una persona che non accetta consigli, dall’affettività coartata. Mantenere una relazione di attaccamento intima può quindi essere molto difficile.
Quando è in una relazione di coppia, una persona con disturbo evitante ha bisogno di sentire di essere in un ambiente protetto e di ricevere costanti conferme dell’accettazione incondizionata del partner.
Per questo motivo, il comportamento evitante in amore può diventare molto simile a quello del dipendente affettivo e non è raro che la diagnosi di disturbo della personalità evitante coesista con quella di disturbo dipendente di personalità.
Di seguito alcuni dei sintomi che possono avere un impatto importante nelle relazioni:
- i sentimenti di inferiorità possono manifestarsi come comportamenti di ricerca di rassicurazione o gelosia
- la convinzione di non avere la capacità di socializzare "correttamente" o "abbastanza bene" può portare a un forte ritiro sociale, che può ostacolare la vita sociale di coppia e causare ulteriore frustrazione nella relazione
- evitamento di nuove attività: non avere una vita sociale può aumentare la propria dipendenza dal partner
- poiché le persone con disturbo evitante di personalità sono molto sensibili al rifiuto e sono costantemente alla ricerca di segni di critica, il loro partner potrebbe sentire di non poter dire o esprimere come si sente veramente nella relazione.
Nel disturbo evitante di personalità anche la sessualità può rappresentare un contesto in cui aver paura di esporsi. Quindi, spesso, nelle relazioni di coppia potrebbe essere presente uno scarso desiderio sessuale o la paura dell’intimità, il che potrebbe portare a una frustrazione da parte del partner.
Disturbo evitante di personalità: quale cura?
Dal disturbo evitante di personalità si può guarire? Come raccontano diverse testimonianze, la vita di una persona con disturbo evitante può essere molto condizionata dalla sensazione di sentirsi inadeguati in tutto e dall’essere definiti come senza personalità.
Avere una diagnosi può quindi servire a dare un nome a questi vissuti, per iniziare a comprendere fino in fondo l’origine delle proprie difficoltà. Per una corretta diagnosi di disturbo evitante di personalità, i test psicologici possono essere un valido strumento. Tra quelli più utilizzati ci sono l’MMPI-2 e la SCID-5-PD.
Tuttavia, poiché le persone con tale disturbo sono molto protettive con sé stesse e vivono nella paura dell'umiliazione e del rifiuto, spesso non cercano prontamente aiuto.
Il trattamento più comunemente raccomandato, che insegna tecniche per modificare sia i modelli di pensiero che quelli di comportamento, è la terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Recenti ricerche hanno inoltre evidenziato che le terapie cognitivo-comportamentali, insieme alla schema therapy, mostrano risultati promettenti nel trattamento del disturbo evitante di personalità (Weinbrecht et al., 2016) .
La CBT impiega tecniche simili a quelle usate per trattare il disturbo d'ansia sociale, poiché le due condizioni hanno molti sintomi sovrapposti. Per esempio, nella terapia del disturbo evitante di personalità si possono utilizzare esercizi mirati a rafforzare le abilità sociali o che fanno parte del training di assertività.
Oltre alla CBT, anche la terapia psicodinamica/psicoanalitica, che mira a raggiungere i pensieri e le convinzioni inconsce di una persona, può essere particolarmente utile per affrontare i sentimenti predominanti di vergogna e bassa autostima.

Anche i membri della famiglia possono essere coinvolti nella terapia, così da imparare a sostenere maggiormente la persona e capire come comportarsi con una personalità evitante. Può essere utile anche una terapia di coppia, per acquisire strumenti utili a relazionarsi con un partner con atteggiamento evitante e provare a scongiurare i rischi elencati poco sopra.
È importante tenere presente che, per chi ha un disturbo evitante, può risultare scomodo interagire socialmente con un terapeuta, soprattutto su argomenti intimi. In questi casi può aiutare sapere che i terapeuti sono formati per offrire uno spazio sicuro e non giudicante, in cui lavorare sui dubbi su sé stessi e sulle convinzioni che rendono difficile comunicare.
Per quanto riguarda il disturbo evitante di personalità e i farmaci, a oggi c'è poca ricerca che dimostri l'efficacia dei farmaci nel trattamento del disturbo. A volte questi vengono utilizzati per trattare i sintomi e in genere includono antidepressivi (cioè inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) e ansiolitici.
L’utilizzo di farmaci nel disturbo evitante di personalità non rappresenta un trattamento di prima linea. Tuttavia, in presenza di sintomi ansiosi o depressivi clinicamente rilevanti, antidepressivi o ansiolitici possono essere utilizzati come supporto sintomatico, in associazione a un percorso psicoterapeutico strutturato.
Con il disturbo evitante di personalità si può avere diritto a un massimo del 10% di invalidità civile a seconda dell’impatto sul funzionamento personale, sociale e lavorativo., diversamente da quanto accade per altri disturbi quali depressione, cherofobia, schizofrenia o disturbo borderline di personalità.
Evidenze sull’efficacia dei trattamenti psicoterapeutici
Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) nel trattamento del disturbo evitante di personalità. Secondo le linee guida internazionali (American Psychiatric Association, 2022), la CBT può aiutare a identificare e modificare i pensieri disfunzionali legati al senso di inadeguatezza e alla paura del giudizio, favorendo l’acquisizione di nuove abilità sociali e una maggiore fiducia in sé stessi.
Oltre alla CBT, anche altri approcci psicoterapeutici hanno mostrato risultati promettenti. Ad esempio, la combinazione di terapia metacognitiva interpersonale individuale (MIT) e terapia di gruppo basata sulla mentalizzazione (MBT) si è dimostrata particolarmente efficace nel trattamento del disturbo evitante di personalità (Simonsen et al., 2022) . La terapia psicodinamica mira a esplorare le radici profonde dei sentimenti di vergogna e insicurezza, lavorando sulle esperienze relazionali passate e sulle dinamiche inconsce che alimentano l’evitamento. Partecipare a gruppi terapeutici può offrire un ambiente protetto in cui sperimentare nuove modalità di relazione e ricevere feedback costruttivi dagli altri membri, riducendo gradualmente la paura del rifiuto.
In presenza di comorbidità, come ansia o depressione, può essere utile un approccio integrato che combini diverse tecniche terapeutiche per affrontare i vari aspetti del disagio. La scelta del trattamento più adatto dipende dalle caratteristiche individuali della persona e dalla presenza di eventuali disturbi associati. Un percorso terapeutico personalizzato, basato sulle evidenze scientifiche, può contribuire a un miglioramento significativo della qualità della vita.
Fattori culturali e intersezionalità nella diagnosi e nel trattamento
La manifestazione e la diagnosi del disturbo evitante di personalità possono essere influenzate da fattori culturali e sociali. In alcune culture, la riservatezza e la discrezione sono considerate virtù, il che può rendere più difficile distinguere tra tratti di personalità culturalmente accettati e sintomi clinici di evitamento.
Inoltre, l’intersezionalità – ovvero l’interazione tra variabili come genere, etnia, orientamento sessuale e status socioeconomico – può influenzare sia il modo in cui il disturbo si manifesta sia l’accesso alle cure. Ad esempio:
- Genere: In alcune società, le aspettative di ruolo possono portare uomini e donne a esprimere i sintomi in modo diverso o a cercare aiuto con maggiore o minore facilità.
- Etnia e background culturale: Le norme sociali e le credenze sulla salute mentale possono influenzare la percezione del disturbo e la propensione a rivolgersi a un professionista.
- Status socioeconomico: Le difficoltà economiche possono limitare l’accesso a servizi di supporto psicologico, aggravando l’isolamento e la sofferenza.
Essere consapevoli di questi fattori può essere fondamentale per offrire una valutazione accurata e un trattamento rispettoso delle specificità di ogni persona.
Disturbo evitante di personalità: libri consigliati
Concludiamo l’articolo sul disturbo evitante di personalità con alcuni consigli di lettura:
- Via dalla pazza folla: il Disturbo Evitante di Personalità, A. Privitera
- Ansia e ritiro sociale. Valutazione e trattamento, M. Procacci, R. Popolo, N. Marsigli, Raffaello Cortina editore
- L’ingannevole paura di non essere all’altezza, R. Milanese, edizioni Ponte alle Grazie.
Prendi in mano il tuo benessere: Un percorso possibile anche grazie a Unobravo
Se ti sei riconosciuto in alcune delle difficoltà descritte o senti che la paura del giudizio e il senso di inadeguatezza stanno limitando la tua vita, ricorda che non sei solo. Il disturbo evitante di personalità può essere affrontato e, in alcuni casi, superato, soprattutto se supportato da un percorso psicologico su misura. Da Unobravo trovi psicologi e psicoterapeuti pronti ad accoglierti senza giudizio, aiutandoti a riscoprire le tue risorse e a costruire relazioni più serene. Fare il primo passo può sembrare difficile, ma è anche il più importante per iniziare un cambiamento. Se vuoi iniziare a prenderti cura di te, puoi iniziare il questionario per trovare il tuo psicologo online: insieme, possiamo lavorare per aiutarti a ritrovare fiducia e benessere.






