La schizofrenia è una delle condizioni psichiatriche più enigmatiche e dibattute nel campo della salute mentale. Si tratta di una condizione complessa che può influire profondamente sulla vita delle persone che ne soffrono. Caratterizzata da un'alterazione della percezione della realtà, la schizofrenia si manifesta attraverso sintomi che colpiscono il pensiero, le emozioni e il comportamento.
I disturbi dello spettro della schizofrenia coinvolgono milioni di persone in tutto il mondo, senza distinzione di età, sesso o stato sociale; e anche se molte domande restano aperte, negli ultimi anni la ricerca ha fatto progressi importanti nella comprensione della schizofrenia.
Con questo articolo, vogliamo promuovere una maggiore consapevolezza sulla schizofrenia, ridurre lo stigma e incoraggiare una conversazione aperta sulle sfide che vivono le persone con questa condizione e i loro cari.
Cos’è la schizofrenia?
Per comprendere cosa significa schizofrenia, possiamo partire dall’etimologia del termine, che deriva dal greco schizo “dividere” e phrenia “mente”, quindi “mente divisa”.
La schizofrenia è un disturbo mentale grave che compromette la capacità di una persona di pensare, percepire e comportarsi in modo coerente con la realtà. Nel manuale diagnostico DSM-5-TR, la schizofrenia è inserita tra i disturbi psicotici e per essere diagnosticata devono essere presenti per almeno sei mesi sintomi significativi, tra cui deliri, allucinazioni, disorganizzazione del discorso, comportamento disorganizzato o catatonico, e sintomi negativi come appiattimento affettivo e riduzione delle funzioni cognitive.

Esordio e decorso della schizofrenia: dati e differenze di genere
L'esordio della schizofrenia può variare notevolmente da persona a persona, sia per quanto riguarda l'età che la modalità di presentazione dei sintomi. Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022), l'età di insorgenza più comune è compresa tra i 18 e i 30 anni, con una media di esordio intorno ai 23 anni negli uomini e ai 28 anni nelle donne.
Le differenze di genere sono rilevanti non solo per l'età di esordio, ma anche per il decorso della malattia. Gli uomini tendono a manifestare sintomi più precocemente e spesso presentano un decorso più severo, con una maggiore prevalenza di sintomi negativi e una risposta meno favorevole ai trattamenti. Le donne, invece, possono avere un esordio più tardivo e una migliore risposta terapeutica, probabilmente grazie a fattori ormonali e a livelli più alti di supporto sociale.
L'esordio può essere acuto, con una comparsa rapida di sintomi psicotici, oppure insidioso, caratterizzato da un progressivo deterioramento delle funzioni sociali, cognitive e lavorative. In molti casi, la fase prodromica può durare mesi o anni prima che si manifestino i sintomi psicotici conclamati.
Riconoscere precocemente i segnali di esordio e le differenze individuali può favorire un intervento tempestivo e personalizzato, migliorando la qualità della vita e la prognosi delle persone che convivono con la schizofrenia.
Tipi di schizofrenia
Il DSM-5 ha eliminato la suddivisione della schizofrenia in diverse sottocategorie, note come "sottotipi", che era invece presente nel DSM-IV. Questi sottotipi includevano forme come la schizofrenia paranoide, disorganizzata, catatonica, indifferenziata e residuale. L’eliminazione di questi sottotipi è derivata dall’osservazione della loro scarsa stabilità nel tempo, della bassa affidabilità clinica e del loro valore prognostico non significativo.
I sintomi della schizofrenia
I sintomi della schizofrenia possono variare ampiamente da persona a persona e includere allucinazioni, deliri, difficoltà nel pensiero chiaro e coeso, oltre a compromissioni cognitive. La malattia può manifestarsi in modo graduale o improvviso, influenzando la capacità di funzionare quotidianamente, mantenere relazioni e perseguire i propri obiettivi.
Lo psichiatra tedesco Kurt Schneider, figura importante nella storia della schizofrenia, contribuì a differenziarla dalle altre psicosi, distinguendone le caratteristiche in:
- sintomi di primo rango, che includono voci che commentano o discutono, trasmissione o sottrazione del pensiero, illusioni deliranti;
- sintomi di secondo rango, che includono confusione, alterazioni percettive, sensazioni di vuoto affettivo, alterazioni dell’umore e altri sintomi.
Per comprendere meglio l’esordio della schizofrenia e le sue caratteristiche, può essere utile analizzare la fase prodromica insieme agli aspetti cognitivi e dissociativi che possono accompagnarla.
Sintomi prodromici della schizofrenia
Solitamente i primi sintomi compaiono in modo lento e graduale. In questi casi, nella fase prodromica della schizofrenia possono insorgere segnali precoci che compaiono prima dell'esordio completo. Riconoscere questi primi sintomi può essere importante per intervenire precocemente e migliorare l'esito del trattamento.
La presenza di segnali prodromici non significa necessariamente che una persona svilupperà la schizofrenia, ma può indicare un rischio aumentato. Ecco alcuni esempi di sintomi prodromici della schizofrenia:
- Cambiamenti nel pensiero: difficoltà nel pensiero logico, con pensieri disorganizzati o salti logici.
- Isolamento sociale: tendenza a ritirarsi dagli altri o difficoltà nelle relazioni sociali.
- Difficoltà nel lavoro o negli studi: calo delle prestazioni lavorative o accademiche, difficoltà nella concentrazione e nell'organizzazione.
- Disturbi del sonno: variazioni nei modelli del sonno, come insonnia o eccessiva sonnolenza durante il giorno.
- Cambiamenti nell'umore: fluttuazioni dell'umore, inclusa irritabilità o apatia.
- Difficoltà nella gestione dello stress: una diminuita capacità di affrontare lo stress.
- Irrazionalità o strane convinzioni: presenza di pensieri o credenze bizzarre, irrazionali o deliranti.
- Cambiamenti nell'espressione emotiva: riduzione dell'affetto o espressione emotiva inappropriata.
Molti di questi sintomi sono aspecifici e possono verificarsi in diverse condizioni. Tuttavia, se persistono o peggiorano nel tempo, soprattutto quando associati a fattori di rischio noti per la schizofrenia (come una storia familiare della malattia), è consigliabile consultare un professionista della salute mentale per una valutazione più approfondita.
Il trattamento precoce della schizofrenia o di altri disturbi mentali può migliorare notevolmente l'esito e la qualità della vita. Tuttavia, la non aderenza alla terapia farmacologica è emersa come un importante fattore di rischio per la conversione a disturbi psicotici nei soggetti più sintomatici (Cornblatt et al., 2003).

Classificazione dei sintomi della schizofrenia
I sintomi della schizofrenia vengono generalmente suddivisi in sintomi positivi, sintomi negativi e sintomi cognitivi. Questa classificazione aiuta a comprendere la varietà delle manifestazioni cliniche e a orientare gli interventi terapeutici.
Sintomi positivi della schizofrenia
I sintomi positivi rappresentano manifestazioni che si aggiungono al normale funzionamento psichico e comprendono:
- Allucinazioni: percezioni sensoriali senza uno stimolo reale, spesso uditive (voci), ma anche visive, olfattive o tattili.
- Deliri: convinzioni false e irremovibili, spesso di tipo persecutorio, di grandezza o di riferimento.
- Disorganizzazione del pensiero e del linguaggio: difficoltà a mantenere un discorso coerente, con passaggi rapidi da un argomento all'altro o risposte incongrue.
- Comportamento disorganizzato o catatonico: azioni imprevedibili, agitazione o, al contrario, immobilità e mutismo.
Sintomi negativi della schizofrenia
I sintomi negativi rappresentano una riduzione o perdita di funzioni normali. Tra questi troviamo:
- Appiattimento affettivo: ridotta espressione delle emozioni, sia verbalmente che a livello mimico.
- Alogia: povertà del linguaggio e difficoltà a produrre discorsi articolati.
- Anedonia: incapacità di provare piacere nelle attività quotidiane.
- Abulia: mancanza di motivazione e iniziativa, con difficoltà a portare avanti compiti anche semplici.
Sintomi cognitivi della schizofrenia
I sintomi cognitivi della schizofrenia possono influire su diverse aree delle funzioni mentali, compromettendo la capacità di svolgere attività quotidiane e mantenere un funzionamento sociale e occupazionale adeguato. Negli ultimi anni le difficoltà cognitive sono state riconosciute come una componente clinica importante della schizofrenia (Jauhar et al., 2022), sottolineando ulteriormente l’importanza di affrontare questi sintomi per migliorare la qualità di vita.
Alcuni dei sintomi cognitivi tipici della schizofrenia includono:
- Difficoltà di concentrazione: difficoltà a mantenere l'attenzione su compiti specifici o a seguire una conversazione.
- Problemi di memoria: la memoria a breve termine può essere compromessa, rendendo difficile ricordare informazioni recenti o svolgere attività quotidiane.
- Riduzione delle abilità esecutive: difficoltà nella pianificazione, organizzazione e ragionamento astratto.
- Lentezza del pensiero: il pensiero può diventare più lento e meno flessibile, rendendo difficile il processo decisionale.
- Riduzione della flessibilità cognitiva: difficoltà ad adattarsi a nuove situazioni o a cambiare modo di pensare.
- Difficoltà nella comprensione sociale: difficoltà a comprendere le dinamiche sociali e gli stati mentali altrui (teoria della mente).
Questi sintomi cognitivi possono variare in intensità e gravità da persona a persona e anche nel tempo. Alcuni individui possono sperimentare miglioramenti con trattamenti specifici. Gli interventi psicoeducativi e riabilitativi possono essere utili per gestire questi sintomi e migliorare le abilità quotidiane e sociali.
Sintomi dissociativi della schizofrenia
Inoltre, i sintomi dissociativi, come depersonalizzazione e derealizzazione, non rappresentano una caratteristica centrale della schizofrenia ma possono presentarsi nella schizofrenia pur essendo più comunemente tipici dei disturbi dissociativi, come il disturbo dissociativo dell'identità (DID) o il disturbo di depersonalizzazione.
Da un lato, il disturbo dissociativo dell'identità coinvolge la presenza di due o più identità o personalità distintive che controllano il comportamento di una persona, spesso associate a periodi di amnesia. Dall’altro, il disturbo di depersonalizzazione si manifesta con esperienze di estraneità o distacco dal proprio corpo, dalle emozioni o dalla realtà circostante. La schizofrenia, invece, è caratterizzata da una perdita di contatto con la realtà, ma in modo diverso rispetto ai sintomi dissociativi.
Questa suddivisione dei sintomi permette di riconoscere la complessità della schizofrenia e di personalizzare il percorso di cura in base alle specifiche difficoltà di ciascun individuo.
Le cause della schizofrenia
Le cause del disturbo schizofrenico sono complesse e coinvolgono una combinazione di fattori genetici, biologici, ambientali e psicologici. Non c'è una singola causa nota per la schizofrenia, ma la ricerca ha identificato vari elementi che possono contribuire allo sviluppo del disturbo.
Alcuni dei fattori chiave includono:
- Fattori genetici: esiste una chiara componente genetica nella schizofrenia (Schizophrenia Working Group of the Psychiatric Genomics Consortium, 2014). Le persone con un parente di primo grado (come un genitore o un fratello) affetto da schizofrenia hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, la schizofrenia non segue un modello di ereditarietà semplice, e molti geni possono contribuire al rischio.
- Fattori biologici: le anomalie neurobiologiche possono svolgere un ruolo nella schizofrenia (Banaj et al., 2023). Alterazioni nella chimica cerebrale, in particolare nel sistema dopaminergico, sono state identificate come rilevanti. Strutture cerebrali come l'ippocampo e la corteccia prefrontale possono anche essere coinvolte.
- Fattori prenatali e perinatali: eventi avversi durante la gravidanza o il parto, come la malnutrizione materna, l'esposizione a sostanze tossiche o complicazioni alla nascita con ipossia, possono aumentare il rischio di sviluppare la schizofrenia.
- Fattori ambientali: alcuni fattori ambientali possono contribuire allo sviluppo della schizofrenia, come l’aver vissuto esperienze traumatiche durante l'infanzia o l'adolescenza, o l’appartenenza a minoranze etniche o a gruppi socialmente oppressi.
- Fattori psicologici: eventi stressanti nella vita di una persona, come perdite significative, cambiamenti nella vita e ritiro sociale, possono contribuire allo sviluppo o al peggioramento della schizofrenia.
La schizofrenia è una condizione eterogenea e la combinazione specifica di fattori può variare da persona a persona. La ricerca sulla schizofrenia è in corso, e la comprensione della malattia continua a evolversi.

Fattori di rischio e protettivi nella schizofrenia
La probabilità di sviluppare la schizofrenia può essere influenzata da una combinazione di fattori di rischio e fattori protettivi. Comprendere questi elementi può aiutare a identificare le persone più vulnerabili e a promuovere strategie di prevenzione.
Fattori di rischio:
- Familiarità genetica: avere un parente di primo grado con schizofrenia può aumentare il rischio di sviluppare la malattia dal 1% (popolazione generale) fino al 10% (se un genitore è affetto), secondo il DSM-5-TR (APA, 2022).
- Complicanze prenatali e perinatali: eventi come infezioni durante la gravidanza, malnutrizione materna o complicazioni al parto possono aumentare la vulnerabilità.
- Uso di sostanze psicoattive: l'assunzione di cannabis, soprattutto in età adolescenziale, è stata associata a un rischio maggiore di esordio della schizofrenia.
- Stress psicosociale: esperienze traumatiche, isolamento sociale o condizioni di vita particolarmente stressanti possono contribuire all'insorgenza o alla riacutizzazione dei sintomi.
- Urbanizzazione: vivere in aree urbane è stato correlato a un rischio più elevato rispetto alle zone rurali, probabilmente per l'esposizione a maggiori fattori di stress ambientale.
Fattori protettivi:
- Supporto familiare e sociale: una rete di relazioni solide può favorire la resilienza e migliorare la gestione della malattia.
- Intervento precoce: riconoscere e trattare i sintomi nelle fasi iniziali può migliorare la prognosi e ridurre la gravità degli episodi successivi.
- Stili di vita sani: evitare l'uso di sostanze, mantenere una buona igiene del sonno e praticare attività fisica regolare possono contribuire al benessere generale e ridurre il rischio di ricadute.
Questi fattori non determinano automaticamente lo sviluppo della schizofrenia, ma possono influenzare la probabilità che la malattia si manifesti o il modo in cui evolve nel tempo.
Come si diagnostica la schizofrenia?
I disturbi dello spettro schizofrenico tendono ad avere un decorso prolungato nel tempo, il che significa che tendono a persistere nel tempo. Tuttavia, è importante sottolineare che la schizofrenia è trattabile, e molte persone con questa condizione sono in grado di gestire efficacemente i loro sintomi e condurre una vita significativa con il supporto adeguato.
La diagnosi di schizofrenia richiede un’attenta valutazione clinica, che può essere svolta utilizzando interviste cliniche, osservazioni del comportamento e test psicologici.
Per formulare una diagnosi accurata, è fondamentale raccogliere informazioni da fonti multiple per escludere altre condizioni mediche o psichiatriche che potrebbero causare sintomi simili, come:
- i disturbi dello spettro dell’autismo, che possono avere sintomi simil psicotici e che in alcuni casi possono essere diagnosticati in comorbilità;
- la depressione o il disturbo bipolare con caratteristiche psicotiche, diversa dalla schizofrenia perché i sintomi (deliri o allucinazioni) si verificano solo durante un episodio depressivo o maniacale;
- il disturbo schizotipico di personalità, che ha sintomi sottosoglia che possono somigliare alla schizofrenia;
- il disturbo ossessivo compulsivo e il dismorfismo corporeo, nel quale le ossessioni possono assumere caratteristiche deliranti.
Attualmente, non esistono test diagnostici specifici per la schizofrenia. La diagnosi si basa sulla valutazione clinica complessiva e non su un singolo test. Tuttavia, ci sono alcuni strumenti che possono essere utilizzati come parte del processo di valutazione:
- interviste strutturate, come la Structured Clinical Interview for DSM (SCID), per guidare la valutazione diagnostica
- questionari e scale di valutazione, come la Scala per la Schizofrenia PANSS (Positive and Negative Syndrome Scale), per valutare la gravità dei sintomi schizofrenici;
- esami di laboratorio e imaging cerebrale, utili per escludere altre condizioni mediche e valutare eventuali anomalie cerebrali;
- valutazione neuropsicologica, utile a comprendere meglio l'impatto della schizofrenia sulle abilità cognitive.
Poiché la schizofrenia è una condizione complessa, la valutazione dovrebbe essere condotta da professionisti della salute mentale esperti, come psichiatri o psicologi clinici.
La ricerca continua sull'identificazione di biomarcatori e sull’utilizzo di tecniche avanzate, come l'imaging cerebrale, potrebbe in futuro contribuire allo sviluppo di strumenti diagnostici più precisi. Tuttavia, al momento, la diagnosi della schizofrenia rimane principalmente basata sulla valutazione clinica approfondita.
Le cure possibili della schizofrenia
La schizofrenia può avere un impatto significativo anche sulla salute fisica e sull’aspettativa di vita a seconda di diversi fattori, tra cui la qualità dell'assistenza sanitaria, la disponibilità di trattamenti, il sostegno sociale e la presenza di eventuali comorbidità.
Recenti ricerche (Solmi et al., 2023) indicano che le persone con schizofrenia “possono avere una riduzione della speranza di vita di circa 12-15 anni rispetto alla popolazione generale". Questa diminuzione è attribuita a vari fattori, tra cui un maggior rischio di malattie come il diabete e le malattie cardiovascolari, oltre a una minore probabilità di sottoporsi a screening per il cancro.”
Sono fondamentali gli interventi mirati per migliorare l’aspettativa di vita, la salute fisica e l'accesso alle cure mediche per le persone con schizofrenia.
Il ruolo dello psicologo
Lo psicologo può svolgere un ruolo complementare all’interno di un approccio multidisciplinare alla schizofrenia, contribuendo a migliorare il benessere psicologico, l'adattamento sociale e il funzionamento generale delle persone coinvolte.
Pur riconoscendo che i farmaci antipsicotici rappresentano il trattamento principale per la gestione della schizofrenia (Mueser & McGurk, 2004), questi farmaci sono spesso una componente cruciale nel controllo dei sintomi. Tuttavia, l'approccio psicologico si concentra su terapie e strategie che migliorano il funzionamento cognitivo, sociale e occupazionale delle persone affette da schizofrenia.
La psicologia offre numerose modalità di intervento efficaci nel trattamento della schizofrenia, tra cui un ampio ventaglio di trattamenti psicosociali. In particolare, strategie come l’intervento familiare, l’impiego assistito, la psicoterapia, l’addestramento alle abilità sociali, l’insegnamento dell’autogestione della malattia, il trattamento comunitario assertivo e il trattamento integrato per l’abuso di sostanze concomitante si sono dimostrati strumenti preziosi per una gestione più efficace della schizofrenia (Mueser & McGurk, 2004).
Questi approcci, integrati nei percorsi terapeutici, contribuiscono a migliorare la qualità della vita e a favorire una maggiore autonomia nel contesto sociale e familiare:
- La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) aiuta a riconoscere e modificare pensieri e comportamenti disfunzionali Nella schizofrenia, la CBT può essere utilizzata per aiutare a gestire i sintomi, migliorare la qualità del pensiero e affrontare le difficoltà quotidiane
- La riabilitazione cognitiva mira a migliorare le funzioni cognitive, come memoria, attenzione e abilità esecutive. Può essere particolarmente utile per chi presenta difficoltà cognitive
- La terapia occupazionale si concentra sul miglioramento delle abilità quotidiane, occupazionali e sociali, favorendo l'indipendenza e la qualità della vita
- Gli interventi psicosociali includono una gamma di approcci volti a migliorare il funzionamento sociale e relazionale, come la terapia familiare, la formazione delle abilità sociali e altri programmi di recupero
- I sostegno emotivo e psicoeducazione fornire sostegno emotivo e informazioni educative può aiutare le persone e le famiglie a comprendere meglio la schizofrenia, ridurre lo stigma e migliorare la gestione quotidiana
Fondamentale è che tutti questi interventi adottino un approccio centrato sulla persona: lavorare con il paziente in modo collaborativo è essenziale per sviluppare un piano di trattamento efficace.
La collaborazione tra professionisti della salute mentale, inclusi psicologi, psichiatri e assistenti sociali, è spesso essenziale per una gestione completa della schizofrenia.

Schizofrenia: cosa raccontano le testimonianze di chi convive con questa patologia
La consapevolezza di avere la schizofrenia varia da persona a persona infatti alcuni individui possono riconoscere di avere dei sintomi o comportamenti insoliti e cercare aiuto, mentre altri potrebbero non rendersi conto della loro condizione a causa dei sintomi stessi, come deliri o allucinazioni.
La cosiddetta "anosognosia", ovvero la mancanza di consapevolezza della propria malattia, è comune in molte condizioni psichiatriche, inclusa la schizofrenia. Questo può rappresentare una sfida significativa per il trattamento e il supporto.
Dalla schizofrenia si guarisce?
Quando si parla di schizofrenia, il concetto di guarigione richiede alcune precisazioni perché il termine "guarigione" nella schizofrenia è spesso usato in modo relativo infatti la condizione può essere gestita piuttosto che eliminata completamente.
Il disturbo schizofrenico è generalmente considerato una malattia cronica, ma molte persone riescono a vivere, con la schizofrenia, vite significative e soddisfacenti con il trattamento adeguato e il supporto continuo. Ecco alcuni punti importanti da considerare:
- Variazioni individuali: alcuni individui possono sperimentare una remissione dei sintomi, mentre altri possono trovare un miglioramento nella qualità della vita e nella funzionalità quotidiana.
- Trattamento efficace: il trattamento della schizofrenia spesso coinvolge farmaci antipsicotici, terapie psicosociali, supporto sociale e interventi di riabilitazione. Con un trattamento adeguato e personalizzato, molte persone sono in grado di gestire i sintomi e condurre una vita produttiva.
- Riconoscimento precoce: l'identificazione precoce dei sintomi e l'inizio tempestivo del trattamento sono importanti per migliorare l'esito della schizofrenia. La diagnosi e il trattamento precoci possono contribuire a prevenire il peggioramento dei sintomi e migliorare la prognosi.
- Supporto sociale: il sostegno della famiglia, degli amici e di una rete di supporto sociale è fondamentale per il processo di recupero. Un ambiente di supporto può contribuire alla motivazione e alla gestione della malattia.
- Programmi di recupero: i programmi di recupero che si concentrano sulla riabilitazione, l'educazione e il supporto individuale possono essere efficaci nel migliorare il funzionamento globale e la qualità della vita delle persone con schizofrenia.
Le storie di guarigione o miglioramento possono variare e dipendono da numerosi fattori, tra cui la gravità dei sintomi, la risposta al trattamento e il sostegno disponibile. La prospettiva individuale sulla guarigione può differire, ma molte persone con schizofrenia sono in grado di gestire la loro condizione con successo.
La schizofrenia è una disabilità?
In alcuni casi la schizofrenia può comportare una condizione di disabilità, poiché può influenzare significativamente il funzionamento sociale, occupazionale e quotidiano, anche se l'impatto può variare molto da persona a persona.
Alcune persone con schizofrenia possono essere in grado di gestire bene la loro vita quotidiana con il trattamento adeguato, il supporto sociale e le risorse appropriate (in alcuni casi una persona con schizofrenia può vivere da sola), mentre altre possono sperimentare una maggiore disabilità e richiedere un sostegno più significativo.
I sintomi della schizofrenia possono influire sulla capacità di lavorare, studiare, mantenere relazioni e partecipare alle attività quotidiane. Di conseguenza, alcune persone con schizofrenia possono trovare difficile o impossibile svolgere alcune attività che la maggior parte delle persone considera normali.
In molti paesi, le persone con schizofrenia possono qualificarsi per il riconoscimento legale di una disabilità e accedere a programmi di supporto, servizi di riabilitazione e altre risorse per aiutarle a gestire la loro condizione e migliorare la qualità della loro vita.
L'obiettivo della gestione della schizofrenia spesso coinvolge la massimizzazione del funzionamento e del benessere della persona, riducendo al minimo l'impatto negativo della malattia sulla vita quotidiana.
In Italia, le persone affette da schizofrenia possono richiedere il riconoscimento di invalidità civile, che viene concessa a seconda della gravità dei sintomi e dell'impatto sul funzionamento nella vita quotidiana.
Insomma, la schizofrenia può rappresentare una sfida complessa, ma con il giusto supporto si può spesso migliorare la qualità della vita e ritrovare un nuovo equilibrio. Se tu o una persona a te cara state affrontando sintomi che ti preoccupano, chiedere aiuto può essere il primo passo verso il benessere.
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