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La teoria della mente

La teoria della mente
La teoria della mentelogo-unobravo
Candida Parlato
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Fenomenologico
Unobravo
Pubblicato il



Durante gli anni Ottanta, la pubblicazione delle ricerche degli studiosi Wimmer e Perner diede l’avvio a un ricco filone di studi sullo sviluppo della ToM in età evolutiva. Questi lavori misero a punto diverse versioni di quello che divenne il test della falsa credenza.

Il test

Al bambino si chiede di prevedere come agirà il protagonista di una storia, tenendo conto della falsa credenza di quest'ultimo e non solo dei dati di realtà a sua disposizione. Nella versione dello spostamento inatteso, conosciuto come l’Esperimento di Sally ed Anne, il bambino deve predire dove Sally, la protagonista della storia, andrà a cercare un oggetto, da lei inizialmente messo in un contenitore e poi spostato in un altro da Anne, l’altro personaggio, a sua insaputa.

Per risolvere questo genere di prove, il bambino deve:

  • sospendere la propria conoscenza della realtà;
  • assumere la prospettiva dell’altro;
  • rappresentare il contenuto della sua mente, cioè una credenza falsa rispetto alla realtà, così da prevedere correttamente come l’altro si comporterà sulla base della propria falsa credenza.

La meta-rappresentazione

Disporre della ToM significa mettere in atto un processo di meta-rappresentazione degli stati mentali. Il comportamento umano è guidato:

  • dalla conoscenza della realtà;
  • da un monitoraggio metacognitivo, che ha come suo strumento il pensiero ricorsivo.

Il pensiero ricorsivo è un pensiero che implica la meta-rappresentazione, cioè la rappresentazione di una rappresentazione mentale, per esempio:

  • io penso (io credo) che tu pensi;
  • io penso (io credo) che tu desideri; 
  • io penso (io credo) che tu ti senta. 
Bess Hamiti - Pexe


A mente fredda e a mente calda

Nei bambini la mentalizzazione è agevolata dall’interazione con gli adulti. Tra le variabili che più di altre contribuiscono allo sviluppo di tale capacità rientrano:

  • l’attenzione condivisa, cioè focalizzare l’attenzione su una stessa cosa;
  • l’imitazione facciale, che riguarda l’imitazione delle mimiche facciali;
  • i giochi di finzione, che si riferiscono alla simulazione di giochi, tra l’adulto e il bambino.

La ToM si basa sulle personali risorse cognitive e capacità relazionali, per cui in alcuni individui può risultare più sviluppata e in altri meno. A seconda dei casi, la capacità può essere utilizzata per fini manipolatori (ad esempio per ingannare, come nel caso del manipolatore affettivo), per cui prende il nome di Teoria della mente fredda, oppure per raggiungere obiettivi di benessere sociale (ad esempio per interpretare sentimenti ed emozioni), per cui prende il nome di Teoria della mente calda.


A cosa serve la ToM?

La Teoria della mente risulta fondamentale nelle relazioni ed interazioni sociali, ma anche nel processo di adattamento ambientale. In particolare, nel campo della comunicazione, consente di cogliere le reali intenzioni implicite che si nascondono dietro un messaggio.

Nell’ottica di una comprensione completa dell’interlocutore intervengono l’empatia e la capacità di leggere i dettagli della comunicazione non verbale e paraverbale.

Liza Summer - Pexels


La ToM nei bambini

Nei bambini la capacità risulta fondamentale per lo sviluppo della flessibilità necessaria per far fronte a varie e diverse situazioni. Prevedendo il comportamento degli adulti, il bambino si crea delle aspettative, per cui adatta il proprio comportamento alle previsioni comportamentali elaborate sull’adulto.

Il gesto performativo richiestivo

Negli scambi comunicativi bambino-caregiver, le relazioni a due lasciano spazio a sequenze definite triadiche (bambino-caregiver-oggetto) a partire dai 6 mesi e il linguaggio svolge inizialmente una funzione imperativa o richiestiva.

Per esempio, il bambino indica un oggetto lontano o alterna lo sguardo tra esso e l’adulto affinché l’adulto a sua volta lo guardi, lo prenda e glielo porga: si tratta di un gesto performativo richiestivo.

Kamaji Ogino - Pexels


Il gesto performativo dichiarativo 

Tra gli 11 e i 14 mesi si assiste a un sostanziale cambiamento: il bambino usa sempre il gesto di indicare, ma lo fa anche per attirare l’attenzione dell’adulto su qualcosa che è per lui interessante, dunque per il piacere di condividere con un partner l’interesse verso un elemento della realtà: questo viene definito gesto performativo dichiarativo. 

Quella che muta è la finalità del gesto, che non viene più usato solo per agire meccanicamente sull’altro, ma per influenzarne lo stato mentale.


Strumenti per testare la ToM

Un deficit dello sviluppo della ToM, o in alcuni casi un funzionamento distorto, è riscontrabile in varie psicopatologie e anomalie del comportamento. Tra le più comuni ci sono:

  • i disturbi dello spettro autistico;
  • la schizofrenia; 
  • i disturbi di personalità.

La valutazione relativa allo sviluppo della ToM è affidata ad una serie di test:

  • False-believe task (Test della falsa credenza), il più utilizzato, soprattutto nei casi di autismo e schizofrenia. L’obiettivo di questo test è verificare la capacità di un soggetto di prevedere lo stato mentale, e quindi il comportamento, di un individuo che agisce sulla base di una falsa credenza;
  • Eye test, basato sull’osservazione dello sguardo;
  • Theory of Mind Picture Sequencing Task, basato su 6 storie, ognuna delle quali composta da 4 vignette da riordinare sulla base di un senso logico.

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