Ansia
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Dismorfofobia

Dismorfofobia
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Rita Salamone
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Dinamico
Unobravo
Pubblicato il
5.6.2022


La dismorfofobia, conosciuta anche come “disturbo da dismorfismo corporeo”, viene definita dall’American Psychiatric Association come una condizione caratterizzata da eccessive e continue preoccupazioni per imperfezioni, non osservabili oggettivamente, che le persone percepiscono nel loro aspetto fisico.

La dismorfofobia colpisce l’1-2 % della popolazione e circa il 6-15% si sottopone a interventi di chirurgia estetica senza alcun beneficio, ma con la consequenziale tendenza a richiederne altri. Le preoccupazioni per il proprio aspetto fisico si possono focalizzare su qualsiasi parte del corpo, ma le aree principalmente colpite sono:

  • la pelle
  • il naso
  • il peso
  • gli occhi
  • le gambe
  • i denti.


Cause, sintomi e criteri diagnostici

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) la dismorfofobia rientra nello spettro del "Disturbo ossessivo complusivo e disturbi correlati" e non nelle fobie (come potrebbe erroneamente portarci a pensare il nome). I criteri diagnostici del disturbo da dismorfismo corporeo sono:

  • preoccupazione per uno o più difetti percepiti nell’aspetto fisico, che non sono osservabili o appaiono agli altri in modo lieve
  • comportamenti ripetitivi o azioni mentali in risposta a preoccupazioni legate all’aspetto
  • disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti
  • preoccupazione non giustificata per il grasso corporeo o il peso in un individuo i cui sintomi soddisfano i criteri diagnostici per un disturbo alimentare.
Ron Lach - Pexels

L’ossessione del corpo

La letteratura scientifica non fornisce una lettura univoca circa le cause del disturbo, ma il DSM-5 sottolinea come i fattori ambientali, ad esempio trascuratezza e abusi durante l’infanzia, possano essere considerati come elementi che facilitano l’insorgenza della dismorfofobia.

Il “sentirsi orribile” o “non giusto” diventa un pensiero intrusivo e ricorrente, tanto da occupare molte ore del giorno nel corso delle quali i soggetti:

  • confrontano il loro aspetto fisico a quello degli altri;
  • si guardano ripetutamente allo specchio per esaminarsi;
  • usano trucchi e vestiti per nascondere le proprie imperfezioni;
  • ricercano rassicurazioni riguardo a come appaiono.

A tali pensieri ricorrenti si associano stress, ansia e calo dell’umore, causati dall’intensa preoccupazione verso i propri difetti.


Sviluppo e comorbilità

La dismorfofobia solitamente insorge tra i 17 e i 18 anni di età, anche se i primi segnali  possono manifestarsi già intorno ai 12-13 anni. Tale disturbo viene collegato al cambiamento fisico e rimanda al travaglio dell’identità: in altri termini, può essere considerato come una “simbolizzazione” attraverso il corpo dei conflitti legati al processo di separazione-individuazione.

Rivestono molta importanza, dunque, i processi attraverso i quali il soggetto giunge ad acquisire la propria identità, cioè il vissuto della propria immagine globale e la corrispondenza tra questa e il corpo che si ha in mente. Solitamente la dismorfofobia si presenta insieme ad altre problematiche come:

Alex Green - Pexels

Curare la dismorfofobia

La psicoterapia rappresenta una strategia indispensabile per il trattamento del disturbo da dismorfismo corporeo. Nello specifico, la psicoterapia cognitivo-comportamentale e la psicoterapia psicodinamica si sono rivelate efficaci nel suo trattamento.

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