Alimentazione
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Anoressia e bulimia: due facce della stessa medaglia

Anoressia e bulimia: due facce della stessa medaglia
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Claudia Tagliaferri
Redazione
Psicoterapeuta Psicoanalitica
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il
17.2.2020

Anoressia e bulimia sono le due “sorelle” dei disturbi del comportamento alimentare. I disturbi alimentari sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso, che ostacola la salute fisica o il funzionamento psicosociale in modo significativo. Ogni anno il 15 marzo, nella Giornata del Fiocchetto Lilla viene ricordata l'importanza di promuovere la diffusione di cure adeguate per questi disturbi.

Caratteristiche di anoressia e bulimia

Sebbene siano due disturbi separati e distinti, anoressia e bulimia possono essere considerate variazioni di un unico disturbo, a causa della sovrapposizione di caratteristiche cliniche e sintomi e della frequente oscillazione da un disturbo all’altro.

I principali manuali diagnostici descrivono l’anoressia e la bulimia come:

  • entità separate
  • con specifici criteri diagnostici
  • con ipotesi di cause e meccanismi diversi
  • con indicazioni terapeutiche distinte.

Nella realtà clinica, tuttavia, la suddivisione tra anoressia, bulimia e disturbi alimentari non altrimenti specificati non è così definita e questi quadri clinici possono essere interpretati come variazioni di un unico disturbo, come due facce della stessa medaglia. Prima di capire meglio il perché cerchiamo di comprendere cosa è l’anoressia e cosa la bulimia.


L'anoressia

Il termine anoressia significa letteralmente “mancanza di appetito” (dal greco an-òrexis), sebbene in chi ne soffra la fame sia sempre presente, anche se difensivamente negata per paura di ingrassare.

L’anoressia nervosa è un disturbo psicopatologico incentrato sul più o meno pronunciato rifiuto di alimentarsi che porta, spesso in breve tempo, a una cospicua perdita di peso, fino a uno stato limite. Per raggiungere il dimagrimento desiderato, le persone anoressiche possono mettere in atto:

  • condotte di eliminazione come il vomito autoindotto e l’uso di lassativi e diuretici;
  • praticare un eccessivo esercizio fisico, dieta e digiuni.

Il disturbo insorge prevalentemente in giovani donne nel periodo dell’adolescenza e il rapporto maschi femmine è di 1:10.

Tatiana Twinslol - Pexels

La bulimia

L’etimologia della parola “bulimia” deriva dai termini greci boùs, “bue” e limòs, “fame”, cioè “fame da bue”, il che indica le ricorrenti abbuffate dei soggetti che soffrono di questo disturbo, capaci di introdurre fino a 5000 calorie in un solo pasto.

Durante queste abbuffate, l’ingestione del cibo è:

  • vorace;
  • compulsiva; 
  • con scarsa attenzione ai sapori.

Il cibo può essere di varia natura: dolci, pietanze fredde o addirittura ancora congelate. L' “orgia bulimica”, condotta quasi sempre in solitudine, generalmente prosegue finché la persona si sente così piena da stare male, ed è a quel punto che insorgono le condotte di eliminazione per prevenire l’aumento del peso. In altri casi, il peso corporeo è mantenuto mediante l’esercizio fisico esagerato o fasi di digiuno.

Durante le crisi bulimiche gli individui hanno la sensazione di perdere il controllo di sé fino a riferire una sensazione di estraniamento, mentre dopo le crisi subentrano senso di colpa e autosvalutazione. Come l’anoressia, anche la bulimia è prevalente nel sesso femminile con un rapporto maschi femmine di 1:20, ma con un esordio meno precoce, nella tarda adolescenza o prima età adulta.

Due facce della stessa medaglia

L’anoressia e la bulimia sono dunque contrassegnate dalla sovrapposizione di caratteristiche cliniche e di sintomi. Il decorso clinico di questi disturbi e il loro modello di trasmissione all'interno delle famiglie, suggeriscono che i due disturbi non sono del tutto indipendenti, né del tutto sovrapposti.

Diagnosi di anoressia e di bulimia nervosa si riscontrano spesso all’interno della stessa famiglia, suggerendo che questi due disturbi possono condividere le stesse cause. Caratteristica essenziale e comune all’anoressia e alla bulimia è la presenza di un’alterata percezione del peso corporeo e dell’immagine di sé.

Studi e statistiche

Alcuni studi mostrano come il 30-44% dei soggetti con anoressia restrittiva varia nel tempo verso le forme con abbuffate/condotte di eliminazione e che l’insorgenza di queste condotte si verifichi principalmente entro 5 anni. Gli studi mostrano anche una notevole fluttuazione della sintomatologia: dall’anoressia nervosa alla bulimia nervosa e viceversa.

Il tasso di oscillazione dall’anoressia alla bulimia (36%) è più elevato di quello dalla bulimia all’anoressia (27%). I disturbi della condotta alimentare, quindi, non sono stabili. Le manifestazioni comportamentali dell’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo cambiano con l'aumentare dell'età e della durata del disturbo.

Nelle prime fasi, la maggior parte degli individui ha successo nel mantenere il controllo sul mangiare e riesce a perdere peso, ma con il passare del tempo cominciano a insorgere gli episodi di abbuffate. Il risultato è il recupero di una parte o di tutto il peso precedentemente perso.

Modalità relazionali di chi soffre di disturbi alimentari

La sintomatologia alimentare, con il suo alternarsi di digiuni, crisi bulimiche e pratiche di svuotamento, riflette le modalità relazionali di chi ne soffre. Queste persone spesso oscillano tra:

  • il desiderio di una relazione poco differenziata;
  • le angosce di essere inglobate dall’altro, che portano a misure difensive di evitamento e di rifiuto.

Spesso è evidente la contemporanea intolleranza della solitudine e della vicinanza relazionale: entrambe infatti minacciano l’integrità dell’identità della persona. Il rifiuto del cibo assume in alcuni casi il significato di un’affermazione della propria indipendenza volta a stabilire un controllo su di sé. Al contrario, l’alimentazione sregolata, che in alcuni casi assume le forme di una dipendenza come la dipendenza da cibo, sembra rispondere a un tentativo di automedicazione e di riempire un vuoto emotivo.

Uno strumento come il test EAT-26, che indaga i sintomi dei disturbi alimentari, può essere utile per acquisire maggiore consapevolezza del proprio stato di benessere. Ricorda sempre di consultare un professionista per una corretta interpretazione del risultato.

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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