A ciascuno di noi può capitare di vivere dei momenti in cui mangiamo più del solito e di rimodulare poi il comportamento senza troppi scossoni emotivi. Per alcune persone, però, mangiare quando si ha fame e in quantità adeguate può diventare un comportamento complicato.
In certe situazioni, infatti, può accadere che si cada in una vera e propria dipendenza da cibo, che spinge a mangiare compulsivamente nonostante si riconosca che si tratta di un comportamento dannoso.
Cos’è la dipendenza da cibo?
Molte persone vivono una vera battaglia con il proprio corpo e la propria forma fisica. Il mito della magrezza e del corpo perfetto, proposto dai media e dalla società come il “volto” della persona vincente, spinge verso il confronto con gli altri e alimenta l’insoddisfazione e la disistima personale.
Inoltre, il cibo può essere vissuto come una “stampella emotiva”, ovvero un sostegno su cui scaricare le proprie insoddisfazioni personali, finendo per “mangiare” le proprie emozioni. In questi casi, si può incorrere in una vera e propria dipendenza da cibo che, come tutte le dipendenze (da droga, fumo, alcol, shopping compulsivo, ipersessualità), porta a ingerire una sostanza, in questo caso il cibo. A questo seguono spesso:
- una forte sensazione di perdita del controllo di sé
- senso di vergogna
- senso di colpa e di fallimento con se stessi
- impegno, che di solito non viene mantenuto, a non ricadere in questa spirale.
Diversamente da altri disturbi dell’alimentazione come anoressia e bulimia, non sono presenti condotte compensatorie come vomito, uso di lassativi o attività fisica eccessiva. La dipendenza da cibo si differenzia anche dal binge eating disorder perché implica il consumo di una specifica classe di alimenti (da cui la persona è dipendente). Come accade spesso nelle dipendenze, la persona potrebbe non voler rinunciare alla sostanza (in questo caso al cibo), mentre chi soffre di binge eating vive le abbuffate come conseguenza di restrizioni alimentari precedenti, da cui scaturisce la perdita di controllo sul comportamento.
Come può essere diagnosticata la dipendenza da cibo?
Riconoscere la dipendenza da cibo può essere complesso, poiché non esiste ancora un consenso unanime nella comunità scientifica sulla sua classificazione. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati sviluppati strumenti specifici per aiutare i professionisti a identificare questo disturbo.
Uno degli strumenti più utilizzati è la Yale Food Addiction Scale (YFAS), un questionario validato che permette di valutare la presenza di comportamenti assimilabili alla dipendenza da cibo. La YFAS si basa sui criteri diagnostici delle dipendenze da sostanze presenti nel DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), adattandoli al contesto alimentare.
Secondo la YFAS, la dipendenza da cibo viene identificata quando una persona manifesta sintomi come:
- Perdita di controllo: difficoltà a limitare la quantità di cibo consumata, anche quando si è consapevoli delle conseguenze negative.
- Desiderio intenso (craving): forte impulso a mangiare determinati alimenti, spesso ricchi di zuccheri o grassi.
- Persistenza del comportamento: continuare a mangiare in modo compulsivo nonostante i tentativi di ridurre o interrompere il comportamento.
- Tolleranza: necessità di aumentare la quantità di cibo per ottenere lo stesso effetto gratificante.
- Sintomi di astinenza: disagio o irritabilità quando si cerca di limitare o evitare certi alimenti.
Questi criteri aiutano a distinguere la dipendenza da cibo da altre forme di alimentazione disfunzionale, fornendo una base per un intervento mirato. Secondo una revisione di Gearhardt e colleghi (2016), l'utilizzo della YFAS ha permesso di individuare una prevalenza di sintomi di dipendenza da cibo in circa il 5-10% della popolazione generale adulta, con percentuali più alte tra chi soffre di obesità. Tuttavia, dati più recenti suggeriscono che la prevalenza della dipendenza da cibo nella popolazione generale possa essere ancora più elevata, arrivando fino al 20% secondo una ricerca meta-analitica basata sulla scala Yale Food Addiction Severity Scale (YFAS) (Vasiliu, 2022).
La dipendenza da cibo in Europa e in Italia
Secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), in Europa circa 20 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari (in particolare bulimia e anoressia nervosa), e di questa fetta di popolazione, la percentuale di italiani che soffrono di dipendenza da cibo coinvolge circa 3 milioni di persone.
Sono soprattutto i giovani a soffrire di dipendenza da cibo, in particolare le ragazze tra i 15 e i 25 anni. Alcuni nuovi studi sottolineano un incremento di questa dipendenza patologica anche nei giovani maschi preadolescenti anoressici. Inoltre, la presenza di dipendenza da cibo nei pazienti con anoressia nervosa di tipo restrittivo (AN-R) potrebbe rappresentare un indicatore della possibile transizione dal sottotipo restrittivo (AN-R) al sottotipo binge-purging (AN-BP) (Sanchez et al., 2022).
Differenza tra dipendenza da cibo e bulimia
La bulimia nervosa è caratterizzata da grandi abbuffate di cibo, a cui segue la necessità (così avvertita da molte persone) di condotte eliminatorie per contrastare l’aumento di peso. Le modalità compensatorie sono principalmente:
- vomito
- uso massiccio di lassativi
- forti e intense sessioni di esercizio fisico, comuni nella bigoressia.
Anche in questo caso, vengono ingerite grandi quantità di cibo, soprattutto quello considerato “vietato”: dolci, grassi, o ad alto contenuto calorico, fino ad arrivare in alcuni casi a ingerire cibi avariati o crudi. In genere, le abbuffate avvengono in solitaria, lontano dagli sguardi delle persone di cui si teme il giudizio e di cui ci si vergognerebbe, e in qualsiasi ora della giornata o della notte.
Tima Miroshnichenko - Pexels
Dipendenza da cibo e fame nervosa
A livello biologico, la dipendenza da cibo è determinata da un’alterazione del meccanismo di controllo del cervello, nell’ipotalamo.
La fame nervosa è invece quel tipo di fame che si attiva indipendentemente dallo stimolo di fame (biologica) naturale che sentiamo quando sono passate ore dall’ultimo pasto. Questa sensazione induce a mangiare più velocemente del solito, in grandi quantità fino a sentirsi “scoppiare” dalla sazietà, per poi provare senso di colpa e vergogna.
Le cause della dipendenza da cibo
Tra le cause più frequenti della dipendenza da cibo, che possono determinare alterazioni nei processi di equilibrio ormonale, troviamo sbalzi d’umore, la gravidanza, periodi di stress e stati emotivi spiacevoli, come attacchi d'ansia. Oltre a questi fattori, i meccanismi di base che favoriscono la dipendenza da cibo includono la disfunzione del sistema di ricompensa, l'impulsività e la disregolazione emotiva (Vasiliu, 2022). Spesso la vita frenetica, scandita da impegni lavorativi, responsabilità familiari ed eccessive pressioni quotidiane, può portare a trovare sollievo nel cibo come valvola di sfogo, con il rischio che i danni legati alla dipendenza alimentare diventino molto seri. Tuttavia, essere stati abituati a seguire un’alimentazione varia e sana sin dall’infanzia rappresenta un importante fattore di protezione rispetto all'alimentazione compulsiva e sregolata.
Dopamina e dipendenza da cibo
Dalle recenti ricerche scientifiche, si è visto che la combinazione di cibi grassi e dolci a livello chimico inibisce temporaneamente la produzione di cortisolo, l’ormone responsabile dello stress.
Il piacere derivante da questi cibi è provocato dal rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo importante nella spinta alla gratificazione. Dopamina e serotonina sono entrambe implicate nelle dipendenze. La dipendenza da cibo spazzatura, ad esempio, è scatenata dall’intenso piacere che essi provocano perché danno all’organismo una “ricompensa” maggiore rispetto ad altre sostanze naturali. Questo meccanismo è lo stesso alla base degli effetti della droga sul sistema nervoso e rende la dipendenza da cibo simile a quella da sostanze, inducendo la persona in un circolo vizioso.
I meccanismi neurobiologici della dipendenza da cibo
La dipendenza da cibo può coinvolgere processi neurobiologici simili a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze. Studi di neuroimaging hanno evidenziato che il consumo di cibi altamente gratificanti, come quelli ricchi di zuccheri e grassi, può attivare le stesse aree cerebrali coinvolte nel circuito della ricompensa.
Come abbiamo sottolineato nel paragrafo precedente, un ruolo centrale è svolto dalla dopamina, un neurotrasmettitore che regola la sensazione di piacere e motivazione. Le principali vie neurochimiche coinvolte nella dipendenza da cibo comprendono non solo il sistema dopaminergico mesolimbico, ma anche gli oppioidi endogeni, l’equilibrio tra acetilcolina e dopamina e adattamenti della serotonina (Krupa et al., 2024). Quando si consumano determinati alimenti, il cervello rilascia dopamina, generando una sensazione di gratificazione che può spingere a ripetere il comportamento. Secondo la neuroscienziata Nora Volkow, direttrice del National Institute on Drug Abuse, le persone con dipendenza da cibo mostrano spesso una ridotta disponibilità di recettori D2 della dopamina nel cervello, una caratteristica condivisa con altre forme di dipendenza (Volkow et al., 2013).
Questi cambiamenti neurobiologici possono portare a:
- Aumento della ricerca di cibo: la persona sente il bisogno di consumare quantità sempre maggiori di alimenti per provare lo stesso piacere.
- Difficoltà nel controllare l'impulso: la capacità di resistere alla tentazione di certi cibi si riduce progressivamente.
- Rinforzo del comportamento compulsivo: il circuito della ricompensa si adatta, rendendo sempre più difficile interrompere il ciclo della dipendenza.
Queste evidenze scientifiche aiutano a comprendere perché la dipendenza da cibo non sia semplicemente una questione di forza di volontà, ma un disturbo complesso che coinvolge profondi meccanismi cerebrali.
Dipendenza da cibo e disturbi psicologici
I disturbi alimentari si accompagnano spesso ai disturbi dell’umore. È frequente il collegamento tra depressione e dipendenza da cibo, ma anche tra dipendenza da cibo e alessitimia, ovvero la difficoltà di riuscire a identificare e comunicare le proprie emozioni come la rabbia, l’ansia o la tristezza, e che spesso causa un’anestesia emotiva che porta a somatizzare ciò che non si riesce a esprimere.
L’emotional eating (il corrispettivo inglese della fame nervosa) sottolinea bene la stretta relazione tra emozioni e cibo, che può alla lunga esporre la persona che ne è affetta a rischi seri per la salute. Pur non causando direttamente il rischio di morte, la dipendenza da cibo può avere un impatto significativo sul benessere generale, portando a complicazioni come l’obesità, il diabete, l’aumento del colesterolo, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. Inoltre, è stato evidenziato che la dipendenza da cibo è associata a conseguenze negative funzionali, disagio psicologico e rischi sia per la salute fisica che mentale (Vasiliu, 2022).
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Dipendenza da cibo: come combatterla
Come superare la dipendenza da cibo? Per affrontarla, ci sono alcune strategie che possono essere utili. La dipendenza da cibo infatti presenta dei sintomi che sono spia di un malessere profondo, che dobbiamo imparare ad ascoltare e osservare. Quando sentiamo quel costante senso di insoddisfazione, è importante chiederci (anche se non è facile rispondere): “Di che cosa ho veramente fame?” Potremmo scoprire che la nostra dipendenza da cibo è collegata ad alessitimia e impulsività, e agire per andare alla radice del disturbo.
Per uscire dalla dipendenza da cibo può essere molto utile tenere un “diario alimentare emozionale”, in cui segnare i momenti in cui il bisogno di cibo si fa forte, osservando i pensieri e le emozioni che proviamo. Poi, può essere importante seguire delle regole alimentari sane e individuare attività che possano sostituire le sensazioni piacevoli e gratificanti prodotte dal cibo.
Protocolli di trattamento riconosciuti per la dipendenza da cibo
Affrontare la dipendenza da cibo può richiedere un approccio integrato, che tenga conto sia degli aspetti psicologici che di quelli comportamentali. Tra i protocolli di trattamento più studiati e utilizzati vi sono:
- Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC): questo approccio può aiutare la persona a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali e i comportamenti legati al cibo. La TCC si è dimostrata efficace nel ridurre la frequenza delle abbuffate e nel migliorare la gestione delle emozioni (Fairburn, 2013).
- Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT): particolarmente utile per chi presenta difficoltà nella regolazione emotiva, la DBT insegna strategie per tollerare il disagio e gestire l'impulsività, riducendo il ricorso al cibo come risposta automatica alle emozioni intense (Safer et al., 2009).
- Interventi di Mindfulness: pratiche di consapevolezza come il mindful eating possono aiutare a sviluppare una relazione più equilibrata con il cibo, favorendo l'ascolto dei segnali corporei e la riduzione del comportamento compulsivo.
Questi trattamenti possono essere adattati alle esigenze individuali e, secondo le linee guida internazionali, risultano più efficaci quando integrati con il supporto di un team multidisciplinare che includa psicologi, nutrizionisti e medici.
Libri sulla dipendenza da cibo
Per approfondire la dipendenza da cibo, un libro è un ottimo inizio. Alcune letture sul tema, infatti, possono aiutarci ad entrare maggiormente in contatto con il nostro modo compulsivo di relazionarci al cibo. Di seguito alcuni titoli:
- “Vincere le abbuffate. Come superare il disturbo da binge eating”, C.G. Fairburn, Raffaello Cortina editore
- “Come vincere i disturbi dell'alimentazione. Un programma basato sulla terapia cognitivo comportamentale”, R. Dalle Grave, Positive Press
- “Savor: Mindful Eating, Mindful Life”, L. Cheung, Harperone
- “Tanto domani non mangio. Mi abbuffavo poi ho smesso”, A. Papi, pubblicazione indipendente
- “Drogati di cibo. Quando mangiare crea dipendenza”, A. Piccinni e F. Piccinni, Giunti
Trattare la dipendenza da cibo con la terapia
Spesso, per capire come guarire dalla dipendenza da cibo, può essere utile ricorrere all’aiuto di un professionista: Unobravo può trovare per te sia uno psicologo online che un nutrizionista, che potranno tracciare insieme un percorso per superare la dipendenza da cibo e lavorare sulle cause di questo disturbo.
Con un supporto psicologico avremo l’occasione di imparare ad ascoltare i nostri reali bisogni per riappropriarci della nostra esistenza e uscire da questa lunga lotta contro il cibo, riscoprendo la sua vera essenza: nutrirci. Per trovare il tuo Unobravo compila il questionario, dopo potrai fare il primo colloquio conoscitivo gratuito, poi scegli se proseguire. Se hai ancora qualche indecisione, leggi le opinioni su Unobravo sul nostro sito web o sulla nostra pagina Trustpilot!





