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Dipendenza patologica: l’espressione di bisogni psicologici profondi

Dipendenza patologica: l’espressione di bisogni psicologici profondi
Lucia Ioime
Psicoterapeuta ad orientamento Gestaltico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Dipendenza patologica: l’espressione di bisogni psicologici profondi
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Affrontare una dipendenza è possibile

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La definizione di “dipendenza patologica” è oggi usata in ambito scientifico per sottolineare la condizione di subalternità nei confronti di una sostanza chimica o di un comportamento. La caratteristica principale della dipendenza è l’incapacità di resistere nonostante i ripetuti sforzi che la persona fa per liberarsene.

Secondo i dati del World Drug Report 2025 dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, nel 2023 circa il 6% della popolazione mondiale di età compresa tra i 15 e i 64 anni ha fatto uso di droghe nell'ultimo anno, pari a circa 316 milioni di persone, segnando un aumento significativo rispetto ai 246 milioni stimati nel 2013 (UNODC, 2025). È importante sottolineare che il consumo di sostanze non riguarda solo gli adulti: nel 2020, il 18,2% dei ragazzi e il 18,8% delle ragazze tra gli 11 e i 17 anni hanno consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno (Blangiardo, 2021), evidenziando come anche le fasce più giovani della popolazione siano coinvolte in comportamenti a rischio.

In questo articolo approfondiremo cosa significa sviluppare una dipendenza patologica, analizzeremo i sintomi più comuni, le cause alla base di questi comportamenti e i principali tipi di dipendenze, sia da sostanze che comportamentali. Vedremo inoltre perché può essere così difficile uscirne da soli e come la terapia possa diventare uno strumento fondamentale per il recupero e il benessere psicologico.

Cosa sono le dipendenze patologiche?

Quando un'abitudine smette di essere una scelta e diventa un bisogno che non si riesce a controllare, ci si potrebbe trovare di fronte a una dipendenza. Non si tratta di una mancanza di volontà, ma di una condizione complessa che ha radici profonde nel nostro funzionamento psicologico e biologico.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la dipendenza è una condizione psicofisica che nasce dall'interazione con una sostanza o un comportamento. La dipendenza è caratterizzata da un desiderio compulsivo di ripetere l'esperienza, sia per ricercarne gli effetti piacevoli, sia per evitare il malessere che la sua assenza provoca.

Una dipendenza diventa "patologica" nel momento in cui prende il centro della nostra vita, diventando totalizzante e compromettendo il benessere, il lavoro e le relazioni. Questo accade perché il meccanismo di ricompensa del cervello viene attivato in modo così intenso da mettere in secondo piano tutto il resto.

Definizioni cliniche e criteri diagnostici della dipendenza patologica

Per comprendere appieno cosa si intende per dipendenza patologica, è utile fare riferimento alle definizioni ufficiali fornite dai principali manuali diagnostici internazionali.

Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione, testo rivisto), la dipendenza patologica viene classificata come "Disturbo da uso di sostanze" o "Disturbo da comportamento di dipendenza". I criteri includono la presenza di un pattern problematico di uso o comportamento che porta a compromissione o disagio clinicamente significativo, manifestato da almeno due dei seguenti sintomi nell’arco di 12 mesi:

  • Desiderio intenso (craving): un bisogno forte e spesso incontrollabile di assumere la sostanza o mettere in atto il comportamento.
  • Perdita di controllo: difficoltà a ridurre o interrompere l’uso, anche quando si desidera farlo.
  • Tolleranza: necessità di quantità sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto.
  • Sintomi di astinenza: manifestazioni fisiche o psicologiche spiacevoli quando si interrompe l’uso.
  • Tempo speso: molto tempo dedicato a procurarsi, usare o riprendersi dagli effetti della sostanza o del comportamento.
  • Compromissione delle attività: abbandono o riduzione di attività sociali, lavorative o ricreative.
  • Persistenza nonostante i danni: continuazione dell’uso o del comportamento nonostante la consapevolezza dei problemi che ne derivano
  • Trascuratezza: l'abbandono progressivo di responsabilità, attività sociali, lavorative e ricreative a causa della dipendenza.

Il craving

Il craving è un aspetto cardine della dipendenza patologica. In psicopatologia si distinguono, dal punto di vista delle aspettative della persona, due principali forme di craving:

  • il “craving negativo”, cioè la preoccupazione di assumere la sostanza per evitare l’astinenza;
  • il “craving positivo” ovvero la compulsione nei confronti della sostanza, sostenuta dall’aspettativa di una gratificazione.

Il meccanismo della dipendenza

La ricerca di una “ricompensa” è particolarmente importante per il mantenimento della dipendenza, perché in fase di astinenza il craving è particolarmente attivo e induce la persona a tornare sulla “vecchia strada”.

Questo accade perché la persona è attratta da stimoli che attivano sensazioni fisiche e pensieri sgradevoli, associati all’interruzione dell’assunzione della sostanza o del comportamento. Un esempio è la visione dell’insegna di un bar per una persona con alcolismo. Questa immagine può scatenare i sintomi d’astinenza:

  • pensieri ossessivi rivolti alla sostanza,
  • sudorazione fredda,
  • tremore,
  • ansia,
  • umore depresso.
Una persona seduta a terra con espressione sofferente, a rappresentare i sintomi della dipendenza patologica.
Greta Hoffman - Pexels

Distinzione tra sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici

La dipendenza patologica si manifesta attraverso una combinazione di sintomi che coinvolgono diversi aspetti della persona. Riconoscere queste differenze può aiutare a comprendere meglio la complessità del disturbo.

  • Sintomi cognitivi: includono pensieri ossessivi legati alla sostanza o al comportamento, difficoltà di concentrazione e razionalizzazione dell’uso (ad esempio, minimizzare i rischi o trovare giustificazioni per continuare).
  • Sintomi comportamentali: si manifestano con l’incapacità di controllare l’impulso, la ricerca attiva della sostanza o del comportamento, e la tendenza a mentire o nascondere le proprie azioni agli altri.
  • Sintomi fisiologici: comprendono la tolleranza (bisogno di dosi crescenti), i sintomi di astinenza (come sudorazione, tremori, agitazione), e cambiamenti nel sonno o nell’appetito.

Questi sintomi possono variare in intensità e combinarsi in modo diverso da persona a persona, ma la loro presenza simultanea può essere indicativa di una dipendenza patologica secondo i criteri clinici (DSM-5-TR, 2022).

Le new addiction : come riconoscerle ‍

Un aspetto peculiare delle dipendenze comportamentali (Brand et al., 2025) è che esse coinvolgono pulsioni “normali” come il sesso, il cibo, l’amore o il denaro, che divengono però patologiche quando raggiungono un certo livello di eccesso e di pericolosità per la persona. Le dipendenze comportamentali, come il gioco d'azzardo, l'alimentazione compulsiva, il sesso, lo shopping, l'uso di Internet o dei videogiochi, mostrano inoltre somiglianze significative nei meccanismi di ricompensa rispetto alle dipendenze da sostanze (Karim & Chaudhri, 2012), suggerendo che le basi neurobiologiche di queste condizioni possano essere in parte condivise.

Le nuove dipendenze principali sono:

Il ruolo del circuito della ricompensa

Dal punto di vista prettamente chimico, le sostanze e i comportamenti additivi, come ad esempio il cibo, attivano il sistema o “circuito della ricompensa o gratificazione” (Cooper et al., 2017), colmando croniche carenze di stati di piacere o benessere che vengono compensati in modo malsano dalla dipendenza. Recenti studi suggeriscono che la dipendenza patologica rappresenti una vera e propria usurpazione dei processi neurali normalmente coinvolti nell'apprendimento legato alla ricompensa (Hyman et al., 2006) ). Inoltre, è stato evidenziato che tale condizione è associata a forme anomale di plasticità neuronale che coinvolgono circuiti specifici del cervello (Lüthi & Lüscher, 2014). Queste strutture neurali sono responsabili della motivazione a ricercare stimoli gratificanti e ad evitare quelli dannosi.

La persona che è affetta da dipendenza patologica prova così a colmare una sorta di carenza cronica di stati piacevoli, che potrebbe essere associata, ad esempio, a esperienze infantili di accudimento non in sintonia con i propri bisogni reali. In un caso del genere il bambino di ieri, da adulto, quando avvertirà angoscia e vuoto esistenziale utilizzerà come forma di “automedicamento” una sostanza o un comportamento.

la ricompensa nelle dipendenze patologiche
Cottonbro - Pexels

Le cause della dipendenza patologica

La dipendenza patologica può essere il risultato di una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali, secondo il cosiddetto modello bio-psico-sociale.

  • Fattori biologici: la predisposizione genetica può aumentare la vulnerabilità allo sviluppo di dipendenze. Alcune persone presentano una maggiore sensibilità ai meccanismi di ricompensa cerebrale, che le rende più suscettibili a sviluppare comportamenti compulsivi (Volkow et al., 2016).
  • Fattori psicologici: traumi infantili, difficoltà nella gestione delle emozioni, bassa autostima o la presenza di altri disturbi psicologici (come ansia o depressione) possono favorire l’insorgenza della dipendenza come forma di automedicazione.
  • Fattori sociali: l’ambiente familiare, la pressione dei pari, la disponibilità di sostanze o comportamenti a rischio e le condizioni socio-economiche possono influenzare significativamente il rischio di sviluppare una dipendenza.

Questo modello aiuta a comprendere perché la dipendenza patologica non può essere attribuita a una sola causa, ma va affrontata considerando tutte le dimensioni della persona e del suo contesto di vita.

Uscire dalla dipendenza: un percorso possibile

I fenomeni di dipendenza, per alcune persone, diventano vere e proprie gabbie da cui può sembrare impossibile uscire. Diversi studi indicano che la prevalenza di astinenza stabile dall'uso di oppioidi è inferiore al 30% dopo 10-30 anni di osservazione (Hser et al., 2015). La persona infatti vive una condizione di prigionia fatta di:

  • bugie;
  • manipolazioni;
  • paure;
  • sintomi depressivi;
  • ansia.

Questa condizione, con il tempo, può portare anche all’isolamento dagli affetti che, dopo i primi tentativi di aiuto, perdono le speranze, comprendendo a loro spese che si trovano a combattere con un mostro, quello della dipendenza, che sembra più forte di loro. Tutto questo si aggiunge ai numerosi effetti della droga sul cervello, quando ci troviamo davanti alla dipendenza da sostanze.

Diventa quindi importante intraprendere un percorso di psicoterapia che possa essere il veicolo di nuove possibilità di nutrimento e sanare le ferite interne di un passato ingombrante, che si ripresenta con comportamenti autodistruttivi.

L'aiuto della terapia

Riconoscere di avere un problema con una dipendenza è il primo, coraggioso passo per riprendere in mano la propria vita. È importante ricordare che questi comportamenti spesso nascondono bisogni psicologici profondi e ferite emotive che meritano di essere ascoltate con attenzione e senza giudizio.

Affrontare questo percorso in solitudine può sembrare impossibile. Un professionista come uno psicologo online per dipendenze può diventare un alleato prezioso, fornendo gli strumenti per comprendere le radici del problema, imparare a gestire il craving e costruire strategie più sane per affrontare le difficoltà della vita.

Strategie di trattamento della dipendenza patologica

Il trattamento della dipendenza patologica richiede spesso un approccio integrato che tenga conto delle diverse dimensioni del disturbo. Le evidenze cliniche suggeriscono che i trattamenti per le dipendenze comportamentali possono differire da quelli tradizionalmente utilizzati per le dipendenze da sostanze (Karim & Chaudhri, 2012). Le strategie più efficaci combinano interventi farmacologici e psicoterapeutici, adattati alle esigenze individuali. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, in alcuni casi l’uso di farmaci può aiutare a gestire i sintomi di astinenza, ridurre il craving o trattare eventuali disturbi associati come ansia o depressione. Per quanto concerne la psicoterapia, gli approcci più utilizzati includono la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che aiuta a riconoscere e modificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali, e la terapia motivazionale, che sostiene la persona nel rafforzare la motivazione al cambiamento. Gli interventi di gruppo, come la partecipazione a gruppi di auto-aiuto o a programmi di supporto, possono offrire un importante sostegno emotivo e favorire il confronto con chi sta vivendo esperienze simili. La scelta del trattamento più adatto dipende dalla tipologia di dipendenza, dalla gravità dei sintomi e dalle caratteristiche individuali della persona. Un percorso personalizzato, costruito insieme a professionisti esperti, può aumentare le possibilità di successo e di mantenimento dei risultati nel tempo.

Consigli pratici per la gestione quotidiana della dipendenza patologica

Affrontare la dipendenza patologica nella vita di tutti i giorni può essere una sfida complessa, ma esistono strategie pratiche che possono aiutare a gestire i momenti più difficili.

  • Identificare i trigger: riconoscere le situazioni, le emozioni o le persone che aumentano il rischio di ricaduta è fondamentale per prepararsi e adottare strategie di prevenzione.
  • Tecniche di gestione del craving: pratiche come la respirazione profonda, la mindfulness o il tenere un diario delle emozioni possono aiutare a superare i momenti di desiderio intenso senza cedere all’impulso.
  • Stabilire una routine: mantenere orari regolari per i pasti, il sonno e le attività quotidiane aiuta a ridurre lo stress e a rafforzare il senso di controllo.
  • Cercare supporto: condividere le proprie difficoltà con persone di fiducia o con un gruppo di sostegno può offrire conforto e motivazione nei momenti di crisi.

Questi suggerimenti non sostituiscono un percorso terapeutico, ma possono rappresentare un valido aiuto per affrontare la quotidianità e sostenere il processo di cambiamento.

Se senti che la dipendenza sta limitando la tua vita o quella di una persona cara, ricorda che chiedere aiuto è un atto di coraggio. Unobravo può affiancarti nel trovare il professionista più adatto alle tue esigenze: inizia il questionario e fai il primo passo verso il cambiamento.


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