La fase depressiva rappresenta una delle espressioni cliniche del disturbo bipolare, una condizione complessa inclusa dal DSM-5-TR tra i disturbi dell’umore. In questa manifestazione, l’umore si abbassa in modo significativo e persistente, con un impatto rilevante sulla vita quotidiana.
In questo articolo approfondiremo cosa caratterizza l’episodio depressivo nel disturbo bipolare, quali sintomi lo contraddistinguono, quali fattori possono contribuire al suo sviluppo e perché spesso risulta difficile da riconoscere.
Analizzeremo inoltre la possibilità che l’umore depressivo mostri una ricorrenza stagionale, e discuteremo gli interventi oggi disponibili per affrontare e trattare efficacemente la depressione nel contesto del disturbo bipolare
Che cos’è la depressione bipolare?
Nel disturbo bipolare l’umore oscilla tra due poli: episodi depressivi e episodi maniacali o ipomaniacali. La fase depressiva rappresenta il versante di profondo abbassamento del tono dell’umore, con perdita di energia, riduzione dell’interesse per le attività quotidiane, difficoltà di concentrazione e marcata sofferenza emotiva.
È proprio questa alternanza di sbalzi d’umore tra depressione e attivazione maniacale/ipomaniacale che caratterizza il disturbo bipolare e lo differenzia dai disturbi depressivi unipolari.
In genere, gli episodi depressivi nel disturbo bipolare tendono ad avere una durata più prolungata rispetto a quelli maniacali/ipomaniacali. Mentre un episodio maniacale può durare circa una settimana o più, e l’ipomania almeno 4 giorni, la fase depressiva può protrarsi per diverse settimane o mesi. Tra un episodio e l’altro possono presentarsi periodi di eutimia (stabilità dell’umore) o stati misti, in cui compaiono contemporaneamente sintomi depressivi e sintomi di attivazione. Il DSM-5-TR distingue diverse forme del disturbo bipolare (ad esempio Disturbo Bipolare I, Disturbo Bipolare II, Ciclotimia), che possono differire per intensità, frequenza e andamento degli episodi. Inoltre, il decorso può essere caratterizzato da specifier (come la stagionalità o le caratteristiche miste), che aiutano a descrivere meglio la presentazione clinica.
L’esordio avviene più frequentemente nell’adolescenza o nella prima età adulta. Nell’infanzia è più difficile individuare il disturbo, poiché i sintomi possono assumere forme atipiche o sovrapporsi ad altre condizioni.
Dati epidemiologici sul disturbo bipolare
La depressione bipolare rappresenta una delle manifestazioni cliniche più gravose del disturbo bipolare, una condizione che contribuisce in modo significativo al carico globale di disabilità associato ai disturbi mentali (Gigantesco et al., 2015) .
Secondo il DSM-5-TR, la prevalenza del disturbo bipolare nella popolazione generale è stimata intorno all’1–2%, con esordio più frequente tra i 15 e i 25 anni. La distribuzione per genere risulta complessivamente simile: nel Disturbo Bipolare I l’incidenza è paragonabile tra uomini e donne, mentre nel Disturbo Bipolare II le donne risultano leggermente più colpite.
Il rischio suicidario rappresenta una delle complicanze più serie: dal 15% al 20% delle persone con disturbo bipolare muore per suicidio, mentre una quota molto maggiore va incontro a tentativi nel corso della vita.
Questi dati evidenziano l’importanza di una diagnosi precoce e di interventi terapeutici tempestivi, fondamentali per ridurre ricadute, rischi associati e impatto sul funzionamento quotidiano.
La differenza tra depressione maggiore bipolare e depressione unipolare
La depressione bipolare e la depressione unipolare condividono numerosi sintomi, ma si distinguono per diversi aspetti clinici e prognostici.
- Depressione unipolare
Nel disturbo depressivo maggiore l’umore si abbassa in modo persistente, senza storia di episodi maniacali o ipomaniacali. Il funzionamento pre-morbidale è spesso gradualmente compromesso, e la sintomatologia segue in genere un andamento più lineare. - Depressione bipolare
Nel disturbo bipolare, l’episodio depressivo si inserisce in un quadro in cui compaiono fasi di attivazione (mania o ipomania). I sintomi depressivi possono presentare caratteristiche atipiche, come:
- ipersonnia (anziché insonnia)
- iperfagia e aumento di peso
- marcata reattività dell’umore agli eventi
- maggiore presenza di anergia e anedonia
- più frequente rallentamento psicomotorio
Questi elementi, insieme a una maggiore probabilità di stati misti e di rapidi cambiamenti dell’umore, possono suggerire la natura bipolare dell’episodio. A livello vissuto, molte persone descrivono noia intensa e intolleranza alla monotonia, soprattutto nelle forme bipolari più instabili, anche se questo fenomeno non costituisce un criterio diagnostico. La distinzione è clinicamente cruciale: il disturbo bipolare presenta un rischio suicidario più elevato e una risposta differente ai farmaci antidepressivi, che se usati senza stabilizzatori dell’umore possono scatenare episodi maniacali o accelerare il ciclo dell’umore.
Depressione bipolare di tipo 1, depressione bipolare di tipo 2 e depressione bipolare mista
I sintomi depressivi nel Disturbo Bipolare I e nel Disturbo Bipolare II rientrano nel quadro dell’episodio depressivo maggiore e risultano in gran parte sovrapponibili tra loro. Ciò che differenzia maggiormente le due forme riguarda la natura degli episodi di attivazione:
- Disturbo Bipolare I: la depressione si presenta in persone che hanno sperimentato almeno un episodio maniacale, spesso associato a una compromissione molto grave del funzionamento (talvolta con ospedalizzazione).
- Disturbo Bipolare II: gli episodi depressivi tendono a essere più prolungati, più frequenti e talvolta più invalidanti rispetto al Bipolare I. La fase di attivazione è un’ipomania, meno grave della mania ma comunque clinicamente rilevante.
Disturbo Ciclotimico: la ciclotimia è una condizione dello spettro bipolare caratterizzata da un’alternanza cronica, per almeno due anni, tra sintomi ipomaniacali attenuati e sintomi depressivi sotto-soglia. Non si tratta di una forma lieve di depressione bipolare, ma di un quadro distinto, spesso sottovalutato e destabilizzante nella vita quotidiana.
Episodio depressivo con caratteristiche miste: il DSM-5-TR prevede lo specifier “con caratteristiche miste” quando all’interno della fase depressiva compaiono simultaneamente sintomi di attivazione maniacale o ipomaniacale (ad esempio agitazione, irritabilità marcata, pensieri accelerati).
Questo quadro è particolarmente rischioso perché:
- aumenta l’impulsività e il rischio di condotte autolesive
- può confondere la diagnosi
- richiede un trattamento accurato e specializzato
Indipendentemente dal tipo, la depressione bipolare comporta sofferenza intensa e spesso un forte impatto sul funzionamento sociale, relazionale e professionale.
Episodi misti nella depressione bipolare: criteri e manifestazioni
Gli episodi misti rappresentano una delle manifestazioni più complesse della depressione bipolare. Secondo il DSM-5-TR, un episodio misto si verifica quando, durante una fase depressiva o maniacale, sono presenti contemporaneamente sintomi tipici dell'altra polarità.
Ad esempio, una persona può sperimentare umore depresso, perdita di interesse e senso di colpa, ma allo stesso tempo mostrare agitazione, pensieri accelerati o comportamenti impulsivi. Questa combinazione può rendere difficile la diagnosi e aumentare il rischio di comportamenti autolesivi.
I principali segnali di un episodio misto possono includere:
- Irritabilità marcata: la persona può sentirsi facilmente frustrata o arrabbiata, anche per motivi apparentemente banali.
- Agitazione psicomotoria: si manifesta come una sensazione di irrequietezza interna, difficoltà a stare fermi o bisogno di muoversi continuamente.
- Pensieri accelerati: la mente può essere invasa da idee che si susseguono rapidamente, rendendo difficile concentrarsi o prendere decisioni.
- Comportamenti impulsivi: possono emergere azioni rischiose o poco ponderate, come spese eccessive o comportamenti sessuali non abituali.
Riconoscere precocemente questi segnali può essere fondamentale per intervenire tempestivamente e ridurre il rischio di complicanze.
La differenza tra le diverse fasi della depressione bipolare
In molte persone con disturbo bipolare, la rappresentazione di sé e del proprio valore tende a oscillare in modo marcato. Questo può essere descritto come una visione dicotomica del sé, in cui coesistono un’immagine vincente (energica, capace, speciale) e un’immagine fallimentare (debole, inefficace). Nelle fasi di attivazione dell’umore (mania o ipomania), la persona può percepirsi al massimo delle proprie potenzialità: maggiore energia, incremento dell’autostima, forte orientamento agli obiettivi e maggiore coinvolgimento nelle attività quotidiane. Questa esperienza può assumere forme diverse, come descritto in alcuni modelli fenomenologici:
- “Sunny hypomania” → socievolezza, progettualità intensa, aumento del desiderio sessuale, ridotto bisogno di sonno, ottimismo eccessivo.
- “Dark hypomania” → impulsività, riduzione della valutazione del rischio, comportamenti disinibiti (spese eccessive, abuso di sostanze, comportamenti sessuali rischiosi).
La ricerca ha evidenziato che questa forte ricerca di energia, piacere e successo si accompagna spesso a una vulnerabilità chiamata sensibilità depressiva (depressive sensitivity): quando la persona percepisce un calo di energia o fallimenti negli obiettivi personali, l’autostima può precipitare, lasciando emergere un sé percepito come inadeguato o impotente. Queste rapide oscillazioni tra percezioni grandiose e vissuti di profonda vulnerabilità aiutano a comprendere perché, nelle fasi depressive, la sofferenza della persona con disturbo bipolare possa essere particolarmente intensa e accompagnata da sentimenti di vergogna, rimpianto o autocritica severa.
Depressione autunnale, depressione estiva e disturbo bipolare
Il disturbo affettivo stagionale (SAD), caratterizzato da ricorrenze depressive in autunno/inverno (e, meno frequentemente, in primavera/estate) legate a variazioni stagionali di luce e ritmo circadiano, non è una diagnosi autonoma nel DSM-5-TR, ma può comparire come specifier in un episodio depressivo maggiore, anche nel contesto del disturbo bipolare. Una ricerca recente su pazienti con esordio precoce di disturbi dell’umore (in età adolescenziale/giovanile) ha mostrato che chi era diagnosticato con Bipolare II presentava la più alta prevalenza di SAD rispetto a soggetti con depressione maggiore o Bipolare I. (Yeom et al., 2021). In quel campione, circa il 23% dei soggetti Bipolare II manifestava SAD, contro circa il 10% dei Bipolare I o depressione maggiore, e solo il 6% del gruppo di controllo. Questo dato suggerisce che in alcuni casi la stagionalità può rappresentare un elemento aggiuntivo utile nella diagnosi e nella formulazione del caso clinico, e che diventa importante valutare la storia degli sbalzi d’umore in relazione alle stagioni. Tuttavia, va evitata una generalizzazione: non tutti i pazienti bipolari manifestano una stagionalità, e la presenza di SAD non implica automaticamente bipolarità.
In termini pratici, potrebbe essere utile per un clinico includere una valutazione della stagionalità nella storia clinica del paziente (anamnesi, pattern di ricorrenza), unico modo per personalizzare trattamento e prevenzione delle ricadute.

Depressione bipolare e sessualità
Le modalità bipolari di approccio alla sessualità presentano un comportamento dicotomico, così come le rappresentazioni del sé. In questo senso, la persona può passare:
- da periodi di ipersessualità, in cui si sente maggiore desiderio di avere rapporti sessuali, spesso con persone diverse e in modo disinibito e sconveniente (ad esempio senza l’uso di precauzioni o assumendo comportamenti a rischio)
- a un periodo in cui l’ipersessualità è sostituita dall’assenza di interesse e desiderio sessuale. È probabile che, nella fase depressiva, l’attività sessuale si arresti totalmente, provocando l’apatia caratteristica della depressione bipolare.
Depressione bipolare e alcolismo
L’uso problematico di alcol (o di altre sostanze) può rappresentare, in persone con disturbo bipolare, una forma di automedicazione: l’alcol viene ricercato come metodo per attenuare la sofferenza emotiva, il vuoto, l’ansia o l’insonnia, tipici della fase depressiva. In assenza di alternative terapeutiche adeguate, questa scelta può instaurare un circuito di dipendenza e peggioramento clinico.
Numerosi studi mostrano che la comorbidità disturbo bipolare – disturbo da uso di alcol è significativamente superiore rispetto alla popolazione generale. Questa comorbilità non è neutra: l’abuso di alcol tende a complicare la diagnosi, ostacolare l’efficacia del trattamento, aumentare il rischio di ricadute e di suicidio.
Per questo motivo, è consigliabile — già nella fase di assessment iniziale — valutare la presenza di un eventuale uso problematico di alcol. Uno strumento utile è il Alcohol Use Disorders Identification Test (AUDIT), pensato come screening per individuare consumi a rischio o problematici. L’identificazione precoce di un uso problematico consente di integrare il trattamento con interventi specifici (psicoterapeutici, psicoeducativi, motivazionali), favorendo una migliore prognosi.
Le cause della depressione bipolare
Come abbiamo evidenziato, la manifestazione della depressione bipolare si inserisce nel quadro più ampio del bipolarismo. Le cause possono essere diverse:
- scompensi di natura depressiva: l’esordio dei sintomi può essere associato a un evento negativo, come conflitti di coppia o in famiglia, un vissuto abbandonico, un trasferimento, cambiamenti lavorativi, problemi economici, malattie fisiche, incidenti, chiusura di una relazione sentimentale, o il vivere le conseguenze di un lutto non elaborato.
- scompensi di natura espansiva: eventi che implicano il conseguimento di un risultato importante per la persona, come il conseguimento di un titolo, l’inizio di una relazione, il matrimonio, l’inizio di una convivenza, una conquista sentimentale o la nascita di un figlio.
La depressione bipolare è ereditaria?
Il disturbo bipolare è generalmente considerato tra i disturbi psichiatrici con la più alta ereditarietà: studi su gemelli e famiglie indicano che tra il 60% e l’85% del rischio viene spiegato da fattori genetici. Avere un parente di primo grado con disturbo bipolare aumenta il rischio di svilupparlo sostanzialmente (fino a 7–10 volte rispetto alla popolazione generale). Tuttavia, non esiste un “gene del bipolare”: la vulnerabilità sembra distribuita su molte varianti genetiche (modello poligenico), ciascuna con piccolo effetto, e l’insorgenza clinica dipende dall’interazione con fattori ambientali, di vita e circadiani. In altre parole: la predisposizione genetica non equivale a certezza di malattia — ma consente di prestare attenzione precoce, monitorare eventuali segnali e adottare un atteggiamento psicoeducativo e preventivo.
Sintomi e durata della depressione bipolare
La durata di una fase depressiva nel disturbo bipolare può essere molto variabile. In alcune persone gli episodi si esauriscono nell’arco di poche settimane, mentre in altre possono protrarsi per diversi mesi, soprattutto se non trattati tempestivamente. Ciò che accomuna queste esperienze è il profondo cambiamento nel modo di sentire, di pensare e di agire che caratterizza la vita quotidiana durante la depressione. Dal punto di vista emotivo, molte persone raccontano di sentirsi come “svuotate”, sole, incapaci di provare piacere o interesse anche per ciò che un tempo era fonte di soddisfazione (anedonia). La tristezza diventa una presenza costante, spesso accompagnata da ansia,, da un forte senso di colpa e da emozioni come rabbia o frustrazione. Alcuni riferiscono di essere particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici o stagionali: giornate più buie o piovose sembrano aggravare il malessere, come se l’umore si lasciasse influenzare dall’ambiente esterno.
Sul versante fisico e comportamentale, la depressione bipolare comporta spesso un rallentamento generale. Parlare può diventare faticoso: la voce si fa più flebile, il ritmo più lento, i movimenti meno spontanei. Anche guardarsi allo specchio può risultare difficile, e la cura di sé tende a ridursi fino a diventare un peso. La stanchezza, poi, è quasi costante: ogni azione richiede più energia di quella disponibile, e le incombenze quotidiane possono trasformarsi in ostacoli apparentemente insormontabili. Questi aspetti emotivi e psicomotori non definiscono soltanto un insieme di sintomi: raccontano l’esperienza di una persona che, durante un episodio depressivo bipolare, vede restringersi il proprio mondo interno e perdere colore ciò che prima lo rendeva vivo. È proprio questa combinazione di sofferenza emotiva, perdita di slancio vitale e rallentamento del funzionamento che rende la fase depressiva così complessa da riconoscere, affrontare e superare.
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Sintomi cognitivi e neurovegetativi della depressione bipolare
La sfera cognitiva si caratterizza per un cambiamento della forma e del contenuto del pensiero. La persona può sentirsi indecisa di fronte a scelte anche poco impegnative. La memoria è caratterizzata da una selettività di ricordi legati a eventi spiacevoli del passato, come perdite e insuccessi. Prevalgono valutazioni negative sulla propria persona, senso di scoraggiamento e pensieri quali “non cambierà mai niente”.
Infine, tra i sintomi della depressione bipolare che investono la sfera somatica e neurovegetativa riscontriamo:
- la diminuzione o aumento dell’appetito, con una variazione visibile del peso corporeo
- l’ipersonnia (che caratterizza maggiormente la depressione bipolare) e può presentarsi anche, al contrario, con una diminuzione delle ore di sonno o la tendenza a dormire ma non sentirsi riposati
- la perdita di desiderio sessuale, piuttosto frequente, come detto in precedenza.
Sintomi depressivi specifici nel disturbo bipolare
I sintomi depressivi nella depressione bipolare presentano alcune peculiarità rispetto a quelli della depressione unipolare. Secondo il DSM-5-TR, durante la fase depressiva del disturbo bipolare possono comparire:
- Iperfagia e aumento di peso: a differenza della depressione unipolare, dove spesso si osserva perdita di appetito, nella depressione bipolare è frequente un aumento dell'appetito e del peso corporeo.
- Ipersonnia: molte persone riferiscono di dormire più del solito, ma senza sentirsi riposate, mentre nella depressione unipolare è più comune l'insonnia.
- Senso di noia e vuoto: la noia può essere vissuta come particolarmente intensa e sgradevole, accompagnata da una sensazione di vuoto emotivo.
- Maggiore labilità emotiva: le emozioni possono cambiare rapidamente, passando da tristezza profonda a irritabilità o ansia.
Questi sintomi, se riconosciuti precocemente, possono contribuire a distinguere la depressione bipolare da altre forme depressive e orientare verso un trattamento più mirato.
Segnali di allarme della fase depressiva nel disturbo bipolare
Riconoscere i segnali precoci di una fase depressiva nella depressione bipolare può contribuire a prevenire un peggioramento dei sintomi. Alcuni segnali di allarme da tenere sotto osservazione sono:
- Calo improvviso dell'energia: sentirsi improvvisamente stanchi o privi di motivazione, anche per attività abituali.
- Perdita di interesse per le attività piacevoli: smettere di provare piacere in hobby, relazioni o lavoro.
- Difficoltà di concentrazione: fatica a mantenere l'attenzione o a prendere decisioni, anche semplici.
- Pensieri negativi ricorrenti: idee di autosvalutazione, senso di colpa o pensieri di inutilità.
- Alterazioni del sonno e dell'appetito: dormire troppo o troppo poco, mangiare in modo eccessivo o ridotto rispetto al solito.
Se si riconoscono questi segnali, può essere importante parlarne con un professionista della salute mentale per valutare insieme le strategie di intervento più adatte.
Il rischio di suicidio nella depressione bipolare
Nei pazienti con disturbo bipolare, lunghi periodi di depressione rappresentano un importante fattore di rischio per il suicidio, come dimostrato da molte ricerche. In particolare, la fase depressiva, soprattutto se prolungata, ricorrente o dominata da grave sofferenza, risulta spesso associata a ideazione suicidaria, tentativi e, in alcuni casi, suicidi completi.
Alcuni dati indicano che nel disturbo bipolare II la mortalità per suicidio può essere significativa, in particolare nei pazienti ospedalizzati dopo il primo ricovero; tuttavia la letteratura non è univoca e la distinzione tra sottotipi non consente di trarre conclusioni definitive.
Il rischio aumenta quando coesistono fattori multipli di vulnerabilità — come depressione grave o cronica, instabilità dell’umore, comorbilità (ad esempio abuso di sostanze), isolamento sociale, scarsa aderenza a trattamento, accesso a mezzi letali — e quando non è presente un adeguato supporto terapeutico e psicosociale.
In questo contesto, è fondamentale il ruolo di reti di supporto familiari e comunitarie, gruppi di ascolto e associazioni specializzate, in quanto possono offrire monitoraggio, accompagnamento, psicoeducazione e sostegno concreto nei momenti di rischio.
Esistono dei test per diagnosticare la depressione bipolare?
La fase depressiva nel disturbo bipolare presenta sintomi che, a livello descrittivo, corrispondono a quelli dell’episodio depressivo maggiore definito dal DSM-5-TR. Tuttavia, la diagnosi di depressione bipolare non si basa su un test, ma su una valutazione clinica complessiva, che include la storia del paziente, l’alternanza delle fasi dell’umore e l’osservazione diretta dei comportamenti. I questionari psicodiagnostici non forniscono una diagnosi definitiva, ma rappresentano strumenti di supporto utili a rilevare la presenza e la gravità dei sintomi depressivi, a monitorarne l’evoluzione nel tempo e a raccogliere indicatori che possono orientare il clinico verso una possibile bipolarità. Tra gli strumenti più utilizzati troviamo:
- Beck Depression Inventory (BDI): valuta la gravità dei sintomi depressivi percepiti dal paziente.
- Internal State Scale (ISS): aiuta a monitorare i cambiamenti del tono dell’umore, distinguendo tra sintomi depressivi e sintomi di attivazione.
Questi test vengono spesso integrati con colloqui clinici approfonditi e con strumenti specifici per l’identificazione degli episodi maniacali o ipomaniacali, poiché è proprio la storia delle oscillazioni dell’umore a differenziare la depressione bipolare da quella unipolare.
Depressione bipolare: le cure
Psicologo e psichiatra sono entrambi professionisti della salute mentale le cui conoscenze e competenze convergono nel trattamento della depressione bipolare. L’aiuto di una figura professionale, come ad esempio uno psicologo che si occupa di depressione, permette di acquisire gli strumenti necessari a gestire i sintomi e avere maggiore consapevolezza dei propri pensieri e dei propri comportamenti.
Quando la sintomatologia è molto invalidante (ad esempio nella depressione bipolare resistente), è possibile affiancare alla terapia psicologica un trattamento farmacologico. In questo caso, sarà un medico specializzato in psichiatria a valutare quando prendere psicofarmaci sia la soluzione giusta per la persona.
Con che farmaci si cura la depressione bipolare?
Nel trattamento della depressione bipolare, la scelta farmacologica richiede particolare attenzione, perché alcuni antidepressivi, se somministrati senza un adeguato stabilizzatore dell’umore, possono aumentare il rischio di viraggio maniacale o di instabilità ciclica del disturbo. Per questo motivo,gli psicofarmaci maggiormente utilizzati nelle fasi depressive del disturbo bipolare appartengono in primo luogo ai stabilizzatori dell’umore (come litio, lamotrigina, acido valproico) o agli antipsicotici atipici, la cui efficacia è supportata dalle principali linee guida internazionali.
Tra questi antipsicotici, l’aripiprazolo (noto come Abilify) viene frequentemente utilizzato nel trattamento del versante maniacale del disturbo bipolare I e nella prevenzione delle ricadute maniacali. L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) specifica infatti che aripiprazolo è approvato per gli episodi di mania acuta e per la loro prevenzione, ma non come trattamento della fase depressiva bipolare .
Alcuni studi hanno valutato l’impiego dell’aripiprazolo nella depressione bipolare come trattamento aggiuntivo, ma i risultati non si sono rivelati solidi: dopo un miglioramento iniziale dei sintomi depressivi, le differenze rispetto al placebo non sono risultate statisticamente significative al termine degli studi controllati, suggerendo un’efficacia insufficiente per considerarlo una terapia antidepressiva primaria nel disturbo bipolare.
Di conseguenza, quando si ritiene necessario utilizzare un antidepressivo nei pazienti con depressione bipolare — ad esempio un SSRI o il bupropione — questo avviene generalmente in combinazione con uno stabilizzatore dell’umore e con un attento monitoraggio clinico, per ridurre al minimo il rischio di destabilizzazione dell’umore. In ogni caso, la definizione del piano terapeutico farmacologico richiede sempre la prescrizione e la supervisione di uno psichiatra, unico professionista abilitato a valutare rischi e benefici individuali e a monitorare l’evoluzione dei sintomi nel tempo.
Si guarisce dalla depressione bipolare?
La risposta alla domanda “dalla depressione bipolare si può guarire?” è complessa. Si può guarire dalla depressione bipolare quando parliamo in termini di singolo episodio. Tendenzialmente, però, la patologia è ricorrente.
È più corretto affermare che la depressione bipolare può dirsi gestita quando la persona raggiunge e mantiene uno stato di eutimia, cioè un equilibrio emotivo percepito come uno stato di complessivo benessere.
Si può constatare un minore passaggio da uno stato di mania a uno stato depressivo, favorito da una maggiore capacità di automonitoraggio dei propri stati interni che viene allenata proprio nel setting terapeutico.

Depressione bipolare: come comportarsi e come aiutare chi ne soffre
Vivere accanto a un “partner depresso” che afferma “soffro di depressione bipolare” può essere davvero molto complesso. Un supporto psicologico (nel caso dei familiari anche uno psicologo online) potrebbe essere di grande aiuto sia per le famiglie che per le persone che vivono questa esperienza, per esprimere dubbi come:
- quando si può dire che una depressione bipolare è guarita?
- come convivere con la depressione bipolare?
- come raggiungere stabilità nella depressione bipolare?
- come affrontare la depressione bipolare?
Aiutare chi soffre di depressione bipolare significa anche informarsi e conoscere le dinamiche di questo disturbo. Può essere utile:
- evitare atteggiamenti accusatori verso chi soffre di depressione (“forza, che ti prende, tirati su!”)
- non esortare all’ottimismo (“devi pensare in positivo!”)
- evitare di minimizzare le preoccupazioni della persona in fase depressiva (“sei esagerato...”)
- accogliere e condividere il proprio dispiacere nel sapere che sta attraversando un momento difficile, facendo presente che, se lo desidera, siamo lì per ascoltare.
Depressione bipolare e invalidità civile
Il disturbo bipolare, a causa del forte impatto che può avere sul funzionamento quotidiano, sul lavoro e sulle relazioni sociali, rientra tra le condizioni che — se gravi e debitamente documentate — possono dare diritto a invalidità civile o a riconoscimento di handicap secondo normativa italiana. La domanda va presentata all’ASL territoriale di appartenenza, allegando la documentazione clinica (diagnosi, referti, storia terapeutica, eventuali ricoveri). Una commissione medico-legale valuta la gravità e la persistenza dei sintomi, e decide l’eventuale attribuzione di una percentuale di invalidità, che può variare notevolmente a seconda del grado di compromissione. Se riconosciuta, la persona può beneficiare delle agevolazioni previste per le disabilità psichiche: tutela del lavoro, facilitazioni fiscali, accesso a percorsi protetti, sostegno economico nei casi più gravi.
Libri sulla depressione bipolare
Per approfondire il tema della depressione bipolare, ecco alcuni libri consigliati:
- La mia ciclotimia ha la coda rossa, Lou Lubie, edizioni Comicout
- Conoscere la depressione bipolare, Marco Pacifico, Giada Fiume, Franco Angeli editore
- Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino, Einaudi
Prendersi cura di sé: un passo importante verso il benessere
Affrontare un disturbo depressivo bipolare può sembrare un percorso difficile, ma non sei solo: chiedere aiuto è un atto di coraggio e può rappresentare il primo passo verso una vita più equilibrata. Un supporto psicologico specializzato può contribuire a riconoscere i segnali, gestire i sintomi e favorire il benessere. Se senti che è arrivato il momento di prenderti cura di te o di una persona cara, Unobravo è qui per accompagnarti: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri come un percorso personalizzato può aiutarti a ritrovare il tuo benessere.






