Durante la stagione invernale, la luce solare si riduce in modo significativo, aumentando le ore di esposizione al buio. Questo cambiamento rappresenta uno degli elementi principali del disturbo affettivo stagionale, noto anche come SAD (Seasonal Affective Disorder).
I mesi di dicembre, gennaio e febbraio, che comprendono il solstizio d'inverno, offrono poche ore di luce e segnano il periodo più delicato. L’insorgenza del disturbo affettivo stagionale si manifesta infatti con una percentuale nettamente maggiore nella stagione autunnale e invernale, mentre è meno frequente in estate. In questo articolo approfondiremo i sintomi della depressione stagionale e i possibili rimedi.
Che cos'è il disturbo affettivo stagionale?
La SAD, ovvero il Disturbo Affettivo Stagionale (da non confondere con la meteoropatia), è una forma di depressione maggiore ricorrente caratterizzata da un andamento stagionale. Tra le ipotesi biologiche più accreditate vi è una vulnerabilità nella regolazione del sistema serotoninergico, uno dei principali sistemi coinvolti nel bilanciamento dell’umore.
In particolare, nei mesi invernali si osserva un aumento del legame del SERT, fenomeno che può ridurre la disponibilità di serotonina nelle sinapsi e contribuire così all’insorgenza dei sintomi depressivi. Durante l’estate, la maggiore esposizione alla luce solare favorisce invece una regolazione al ribasso del trasportatore, mantenendo più stabile l’equilibrio serotonergico.
Non è quindi semplicemente la diminuzione della luce a “far calare la serotonina”, ma il fatto che, nelle persone predisposte, la minore esposizione luminosa comporta una mancata down-regulation del SERT. Questo meccanismo rende più vulnerabili agli sbalzi dell’umore tipici del disturbo.
Diffusione ed epidemiologia del disturbo affettivo stagionale
Il disturbo affettivo stagionale (SAD) non colpisce la popolazione in modo uniforme: la sua prevalenza varia in base a fattori geografici, biologici e demografici. In particolare, la latitudine gioca un ruolo centrale, poiché la disponibilità di luce solare influenza i meccanismi neurobiologici coinvolti nel disturbo.
Secondo il DSM-5-TR, la prevalenza del SAD nella popolazione generale è stimata tra l’1% e il 3% nei paesi dell’Europa meridionale, mentre nei paesi nordici può arrivare fino al 9%, dove la riduzione delle ore di luce durante l’inverno è molto più marcata. Questi dati sostengono l’ipotesi che la minore esposizione alla luce solare possa contribuire all’insorgenza dei sintomi depressivi stagionali nelle persone predisposte.
Anche le variabili demografiche mostrano pattern significativi. Studi epidemiologici, tra cui quello di Magnusson e Boivin (2003), indicano che il SAD è più comune nelle donne, con un rapporto stimato di circa 4:1 rispetto agli uomini. La fascia d’età maggiormente interessata è quella tra i 18 e i 30 anni, mentre l’incidenza tende a diminuire progressivamente con l’avanzare dell’età.
Nel loro insieme, questi dati evidenziano come il disturbo affettivo stagionale sia una condizione influenzata sia dal contesto geografico sia dalle caratteristiche individuali, e sottolineano l’importanza di una valutazione personalizzata del funzionamento della persona e dei fattori di vulnerabilità.

Depressione ciclica stagionale: cause fisiologiche
Le persone con disturbo affettivo stagionale possono sperimentare una maggiore produzione di melatonina, l’ormone che provoca sonnolenza nei momenti di buio.
Quando nelle giornate invernali cala l’oscurità, la produzione di melatonina aumenta e, nelle persone che presentano disturbi affettivi stagionali, si manifestano sonno e letargia. Questo aumento anomalo impatta sui ritmi circadiani. Nei soggetti con sindrome affettiva stagionale, infatti, questo segnale circadiano ha tempi diversi e il corpo si adatta con più difficoltà.
Un’ulteriore considerazione nell’analisi delle cause della depressione stagionale riguarda la vitamina D. Essa incide sull’attività della serotonina e della melatonina e, secondo alcune ricerche ancora in corso, la carenza di vitamina D può essere associata a sintomi depressivi.
Approfondimento sulle alterazioni neurobiologiche nel SAD
Le cause del disturbo affettivo stagionale (SAD) sono articolate e coinvolgono diversi sistemi neurobiologici che rispondono ai cambiamenti della luce naturale. Le evidenze disponibili suggeriscono un ruolo centrale della serotonina, della melatonina, dei ritmi circadiani e, in parte, della vitamina D.
Un contributo rilevante proviene dagli studi sulla regolazione della serotonina. Oltre alla variabilità stagionale, i fattori genetici sembrano aumentare la vulnerabilità individuale: il polimorfismo dell’allele corto del trasportatore della serotonina (5-HTTLPR) è stato osservato con maggiore frequenza nei pazienti con SAD rispetto ai soggetti sani (Partonen & Lönnqvist, 1998).
Questo polimorfismo è associato a una minore capacità di modulare la trasmissione serotoninergica in condizioni di stress o scarsa esposizione alla luce. Nei mesi invernali, le persone con SAD mostrano anche un’alterazione del trasportatore della serotonina (SERT). Studi di neuroimaging hanno rivelato che il legame del SERT è più elevato in inverno rispetto all’estate, con differenze che possono raggiungere circa il 5% nei soggetti con SAD (McMahon et al., 2016).
Un aumento del SERT implica una maggiore ricaptazione della serotonina, e quindi una minore disponibilità sinaptica, contribuendo alla comparsa dei sintomi depressivi stagionali.
Anche la melatonina, ormone chiave nella regolazione del ritmo sonno-veglia, svolge un ruolo significativo. La sua produzione aumenta in condizioni di ridotta luminosità; nei soggetti vulnerabili, questo incremento risulta spesso più marcato e può favorire sonnolenza, letargia e alterazioni del ritmo circadiano, tipiche del periodo invernale. In alcuni studi, le persone con SAD hanno mostrato un ritmo melatoninico “ritardato” rispetto ai soggetti sani, indicando una desincronizzazione del loro orologio biologico.
Un ulteriore fattore di interesse è la vitamina D, la cui sintesi cutanea dipende dalla luce solare. Livelli ridotti di vitamina D sono stati associati a disturbi dell’umore, inclusa la sintomatologia depressiva stagionale. Una revisione pubblicata su Nutrients (2018) ha confermato che una carenza di vitamina D può contribuire a un peggioramento dell’equilibrio serotoninergico e circadiano, amplificando la vulnerabilità allo sviluppo del SAD.
Nel complesso, queste evidenze indicano che il disturbo affettivo stagionale deriva da una interazione complessa tra fattori ambientali e biologici, in cui la ridotta esposizione alla luce solare agisce da elemento scatenante in persone dotate di una specifica sensibilità neurobiologica.

Disturbo affettivo stagionale: definizione psicologica
Nel DSM-5-TR il Disturbo Affettivo Stagionale non è una diagnosi a sé, ma uno specificatore (“con andamento stagionale”) applicabile al Disturbo Depressivo Maggiore ricorrente o ai disturbi bipolari.
Per utilizzarlo devono essere presenti:
- Ricorrenza regolare degli episodi depressivi in uno specifico periodo dell’anno (di solito autunno-inverno) e remissione in un altro (primavera-estate).
- Assenza di episodi depressivi non stagionali nei due anni precedenti.
- Ripetizione del pattern per almeno due anni consecutivi.
- Gli episodi stagionali devono costituire la maggioranza degli episodi depressivi nella storia clinica.
L’episodio depressivo stagionale dura tipicamente una sola stagione, con remissione completa nelle altre. Le forme più frequenti sono:
- depressione invernale (la più comune);
- depressione estiva, meno frequente ma possibile.
Disturbo affettivo stagionale: i sintomi
Quali sono i sintomi della depressione stagionale? Il disturbo affettivo a ricorrenza stagionale può diventare una patologia cronica e presentare episodi depressivi ciclici. Tra i sintomi più comuni della depressione affettiva stagionale riscontriamo:
- ipersonnia o insonnia
- iperfagia o ipofagia
- stanchezza mentale
- astenia
- difficoltà di concentrazione
- irritabilità
Una specificità delle persone che presentano una depressione stagionale è la presenza di un umore depresso ma reattivo, che permette un cambio ponderale dell’umore (accentuato nelle ore serali) a seguito di un evento positivo. In base al decorso, si differenziano due forme di SAD:
- il disturbo affettivo stagionale invernale, in cui la modalità depressiva inizia con disturbi stagionali in autunno, raggiunge il picco in inverno (in mesi come gennaio e febbraio) e si risolve nella stagione primaverile;
- nella “depressione estiva”, invece, il disturbo affettivo stagionale inizia in primavera, i picchi di depressione stagionale raggiungono il vertice nel periodo estivo e si risolvono all’inizio della stagione autunnale.
Depressione stagionale invernale
Il disturbo affettivo stagionale invernale è il più comune e tipicamente compare con l’arrivo dell’autunno o dell’inverno. Le persone che ne soffrono tendono a sperimentare un aumento del bisogno di dormire, insieme a un maggiore appetito, spesso accompagnato da un desiderio marcato di carboidrati e da un conseguente aumento di peso.
L’energia quotidiana si riduce sensibilmente, rendendo più difficili la concentrazione e lo svolgimento delle attività abituali. L’umore deflesso segue un andamento parallelo alla ridotta esposizione alla luce naturale e tende a migliorare in modo spontaneo con l’arrivo della primavera.
I sintomi presentano il loro esordio nei mesi invernali (autunno e inverno) e possono includere:
- stanchezza
- affaticamento
- deflessione dell’umore
- irritabilità
- difficoltà di concentrazione
- dolori muscolo-scheletrici
- calo del desiderio sessuale
- ipersonnia
- iper-appetenza
- aumento di peso

Depressione estiva
La depressione stagionale estiva ha esordio nelle stagioni calde quali la primavera o l’estate e, pur meno frequente, presenta un quadro clinico quasi speculare rispetto a quella invernale. In questo caso predominano insonnia, perdita dell’appetito, dimagrimento e un aumento di ansia, agitazione e irritabilità. Alcune persone possono riferire una maggiore impulsività o, talvolta, episodi di aggressività.
Anche qui il tono dell’umore segue un andamento stagionale, con un peggioramento tipico dei mesi più caldi e un miglioramento progressivo con l’arrivo dell’autunno.
I sintomi che possono verificarsi più frequentemente nella depressione estiva sono i seguenti:
- insonnia
- inappetenza
- perdita di peso
- irritabilità
- difficoltà di concentrazione
- ansia e agitazione psicomotoria
- deflessione dell’umore
Inoltre, alla fine delle ferie, ad esempio, l'umore può abbassarsi per quella che è nota come "sindrome da rientro dalle vacanze" e che tra le conseguenze estreme può avere proprio uno stato depressivo.
Disturbo affettivo stagionale e depressione maggiore
Chi è più soggetto a depressione stagionale? Il disturbo affettivo stagionale rientra nelle specifiche del disturbo depressivo maggiore e della distimia (una condizione che causa una cronicizzazione della depressione con una durata costante di almeno due anni). Il disturbo affettivo stagionale è diverso dalla distimia per via dell’intensità dei sintomi e della durata.
Chi ne soffre può quindi manifestare altri sintomi associati a questa condizione, come:
- pensieri di inutilità
- angoscia e attacchi d'ansia
- pensieri suicidari
- perdita di interesse e piacere nelle attività (anedonia) e astenia
- diminuzione delle interazioni sociali, sentirsi soli
- difficoltà di concentrazione e delle normali funzioni cognitive
- diminuzione della libido
- agitazione psicomotoria
Disturbo affettivo stagionale e disturbo bipolare
La depressione ricorrente stagionale può manifestarsi anche nelle persone affette da disturbo bipolare, sia di tipo I sia di tipo II. Sebbene la maggior parte dei casi di disturbo affettivo stagionale si presenti all’interno di un disturbo depressivo maggiore, una parte dei pazienti può rientrare nello spettro bipolare.
Alcune ricerche, tra cui quelle di Rybakowski (2024), indicano che fino a un quinto delle persone con disturbo depressivo maggiore o disturbo bipolare può mostrare un andamento stagionale dei sintomi, con una prevalenza maggiore tra le donne. Per definire il trattamento più appropriato è essenziale una diagnosi differenziale accurata, poiché la presenza di uno spettro bipolare modifica in modo significativo le scelte terapeutiche.
In generale, nel disturbo bipolare gli episodi depressivi possono alternarsi a fasi ipomaniacali o maniacali, mentre nel disturbo depressivo a andamento stagionale la ciclicità è più strettamente correlata ai cambiamenti stagionali. Tuttavia, la distinzione non è sempre immediata: nel disturbo bipolare II, ad esempio, gli episodi ipomaniacali possono essere brevi o poco riconosciuti, rendendo necessario un inquadramento attento della storia clinica complessiva.
Riconoscere questa differenza è fondamentale per orientare correttamente sia la diagnosi sia il percorso terapeutico.
Depressione affettiva stagionale: esiste un test?
Per effettuare una diagnosi di disturbo affettivo stagionale è importante affidarsi a dei professionisti, perché si potrebbe fare confusione tra depressione stagionale e ipotiroidismo o altre condizioni. Medico e psicologo collaborano per indagare le ragioni relative all’astenia che essa genera, con una contemporanea analisi fisica e psicologica, che costituisce quindi un esame diagnostico indispensabile.
Attraverso colloqui psicodiagnostici e test sulla depressione, lo psicologo indagherà l’eventuale presenza del SAD. Può essere effettuato uno screening chiamato Questionario per la valutazione del pattern stagionale (SPAQ), sviluppato nel 1984 e tuttora utilizzato per indagare l’entità di un’eventuale depressione affettiva stagionale.
Il questionario però non ha un’alta specificità e non può essere utilizzato come unico strumento diagnostico. Per valutare i disturbi affettivi stagionali e i loro sintomi, è necessaria la collaborazione di più esperti.

Depressione stagionale: rimedi e cura
Il trattamento del disturbo affettivo stagionale può prevedere diverse opzioni, scelte in base alla gravità dei sintomi e alla storia clinica della persona.
In alcuni casi, può essere indicato l’utilizzo di farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico; tuttavia, la decisione di ricorrere a una terapia farmacologica spetta sempre al professionista, che valuterà attentamente il quadro individuale, la presenza di sintomi moderati o gravi e l’eventuale comorbidità con altri disturbi dell’umore.
Nei casi in cui i sintomi siano particolarmente intensi o persistenti, il medico può valutare l’uso di farmaci antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Alcuni farmaci, come il bupropione XL, hanno dimostrato efficacia anche nella prevenzione delle ricadute stagionali.
Accanto alla farmacoterapia, un percorso psicoterapeutico rappresenta un intervento efficace per la gestione della depressione stagionale. La psicoterapia aiuta la persona a riconoscere e modificare i pattern di pensiero e comportamento che possono amplificare i sintomi, oltre a potenziare strategie di fronteggiamento utili nei periodi più critici dell’anno.
Psicoterapia per il disturbo affettivo stagionale
La psicoterapia, e in particolare le tecniche di terapia cognitivo comportamentale, possono essere d’aiuto per individuare e modificare i pensieri e i comportamenti che portano a stati di depressione. Imparare a gestire lo stress, ripensare con un approccio diverso ai momenti di umore basso e dedicarsi al proprio benessere (ad esempio, cercando il contatto con la natura) possono facilitare il miglioramento del disturbo.
Uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry (Rohan et al., 2009) ha mostrato che la CBT-SAD può essere efficace quanto la fototerapia, con benefici che tendono a mantenersi nel tempo.
Fototerapia per affrontare la depressione stagionale
Tra gli interventi più studiati negli ultimi anni si sta affermando anche la Bright Light Therapy, ovvero la fototerapia, basata sull’ipotesi del fotoperiodo. Secondo questa prospettiva, la riduzione delle ore di luce durante l’inverno altera i ritmi circadiani e la regolazione dei neurotrasmettitori coinvolti nell’umore; la fototerapia mira quindi a compensare questa riduzione tramite l’esposizione controllata a una luce artificiale ad alta intensità.
Il trattamento viene effettuato utilizzando apposite lampade che emettono una luce ad ampio spettro e ad alta luminosità, con l’obiettivo di “estendere” artificialmente il fotoperiodo. Gli studi disponibili mostrano che questa tecnica può produrre benefici in tempi relativamente brevi, soprattutto se applicata nelle prime ore del mattino, quando è più efficace nel regolare l’orologio biologico.
Il protocollo più studiato prevede l’esposizione quotidiana a una luce artificiale intensa, di circa 10.000 lux, per 20-30 minuti al mattino. Anche la luce blu e la simulazione dell’alba si sono dimostrate efficaci, pur con evidenze leggermente inferiori rispetto alla fototerapia classica (Rybakowski, 2024).
La ricerca scientifica, tuttavia, è ancora in corso per definire alcuni aspetti fondamentali:
- la durata ideale del trattamento e la frequenza ottimale delle sedute;
- i possibili effetti collaterali, che in alcuni casi possono includere irritabilità, emicranie, disturbi del sonno o fastidi agli occhi, seppur generalmente di lieve entità.
Nonostante queste variabili ancora da chiarire, la Bright Light Therapy rappresenta oggi uno degli approcci non farmacologici più promettenti e supportati da evidenze nella gestione della depressione stagionale, soprattutto nella sua forma invernale.
Infine, interventi mirati allo stile di vita — come mantenere routine regolari, svolgere attività fisica, curare l’alimentazione ed esporsi il più possibile alla luce naturale — rappresentano strategie utili sia per alleviare i sintomi sia per prevenire nuove ricorrenze.
La scelta del trattamento più indicato va sempre concordata con un professionista della salute mentale, che potrà orientare la persona verso l’approccio più sicuro ed efficace in base al quadro clinico specifico.
Se senti che la depressione stagionale sta influenzando il tuo benessere, ricorda che non sei solo/a. Un percorso di supporto psicologico può aiutarti a comprendere meglio te stesso/a e a trovare strategie efficaci per affrontare questo momento. Su Unobravo puoi trovare il professionista più adatto alle tue esigenze e iniziare il tuo percorso di benessere.





