Depressione
Benessere a 360 gradi

Distimia: il disturbo depressivo persistente

Distimia: il disturbo depressivo persistente
Distimia: il disturbo depressivo persistentelogo-unobravo
Redazione
Unobravo
Pubblicato il
8.4.2022

Il disturbo distimico, o distimia, è associato al tono dell’umore basso, e indica una depressione cronica. Il decorso della distimia, per definizione, è quindi cronico. Ma che cosa è la distimia precisamente? Che differenza c’è tra depressione maggiore e distimia? Lo scopriamo qui di seguito. 

Che cos’è la distimia? 

Da un punto di vista etimologico, il significato di distimia si lega al greco e significa letteralmente “avvilimento dell’anima”.  Nel dare una definizione di distimia, è opportuno sottolineare la differenza tra eutimia, distimia ed euforia:

  • l’eutimia è quello stato caratterizzato da tranquillità e appagamento
  • si parla invece di euforia quando lo stato è di “felicità in eccesso”, un entusiasmo un po’ fuori misura che può essere sintomo di situazioni patologiche, come il disturbo bipolare
  • la distimia, invece, è caratterizzata da un umore depresso.

Un ulteriore distinzione va fatta tra ciclotimia e distimia: nella ciclotimia l’umore depresso si alterna a quello euforico, mentre il disturbo distimico non ha queste oscillazioni e rimane stabilmente nell’area depressiva. Quando non c’è riconoscimento delle proprie emozioni e si fa molta fatica ad esprimere la propria emotività, allora si parla di alessitimia, che può essere collegata a sua volta a vari altri disturbi psicofisici.

Il disturbo distimico secondo il DSM-5

Per comprendere cosa significa distimia in psicologia, ricorriamo al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, secondo il quale il disturbo distimico si caratterizza per un umore depresso cronico, che si manifesta quasi tutti i giorni per almeno due anni negli adulti (almeno un anno nei bambini e adolescenti). I sintomi della distimia, fisici e psicologici, dovranno essere almeno due tra:

Va specificato nella diagnosi se si tratta di distimia con ansia oppure di una distimia reattiva al parto (in questo caso l’esordio è come quello di una depressione reattiva al parto, nota come depressione post partum), o ancora se sono presenti caratteristiche psicotiche, ecc. La depressione maggiore può essere presente prima dell’innestarsi della distimia o comparire durante il disturbo distimico.

Differenza tra distimia e depressione maggiore

La differenza tra disturbo distimico e depressione maggiore (ma anche dal disturbo affettivo stagionale) dipende prima di tutto dalla durata dei sintomi. Se la sintomatologia della depressione maggiore dura per due anni o un tempo maggiore, e se in aggiunta sono presenti i sintomi previsti dal DSM per la distimia, è quest’ultima la diagnosi corretta.

Le cause della distimia

Come abbiamo visto, il disturbo distimico nel DSM-5 descrive la personalità distimica come in stato di umore depresso persistente. Le cause della distimia fanno riferimento ad un modello multifattoriale, includendo:

  • fattori biologici
  • fattori ereditari
  • fattori ambientali.

Sono stati osservati tratti biologici (come un temperamento distimico) o specifiche anomalie a livello neuro cellulare che interagiscono con tratti ereditari (parenti che presentano la stessa condizione o un altro disturbo dell’umore) e con eventi traumatici, quindi ambientali, della propria vita, come ad esempio la perdita dei genitori o alti livelli di stress. 

Le conseguenze della distimia

La sindrome distimica può portare a conseguenze molto gravi come:

  • abuso di sostanze (distimia e dipendenze sono molto comuni)
  • difficoltà relazionali (nella sessualità, ad esempio la distimia si associa a un calo del desiderio sessuale)
  • problematiche nell’ambiente scolastico e lavorativo
  • pensieri intrusivi suicidari e intento suicidario.

Disturbo distimico e invalidità civile

Quando una patologia riduce in maniera significativa le capacità lavorative del soggetto che ne è affetto, allora si può parlare di invalidità civile. È necessario che tale compromissione sia accertata da una commissione medica, che passi dal proprio medico di base per arrivare all’INPS, che stabilisce una visita di accertamento presso la ASL competente. Attualmente, per il disturbo distimico la percentuale di invalidità che può essere riconosciuta va dal 31% al 40%.

distimia-come-si-cura
Artem Podrez - Pexels

Distimia: come si cura

Dalla distimia si può guarire? Per questo disturbo un’adeguata diagnosi e trattamento sono fondamentali. La terapia della distimia mette a disposizione del paziente due importanti risorse: 

  • la terapia farmacologica
  • la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che risulta la terapia raccomandata per bambini e adolescenti. 

La psicoterapia cognitiva per trattare la distimia aiuta, tra le altre cose, a migliorare l'autostima e modificare le distorsioni di pensiero che sono alla base delle emozioni e dei comportamenti disfunzionali. Per quanto concerne la terapia farmacologica, i farmaci di elezione per tale disturbo sono gli antidepressivi SSRI, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, e gli antidepressivi triciclici (TCA).

Come essere d’aiuto a una persona che soffre di umore distimico?

La distimia, anche dalle testimonianze dirette di chi ne soffre, ha bisogno di poter contare su un atteggiamento in primo luogo di accettazione. La distimia non dipende dal cattivo carattere della persona che ne soffre, dalla sua mancanza di volontà, o peggio, dalla pigrizia nel reagire a tale condizione. Queste sono cose molto importanti da sapere per chi ha accanto un  partner depresso.

Ne consegue che bisogna evitare di colpevolizzare o giudicare e assumere invece un comportamento di comprensione e di vicinanza emotiva, esattamente come potremmo fare con una persona cara che soffre di un disturbo “visibile”. 

Un atteggiamento funzionale per stare accanto a un individuo distimico è:

  • stare vicino alla persona, far sentire che ci siamo e che siamo lì per ascoltarlo e per aiutalo anche nelle faccende pratiche;
  • individuare sia uno psicoterapeuta che uno psichiatra cui rivolgersi per farsi aiutare;
  • ricordare e accompagnare la persona alle visite (e se si tratta di uno psicologo online, rispettare l’intimità del luogo in cui ha scelto di fare le sedute);
  • accertarsi che prenda i farmaci eventualmente prescritti. 

Infine, non sottovalutare mai il rischio suicidario ed aiutare la persona ad uscire dall’isolamento, per riprendere pian piano le relazioni sociali.

Potrebbero interessarti

Bassa autostima: cause, conseguenze e rimedi

Bassa autostima: cause, conseguenze e rimedi

Aracnofobia: la paura dei ragni

Aracnofobia: la paura dei ragni

Depressione bipolare: cos’è, sintomi e cura

Depressione bipolare: cos’è, sintomi e cura

scopri tutti gli articoli