Cerchi supporto per affrontare la depressione?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Depressione
5
minuti di lettura

Depressione post partum: come riconoscerla e chiedere aiuto

Depressione post partum: come riconoscerla e chiedere aiuto
Maria Avallone
Psicoterapeuta Rogersiana
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Depressione post partum: come riconoscerla e chiedere aiuto
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Affrontare la depressione è possibile

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Trova il tuo psicologo
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 400.000 pazienti
9.000+ psicologi sulla piattaforma

La depressione post partum può configurarsi come un Episodio Depressivo Maggiore con esordio durante la gravidanza o nel periodo successivo al parto. Nel DSM-5-TR non rappresenta una diagnosi autonoma, ma viene inquadrata come un disturbo dell’umore con specificatore “con esordio nel periodo peripartum”, che include l’insorgenza dei sintomi in gravidanza o entro le prime settimane dopo la nascita.

Per porre diagnosi non è sufficiente sentirsi “un po’ giù”: devono essere presenti almeno cinque sintomi depressivi per la maggior parte dei giorni, per almeno due settimane consecutive, includendo necessariamente umore depresso e/o perdita di interesse o piacere, con una compromissione significativa del funzionamento quotidiano.

Le linee guida internazionali, tra cui quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, sottolineano che la depressione post partum è una condizione medica reale e trattabile, non un segno di debolezza o di inadeguatezza materna. Il riconoscimento precoce consente interventi efficaci e tutela il benessere sia della madre sia del bambino.

Criteri diagnostici della depressione post partum

Per porre diagnosi di depressione post partum, secondo il DSM-5-TR, deve essere presente un Episodio Depressivo Maggiore con esordio nel periodo peripartum. I criteri richiedono la presenza, per almeno 2 settimane consecutive, di 5 o più dei seguenti sintomi, di cui almeno uno tra umore depresso o perdita di interesse/piacere::

  • Umore depresso: tristezza intensa, senso di vuoto o pianto frequente, quasi ogni giorno.
  • Anedonia: perdita di interesse o piacere per attività prima gradite, inclusa la cura del bambino.
  • Alterazioni del sonno: insonnia o sonno eccessivo, non spiegati solo dai risvegli del neonato.
  • Cambiamenti dell’appetito o del peso: aumento o riduzione marcata, non intenzionale.
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio: sentirsi "sotto pressione" o, al contrario, molto rallentata.
  • Fatica o perdita di energia: stanchezza profonda che non migliora con il riposo.
  • Senso di colpa o inutilità: pensieri di essere una madre inadeguata o di valere poco.
  • Difficoltà di concentrazione: fatica a prendere decisioni o a seguire attività semplici.
  • Pensieri di morte o suicidio: idee ricorrenti di farsi del male o di non voler più vivere.

Depressione post partum e baby blues: quali sono le differenze?

Molte neomamme possono sperimentare il cosiddetto baby blues, una condizione emotiva transitoria caratterizzata da sbalzi d’umore, pianto facile e irritabilità nei primi giorni dopo il parto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il baby blues può interessare fino all’80% delle puerpere e tende a risolversi spontaneamente entro 10–14 giorni.

Il baby blues è distinto dalla depressione post partum: si tratta infatti di una reazione emotiva fisiologica e transitoria al parto, che raggiunge il picco tra il 3º e il 4º giorno e si risolve spontaneamente entro 10–15 giorni dalla nascita. Solo una minoranza delle donne che lo sperimentano evolve verso un disturbo depressivo maggiore (Palumbo & Romano, n.d.).

La depressione post partum, invece, è una condizione più intensa e duratura. Le linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists indicano che sintomi depressivi che persistono oltre le 2 settimane, peggiorano nel tempo o interferiscono con la cura di sé e del bambino richiedono una valutazione clinica specialistica.

Nel baby blues l’umore tende a oscillare, ma restano generalmente conservati il senso di speranza, l’autostima di base e la capacità di provare piacere. Nella depressione post partum, invece, compaiono spesso disperazione, senso di colpa marcato, anedonia e pensieri negativi persistenti su di sé e sul proprio ruolo di madre.

Riconoscere la differenza in termini di durata, intensità e impatto sul funzionamento quotidiano è fondamentale per normalizzare ciò che è transitorio e, allo stesso tempo, chiedere aiuto in modo tempestivo quando necessario.

Rdne - Pexels

Quanto è frequente la depressione post partum e quali possono essere i rischi

La depressione post partum (DPP) rappresenta una delle complicanze più comuni e, allo stesso tempo, più rilevanti dal punto di vista psicologico nel periodo perinatale, ed è considerata la principale complicanza psichica del puerperio nei Paesi occidentali (Palumbo & Romano, n.d.). Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, interessa circa il 10–15% delle donne dopo il parto, con variazioni legate a fattori sociali, economici e di salute.

Dati più recenti indicano che, nel periodo post partum, la prevalenza aggregata del rischio di depressione è pari all’11,1% (IC 95%: 6,0–16,2) quando si utilizza l’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) con cut-off ≥ 12 (Camoni et al., 2023), confermando quanto questa condizione sia frequente e meriti attenzione clinica e supporto mirato per le neomamme.

Studi citati dall’Istituto Superiore di Sanità indicano che una quota delle donne che sperimentano baby blues può evolvere verso una depressione post partum, soprattutto se i sintomi persistono oltre le 2 settimane e sono presenti fattori di rischio come precedenti episodi depressivi o scarsa rete di supporto.

La depressione post partum non trattata può avere conseguenze sul benessere emotivo della madre, sulla relazione madre-bambino e sullo sviluppo del piccolo. Ricerche internazionali mostrano che un umore materno gravemente depresso e prolungato può associarsi a maggior rischio di difficoltà emotive, comportamentali e cognitive nel bambino nei primi anni di vita. Per questo motivo le linee guida raccomandano un riconoscimento e un trattamento tempestivo.

Screening e diagnosi precoce della depressione post partum

Per individuare precocemente la depressione post partum vengono utilizzati strumenti di screening semplici e validati. Uno dei più diffusi è la Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS), un questionario autosomministrato di 10 domande che esplora umore, ansia, sentimenti di colpa e pensieri negativi nelle ultime settimane.

Le linee guida internazionali, tra cui quelle dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, raccomandano di proporre lo screening sia in gravidanza sia nel periodo post partum, ad esempio durante le visite ginecologiche, ostetriche o pediatriche. In questa prospettiva, programmi di screening sistematico con strumenti validati come la Edinburgh Postnatal Depression Scale nelle prime settimane dopo il parto si sono dimostrati utili per migliorare l’identificazione precoce dei casi di depressione post partum.

Un punteggio elevato allo screening non equivale a una diagnosi, ma segnala la necessità di una valutazione clinica approfondita da parte di un professionista della salute mentale, che possa accogliere l’esperienza soggettiva, esplorare il significato dei sintomi e definire insieme alla persona il percorso di cura più adeguato.

In alcuni contesti viene utilizzata anche la Postpartum Depression Screening Scale (PDSS), uno strumento più articolato, impiegato per approfondire la presenza e la gravità dei sintomi depressivi. Lo screening non sostituisce il colloquio clinico, ma rappresenta un supporto fondamentale per non sottovalutare segnali di sofferenza che molte madri tendono a minimizzare o a interpretare come semplice stanchezza o normale adattamento al ruolo materno.

Segnali da monitorare e quando può essere utile chiedere aiuto

Riconoscere i segnali della depressione post partum può permettere di chiedere aiuto prima che il quadro peggiori. Può essere utile prestare attenzione se, dopo il parto, noti per più di 2 settimane:

  • Tristezza persistente o pianto frequente, senza un motivo chiaro.
  • Perdita di interesse per attività che prima ti piacevano, inclusa la cura del bambino.
  • Difficoltà a legare con il neonato, sensazione di distacco o indifferenza.
  • Pensieri di essere una madre incapace o inadeguata, colpa intensa o vergogna.
  • Ansia marcata, preoccupazioni costanti per la salute del bambino o paura di fargli del male involontariamente.
  • Stanchezza estrema, irritabilità, difficoltà a dormire anche quando il bambino riposa.

È importante cercare aiuto in tempi brevi se questi sintomi interferiscono con la cura di te stessa o del tuo bambino. In presenza di pensieri suicidari o di fare del male al neonato, è necessario rivolgersi con urgenza al pronto soccorso o ai servizi di emergenza.

Parlare con un medico della depressione post partum

Molte donne possono faticare a raccontare i sintomi della depressione post partum per paura di essere giudicate, e questo contribuisce al fatto che solo una piccola percentuale chieda effettivamente aiuto o sostegno per disagi sperimentati durante la gravidanza e nel periodo immediatamente successivo al parto (Palumbo & Romano, n.d.).

Prepararsi all’incontro con il medico, ad esempio annotando emozioni, pensieri e difficoltà quotidiane, può aiutare a esprimere meglio ciò che si sta vivendo e a sentirsi meno sole nel chiedere supporto.

Prima della visita può essere utile:

  • Annotare i sintomi: cosa si prova (tristezza, ansia, colpa, pensieri negativi), quanto spesso e da quanto tempo.
  • Descrivere l’impatto sulla vita quotidiana: difficoltà a occuparsi del bambino, a curare l’igiene personale, a lavorare o gestire la casa.
  • Segnalare eventuali pensieri di morte o di farsi del male: anche se spaventano, sono informazioni fondamentali per la sicurezza.
  • Riportare eventuali precedenti episodi depressivi o ansiosi e l’uso di farmaci o psicoterapie.

Durante il colloquio, il medico può proporre uno strumento di screening come l’EPDS e indirizzare a uno psicologo o psichiatra. Essere il più possibile sinceri può permettere di ricevere un aiuto adeguato e personalizzato.

Chiedere aiuto può essere un atto di cura verso di te e il tuo bambino

Se ti ritrovi in alcuni dei segnali descritti, non devi affrontare tutto da sola e non è colpa tua: la depressione post partum è una condizione frequente e, in molti casi, curabile. Parlare con un professionista può aiutarti a dare un nome a ciò che stai vivendo, a ridurre il senso di colpa e a ritrovare, passo dopo passo, uno spazio di respiro per te e per la relazione con il tuo bambino. Su Unobravo puoi trovare uno psicologo o una psicologa che conosca bene le sfide del periodo perinatale e che possa accompagnarti con rispetto, senza giudizio, ai tuoi ritmi. Se senti che è il momento di farti sostenere, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online per valutare, insieme a un professionista, il percorso più adatto a te.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Maria Avallone
Professionista selezionato dal nostro team clinico
Psicoterapeuta Rogersiana
No items found.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
Trova il tuo psicologo

Come capire se si soffre di depressione?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.