Relazioni e famiglia

Maternità e rientro al lavoro

Maternità e rientro al lavoro
Maternità e rientro al lavorologo-unobravo
Silvia Caracciolo Mastrangelo
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico
Unobravo
Pubblicato il

Se si cerca la parola “maternità” su Google, le prime e forse uniche voci correlate sono legate ai congedi, ai permessi, a ciò che può essere riconosciuto in questo delicato momento di vita. La donna è oggetto di un’ipoteca importante di “maternità pragmatica e performativa”:

  • senza, si perde un’identità socialmente accettata; 
  • con, si è oggetto di stigma e discriminazione.

La donna deve essere fertile e generativa, ma a quale prezzo? Con quali diritti? Dal rapporto Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020 di Save the Children, si evince che “le donne diventano madri sempre più avanti negli anni (nel 2019 l’età media al parto cresce e tocca i 32,1 anni, il tasso più alto in Europa), molte di loro sono costrette a rinunciare alla carriera professionale a causa degli impegni familiari e un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino”.

Il rientro al lavoro

La prima domanda che in tante si pongono è quando sia giusto tornare al lavoro, se c’è un tempo idoneo per sé o per il bambino. Anni fa, fece scalpore la scelta della ministra francese Rachida Dati di tornare all’Eliseo a cinque giorni dal parto cesareo. Come lei, chissà quante altre donne meno in vista hanno operato scelte simili.

Esattamente come tante altre hanno deciso di prendersi una pausa più lunga dagli altri impegni della loro vita professionale. Ma nella società odierna, incentrata sul raggiungimento di obiettivi è doveroso fermarsi e affermare che:

  • non esiste un modo giusto e uno sbagliato di vivere la propria maternità;
  • non esiste Superman, non esiste Wonder Woman.

Esistono le donne. È fondamentale sviluppare la consapevolezza che diventare madri non vuol dire rinunciare ad essere donne, lavoratrici o mogli e che è possibile essere esattamente ciò che si desidera, quando e come lo si desidera.

William Fortunato - Pexels


Il proprio vissuto emotivo

Ogni emozione e ogni vissuto, anche se in contrasto tra loro, sono validi e importanti e devono poter avere dignità e libertà di espressione. Bisogna imparare che il giudizio e il senso di colpa hanno un potere intossicante, tolgono energie, portano a chiedere scusa anche senza aver commesso nessuna colpa. Anche queste sono emozioni e pensieri che possono sopraggiungere, proprio come la gioia e l’eccitazione, al contrario abbondamene sdoganate e considerate le regine della gravidanza e della maternità.

Concediamoci anche momenti di tristezza, insoddisfazione, talvolta di rabbia e sofferenza. Facciamo riferimento ad un lavoro di accettazione delle proprie caratteristiche e peculiarità. Ciò non significa necessariamente approvazione (“come sono brava, non potrei fare di meglio”) o adesione passiva e indiscussa (“continuo a farlo perché non so fare altro”), ma accoglienza e consapevolezza dei nostri limiti, da cui che origina la migliore delle interazioni.

Il vissuto dei bambini

Un secondo importante interrogativo che ci si pone è: i bambini notano le nostre fragilità, le emozioni, le nostre assenze? Certamente sì. Ma, come suggerito da Donald Winnicott, psicoanalista inglese di stampo freudiano e di formazione pediatrica, la madre “sufficientemente buona” è una donna spontanea, autentica e vera che, con ansie e preoccupazioni, stanchezza, scoramenti e sensi di colpa, emerge come figura in grado di trasmettere sicurezza e amore.

Talvolta ci viene obiettato che il bambino piange e si dispera quando la mamma si allontana: ma queste sono reazioni sane, indice di un buon attaccamento e propedeutiche per sviluppare il senso di separazione e di mentalizzazione.

Ivan Samkov - Pexels

Gradualità e rispetto

Sono le parole chiave da tenere a mente. Il rientro al lavoro, così come la ripresa della quotidianità, nella vita di una madre rappresentano un'importante opportunità di crescita per lei e per il bambino, avendo fiducia nella capacità di adattamento di tutti, imparando a delegare senza sensi di colpa. La maternità può, per chi la desidera, aggiungere valore e ricchezza, non toglierne.

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