La gravidanza è un momento di grandi cambiamenti psicologici e fisiologici, accompagnato da un turbinio di emozioni contrastanti come felicità, gioia, paura e impotenza. In questa fase della vita, la persona che sta per diventare madre affronta una profonda riorganizzazione della propria identità, passando dall’essere figlia all’essere madre. La gravidanza a rischio può riattivare vissuti di angoscia o di perdita, con sentimenti intensi di tristezza e paura: può quindi avere un impatto psicologico molto forte. I genitori si preparano al suo arrivo creando per lui uno spazio sia mentale che fisico:
- In una prima fase della gravidanza avviene l’accettazione del feto come parte integrante di sé: la madre vive in uno stato di completa "fusione narcisistica" che dura generalmente fino alla comparsa dei primi movimenti fetali;
- Nella seconda parte, avviene l’accettazione del bambino come altro da sé, visto come distinto e reale: questo permette di prepararsi alla nascita e quindi ad una prima separazione da lui.
Conseguenze psicologiche di una gravidanza a rischio
Le esperienze vissute in gravidanza possono avere un impatto psicologico significativo nella persona che sta per diventare mamma. La ferita e la delusione delle aspettative di una gravidanza "normale" possono far insorgere la paura del parto oppure la paura di perdere un figlio in gravidanza. In alcuni casi, le procedure mediche possono essere vissute come invasive o non pienamente consensuali (in questi casi si parla di violenza ostetrica). Può conseguirne un atteggiamento depressivo, caratterizzato da:
- sensi di colpa
- abbassamento dell’autostima
- svalutazione della propria capacità generativa.
Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022), i disturbi dell’adattamento e gli episodi depressivi legati a condizioni mediche stressanti – come una gravidanza a rischio – rientrano tra le reazioni clinicamente significative di stress perinatale.
Questi vissuti e sentimenti possono incidere sul legame di attaccamento con il bambino, portando la madre a ricorrere a meccanismi di difesa come la razionalizzazione e la negazione. Il ricorso a tali meccanismi può portare al disinvestimento emotivo e a una rappresentazione poco strutturata del bambino.

Meccanismi psicologici di difesa e reazioni emotive
Affrontare una gravidanza a rischio può attivare diversi meccanismi psicologici di difesa, che rappresentano strategie inconsce per gestire l’angoscia e la paura legate all’incertezza. Tra i più comuni si riscontrano:
- Evitamento emotivo: La tendenza a distaccarsi dalle proprie emozioni, cercando di non pensare alla situazione o minimizzando la gravità del rischio. Questo può portare a una riduzione della consapevolezza emotiva e a difficoltà nell’elaborazione dell’esperienza.
- Distacco affettivo: Alcune persone possono sperimentare una sorta di "anestesia emotiva", sentendosi distanti sia dal proprio corpo che dal bambino. Questo meccanismo può essere una risposta protettiva alla paura della perdita.
- Paura anticipatoria della perdita: La costante preoccupazione che qualcosa possa andare storto può generare uno stato di allerta eccessivo, con pensieri ricorrenti e difficoltà a godere dei momenti positivi della gravidanza.
- Sensi di colpa e autoaccusa: Molte donne si interrogano sulle proprie responsabilità rispetto alla situazione, sviluppando sentimenti di colpa che possono influire negativamente sull’autostima e sulla percezione di sé come futura madre.
Questi meccanismi, se persistenti, possono ostacolare la costruzione di un legame sereno con il bambino e aumentare il rischio di disagio psicologico anche dopo il parto.
Dati epidemiologici e incidenza dei disturbi psicologici
Le gravidanze a rischio sono spesso associate a un aumento significativo di sintomi psicologici come ansia, depressione e disturbi dell’attaccamento. Studi recenti hanno evidenziato che le donne con gravidanze a rischio presentano una gravità media dei sintomi psichiatrici significativamente superiore rispetto a quelle con gravidanze a basso rischio (Basirat et al., 2023), e che la frequenza di disagio psicologico in questo gruppo è circa doppia rispetto alle donne con gravidanze a basso rischio (30,3% vs. 15,2%) (Basirat et al., 2023).
Secondo una revisione sistematica pubblicata su BMC Pregnancy and Childbirth nel 2021, circa il 25-40% delle donne che vivono una gravidanza a rischio manifesta sintomi clinicamente rilevanti di ansia o depressione durante la gestazione. In particolare, le donne con gravidanza a rischio possono presentare livelli di ansia fino a tre volte superiori rispetto a chi vive una gravidanza fisiologica (Grote et al., 2010). La prevalenza di sintomi depressivi può raggiungere il 30% nelle gravidanze complicate, rispetto al 10-15% delle gravidanze non a rischio (Lancaster et al., 2010).
Inoltre, studi recenti hanno sottolineato che le difficoltà nell’attaccamento prenatale e postnatale possono essere più frequenti nelle madri che hanno vissuto una gravidanza a rischio, con possibili ripercussioni sulla relazione madre-bambino (Ionio et al., 2016).
Si raccomanda inoltre che ginecologi e operatori sanitari includano lo screening dei sintomi psichiatrici nelle donne con gravidanze a rischio sia durante la gravidanza che dopo il parto come parte della routine di cura (Basirat et al., 2023).
Gravidanza a rischio: la nascita pretermine
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si definisce prematuro il bambino nato prima della 37° settimana di gestazione.
Secondo la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Born Too Soon: Global Report on Preterm Birth, 2023), ogni anno circa 13,4 milioni di bambini nel mondo nascono prematuri (1 su 10 nati vivi), rappresentando la principale causa di mortalità neonatale. Una nascita prematura può provocare nel bambino problemi a breve e lungo termine, particolarmente gravi se la nascita avviene prima delle 34 settimane.
Quando dopo una gravidanza a rischio il bambino nasce prematuro, si assiste a una brusca interruzione nella relazione fisica madre-bambino, non solo per via del parto spesso d’urgenza, ma anche perché generalmente il bambino viene trasferito in un reparto di terapia intensiva neonatale (TIN).
"Non è come l'avevo immaginato"
La nascita prematura interrompe proprio la seconda fase della gravidanza, in cui avviene il processo di separazione dal bambino, determinando nella madre grosse difficoltà a mantenere delle rappresentazioni del figlio coerenti e a strutturare un legame di attaccamento sano.
Il legame di attaccamento ha inizio in gravidanza: le madri di bambini nati pretermine mostrano minore coerenza e accettazione della condizione del bambino e maggiori paure (spesso non corrispondenti alla realtà) sul suo stato di salute. Questi timori nascono poiché i genitori vedono il loro bambino appena nato piccolo, fragile, sofferente, attaccato ai monitor.
Quel bambino che vedono in incubatrice è difficile da immaginare come il bambino che avevano desiderato. La nascita pretermine e il ricovero del bambino sono considerati due eventi critici: dopo il parto, il bambino viene affidato alle cure dei medici e i genitori possono sperimentare un vissuto di due visitatori, sentendosi inadeguati, distanti ed estranei.

Smarrimento e stress: cosa accade ai genitori
Il veloce susseguirsi di eventi inaspettati non permette alla madre di avere il giusto tempo per organizzare le proprie esperienze e crearsi uno schema di riferimento per comprendere quanto sta accadendo, lasciandola in uno stato di smarrimento e caos. L’ospedalizzazione del bambino, così come quella della madre in gravidanza a rischio, può determinare livelli di ansia significativamente più elevati rispetto alle donne non ospedalizzate (Rodrigues et al., 2016), alterando ulteriormente la costruzione del ruolo genitoriale. In queste condizioni fortemente stressanti, entrambi i genitori si trovano a essere esclusi dalle cure del figlio, fisicamente impossibilitati a entrare in contatto con lui, e spesso travolti da forti sentimenti di impotenza e disperazione. Le madri possono inoltre sperimentare sentimenti di colpa per non essere riuscite a proteggere il proprio bambino e a “con-tenerlo” fino al momento giusto.
L’importanza del supporto psicologico
In questa situazione, riconosciuta come evento traumatico, è fondamentale il supporto psicologico: un tale evento potrebbe infatti avere delle ripercussioni su uno sviluppo sano della relazione genitore-figlio. Il supporto psicologico consente di:
- mediare gli effetti negativi dell’esperienza
- sostenere mediante l’informazione
- dare la possibilità ai genitori, ove possibile, di prendere parte alle cure che il bambino riceve dai medici.

Sviluppare una buona relazione con il bambino
Una buona relazione con l’equipe medica sembra infatti influenzare positivamente la nascita del senso di efficacia e adeguatezza, che altrimenti faticherebbe a formarsi. È emerso che le madri di questi bambini, a causa di vissuti di ansia e paura, tendono a essere più controllanti, iperprotettive e concentrate sull’iper-stimolazione del prematuro.
Una buona relazione con il bambino dopo il parto, invece, risulta protettiva rispetto agli effetti della separazione traumatica causata dalla nascita prematura. Altrettanto importante è una buona relazione di coppia e avere una stabile rete sociale che possa fornire sostegno emotivo e materiale.
Interventi psicologici evidence-based per la gestione della gravidanza a rischio
Negli ultimi anni, la ricerca ha individuato diversi interventi psicologici che possono essere efficaci per sostenere le donne che vivono una gravidanza a rischio e prevenire le conseguenze psicologiche negative. Tra gli approcci più validati troviamo:
- Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): Questo intervento può aiutare a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali legati alla paura, all’ansia e al senso di colpa. Secondo una meta-analisi pubblicata su Journal of Affective Disorders (2020), la CBT si è dimostrata efficace nel ridurre i sintomi ansiosi e depressivi nelle donne in gravidanza a rischio.
- Supporto psicologico individuale e di gruppo: La possibilità di condividere le proprie emozioni con un professionista o con altre persone che vivono esperienze simili può favorire la normalizzazione dei vissuti e ridurre il senso di isolamento.
- Interventi di mindfulness e rilassamento: Tecniche come la mindfulness e la respirazione consapevole possono aiutare a gestire lo stress e a migliorare la regolazione emotiva, come evidenziato da uno studio pubblicato su Mindfulness (2021).
Recenti studi (Pan et al., 2023; Dimidjian et al., 2016) hanno evidenziato che gli interventi basati sulla Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT) e sulla Acceptance and Commitment Therapy (ACT) possono ridurre significativamente l’ansia e migliorare la regolazione emotiva durante la gravidanza a rischio
- Coinvolgimento del partner e della rete familiare: Il sostegno del partner e della famiglia può essere fondamentale per rafforzare le risorse personali e promuovere un clima di sicurezza emotiva.
Integrare questi interventi nel percorso di cura può favorire una migliore qualità della vita durante la gravidanza e contribuire a ridurre il rischio di sviluppare disturbi psicologici a lungo termine.
Attaccamento prenatale e postnatale: il ruolo delle condizioni di rischio
La qualità dell’attaccamento tra madre e bambino inizia a formarsi già durante la gravidanza e può essere influenzata anche dalle condizioni di rischio. Secondo uno studio condotto da Ionio e colleghi (2016), le madri che vivono una gravidanza a rischio tendono a sviluppare rappresentazioni mentali del bambino percepite come meno strutturate e più fragili, con una maggiore difficoltà a immaginare il futuro insieme a lui.
Le principali conseguenze psicologiche sul legame di attaccamento includono:
- Difficoltà nell’immaginare il bambino: Le preoccupazioni per la salute del feto possono rendere difficile per la madre fantasticare sul futuro e costruire un’immagine positiva del proprio figlio.
- Timore della separazione: La paura di una possibile perdita può portare a un attaccamento ambivalente, caratterizzato da oscillazioni tra ipercoinvolgimento e distacco emotivo.
- Rischio di attaccamento insicuro: Le condizioni di stress prolungato e l’assenza di un supporto adeguato possono aumentare la probabilità che si sviluppi un attaccamento insicuro, con possibili ripercussioni sullo sviluppo emotivo del bambino (Ionio et al., 2016).
Una revisione del 2022 (Frontiers in Psychology) ha inoltre confermato che un supporto precoce e continuativo favorisce la formazione di rappresentazioni materne più integrate, riducendo il rischio di attaccamento disorganizzato nei bambini nati pretermine
Un supporto psicologico tempestivo può aiutare la madre a elaborare le proprie paure e favorire la costruzione di un legame affettivo più solido e sicuro.
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Affrontare una gravidanza a rischio o la nascita pretermine può mettere a dura prova le emozioni, la serenità e il legame con il proprio bambino. Non sei sola: chiedere aiuto è un gesto di forza e di amore verso te stessa e la tua famiglia. Un percorso di supporto psicologico può aiutarti a ritrovare equilibrio, affrontare paure e sensi di colpa, e può contribuire a costruire un legame più sicuro con il tuo bambino, anche nei momenti più difficili. Se senti il bisogno di parlare con qualcuno che sappia ascoltarti e accompagnarti in questo percorso, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online: insieme possiamo affrontare ogni sfida, passo dopo passo.






