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Gravidanza e maternità
5
minuti di lettura

Perdere un figlio in gravidanza: il lutto perinatale o babyloss

Perdere un figlio in gravidanza: il lutto perinatale o babyloss
Stefania Borrelli
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Perdere un figlio in gravidanza: il lutto perinatale o babyloss
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Indipendentemente dalle ragioni, perdere un figlio in gravidanza rappresenta un’esperienza estremamente dolorosa e traumatica, di cui forse si parla ancora troppo poco. In questo articolo parleremo del lutto perinatale, quello determinato da un aborto non volontario, soffermandoci sui fattori che possono complicare il processo di elaborazione, trasformando il lutto in un lutto complicato.

Quando si diventa genitori?

Il figlio inizia a esistere, nell’immaginario di una donna, nel momento stesso in cui apprende della gravidanza. Per molte donne, ma non per tutte, il senso di maternità può emergere fin dalle prime fasi della gravidanza. Da quel momento, la persona smette di essere soltanto donna e compagna e diventa madre.

La costruzione dell’identità genitoriale è un processo individuale e variabile.

Il bambino è vivo e reale e, attraverso le sue fantasie, la madre ne costruisce le fattezze, lo accarezza e instaura con lui un dialogo intimo e segreto, amoroso. La futura mamma inizia una vera e propria revisione della sua intera vita e di quella di coppia: cambiano le sue priorità, al centro non c’è più lei o lei e il suo partner, ma il bambino che nascerà.

Lutto prenatale e perinatale

La perdita di un figlio è sempre un evento sconvolgente nella vita di un genitore, inaccettabile in quanto percepito come innaturale. Da una gravidanza ci si aspetta la vita e, invece, ci si ritrova a doversi confrontare con l’esperienza del vuoto e della morte.

L’evento interrompe bruscamente il progetto della genitorialità e destabilizza entrambi i membri della coppia, anche se viene vissuto diversamente dalla madre e dal padre.

lutto perinatale
Arina Krasnikova - Pexels

Cos’è il lutto perinatale

Anche definito babyloss, il lutto perinatale indica la perdita di un figlio avvenuta tra la ventisettesima settimana di gestazione e i primi sette giorni dopo la nascita. È frequente sentire dire “ho paura di avere un figlio” dopo un lutto perinatale, per la paura di una nuova gravidanza dopo un’esperienza tanto drammatica.

Si parla di lutto prenatale, invece, per riferirsi al lutto legato alla perdita del bambino in un momento qualsiasi della gravidanza.

In questi casi, il lutto può accompagnarsi a una tocofobia secondaria (la paura del parto), che per la donna può diventare invalidante. Della morte prenatale parlano gli studiosi P.L. Righetti e L. Sette, che affermano:

“L’intensità del lutto prenatale non è tanto correlata all’età gestazionale, né alla presenza di patologie fetali o di incompatibilità con la vita, quanto piuttosto al grado di investimento affettivo della coppia genitoriale. L’età del bambino non ha quindi alcuna importanza per stabilire l’entità della perdita, ma la differenza sta nell’instaurarsi della relazione di attaccamento che inizia molto prima della nascita del bambino”.

Dati epidemiologici sul lutto perinatale

Il lutto perinatale è un evento che, purtroppo, riguarda molte famiglie in tutto il mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno si verificano circa 2 milioni di morti perinatali a livello globale, includendo sia le morti fetali tardive che quelle neonatali precoci (OMS, 2023). È importante evidenziare che l’84% dei casi di lutto perinatale si concentra nei Paesi a basso e medio reddito, con tre quarti dei casi registrati nell’Africa Sub-Sahariana e nell’Asia meridionale (Donati et al., 2020) . In Italia, i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che la mortalità perinatale si attesta intorno a 4,2 casi ogni 1.000 nati vivi (ISS, 2022). Questi numeri, seppur in diminuzione rispetto al passato grazie ai progressi della medicina, mostrano quanto il lutto perinatale sia ancora una realtà diffusa e spesso sottostimata. È importante sottolineare che, secondo una revisione pubblicata su “The Lancet” (Lawn et al., 2016), il lutto perinatale può avere un impatto significativo non solo sulla salute mentale dei genitori, ma anche sulla salute pubblica, richiedendo attenzione e risorse specifiche.

Le principali cause del lutto perinatale

Comprendere le cause del lutto perinatale può aiutare a dare un senso all’esperienza e, in alcuni casi, a prevenire eventi futuri. Le cause possono essere molteplici e spesso si intrecciano tra loro: tra le cause mediche materne, malattie croniche come il diabete, l’ipertensione o infezioni in gravidanza possono aumentare il rischio di perdita perinatale. Secondo l’OMS (2023), queste condizioni sono tra le principali responsabili di complicanze. Inoltre, uno dei principali fattori di rischio per la morte in utero è il livello di istruzione della madre (Donati et al., 2020) . Alterazioni genetiche o cromosomiche del feto rappresentano una delle cause più frequenti di morte intrauterina, soprattutto nelle prime fasi della gravidanza. Complicanze ostetriche, come il distacco di placenta, la rottura prematura delle membrane o la preeclampsia, possono anch’esse portare a esiti avversi. Fattori ambientali e stili di vita, tra cui l’esposizione a sostanze tossiche, il fumo, l’abuso di alcol o droghe e una nutrizione inadeguata, possono aumentare ulteriormente il rischio di lutto perinatale. Non sempre è possibile individuare una causa precisa, e questo può rendere ancora più difficile il percorso di elaborazione per i genitori. La ricerca scientifica continua a indagare per comprendere meglio i fattori di rischio e sviluppare strategie di prevenzione. Le linee guida OMS 2023 sottolineano che fino al 50% delle morti perinatali potrebbe essere prevenibile con un’adeguata assistenza prenatale

Il dolore per la perdita di un figlio: l’elaborazione del lutto

L’elaborazione del lutto pre e perinatale è un processo lento che deve attraversare precise fasi per poter giungere a una piena elaborazione. Le fasi del lutto perinatale hanno aspetti in comune con le fasi di elaborazione del lutto e si possono sintetizzare in quattro fasi.

Le fasi del lutto non sono sequenziali: possono sovrapporsi o riattivarsi (Worden, 2009)

1) Shock e negazione

La prima fase, subito successiva alla scoperta della perdita, è quella dello shock e della negazione. Le emozioni che la accompagnano sono incredulità, depersonalizzazione, stordimento, la sensazione di andare a pezzi e la negazione dell’evento stesso. “Non è vero, non sta succedendo. I medici si sbagliano” sono pensieri ricorrenti.

2) Protesta

L’emozione dominante è la rabbia: ci si sente vittime di un’ingiustizia e si cerca un colpevole esterno nei medici, nell’assistenza ospedaliera ricevuta, nel destino, in Dio. A volte la rabbia si rivolge persino al partner, “colpevole” di non aver fatto abbastanza per scongiurare l’evento. I pensieri in questa fase sono spesso irrazionali e incoerenti, hanno caratteristiche di ossessività e ricorrenza.

3) Disorganizzazione

Frequenti sono la tristezza, la chiusura in se stessi e l’isolamento. Le situazioni connesse con la genitorialità, come l’incontro con amici che hanno figli, ma anche la semplice visione di spot pubblicitari e immagini in cui compaiono bambini e coppie genitore-bambini, possono venire evitate.

Talvolta l’isolamento viene messo in atto nei confronti del partner, a causa di un diverso modo di vivere il dolore. Non di rado si sceglie di non parlarne con gli altri, per pudore o perché non si crede di poter trovare all’esterno una reale comprensione dei propri vissuti.

4) Accettazione

L’elaborazione del lutto si avvia alla conclusione. La sofferenza si fa meno intensa, si riduce l’isolamento e, gradualmente, si ritorna a coltivare i propri interessi e si può creare lo spazio emotivo per desiderare e riprogettare la maternità.

Il lutto perinatale: madre e padre

Gli aspetti emotivi del lutto perinatale sono profondi e coinvolgono sia la dimensione psicologica che quella fisica della coppia. Sebbene entrambi i genitori affrontino la perdita da prospettive differenti, le madri manifestano livelli di lutto significativamente maggiori rispetto ai padri (Theut et al., 1989) , sperimentando così forme di sofferenza e strategie di adattamento che possono variare notevolmente rispetto a quelle paterne. Ogni genitore, dunque, adotta modalità personali per far fronte alla perdita, riflettendo la complessità e l’unicità del vissuto di ciascuno. Vediamole insieme.

Ben White - Unsplash

Il lutto vissuto dalla madre

Una madre in lutto si ritrova impegnata nel difficile e doloroso compito di fronteggiare tutte le aspettative che aveva riposto nella gravidanza, cercando un’accettazione di quanto accaduto che appare, soprattutto nelle prime fasi, un compito quasi impossibile.

Al dolore di una madre che perde un figlio dopo settimane o mesi di attesa, si aggiunge il senso di vuoto per l’assenza di quel figlio che non c’è più: anche se sente un amore da donare, nessuno può più riceverlo e il senso di solitudine si fa profondo.

Esperienze comuni di una madre in lutto sono:

  • senso di colpa, che rende difficile perdonarsi dopo un aborto, anche spontaneo
  • dubbi di aver fatto qualcosa di sbagliato
  • pensieri di incapacità di generare una vita o di proteggerla
  • bisogno di conoscere le cause della perdita (anche qualora i medici l’abbiano dichiarata imprevedibile e inevitabile).

Questo tipo di rimuginio è tipico dei casi di depressione, più frequenti in quelle donne che avevano investito nella gravidanza il completamento della propria esistenza, che appare, pertanto, amputata e incompiuta.

Lutto ed età della madre

Perdere un bambino in gravidanza, per una madre giovane, può giungere come un evento mai preventivato e spiazzante e far irrompere nella vita della donna un vissuto di fragilità, di insicurezza sul proprio corpo e di paura per il futuro.

Possono essere frequenti pensieri come: “Perché è accaduto? C’è qualcosa in me che non va? Accadrà ancora?”.

Quando la gravidanza arriva in età più avanzata e si interrompe con una morte perinatale, i sentimenti di colpa possono essere ancora più intensi. La madre può sentirsi responsabile di quella perdita, a causa:

  • della sua età
  • di un corpo che pensa non più abbastanza forte e accogliente da consentirle di generare
  • dell’idea di aver “sprecato” tempo nella realizzazione di altri progetti.

Il lutto perinatale, in una donna non più giovanissima, soprattutto quando si tratta del suo primo figlio, è accompagnato dalla disperazione di percepire la perdita di un figlio in gravidanza come il fallimento della sola e unica possibilità di generare.

Il pensiero (non necessariamente veritiero) che non ci sarà più, per lei, altra possibilità di diventare madre, è lacerante.

Perdere un figlio, appena nato o prima che nasca, può causare per la donna una chiusura nel proprio dolore e il distacco dal mondo esterno, che possono spingerla ad adottare condotte di evitamento, soprattutto verso le coppie con figli e le donne in gravidanza.

Il fastidio, la rabbia, l’invidia, sono emozioni normali durante l’elaborazione del lutto. Pensieri del tipo “Perché proprio a me?” o anche “Perché lei che è una cattiva madre ha figli e io no?”, sono comuni, ma si accompagnano a sentimenti di vergogna e di forte autocritica per averli concepiti.

lutto nella coppia
Cottonbro Studio - Pexels

Padri e lutto perinatale: il lutto vissuto dal padre

Il padre, pur partendo da un vissuto differente, non vive un dolore meno intenso.

Molti, benché inizino a fantasticare precocemente sulla loro paternità, realizzano veramente di essere padri nel momento in cui il figlio viene alla luce e possono vederlo, toccarlo e tenerlo tra le braccia. Tuttavia molti padri vivono un attaccamento precoce già in gravidanza, secondo studi recenti sulla paternità prenatale. Il legame si rafforza, poi, ulteriormente quando il bambino inizia a interagire con loro.

Questa sorta di stato di sospensione e attesa, durante la gravidanza, può complicare nel papà la ricerca di una collocazione di fronte alla perdita. Si chiede cosa dovrebbe sentire e come dovrebbe comportarsi, come dovrebbe (o non dovrebbe) esprimere il proprio dolore, in funzione del suo ruolo di padre, ma anche di ciò che crede la società si aspetti da lui in quanto maschio.

Può cercare di razionalizzare dicendo a sé stesso che non può sentire la mancanza di un figlio che, dopotutto, non ha nemmeno conosciuto e che se non si abbatte, forse, il dolore sembrerà meno intenso.

Di fronte alla sofferenza della partner, può tentare di gestire la propria accantonandola, imponendosi di farsi forza e coraggio e di andare avanti, anche per lei, mettendosi davvero d’impegno.

Uno strappo che segna la coppia

L’interruzione di una gravidanza è uno strappo che segna la coppia, anche quando accade nelle prime settimane. Il feto è un figlio a tutti gli effetti e il dolore non dipende dal momento della gestazione, ma dall’investimento affettivo e dal significato che la coppia ha dato all’esperienza della gravidanza.

La perdita del figlio può distruggere un progetto attorno al quale i partner stavano ridefinendo l’identità stessa della coppia, con un brusco sentimento di interruzione e di smarrimento rispetto al futuro.

Lo shock emotivo intenso e il vissuto lutto­so che ne derivano possono durare dai 6 mesi ai 2 anni, ma a volte anche oltre. I sintomi del lutto perinatale, infatti, tendono a diminuire gradualmente dal momento dell’interruzione della gravidanza fino a sei mesi, ma possono persistere per un periodo compreso tra sei mesi e un anno (Güçlü et al., 2021) .

Elaborare il dolore per la perdita di un figlio

L’elaborazione per il lutto di un figlio è un processo che richiede tempo. La coppia ha bisogno di vivere il proprio dolore e arrivare, secondo i propri tempi, all’accettazione della perdita.

A volte si preferisce restare bloccati nel proprio dolore per paura di dimenticare. Pensieri come “Se smetto di soffrire, dimenticherò”, o ancora “Se non sto male, vuol dire che non tenevo davvero a mio figlio”, possono essere abbastanza comuni.

Permettersi di lasciar andare il dolore, invece, non significa dimenticare. Anzi, è attraverso i ricordi che è possibile comprendere pienamente l’evento accaduto, elaborare il lutto e simbolizzare l’esperienza.

Si può utilizzare, per esempio, la memory box (la scatola dei ricordi) che raccoglie i pochi oggetti del bambino e quelli dell’esperienza di gestazione, come ecografie, test di gravidanza, un giocattolo già in culla.

L’elaborazione del lutto perinatale è fondamentale, e una delle cose più importanti è che questo lutto non diventi un tabù, qualcosa di cui vergognarsi. È essenziale parlarne e consentire a sé stessi di piangere per la propria sofferenza. Tutto questo aiuta ad elaborare la perdita.

Rosie Fraser - Unsplash

Quando il lutto per la perdita di un figlio diventa complicato

Può accadere che qualcosa complichi la naturale evoluzione del processo di elaborazione, trascinando sofferenza e pensieri dolorosi e disfunzionali anche ben oltre il tempo fisiologicamente necessario.

Ciò trasforma il lutto in un lutto complicato, o evolve in disturbi psichici come depressione reattiva e disturbo post traumatico da stress.

Conseguenze psicologiche a breve e lungo termine

Il lutto perinatale può avere ripercussioni profonde sulla salute psicologica dei genitori, sia nel breve che nel lungo periodo. Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, American Psychiatric Association, 2022), la perdita di un figlio in gravidanza è considerata un evento potenzialmente traumatico, in grado di scatenare una serie di reazioni emotive intense.

Tra le conseguenze più comuni si riscontrano:

  • Depressione: Molti genitori sviluppano sintomi depressivi, che possono persistere per mesi o anni dopo la perdita. Meta-analisi del 2022–2024 mostrano che il 30–40% delle donne presenta sintomi depressivi clinicamente significativi nei 6 mesi successivi al lutto (Ravaldi et al., 2023)
  • Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): L’esperienza può essere vissuta come un trauma vero e proprio, con sintomi di rivissuto, evitamento e iperattivazione. Secondo una revisione sistematica (Hutti et al., 2021), fino al 25% delle donne può manifestare sintomi di PTSD dopo una perdita perinatale.
  • Ansia e disturbi d’ansia: L’ansia può manifestarsi sia come paura di una nuova gravidanza sia come preoccupazione costante per la propria salute o quella dei familiari.
  • Impatto sulla relazione di coppia: Il dolore può avvicinare o allontanare i partner, influenzando la comunicazione e l’intimità.

Queste conseguenze non sono inevitabili, ma è importante riconoscerle e affrontarle con il supporto adeguato, per favorire un percorso di elaborazione e ridurre il rischio di sviluppare disturbi psicologici più gravi.

Lutto in gravidanza: il Babyloss Awareness Day

Il tema del lutto perinatale e del lutto in gravidanza ha trovato uno spazio istituzionale nel mese di ottobre, in cui si celebra il Babyloss Awareness Day. Istituita negli Stati Uniti, la giornata mondiale della morte perinatale è una commemorazione che nel tempo si è diffusa in numerosi Paesi come la Gran Bretagna, l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Italia.

Tra le associazioni che si occupano di lutto perinatale ricordiamo CiaoLapo Onlus che, oltre a promuovere il 15 ottobre come data del babyloss day, si occupa di medicina perinatale, sostegno alle famiglie, genitorialità e lutto nella morte prenatale.

Raccoglie le testimonianze ed esperienze sulla morte in utero e promuove l’importanza di uno spazio di elaborazione di esperienze di poliabortività e lutti perinatali per tutte le famiglie che stanno vivendo l’esperienza della perdita di un bambino in gravidanza.

Come superare la morte di un figlio: la terapia psicologica

Come abbiamo visto, l’intervento psicologico nel lutto perinatale può rivelarsi fondamentale perché il dolore per la perdita di un figlio possa essere elaborato dai genitori e dalle famiglie. In questo delicato percorso, il sostegno attivo e l’ascolto da parte del medico possono avere un impatto molto positivo sulla vita dei genitori colpiti da lutto perinatale (Menke & McClead, 1990) . Il percorso di elaborazione del lutto perinatale potrà essere svolto con uno psicologo o psicoterapeuta specializzato in lutto perinatale, sia in modalità individuale che attraverso una terapia di coppia. Le linee guida nazionali in merito al lutto perinatale prevedono che “i lattanti deceduti improvvisamente entro un anno di vita senza causa apparente e i feti deceduti anch’essi senza causa apparente dopo la venticinquesima settimana di gestazione devono essere prontamente sottoposti con il consenso di entrambi i genitori a riscontro diagnostico da effettuarsi nei centri autorizzati.” Anche questo aspetto può portare a conseguenze psicologiche di grande entità. Quando si perde un bambino in gravidanza, la ferita può restare aperta anche per tutta la vita, se non si riesce a darle un significato. In questi casi diventa importante considerare un supporto psicologico e rivolgersi ad un esperto, che potrà aiutare la coppia a recuperare le fila del processo di elaborazione del lutto là dove si è interrotto, accompagnarla verso l’accettazione, la piena consapevolezza di sé e dell’accaduto, il superamento del dolore e il recupero di un approccio fiducioso alla vita. Quali strategie può fornirci la psicologia della gravidanza per affrontare un trauma così complesso? Tra gli approcci psicoterapeutici che si possono utilizzare per dare sostegno ai genitori rispetto agli effetti psicologici del lutto perinatale, possono essere utilizzate, per esempio, l’approccio funzionale o l’EMDR. Un percorso psicologico per l’elaborazione del lutto e la death education può essere svolto anche con uno psicologo o psicologa online Unobravo specializzato. Oltre al sostegno psicologico per l’esperienza di lutto perinatale, la psicologia potrà essere utile per aiutare a superare un aborto volontario o affrontare la depressione post partum.

Linee guida e strategie di supporto psicologico

Affrontare il lutto perinatale richiede un approccio sensibile e personalizzato. Le linee guida internazionali, come quelle dell’OMS (2023) e della Società Italiana di Neonatologia, sottolineano l’importanza di offrire un supporto psicologico tempestivo e continuativo ai genitori colpiti da questa perdita.

Le strategie di supporto più efficaci includono:

  • Sostegno psicologico individuale e di coppia: Un percorso con uno psicologo specializzato può aiutare a elaborare il dolore, gestire i sensi di colpa e favorire la comunicazione tra i partner.
  • Gruppi di auto-mutuo aiuto: Partecipare a gruppi con altre persone che hanno vissuto esperienze simili può ridurre il senso di isolamento e favorire la condivisione delle emozioni. In Italia, associazioni come CiaoLapo Onlus offrono spazi di ascolto e confronto.
  • Interventi specifici per il lutto complicato: In presenza di sintomi persistenti o invalidanti, possono essere utili approcci psicoterapeutici mirati, come l’EMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) o la terapia cognitivo-comportamentale, che in alcuni studi hanno dimostrato efficacia nel trattamento del trauma e del lutto (Horsch et al., 2017).
  • Coinvolgimento della rete familiare e sociale: Il sostegno di amici e familiari, se ben gestito, può rappresentare una risorsa preziosa nel percorso di elaborazione.

Seguire le best practice cliniche e affidarsi a professionisti esperti può contribuire positivamente al processo di elaborazione, aiutando i genitori a ritrovare un equilibrio emotivo e a guardare con maggiore fiducia al futuro.

Consigli di lettura: libri sulla perdita di un figlio

Ecco alcuni libri utili per i genitori che si trovano ad affrontare un lutto in gravidanza:

  • Le madri interrotte. Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale, L.Bulleri, A. De Marco, ed. Franco Angeli
  • La tua culla è il mio cuore. Il cammino del lutto perinatale verso la ri-nascita interiore, raccontato dalle mamme di CiaoLapo, a cura di C. Ravaldi, ed. Officina Grafica Ed.
  • Il dolore che trasforma. Attraversare l’esperienza della perdita e del lutto, M. Mapelli, ed. Franco Angeli
  • Quando l’attesa si interrompe: Riflessioni e testimonianze sulla perdita prenatale, G. Cozza, ed. Il leone verde

Un percorso di supporto è possibile: Unobravo può aiutarti

Affrontare il lutto perinatale può essere un viaggio complesso, che può richiedere tempo, ascolto e tanta delicatezza. Se senti che il dolore è troppo grande da gestire da solo, sappi che chiedere aiuto può essere un atto di coraggio e di amore verso te stesso e la tua famiglia. Unobravo è qui per offrirti il supporto di psicologi e psicoterapeuti specializzati, pronti ad accompagnarti passo dopo passo nell’elaborazione della perdita e nella ricerca di un nuovo equilibrio. Non sei solo: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri come possiamo aiutarti a prenderti cura del tuo benessere emotivo.

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