Crescita personale

Insicurezza patologica: cos’è e come affrontarla

Insicurezza patologica: cos’è e come affrontarla
Insicurezza patologica: cos’è e come affrontarlalogo-unobravo
Annamaria Astarita
Redazione
Psicologa ad orientamento Psicoanalitico
Unobravo
Pubblicato il
29.3.2022


Cos’è l’insicurezza? L’insicurezza è quello stato mentale provocato dall’abitudine a credere di non potercela fare, dalla tendenza a immaginare futuri nefasti, pessimi finali, fallimenti e disastri che scoraggiano i tentativi e provocano così la sconfitta annunciata. 


La personalità insicura è caratterizzata da aspettative negative, che condannano chi ne soffre, alimentando la spirale della svalutazione, limitando il proprio self empowerment e portando a inseguire continue conferme del proprio senso di inadeguatezza. 


É la cosiddetta “sindrome di Cassandra” cioè la tendenza a formulare sistematicamente profezie avverse che riguardano il futuro proprio e quello altrui, finendo col realizzare la catastrofe predetta. Ma da dove nasce l’insicurezza e come superarla? 


La problematica stessa testimonia la grande influenza della mente umana circa l’autodeterminazione. Insicurezza e autostima sono strettamente collegate; tuttavia combattere la bassa autostima è possibile, a certe condizioni e perseguendo il cambiamento attraverso la consapevolezza e la scoperta di sé. 


I sintomi dell’insicurezza

L’insicurezza è un male subdolo, che ben si presta al proliferare di altre problematiche, responsabile di passi indietro, treni persi e voci soffocate tra i non detti. Si accompagna spesso:

  • alla tendenza a reprimersi;
  • alla censura;
  • all’autosvalutazione, che poi incontra nel reale le sue prove.


Tipi di insicurezza

Essere insicuri provoca lo spreco di talenti ed opportunità, diventa sabotatore e ruggine nella relazione con l’altro. Sono molti i contesti in cui si può sperimentare un senso di insicurezza, che a volte può diventare patologica. Possono esserci infatti: 


Ma da cosa nasce l’insicurezza patologica?


Le cause dell’insicurezza: le credenze sul sé

In molti hanno colto quanto le credenze sul sé influenzino presente e futuro degli individui. Tutto passa attraverso il filtro di aspettative e previsioni. 


Secondo la teoria della dissonanza cognitiva e dell’auto percezione, le persone cambiano il loro atteggiamento per allinearsi a ciò che professano. In questa direzione va anche l’effetto aspettativa e quello placebo, basati entrambi sul fatto che certi risultati vengano modificati da aspettative e credenze al riguardo. 


È doveroso riflettere anche su quanto il pensiero si traduca in atteggiamento e questo si ripercuota su se stessi e l’altro, fino ad alterare in maniera sostanziale la realtà. É il caso dell’effetto Pigmalione, secondo cui, se un insegnante crede che un bambino sia meno dotato degli altri, tenderà a trattarlo in modo diverso. Questo giudizio verrà interiorizzato dal piccolo, che tenderà a realizzarlo. 

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Ciò è vero anche in senso contrario. Dall’altro lato dell’insicurezza, delle convinzioni negative circa le proprie capacità e del locus of control esterno (pensiero secondo cui il controllo degli eventi non dipende da sé, bensì da fattori esterni), vi sono invece le percezioni di autostima ed autoefficacia, nonché la convinzione di poter intervenire sugli eventi della propria vita, modificandoli. 


Secondo lo psicologo Bandura, l’autoefficacia è la convinzione circa le proprie capacità di produrre certi risultati in maniera efficiente. Chi la possiede si percepisce in grado di affrontare le difficoltà, di gestire il fallimento e, così facendo, è più incline a ricevere feedback di gestione efficace, nonché il riconoscimento e la fiducia dell’altro, trovando in questi atteggiamenti dei rimedi all’insicurezza. 



Quando l’insicurezza diventa patologica?

La doverosa premessa è che non c’è risposta esaustiva a questo interrogativo: la personalità si struttura grazie alla concomitanza di innumerevoli fattori, è paragonabile ad un vetro dove si posano le impronte delle esperienze fatte, degli incontri, dei vissuti, specie se traumatici. 


Si può affermare però con certezza che le sue fondamenta affondano nell’infanzia, ad opera delle figure genitoriali e di riferimento tramite regole, pensiero ed esempio. L’insicurezza patologica è stata anche analizzata dal padre della psicanalisi S. Freud, secondo il quale è nel Super-Io che convergono questi condizionamenti che vanno a strutturare così un “giudice interiore”, che ci porta a subire gli effetti della vergogna e anche una certa “anestesia emotiva”.


Regole e modelli trasmessi dai genitori vengono interiorizzati, fornendo dei confini entro cui agire e sfociando in giudizi ed aspettative. Talvolta questo giudice diviene un vero e proprio persecutore, con l’effetto di paralizzare, provocare bassa autostima e depressione e generare insicurezza cronica. 


Ciò accade quando i modelli di riferimento sono esageratamente severi. É il caso di un genitore perfezionista o punitivo, che tende a sottolineare gli errori del bambino piuttosto che valorizzarne le buone azioni. Questi finirà con l’adattarsi a tale educazione, facendo sempre attenzione a non commettere sbagli per tutelare la sua persona dalla reprimenda, sviluppando la tendenza a non fare e al ritiro, consolidando la convinzione di essere incline a sbagliare. 


L’insicurezza patologica: altre cause

Altri fattori che contribuiscono ad aumentare l’insicurezza e la percezione di fallire sono gli obiettivi irrealizzabili e le aspettative troppo elevate su di sé e sull’altro. 


L’abitudine al perfezionismo, la paura del rifiuto e il porsi dei target di difficile raggiungimento, sono atteggiamenti che generano timore di deludere le attese e di non portare a termine il compito prefisso, scoraggiando la propositività e provocando ansia da insicurezza. 


Come combattere l’insicurezza

Porsi un obiettivo concreto e a breve termine contribuirà a far sentire la persona all’altezza del compito e pronta a tentare, conquistando così un probabile successo. Nutrire, inoltre, aspettative di perfezione, espone in egual maniera ad una delusione ripetuta.


Reiterate esperienze non andate a buon fine alimentano la percezione di insicurezza e paura, portando così al terzo fattore: esperienze traumatiche di ripetuto fallimento. Difatti, è attraverso l’esperienza che ci si valuta e si pronostica il futuro, esperire il successo convince di essere capaci di riuscire ancora


A volte, l’inerzia e la passività convergono in un timore più complesso che si concretizza in quella che E. Fromm definisce: “la fuga dalla libertà". Questa fuga rappresenterebbe la scelta inconscia di rinunciare a perseguire i propri obiettivi per restare in una condizione infelice che, nei casi più gravi, diventa proprio cherofobia.

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La gabbia dorata della mediocrità permetterebbe il rifiuto della difficile responsabilità della propria vita, quella di esprimere al meglio le proprie capacità, di essere felici e realizzati. La paura di “spiccare il volo” e la consapevolezza che dipenda da se stessi, porta alcuni a fuggire da questa strada di libertà, lasciandoli ingabbiati nel proprio sintomo, in una lamentela perpetua e vana. È il prototipo di quello che per Fromm è “il ricettivo”: colui che accetta il proprio ruolo senza mai combattere per cambiare. 

Superare l’insicurezza: tra accettazione e cambiamento

Per chiunque si metta in ascolto di sé si apre una strada di cambiamento. Un modo per essere dei buoni compagni di viaggio per se stessi è sviluppare sentimenti di: 

  • autocompassione: bisogna essere clementi nei propri confronti, non troppo esigenti né severi. Saper riconoscere il difficile compito di esistere e prendere coscienza di strumenti e circostanze, oltre che di risultati, è fondamentale per costruire un sano approccio al problema;
  • la consapevolezza di sé: peculiarità, limiti, inclinazioni, tendenze, sentimenti. Sviluppare la consapevolezza soprattutto dei propri automatismi, ricercarne le radici nel passato, ricostruire la propria storia e comprendere che un tempo erano funzionali ed oggi non più. Riadattarsi al qui e ora con i nuovi strumenti e le nuove condizioni. 


Vincere l’insicurezza: a ciascuno il suo originale percorso

Una volta intrapresa tale conoscenza, per sconfiggere l’insicurezza è importante che si equilibrino due processi: l’accettazione e il potenziamento. Conservare ove necessario, cambiare ove possibile. 


Tale armonioso connubio consente all’individuo di riuscire nel compito principale dell’esistenza: “partorire se stessi”, ovvero diventare ciò che siamo potenzialmente. Secondo E. Fromm, per quanto la vita possa essere penosa, la si può rendere piacevole dandole un senso attraverso la costruzione di un sé autentico


Si può, dunque, divenire individui liberi incontrando se stessi e le proprie potenzialità, senza accanirsi nel cambiamento che diventa rifiuto di sé e, al contempo, guardarsi bene dall’inerzia e la pigrizia che fanno sì che nulla cambi. L’insicurezza patologica in psicologia trova dunque una chiara interpretazione su quali possano essere le possibili soluzioni per ritrovare il benessere. 


Non è una questione che si esaurisce in un discorso individuale: l’uomo è un animale sociale in connessione con imprescindibili relazioni. Si tratta dell’esigenza di sentirsi parte di qualcosa, uniti agli altri, insieme. É un desiderio di condivisione che si muove nella direzione opposta all’isolamento e all’alienazione. In altre parole, sentirsi parte di un gruppo, grande o piccolo che sia, rimanda all’individuo un sentimento di sicurezza e di approvazione. Un feedback sociale positivo è un buon incentivo alla propria autostima. 


Ciò è vero a tutti i livelli di relazione, compresa quella che lega insicurezza e dipendenza affettiva amorosa. Il partner del dipendente affettivo vive l’insicurezza di quest’ultimo patendo:

  • altalene emotive: continue vicinanze e strappi;
  • bisogno di approvazione;
  • senso di colpa.

Questi sono frutti, a loro volta, del bisogno di controllo del partner, della mancanza del senso di condivisione e dialogo, fragilità causate tutte dall’insicurezza.


L’aiuto psicologico

Creare una strada di racconto interiore e condivisione è un passo importante per “guarire” dall’insicurezza. Come abbiamo visto, l’ansia provocata dall’insicurezza psicologica può influire più di quanto si immagini sulla vita di ogni giorno. Per questo un percorso con uno psicologo online può essere la soluzione giusta: le sedute di terapia di Unobravo si svolgono da remoto e, per essere sicuri che il professionista che ci è stato assegnato sia quello giusto, c’è un primo colloquio gratuito. 

EKATERINA BOLOVTSOVA - Pexels


Libri per combattere l’insicurezza

  • Insicurezza. Un disagio diffuso da riconoscere e superare: edito da Franco Angeli, è un manuale per vincere la mancanza di fiducia in se stessi, migliorare l’autostima ed accettazione di sé, nei rapporti interpersonali affettivi, professionali e lavorativi.
  • Così si vincono ansia, panico e insicurezza: una guida per imparare a non fuggire dalla sofferenza, a fare spazio alle proprie emozioni e intraprendere la strada verso l’autorealizzazione. 
  • Insicurezza e paura oggi: questo libro prende in analisi le paure e le insicurezze dell'uomo post-tardo moderno e focalizzandosi sugli strumenti per superarle o ridimensionarle.

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