Cos’è l’insicurezza? L’insicurezza è quello stato mentale provocato dall’abitudine a credere di non potercela fare, dalla tendenza a immaginare futuri nefasti, pessimi finali, fallimenti e disastri che scoraggiano i tentativi e provocano così la sconfitta annunciata.
La personalità insicura è caratterizzata da aspettative negative, che condannano chi ne soffre, alimentando la spirale della svalutazione, limitando il proprio self empowerment e portando a inseguire continue conferme del proprio senso di inadeguatezza.
È la cosiddetta “sindrome di Cassandra”, cioè la tendenza a formulare sistematicamente profezie avverse che riguardano il futuro proprio e quello altrui, finendo col realizzare la catastrofe predetta. Ma da dove nasce l’insicurezza e come superarla?
La problematica stessa testimonia la grande influenza della mente umana circa l’autodeterminazione. Insicurezza e autostima sono strettamente collegate; tuttavia combattere la bassa autostima è possibile, a certe condizioni e perseguendo il cambiamento attraverso la consapevolezza e la scoperta di sé.
I sintomi dell’insicurezza
L’insicurezza è un aspetto subdolo, che ben si presta al proliferare di altre problematiche, responsabile di passi indietro, treni persi e voci soffocate tra i non detti. Si accompagna spesso:
- alla tendenza a reprimersi
- alla censura
- all’autosvalutazione, che poi incontra nel reale le sue prove.
Tipi di insicurezza
Essere insicuri può portare a sprecare talenti e opportunità, diventando un sabotatore interno e una sorta di ruggine nella relazione con l’altro. Sono molti i contesti in cui si può sperimentare un senso di insicurezza, che a volte può diventare patologica. Possono esserci infatti:
- insicurezza in amore/nella coppia (che si associa a controdipendenza affettiva, bassa autostima in amore e ansia da prestazione sessuale)
- insicurezza fisica, che si trasforma talvolta in cattive e rischiose abitudini alimentari, come episodi di abbuffata oggettiva e il ricorso al digiuno compensatorio, più frequenti tra le persone che vivono in condizioni di insicurezza alimentare rispetto a chi non le sperimenta; in questi casi, infatti, è stata osservata una psicopatologia alimentare complessivamente più elevata, che rende fondamentale uno screening accurato dei disturbi dell’alimentazione nelle persone a rischio (Christensen et al., 2021). Nei candidati alla chirurgia bariatrica, inoltre, l’insicurezza alimentare è risultata associata a una maggiore gravità dei sintomi di alimentazione notturna e di binge eating, con un ruolo mediato dai sintomi depressivi, suggerendo che chi vive questa condizione possa essere più esposto a esiti post-operatori sfavorevoli, sia per la difficoltà di accedere a cibi adeguati, sia per l’impatto sulla salute mentale (Zickgraf et al., 2019).
- insicurezza sul lavoro
- insicurezza emotiva e di sé stessi
- insicurezza femminile o, al contrario, con le donne
- insicurezza maschile o con gli uomini.
Ma da cosa nasce l’insicurezza patologica?
Le cause dell’insicurezza: le credenze sul sé
In molti hanno colto quanto le credenze sul sé influenzino presente e futuro delle persone. Tutto passa attraverso il filtro di aspettative e previsioni.
Secondo la teoria della dissonanza cognitiva e dell’autopercezione, le persone cambiano il loro atteggiamento per allinearsi a ciò che professano. In questa direzione va anche l’effetto aspettativa e quello placebo, basati entrambi sul fatto che certi risultati vengano modificati da aspettative e credenze al riguardo.
È utile riflettere anche su quanto il pensiero si traduca in atteggiamento e questo si ripercuota su sé stessi e sull’altro, fino ad alterare in maniera sostanziale la realtà. È il caso dell’effetto Pigmalione, secondo cui, se un insegnante crede che un bambino sia meno dotato degli altri, tenderà a trattarlo in modo diverso. Questo giudizio verrà interiorizzato dal piccolo, che tenderà a realizzarlo.
.jpeg)
Ciò è vero anche in senso contrario. Dall’altro lato dell’insicurezza, delle convinzioni negative circa le proprie capacità e del locus of control esterno (pensiero secondo cui il controllo degli eventi non dipende da sé, bensì da fattori esterni), vi sono invece le percezioni di autostima ed autoefficacia, nonché la convinzione di poter intervenire sugli eventi della propria vita, modificandoli.
Secondo lo psicologo Bandura, l’autoefficacia è la convinzione circa le proprie capacità di produrre certi risultati in maniera efficiente. Chi la possiede si percepisce in grado di affrontare le difficoltà, di gestire il fallimento e, così facendo, è più incline a ricevere feedback di gestione efficace, nonché il riconoscimento e la fiducia dell’altro, trovando in questi atteggiamenti dei rimedi all’insicurezza.
Quando l’insicurezza diventa patologica?
La doverosa premessa è che non esiste una risposta esaustiva a questo interrogativo: la personalità si struttura grazie alla concomitanza di innumerevoli fattori ed è paragonabile a un vetro su cui si imprimono, nel tempo, le tracce delle esperienze vissute, degli incontri significativi e, in modo particolare, degli eventi traumatici.
Alcune ricerche mostrano, ad esempio, che in un campione di 128 pazienti con grave disturbo somatoforme solo l’alessitimia – cioè la difficoltà ad analizzare, identificare e verbalizzare le emozioni – risulta associata a una disfunzione di personalità, in particolare a strategie di attaccamento insicuro, sia di disattivazione sia di iperattivazione, anche quando si controllano variabili come l’affettività negativa e la patologia di personalità (Koelen et al., 2015). Questo suggerisce quanto il modo in cui riconosciamo e diamo un nome alle nostre emozioni possa incidere profondamente sul modo in cui costruiamo e viviamo le nostre relazioni e, di conseguenza, sulla nostra organizzazione di personalità.
Si può affermare però con certezza che le sue fondamenta affondano nell’infanzia, ad opera delle figure genitoriali e di riferimento tramite regole, pensiero ed esempio. L’insicurezza patologica è stata anche analizzata dal padre della psicanalisi S. Freud, secondo il quale è nel Super-Io che convergono questi condizionamenti che vanno a strutturare così un “giudice interiore”, che può portare a subire gli effetti della vergogna e anche una certa “anestesia emotiva”.
Regole e modelli trasmessi dai genitori vengono interiorizzati, fornendo dei confini entro cui agire e sfociando in giudizi ed aspettative. Talvolta questo giudice diviene un vero e proprio persecutore, con l’effetto di paralizzare, provocare bassa autostima e depressione e generare insicurezza cronica.
Ciò accade quando i modelli di riferimento sono esageratamente severi. È il caso di un genitore perfezionista o punitivo, che tende a sottolineare gli errori del bambino piuttosto che valorizzarne le buone azioni. Il bambino finirà con l’adattarsi a tale educazione, facendo sempre attenzione a non commettere sbagli per tutelare la sua persona dalla reprimenda, sviluppando la tendenza a non fare e al ritiro, consolidando la convinzione di essere incline a sbagliare.
L’insicurezza patologica: altre cause
Altri fattori che contribuiscono ad aumentare l’insicurezza e la percezione di fallire sono gli obiettivi irrealizzabili e le aspettative troppo elevate su di sé e sull’altro.
L’abitudine al perfezionismo, la paura del rifiuto e il porsi obiettivi difficilmente raggiungibili sono atteggiamenti che possono alimentare il timore di deludere le attese e di non portare a termine il compito prefissato, scoraggiando la propositività e favorendo l’emergere di un’ansia legata all’insicurezza.
In forme estreme e patologiche, dinamiche di insicurezza profonda e di bisogno di conferma possono intrecciarsi con aspetti narcisistici-onnipotenti, fino a esiti gravemente disfunzionali: tra le motivazioni psicologiche ipotizzate per alcuni omicidi commessi da personale sanitario, ad esempio, è stato descritto un apparente intento altruistico di porre fine alle sofferenze di pazienti gravemente malati, che può in realtà mascherare tendenze narcisistiche-onnipotenti o una marcata insicurezza patologica, fino alla ricerca di gratificazione sadica pura (Visi et al., 2025) .
L’insicurezza marcata: come riconoscerla
Un’insicurezza molto marcata non è solo timidezza o qualche dubbio su di sé: è una forma di insicurezza intensa, duratura e pervasiva, che può interferire in modo significativo con il funzionamento quotidiano. Secondo i criteri generali del DSM-5-TR per i disturbi mentali, una condizione può diventare clinicamente rilevante quando provoca sofferenza marcata e compromette aree importanti della vita, come lavoro, relazioni e cura di sé.
In questo senso, alcuni contesti possono amplificare in modo particolare la vulnerabilità personale: ad esempio, per chi lavora come content creator sui social media, l’esposizione continua al giudizio esterno, ai commenti e alla ricerca costante di approvazione è stata associata a esiti come burnout, ansia, depressione, disturbi alimentari, dolore cronico e altri problemi psicologici, suggerendo che queste dinamiche possano alimentare forme particolarmente marcate di insicurezza (Martinez-Aguirre et al., 2025).
Alcuni segnali che possono indicare un’insicurezza molto marcata sono:
- Autocritica severa e costante: la persona si giudica inadeguata qualunque cosa faccia, fatica a riconoscere i propri punti di forza.
- Bisogno eccessivo di rassicurazioni: chiede continuamente conferme agli altri, ma il sollievo dura poco e il dubbio ritorna.
- Difficoltà marcata nel prendere decisioni: anche scelte semplici generano ansia intensa e paura di sbagliare.
- Evitamento di situazioni sfidanti: rinuncia a opportunità (lavorative, affettive, sociali) per timore del giudizio o del fallimento.
- Procrastinazione legata alla paura di errore: rimanda compiti e progetti perché si sente “mai abbastanza pronta/o”.
- Dipendenza dall’approvazione esterna: il valore personale sembra esistere solo se confermato dagli altri.
Quando questi aspetti sono molto presenti, l’insicurezza può intrecciarsi con quadri come i disturbi d’ansia o alcuni disturbi di personalità (in particolare quello evitante o dipendente), e in questi casi può essere particolarmente utile un supporto psicoterapeutico mirato.
Come combattere l’insicurezza
Porsi un obiettivo concreto e a breve termine può contribuire a far sentire la persona all’altezza del compito e più pronta a tentare, conquistando così un probabile successo. Nutrire, inoltre, aspettative di perfezione espone in egual maniera a una delusione ripetuta.
Reiterate esperienze non andate a buon fine alimentano la percezione di insicurezza e paura, portando così al terzo fattore: esperienze traumatiche di ripetuto fallimento. Difatti, è attraverso l’esperienza che ci si valuta e si pronostica il futuro: esperire il successo convince di essere capaci di riuscire ancora.
A volte, l’inerzia e la passività convergono in un timore più complesso che si concretizza in quella che E. Fromm definisce “la fuga dalla libertà”. Questa fuga rappresenterebbe la scelta inconscia di rinunciare a perseguire i propri obiettivi per restare in una condizione infelice.
.jpeg)
La gabbia dorata della mediocrità permetterebbe il rifiuto della difficile responsabilità della propria vita, quella di esprimere al meglio le proprie capacità, di sentirsi realizzati. La paura di essere felici e di “spiccare il volo” e la consapevolezza che dipenda da sé stessi porta alcune persone a fuggire da questa strada di libertà, lasciandole ingabbiate nel proprio sintomo, in una lamentela perpetua e vana. È il prototipo di quello che per Fromm è “il ricettivo”: colui che accetta il proprio ruolo senza mai combattere per cambiare.
Superare l’insicurezza: tra accettazione e cambiamento
Per chiunque si metta in ascolto di sé si apre una strada di cambiamento. Un modo per essere dei buoni compagni di viaggio per sé stessi è sviluppare sentimenti di:
- autocompassione: essere clementi nei propri confronti, non troppo esigenti né severi. Saper riconoscere il difficile compito di esistere e prendere coscienza di strumenti e circostanze, oltre che di risultati, è fondamentale per costruire un sano approccio al problema;
- consapevolezza di sé: peculiarità, limiti, inclinazioni, tendenze, sentimenti. Sviluppare la consapevolezza soprattutto dei propri automatismi, ricercarne le radici nel passato, ricostruire la propria storia e comprendere che un tempo erano funzionali ed oggi non più. Riadattarsi al qui e ora con i nuovi strumenti e le nuove condizioni.
Vincere l’insicurezza: a ciascuno il suo originale percorso
Una volta intrapresa tale conoscenza, per sconfiggere l’insicurezza è importante che si equilibrino due processi: l’accettazione e il potenziamento. Conservare ove necessario, cambiare ove possibile.
Tale armonioso connubio consente all’individuo di riuscire nel compito principale dell’esistenza: “partorire sé stessi”, ovvero diventare ciò che siamo potenzialmente. Secondo E. Fromm, per quanto la vita possa essere penosa, la si può rendere piacevole dandole un senso attraverso la costruzione di un sé autentico.
Si può, dunque, divenire individui liberi incontrando sé stessi e le proprie potenzialità, senza accanirsi nel cambiamento che diventa rifiuto di sé e, al contempo, guardandosi bene dall’inerzia e dalla pigrizia che fanno sì che nulla cambi. L’insicurezza patologica in psicologia trova dunque una chiara interpretazione su quali possano essere le possibili soluzioni per ritrovare il benessere.
Non è una questione che si esaurisce in un discorso individuale: l’essere umano è un animale sociale in connessione con imprescindibili relazioni. Si tratta dell’esigenza di sentirsi parte di qualcosa, uniti agli altri, insieme. È un desiderio di condivisione che si muove nella direzione opposta all’isolamento e all’alienazione. In altre parole, sentirsi parte di un gruppo, grande o piccolo che sia, rimanda all’individuo un sentimento di sicurezza e di approvazione. Un feedback sociale positivo è un buon incentivo per aumentare l'autostima.
Ciò è vero a tutti i livelli di relazione, compresa quella che lega insicurezza e dipendenza affettiva amorosa. Il partner del dipendente affettivo vive l’insicurezza di quest’ultimo che può manifestarsi con:
- altalene emotive: continue vicinanze e strappi
- la paura di rimanere da solo o anuptafobia
- bisogno di approvazione
- senso di colpa.
Questi sono frutti, a loro volta, del bisogno di controllo del partner, della mancanza del senso di condivisione e dialogo, fragilità causate tutte dall’insicurezza.
Libri per combattere l’insicurezza
- Insicurezza. Un disagio diffuso da riconoscere e superare: edito da Franco Angeli, è un manuale per vincere la mancanza di fiducia in se stessi, migliorare l’autostima e l’accettazione di sé, nei rapporti interpersonali affettivi, professionali e lavorativi.
- Così si vincono ansia, panico e insicurezza: una guida per imparare a non fuggire dalla sofferenza, a fare spazio alle proprie emozioni e intraprendere la strada verso l’autorealizzazione.
- Insicurezza e paura oggi: questo libro prende in analisi le paure e le insicurezze dell’essere umano post-tardo moderno, focalizzandosi sugli strumenti per superarle o ridimensionarle.
L’aiuto psicologico
Creare una strada di racconto interiore e condivisione è un passo importante per “guarire” dall’insicurezza. Come abbiamo visto, l’ansia provocata dall’insicurezza psicologica può influire più di quanto si immagini sulla vita di ogni giorno. Per questo un percorso con uno psicologo online può essere la soluzione giusta: le sedute di terapia di Unobravo si svolgono da remoto e, per essere sicuri che il professionista che ci è stato assegnato sia quello giusto, c’è un primo colloquio gratuito. Inizia il questionario e fai il primo passo verso il tuo benessere.
.jpeg)









