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L'interruzione volontaria di gravidanza: risignificare un'esperienza

L'interruzione volontaria di gravidanza: risignificare un'esperienza
L'interruzione volontaria di gravidanza: risignificare un'esperienzalogo-unobravo
Jessica Buscemi
Redazione
Psicologa ad orientamento Psicoanalitico
Unobravo
Pubblicato il
8.7.2022

Quando si parla di interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è molto facile scivolare su posizioni polarizzate. Il tema spesso divide: c’è chi associa l’IVG all’uccisione e chi lo considera un atto medico che agisce su un gruppo di cellule. Di certo si tratta di un diritto della donna, sancito in Italia dalla Legge 22 maggio 1978, n. 194. 

Solo la donna, per legge, può decidere se interrompere una gravidanza. Proprio l’esclusiva titolarità di tale diritto, la espone alla condizione di assumerne la piena responsabilità. Questa è intesa non soltanto nei termini dell’importanza di una scelta consapevole ma, spesso, scegliere di abortire è sentito e vissuto come un’“accusa” che la società rivolge nei confronti di chi ha percorso la strada dell’IVG.

Proprio per questo motivo ci si chiede se, al netto del giudizio della società, una donna senta sempre o meno l'esigenza di perdonarsi dopo un aborto e se, quando è necessario, è possibile superare un aborto volontario con l’aiuto psicologico. In questo articolo, faremo una riflessione sulle esperienze di aborto volontario e le conseguenze psicologiche che questa scelta può avere sulla donna che la compie.

Ma di che fenomeno stiamo parlando?

In Italia ogni anno vengono effettuate circa 75.000 IVG, soprattutto su donne nubili. Il dato generale è in calo negli ultimi anni, probabilmente anche per l’aumento dell’informazione sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate.

I dati vengono raccolti dal Sistema di Sorveglianza epidemiologica delle interruzioni volontarie di gravidanza, al fine di elaborare modelli e strategie di prevenzione e promozione della salute, nonché di miglioramento dei servizi e dell’assistenza. Eppure, sembra esserci una scollatura tra i dati freddamente riportati e l’esperienza dell’aborto volontario, vissuta spesso come intima, nascosta, da mantenere segreta.

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Un dolore nascosto

Se la donna che ha subito un aborto spontaneo può dichiarare apertamente il suo dolore e ricevere conforto e consolazione, la donna che ha scelto di abortire sente spesso di non poterlo fare, perché protagonista della sua scelta. Come ci si sente dopo l’aborto volontario?

In base alle varie esperienze di IVG, sappiamo che l’interruzione volontaria di gravidanza può avere conseguenze psicologiche importanti: si tratta pur sempre di un momento che può essere vissuto come traumatico, inteso come ferita ma anche rottura. La rottura con ciò che vi era prima, con un’immagine di sé o con una parte di sé. Una ragazza che abortisce che conseguenze psicologiche può avere?

come superare depressione post aborto
Tima Miroshnichenko - Pexels

Aborto e psicologia: cosa accade a una donna che sceglie l’IVG

Un aborto, dal punto di vista psicologico, può essere analizzato con vari livelli di interpretazione. La donna che abortisce volontariamente, in buona parte dei casi, si trova dapprima a subire un evento: la gravidanza non desiderata

La tragicità sta proprio nel non essersi posta, almeno consciamente, in una condizione di scelta, ma di trovarsi costretta a una decisione alla quale non potrà sottrarsi, a prescindere da quale sarà. In alcuni casi, le conseguenze psicologiche di un aborto volontario portano a:

Superare un aborto può essere complesso, ma le ripercussioni psicologiche di questa scelta possono essere affrontate seguendo un percorso psicoterapeutico che permetta di fronteggiare il dolore e gestire gli effetti psicologici che una donna subisce con un’interruzione volontaria di gravidanza.

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 Aborto: altri aspetti psicologici da considerare

Oltre ai problemi psicologici menzionati, c’è un ulteriore significato psicologico dell’aborto che dobbiamo considerare. Per molte donne l’IVG rappresenta un primo “no” esplicito e consapevole, l’inizio di una crisi che, dal conflitto, può portare a una rinascita. 

Forse, la donna che abortisce si trova di fronte a una prima nascita di se stessa. Spesso questo passaggio segna una svolta, in seguito alla quale il processo di individuazione accelera. Così l’aborto volontario può essere interpretato (sembra paradossale, ma ogni esperienza può dare vita a conseguenze non necessariamente negative) come una delle esperienze positive che possono essere vissute da una donna.

Un rito atavico

La scelta di abortire non è un passaggio indolore e spesso è accompagnato da senso di colpa e di inferiorità di fronte alla prima affermazione di sé. Non di rado la donna che affronta un’IVG tenta di sconfiggere, e in parte ci riesce, la propria madre onnipotente interiore: colei che prendendosi cura degli altri li trasforma in bambini e che rende lei stessa bambina, incapace di dire di no agli altri e a se stessa.

Visto così, l’aborto assume le forme di un evento iniziatico e, in alcune culture non occidentali, è tutt’ora così. La possibilità di considerare l’aborto come un rito di iniziazione, un sacrificio, implica:

  • riconoscerne l’importanza;
  • andare oltre l’apparenza.

Nell’inconscio ciò che si muove non sempre appare chiaro, e può sembrare quantomeno bizzarro considerare generativo un evento da molti considerato mortifero. Eppure è proprio dal sottile legame tra morte e vita che nascono e trovano spazio nuove parti di noi.

Uno strumento di consapevolezza

La rinuncia (in questo caso alla maternità), può aprire le porte a nuove consapevolezze che sono di per sé generative. Si può addirittura ipotizzare che alcune gravidanze nascano già inconsciamente come aborti: un destino, come quello che i greci indicavano come ananke, quella fatalità che è anche necessità, fare ciò che è necessario, per sé, in quel momento. 

E non si tratta nemmeno di un atto egoistico, considerando che la salute psicologica della madre influisce in modo determinante su quella del nascituro. Ciò che è importante sottolineare, facendo una riflessione più ampia su post aborto e psicologia, è che non è la scelta compiuta a rendere un evento trasformativo, ma la riflessione che può accompagnarla o seguirla.

ho superato il dolore dell aborto
Anna Alexes - Pexels

La terapia come mezzo per risignificare l’esperienza

Andare dallo psicologo per affrontare un aborto diventa importante, perché consente di dare spazio:

  • all’elaborazione del lutto eventuale
  • al risignificare il dolore per l’evento
  • agli eventuali ricordi traumatici connessi all’intervento o al trattamento medico e farmacologico
  • alla narrazione della propria esperienza.

La letteratura suggerisce che dopo un’interruzione volontaria della gravidanza non si presentano conseguenze psicologiche o psichiatriche gravi né a breve né a lungo termine e che, laddove si manifestino problematiche psicologiche consistenti, l’IVG rappresenta uno dei fattori di rischio all’interno di quadri spesso molto più complessi e che meritano ascolto e comprensione.

Psicologo e psicoterapeuta possono dare un sostegno psicologico per trattare, affrontare e gestire i sintomi psicologici post aborto e l’impatto psicologico che può avere sulla donna (come abbiamo visto, può portare a depressione post aborto e far vivere un forte blocco psicologico), ma anche le eventuali patologie psicologiche che possono svilupparsi dopo l’aborto.

La psicologia post aborto

Come abbiamo visto, il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza si compone di differenti letture. Alcune di queste scaturiscono da domande immediate come:

  • come si supera un aborto volontario?
  • cosa ci raccontano le esperienze di donne che hanno scelto l’aborto volontario?
  • come affrontare psicologicamente un aborto?
  • è possibile gestire le conseguenze dell’IVG a livello psicologico? 

Il supporto psicologico (anche quello di uno psicoterapeuta online) per l’aborto volontario è una scelta di consapevolezza e amore per se stesse. Affrontare un evento così impattante sulla propria sfera psicologica con l’aiuto di un professionista consente di entrare in un ambiente non giudicante, in cui la persona può ricevere sostegno con empatia e competenza e può risignificare l’esperienza vissuta.

Uno psicologo può supportarti nei momenti difficili

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Libri sull'aborto volontario e sul suo impatto psicologico

Che sia spontaneo o volontario, l’aborto è un evento che assume un significato unico per ogni donna che lo vive. Oltre alla letteratura scientifica specialistica, sono numerosi i testi per approfondire il tema. Eccone alcuni:

Una piccola goccia di ascolto e comprensione si può anche trovare nel brano di Amanda Palmer Voicemail for Jill, che affronta il tema dell’aborto volontario mettendo in luce come necessità non significhi facilità.

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