Crescita personale

Il concetto di inconscio

Il concetto di inconscio
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Redazione
Unobravo
Pubblicato il
9.3.2022

In questo articolo vorrei portarvi alla scoperta del tema che ha dato avvio alla nascita della psicoanalisi, ovvero l’inconscio: il nostro breve ma (spero!) interessante viaggio toccherà il suo fondatore, Sigmund Freud, nonché altri filosofi, analisti e terapeuti che, prima e dopo di lui, hanno indagato l’inconscio umano.

Cos’è l’inconscio?

Per spiegare il significato di “inconscio”, partiamo dall’etimologia: il termine deriva dal latino inconscius, ovvero “ciò che è al di fuori della coscienza, inconsapevole”. In psicologia la parola inconscio denota più o meno la stessa cosa ovvero un “desiderio o comportamento non avvertito dalla coscienza, involontario”.

Breve storia dell’inconscio

L’inconscio prima di Freud

I poeti e i filosofi prima di me hanno scoperto l’inconscio; quello che ho scoperto io è stato un metodo scientifico con il quale studiarlo”. Sigmund Freud

Illustri personalità hanno influenzato Freud sull’argomento. Ne citiamo alcune:

  • Leibniz nel 1600 è il primo filosofo a introdurre il concetto di pensieri inconsci parlando di pensiero inconsapevole, cioè di percezioni che possono produrre “reali cambiamenti nell’animo umano”;
  • Schelling, filosofo dell’Idealismo tedesco, ipotizza che il cervello inconscio è una via per cogliere l’Assoluto: solo l’Arte, attività creatrice che connette lo Spirito (coscienza) e la Natura (inconscio) è in grado di cogliere completamente il senso dell’Assoluto;
  • Per Schopenhauer la mente inconscia, ovvero quel “impulso misterioso e oscuro”, è la vera causa del comportamento umano. Ogni nostra azione, anche la più etica, è frutto di una volontà cosmica irrazionale di cui noi individui siamo solo meri esecutori;
  • Nietzsche: per capire come Nietzsche intende il pensiero inconscio basta questa citazione dello straordinario intellettuale tedesco: “Gli uomini sono sconosciuti a se stessi e vivono tutti insieme in una nebbia di opinioni impersonali e semi personali". La ragione e l’intelletto sono da lui considerati semplici strumenti alla mercé degli istinti inconsci. 

L’inconscio per Freud 

Ma cos'è l’inconscio per Freud? Sigmund Freud (1856-1939), neurologo e psichiatra viennese, mise l’inconscio al centro del suo interesse clinico e, partendo dagli studi sull’isteria (insieme ai suoi colleghi Charcot e Breuer), diede vita alla rivoluzionaria talking cure, ovvero la terapia della parola, che portò alla nascita della psicoanalisi.

L’isteria generava veri e propri sintomi psicosomatici nelle pazienti, in gran parte donne, quali ad esempio semiparalisi o cecità temporanea, senza un riscontro organico all’esame medico.

Freud ipotizzò che l’origine dei sintomi fosse da ricercare nei ricordi traumatici inconsci troppo disturbanti e perciò inaccettabili per la coscienza: questi ricordi, sotto forma di impulsi e desideri, premevano per uscire, generando così un conflitto nelle pazienti tra coscienza e inconscio. 

Nelle sedute di analisi, Freud permetteva ai pazienti di far emergere l’inconscio, utilizzando tecniche come libere associazioni, interpretazione dei sogni e transfert del paziente (ovvero il “trasporto emotivo” che il paziente vive in seduta nei confronti dell’analista e che si ipotizzava fosse una ripetizione dei modelli relazionali del paziente con le sue figure genitoriali). 

Il concetto di inconscio dopo Freud

Dopo Freud e l’invenzione della psicoanalisi molti altri illustri psicoterapeuti hanno rielaborato il concetto dell’inconscio freudiano: per brevità menzioniamo su tutti Jung e Lacan

Carl Gustav Jung, per molti l’erede del padre della psicoanalisi, ha integrato la definizione di Freud, attraverso la nozione di inconscio collettivo. 

Secondo Jung, oltre al nostro inconscio individuale esiste infatti un inconscio collettivo costituito da strutture innate, gli archetipi, che sono universali, cioè identici per tutti in tutte le culture. Gli archetipi ci permettono di rispondere alle grandi angosce e ad eventi di particolare impatto nelle nostre vite (come ad esempio nascita, morte, amore, rapporti con il Padre e con la Madre), aiutandoci a elaborarli.  

Jacques Lacan, enigmatico e straordinario psicanalista francese, ha definito l’inconscio come un linguaggio, che va interpretato e decodificato. Citando le sue parole: 

L’inconscio è il capitolo censurato della storia del soggetto

Su Lacan non basterebbero centinaia di articoli, tanto è complesso il suo pensiero, ma è doverosa un’ultima, provocatoria citazione: 

Un soggetto normale è colui che si mette nella posizione di non prendere sul serio gran parte del proprio discorso interiore”. 

Come funziona l’inconscio e come comunica

Il funzionamento dell’inconscio è diverso da quello delle altre istanze della nostra psiche. Nel territorio dell’inconscio, ad esempio, non valgono i principi della logica, come quello di non contraddizione, né il concetto di tempo.

Ma come comunica l’inconscio? La parte inconscia del cervello comunica in molteplici modi, quali ad esempio il corpo, i comportamenti, la voce, la scrittura, il modo di gesticolare, gli atti mancati, le dimenticanze, i lapsus e i sogni.  

E se le modalità attraverso cui si manifesta sono variegate, anche i contenuti che tali espressioni veicolano sono potenzialmente infiniti, in quanto somma di significati nascosti, desideri profondi ed emozioni represse.

Jean-Christophe André - Pexels

Differenza tra inconscio, subconscio e preconscio

In una prima fase Freud utilizza la metafora dell’iceberg per parlare di conscio, inconscio e preconscio come fossero tre diverse “zone” della mente. Secondo Freud, è la rimozione che le tiene separate. Il concetto di inconscio quindi coincideva con quello di “rimosso”.

L’inconscio secondo Freud è la parte più profonda e irrazionale della nostra psiche, in cui vengono depositati tutti i ricordi rimossi dalla nostra coscienza e, naturalmente, le pulsioni. Freud definì la pulsione come “il rappresentante psichico degli stimoli che traggono origine dall’interno del corpo” (La rimozione,1915: Vol. 8: 36-48)

Le pulsioni inconsce possono riaffiorare attraverso sintomi che la persona non riesce a spiegarsi (come ansia e dolori psicosomatici), o in modo meno grave tornare alla coscienza nei sogni, nei lapsus e nei modi già precedentemente citati. 

Il preconscio è quella zona inconsapevole della nostra mente i cui ricordi possono riaffiorare solo se stimolati, come accade quando non ricordiamo il nome di un conoscente che non vediamo da anni.  

Subconscio” è un termine utilizzato per la prima volta da Janet, uno psichiatra che ispirò Freud nel suo lavoro clinico e significa tutto ciò che è al di sotto del livello di coscienza. Ecco perchè spesso si fa confusione tra inconscio e subconscio, pensando che siano la stessa cosa.

È bene ricordare che Freud proporrà un’altra celebre descrizione della nostra psiche caratterizzata da tre nuovi “luoghi”: Io, Es e Super-Io. In questa nuova formulazione della sua teoria l’inconscio cessa di essere un luogo psichico e diventa una “qualità” del funzionamento della nostra mente.

L’inconscio cognitivo

L’inconscio cognitivo è un concetto introdotto dalle neuroscienze tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso. Ispirato da studi sul potere di persuasione che era esercitato da alcuni messaggi pubblicitari, questo concetto si riferisce alla nostra memoria implicita, ovvero a quella parte di ricordi che influenzano in modo inconsapevole i nostri pensieri e comportamenti. 

Un esempio può esserci offerto da quelle attività che mettiamo in atto per automatismo, quali ad esempio guidare, afferrare una palla, andare in bicicletta, e che possiamo svolgere anche mentre siamo impegnati a pensare ad altro o nel bel mezzo di una conversazione.   

Cosa succede quando l’inconscio “prende il sopravvento”?

Ascoltare l’inconscio non è sempre facile. La mente inconscia può condizionarci nella nostra vita relazionale, impedendoci ad esempio di creare legami significativi con gli altri. Ne è un esempio il così detto “complesso della madre morta” di cui parlava lo psicoanalista André Green, secondo cui la depressione materna nei primi mesi di vita del bambino produce un’esperienza simile al lutto, una ferita narcisistica che permane a livello inconscio anche in età adulta. 

Per capire l’inconscio, può essere utile quindi guardare alla nostra quotidianità. Mania del controllo, tristezza, frustrazione, sentimento di rabbia, insonnia, cali e aumenti ponderali, attacchi di panico o attacchi di ansia apparentemente non correlati alla situazione che stiamo vivendo possono essere delle spie che ci segnalano una lotta tra conscio e inconscio. In questi casi può essere utile rivolgersi ad un terapeuta, che possa aiutarci a scoprire cosa sta accadendo. 

Los Muertos Crew - Pexels

La psicologia dell’inconscio: come capire i comportamenti inconsci attraverso la psicoterapia

Per meglio comprendere la mente conscia e inconscia, la psicologia può esserci d’aiuto. 

Conoscere l’inconscio e cogliere il significato di ciò che sta comunicando è uno degli obiettivi primari della psicoterapia, che nel cercare di rispondere al perché un sintomo si manifesti e perché lo faccia secondo quelle specifiche modalità, può ricondurre (tra le altre cose) all’io inconscio la causa di quelle manifestazioni

Il rapporto tra la nostra parte inconscia e gli altri aspetti della nostra vita, come ad esempio le relazioni familiari, i traumi non elaborati e, più in generale, i meccanismi di difesa (come la sublimazione) che attuiamo senza conoscere esattamente il motivo per cui lo facciamo possono essere tematiche da analizzare attraverso un percorso terapeutico

Grazie all’aiuto di uno psicologo online Unobravo è possibile esplorare il proprio subconscio e l’inconscio in un contesto protetto, accogliente e mai giudicante, in cui poter esaminare nuove soluzioni e cambiamenti che permettano un più efficace e creativo adattamento alla realtà. Per trovare il tuo terapeuta Unobravo puoi compilare il questionario e fare il primo colloquio conoscitivo gratuito. Se hai ancora qualche indecisione, leggi le recensioni sulla nostra pagina Trustpilot oppure dai uno sguardo alle opinioni su Unobravo dei nostri pazienti sul nostro sito web!

Libri sull’inconscio

Ecco, per concludere, 5 libri adatti anche ai non addetti ai lavori e che consiglio a chi fosse interessato ad approfondire la tematica:

- “L’uomo senza inconscio”, di Massimo Recalcati;

- I segreti del subconscio”, di Luciano Rizzo;

- “Breve storia dell’inconscio”, di Frank Tallis;

- “Il problema dell'inconscio nella psicologia moderna”, di Carl Gustav Jung;

- “Le chiavi dell'inconscio”, di Renate Jost de Moraes.


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