Gravidanza e maternità
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Violenza ostetrica: se la nascita diventa abuso in sala parto

Violenza ostetrica: se la nascita diventa abuso in sala parto
Pubblicato il
8.5.2023

La gravidanza, il parto e il periodo postnatale sono eventi unici per la donna, che si trova a sperimentare su di sé cambiamenti fisici e psicologici di grande intensità. Non deve stupire quindi che, dal periodo di gestazione a quello che segue il parto, il mondo interno della donna possa essere ricco di emozioni contrastanti.

Ma cosa succede quando, durante il parto o subito dopo, si verificano comportamenti abusanti, lesivi e irrispettosi? Quando si parla di violenza ostetrica? Ne discutiamo con Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo.

“La nascita - ci dice Valeria Fiorenza Perris - è un evento con forti implicazioni emozionali, psicologiche e affettive sulla madre e sul bambino. È essenziale che, per ogni parto, sia garantito un livello appropriato di assistenza ostetrica e cure attente ai bisogni fisici e psichici della mamma e del suo neonato. 

Dare alla luce un figlio è un’esperienza unica e intensa. Proprio per questo, a nessuna madre dovrebbe essere negato il diritto di vivere un momento tanto importante secondo il proprio modo di essere e di sentire.”

violenza ginecologica
Mart Production - Pexels

Che cos’è la violenza ostetrica

Cosa si intende per violenza ostetrica e che cos’è la violenza ginecologica? 

La violenza ostetrica è quell’insieme di pratiche mediche ostetrico-ginecologiche agite dai professionisti sanitari che, non essendo clinicamente necessarie, assumono la forma di abuso (medico e psicologico).

La ONG Save the Children afferma infatti che la violenza ginecologica “si declina su tutto l’arco della vita femminile, assume una rilevanza particolare, per intensità e durata, in quello che viene comunemente definito percorso nascita e che riguarda quindi le fasi di gravidanza, parto e puerperio.”

La Risoluzione n. 2306/2019, approvata nel 2019 dal Consiglio d’Europa, iscrive le violenze ostetriche tra gli atti di violenza di genere (che abbiamo approfondito in un'intervista a Valeria Fiorenza Perris sulla violenza sulle donne) definendole “una forma di violenza rimasta nascosta per troppo tempo e ancora troppo spesso ignorata. Nell’intimità di un consulto medico o di un parto, alcune donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali. 

Si tratta di atti inidonei o non autorizzati, come episiotomie o palpazioni vaginali praticate senza consenso, pressioni sul fondo uterino oppure mancato ricorso all’anestesia per interventi dolorosi. Sono anche stati registrati comportamenti sessisti durante le visite mediche.”

Sul tema della violenza ostetrica anche l’OMS si è espressa attraverso la dichiarazione La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere in cui afferma:

“Abuso, negligenza o mancanza di rispetto durante il parto possono condurre alla violazione dei fondamentali diritti umani della donna [...] In particolare, le gestanti hanno il diritto a pari dignità, ad essere libere nel cercare, ricevere e rilasciare informazioni, ad essere libere dalla discriminazione, e ad usufruire del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale, inclusa la salute sessuale e riproduttiva.”

Quando il parto diventa violenza?

Secondo le numerose storie ed esperienze raccolte da un’indagine Doxa commissionata dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia), la violenza ostetrica in italia è stata subita dal 21% di madri su un campione di 1 milione di donne in 14 anni.

Ciò va aggiunto a ulteriori dati sulla violenza ostetrica che vedono il 41% di donne per cui  “l’assistenza al parto è stata per certi aspetti lesiva della propria dignità e integrità psicofisica". In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà (54%) delle mamme intervistate.”

In ultimo, l’indagine ha indagato anche la questione del consenso informato, che il 61% delle donne che hanno subito un’episiotomia dichiara di non aver mai firmato.  

L’abuso in sala parto

Leggendo le diverse testimonianze sulla violenza ostetrica si evince, come specificato anche nel documento dell’OMS citato in precedenza, che si tratta di un fenomeno rispetto al quale “le donne sono estremamente vulnerabili in particolare durante il parto”.

L’abuso in sala parto può comprendere diverse pratiche. Tra gli esempi di violenza ostetrica possiamo citare:

  • effettuare interventi senza anestesia
  • la pratica dell’episiotomia (un’incisione praticata nella fase finale del parto utile a facilitare il passaggio del feto e che richiede punti di sutura)
  • la manovra di Kristeller (pratica sconsigliata dall’OMS eseguita in fase di contrazione, che consiste nell’applicazione di una pressione manuale sul fondo dell’utero per favorire l’espulsione della testa del feto).

Violenza ostetrica: le possibili conseguenze psicologiche

Alla luce di quanto detto fino a ora, il sostegno della psicologia in gravidanza può essere di fondamentale importanza nei casi di violenze ostetriche o in tutti i casi in cui la donna ne avverta il bisogno.

Tra i possibili problemi che una donna può dover affrontare in gravidanza c’è, per esempio, la tocofobia o paura del parto, che si può manifestare sia come conseguenza della violenza ostetrica, ma anche:

“La violenza ostetrica - dichiara Valeria Fiorenza Perris - espone le donne a molteplici fattori di rischio. Infatti, un parto difficoltoso o cruento può avere moltissime conseguenze sulla salute psicofisica della madre, con ripercussioni anche sul benessere del bambino. 

Aver subito violenza in un momento tanto unico, delicato e carico di aspettative può aumentare esponenzialmente le possibilità di sviluppare una depressione post partum o portare all’insorgenza di un disturbo post traumatico da stress. Per questo motivo molto importante è lo screening: compilare un test sulla depressione post partum nelle settimane successive al parto può consentire di individuare in maniera tempestiva eventuali sintomi prima che si cronicizzino.

Potrebbero, inoltre, verificarsi manifestazioni di ansia e panico o condotte disfunzionali. Il trauma può anche aggravare condizioni preesistenti o agire da fattore scatenante di disturbi quali anoressia, bipolarismo, disturbo ossessivo-compulsivo e abuso di sostanze. 

È, inoltre, molto comune che le donne vittime di episodi di violenza ostetrica maturino sentimenti di rabbia, svalutazione e autocolpevolizzazione per aver subito impotenti e non essere riuscite a tutelare i propri diritti e quelli del loro bambino. 

Nei casi più gravi, l’instabilità psichica ed emotiva causata dal trauma, potrebbe persino inficiare le capacità della donna di prendersi cura del neonato e compromettere la creazione di una relazione empatica tra madre e figlio. 

Infine, non è raro che nelle donne possa svilupparsi un senso di rifiuto verso la maternità al punto da portare alcune di loro a negarsi la possibilità di avere altri figli. Tutelare le madri significa, quindi, tutelare le nuove generazioni e il nostro futuro.”.

conseguenze psicologiche della violenza ostetrica
Amina Filkins - Pexels

Leggi contro la violenza ostetrica

Sebbene l’OMS affermi che “È necessario un maggiore supporto da parte dei governi e dai loro partner per lo sviluppo nel realizzare ulteriori ricerche volte a definire e misurare la mancanza di rispetto e l’abuso nelle strutture ospedaliere private e pubbliche in tutto il mondo”, in Italia non esiste una legge che tuteli le donne dalla violenza ostetrica, presenti invece in:

Riguardo il nostro Paese, nel 2016 il deputato A. Zaccagnini ha depositato una proposta di legge con l’obiettivo, tra gli altri, di:

  • “promuovere il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità personale della partoriente e del neonato
  • promuovere un’appropriata assistenza alla nascita assicurando la tutela dei diritti fondamentali della partoriente e del neonato, in quanto presupposti necessari per la salvaguardia della salute materno-neonatale
  • individuare i livelli dell’assistenza ospedaliera che devono essere garantiti alla madre e al bambino
  • promuovere un’assistenza ostetrica appropriata al parto fisiologico e al puerperio”.

Alla proposta di legge è seguita l’iniziativa #Bastatacere: le mamme hanno voce che ha dato il via, tra le altre cose, all’indagine LOVE-THEM (Listening to Obstetric Violence Experiences THrough Enunciations and Measurement), ha raccolto numerose testimonianze di violenza ostetrica subita dalle donne italiane ed è confluita nel lavoro di sensibilizzazione di OVOItalia.

Come tutelarsi in caso di violenze ostetriche

Come denunciare una violenza ostetrica o un abuso subito in fase di pre- parto, parto e post parto? Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e clinical Director di Unobravo non ha dubbi:

" Il primo passo per eliminare questa forma di violenza è far sì che le donne acquisiscano maggiore consapevolezza dei propri diritti e che siano messe nelle condizioni di riconoscere i campanelli d’allarme di questo fenomeno e, soprattutto, non abbiano timore di far sentire la propria voce e denunciare, qualora necessario.”.

La denuncia per violenza ostetrica può essere effettuata rivolgendosi innanzitutto alla direzione dell’ospedale e, se si intende procedere per vie penali, alle forze dell’ordine. 

Dopo la tragica morte del bimbo avvenuta a Roma nel gennaio 2023 e di cui abbiamo parlato con Valeria Fiorenza Perris in un articolo dedicato, è stata lanciata una petizione per dire stop alla violenza ostetrica promossa da MamaChat.

psicologo per mamme in gravidanza
Pavel Danilyuk - Pexels

Consigli per una maternità consapevole

 Sebbene gli episodi di violenza ostetrica siano purtroppo ancora frequenti, è possibile compiere una serie di azioni a tutela del proprio benessere psicofisico. 

“Diventare madri- ci dice Valeria Fiorenza Perris-  è un’esperienza unica e straordinaria. Insieme alla gioia, possono però emergere anche incertezze, dubbi e paure. Per vivere al meglio la maternità è importante, per prima cosa, informarsi e prepararsi adeguatamente

In questo senso, i corsi preparto costituiscono una risorsa preziosissima. È, inoltre, fondamentale che ciascuna neomamma possa contare su una solida rete di sostegno, costituita da partner e familiari, ma anche dal personale sanitario coinvolto nel percorso nascita, quali ginecologi, ostetriche, consulenti dell’allattamento e pediatri. 

Tutte queste figure che orbitano attorno alla neomamma hanno il compito non solo di aiutarla nella gestione dei propri bisogni fisici e di quelli del bambino, ma anche di accoglierla, ascoltarla e comprenderla

Per poter vivere con più consapevolezza  la maternità e i cambiamenti fisici ed emotivi a essa connessi, può risultare molto utile rivolgersi a un professionista della salute mentale perinatale. Oltre ad accompagnare la madre dalla gravidanza fino ai primi mesi di vita del bambino, il terapeuta può rivestire un ruolo cruciale in casi di violenza ostetrica

Sapere di non essere sola e di poter contare sul supporto di un esperto, può aiutare la neomamma a elaborare l’esperienza e gli eventuali traumi e riuscire, così, ad abbracciare e a vivere appieno, con gioia e consapevolezza quel viaggio meraviglioso che è la maternità.”.

Per promuovere e tutelare il benessere di mamma e bambino durante tutto il percorso nascita si può svolgere anche un percorso di psicoterapia online, che potrà sostenere sia la donna che la famiglia attraverso questa esperienza unica e delicatissima.

Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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