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La violenza psicologica sulle donne intervista a Valeria Fiorenza Perris

La violenza psicologica sulle donne intervista a Valeria Fiorenza Perris
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.1.2026
La violenza psicologica sulle donne intervista a Valeria Fiorenza Perris
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In occasione della celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, abbiamo intervistato Valeria Fiorenza Perris, Supervisore clinico di Unobravo e psicoterapeuta.

Cos’è la violenza psicologica

L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) definisce la violenza psicologica come

“Qualsiasi atto o comportamento che arreca danno psicologico al partner o ex partner. La violenza psicologica può assumere la forma, tra l'altro, di coercizione, diffamazione, un insulto verbale o una molestia.”

Tra gli atti di violenza di genere, secondo il Consiglio d’Europa, rientra anche una forma di violenza che può verificarsi nel periodo perinatale: la violenza ostetrica.

Secondo i dati Istat sulle chiamate al numero antiviolenza 1522, “considerando tutte le forme di violenza subite, quella psicologica è la più frequente.” Insieme a Valeria Fiorenza Perris risponderemo ad alcuni interrogativi sulla violenza psicologica sulle donne e cercheremo di capire come la psicologia (anche online) può essere d’aiuto.

Ci sono dei segnali per capire se una donna sta subendo violenza psicologica?

“Cogliere i segnali può essere complesso: chi è vittima di violenza domestica, per esempio, spesso cerca di nasconderlo all’esterno. Anzi, un segnale potrebbe proprio essere la tendenza ad isolarsi, ad evitare situazioni sociali che potrebbero dar luogo a successive liti con il partner.

L’isolamento rappresenta uno dei fattori di rischio più pericolosi, in quanto priva chi subisce violenza della possibilità di confrontarsi con persone care e, soprattutto, di percepire l’appoggio e il sostegno di una rete di supporto. Durante la pandemia da SARS-CoV-2 (2020–2021), le misure di isolamento e distanziamento sociale avevano aggravato il rischio di violenze psicologiche e fisiche da parte dei partner, con effetti che ancora oggi si riscontrano nelle esperienze di molte donne (Longo et al., 2021) .

È proprio il senso di solitudine che, spesso, cristallizza situazioni di abuso fisico e psicologico, poiché chi lo subisce sente di non avere altra scelta.

violenza psicologica sulla donna segnali
Hadi Slash - Pexels

Quali sono i tipi di violenza psicologica più diffusi?

“La violenza psicologica è spesso meno visibile di quella fisica ma ugualmente nociva e pericolosa. Può includere minacce, svalutazioni, insulti. Chi agisce violenza psicologica tende spesso a isolare il partner dai propri affetti o a limitarne la libertà personale, rafforzando così il controllo e la dipendenza emotiva.

Tutti comportamenti volti ad innescare dinamiche di controllo e ad affermare il proprio potere sull’altro.”

Dati epidemiologici sulla violenza psicologica contro le donne in Italia

La violenza psicologica rappresenta una delle forme più diffuse di abuso contro le donne in Italia. Secondo i dati ISTAT più recenti (2024), nei primi due trimestri dell’anno il 37,9% e il 36,7% delle vittime che hanno contattato il numero antiviolenza 1522 (e quindi non sull’intera popolazione femminile italiana) hanno riferito di aver subito violenza psicologica, rendendola ancora la tipologia più frequente tra le forme di abuso segnalate (ISTAT, 2024)

Analizzando la distribuzione per età, i dati del 2024 confermano che le donne tra i 25 e i 44 anni restano le più esposte, seguite dalla fascia 45–54 anni. La violenza psicologica attraversa ogni livello di istruzione e condizione civile, ma continua a essere più frequente tra le donne separate o divorziate e tra quelle con minore autonomia economica.

Anche la distribuzione geografica resta pressoché stabile: le regioni del Sud e delle Isole continuano a registrare percentuali leggermente superiori rispetto al Centro-Nord, ma la violenza psicologica emerge come fenomeno diffuso in tutto il territorio nazionale (tavole ISTAT 1522, IV trim. 2024). Questi dati sottolineano l'importanza di un'azione di prevenzione e supporto capillare, che tenga conto delle specificità dei diversi contesti sociali e culturali.

Differenze tra violenza psicologica, fisica e sessuale

Comprendere le differenze tra le varie forme di violenza di genere può essere fondamentale per riconoscere e affrontare la violenza psicologica sulle donne.

  • Violenza psicologica: si manifesta attraverso comportamenti come umiliazioni, minacce, isolamento, controllo e manipolazione emotiva. Questi atti non lasciano segni visibili sul corpo, ma possono avere un impatto significativo e duraturo sulla salute mentale e sull'autostima della persona che li subisce.
  • Violenza fisica: include qualsiasi atto che provochi danni fisici, come percosse, spintoni, schiaffi o lesioni. È spesso più facilmente riconoscibile grazie ai segni visibili, ma può essere accompagnata da violenza psicologica.
  • Violenza sessuale: comprende qualsiasi atto sessuale imposto attraverso la forza, la minaccia o la coercizione, in assenza del consenso della persona coinvolta. Questa forma di violenza può essere accompagnata anche da violenza psicologica, utilizzata per intimidire o manipolare la vittima. Contrariamente a quanto spesso si crede, la maggior parte delle violenze sessuali non è commessa da sconosciuti. Dati storici ISTAT (indagine 2006) indicavano percentuali molto elevate di autori partner o ex partner; per un inquadramento aggiornato e metodologicamente omogeneo rimandiamo ai report ISTAT più recenti .

La violenza psicologica, pur essendo meno visibile, può precedere, accompagnare o seguire altre forme di abuso, rendendo ancora più complesso il percorso di riconoscimento e uscita dalla situazione di violenza.

Cos’è il ciclo della violenza e quali sono i fattori di rischio?

“La psicologa Lenore Walker ha individuato tre fasi del ciclo della violenza che si ripetono con ritmi variabili.

Nella prima fase, detta crescita della tensione, chi è vittima di violenza cerca di limitare il proprio comportamento per non innescare l’escalation. Crede di poter gestire la situazione evitando lo scontro.

La seconda fase è l’esplosione della violenza vera e propria. Durante l’aggressione la paura prende il sopravvento e la vittima può sentirsi completamente impotente e disorientata.

La terza fase è quella del pentimento, della riconciliazione e della calma. È la fase subito successiva, in cui chi ha agito violenza si dice pentito, si scusa, promette che le cose cambieranno e tenta di attribuire la causa di quanto accaduto a fattori esterni, di fatto deresponsabilizzandosi.

È una fase delicata in cui la vittima può sviluppare sensi di colpa ma, soprattutto, si illude che tutto sia tornato alla normalità e che quella sia stata davvero l’ultima volta.”

Spesso serve tempo per comprendere che ci si trova al centro di una dinamica che si ripete, di uno schema che va interrotto entro una cornice di sicurezza e di supporto emotivo e fattivo.

violenza sulla donna
Anete Lusina - Pexels

Possiamo tracciare un profilo psicologico di chi perpetra violenza sulla donna?

“Partiamo dal presupposto che ognuno ha la sua storia, unica e irripetibile. Questo è vero tanto per le vittime di violenza quanto per chi la perpetra. Alcuni comportamenti aggressivi e di controllo possono essere associati a tratti di personalità disfunzionali, ma non sempre indicano la presenza di un disturbo psicopatologico. In molti casi non si tratta di patologie psichiatriche, ma di modelli relazionali appresi e sostenuti da credenze disfunzionali sul potere e sul genere. Per questo i programmi psicoeducativi per uomini autori di violenza sono strumenti fondamentali di prevenzione. La violenza è un comportamento appreso, sostenuto da fattori culturali e relazionali oltre che individuali.

Quello che credo è che gli stereotipi legati al maschile, la tendenza a privilegiare l’idea che un uomo per essere riconosciuto come tale debba essere forte, aggressivo, dominante, pronto a imporre se stesso e il proprio potere mettendo da parte ogni fragilità, empatia, paura, siano il vero nemico da sconfiggere.”

Quello che serve è un cambiamento culturale profondo che liberi gli uomini da questi retaggi, causa di sofferenza per tutti.

Come può essere d’aiuto la psicologia sia per l’aggressore che per la vittima?

“Un percorso psicologico ci consente di rielaborare la propria storia, comprendere i propri bisogni e timori e migliorare la consapevolezza delle dinamiche relazionali che causano sofferenza.

Far luce su noi stessi ci permetterà di capire cosa vogliamo davvero per noi stessi, ci permetterà di sentirci più forti, di credere nelle nostre possibilità al punto di fare scelte che mai avremmo pensato di poter fare.”

Il potere trasformativo della terapia psicologica è la vera rivoluzione, di cui noi siamo protagonisti.

Cosa può fare una donna vittima di violenza psicologica?

“La cosa più importante è mantenere un contatto con il mondo esterno: il peggior alleato della violenza è la solitudine.

In secondo luogo non dobbiamo temere di farci delle domande: spesso chi subisce violenza tende a nascondere il proprio dolore anche a se stessa, allontana i pensieri, la paura, l’angoscia. Quasi come se non pensandoci, il problema smettesse di esistere.

Farci le giuste domande significa metterci al centro, prestare attenzione a quello che proviamo.

Le nostre emozioni non devono farci paura, sono le nostre alleate migliori.

Sono il punto di partenza, il motore che ci spingerà ad aprirci, a raccontarci, a cercare un aiuto competente ed eventualmente a innescare cambiamento quando saremo pronte, non un attimo prima.”

Nel IV trimestre 2024, il 72,9% delle vittime che si rivolge al 1522 non denuncia alle autorità; tra i motivi prevalgono paura e timore delle reazioni (38,5%). Questo incremento riflette una maggiore consapevolezza e una crescente richiesta di aiuto

Come aiutare una donna vittima di violenza psicologica?

“Sospendendo ogni forma di giudizio, avendo cura della sua paura. Da fuori può essere facile analizzare le cose, cogliere il pericolo.

L’istinto di chi guarda dall’esterno è fornire aiuto immediato, è tentare di porre fine alla relazione violenta incoraggiando la vittima a sottrarsene quanto prima. Purtroppo spesso questo approccio risulta fallimentare e finisce per generare frustrazione nella persona che ha offerto il suo aiuto che, di frequente, la induce a sentirsi impotente e quindi ad allontanarsi.

Spesso le vittime di violenza hanno bisogno di tempo, sia per rendersi conto di quanto accade nella loro vita, sia per trovare il coraggio di agire. Proviamo ad esserci, dobbiamo essere lì, un punto fermo pronto ad intervenire al momento giusto.

Qualora dovessimo avere la sensazione che la situazione sia troppo complessa da gestire, possiamo contattare il numero Antiviolenza e stalking 1522 o le Forze dell’ordine, oppure rivolgerci a uno dei numerosi sportelli antiviolenza diffusi in tutto il territorio nazionale. Secondo i dati ISTAT del IV trimestre 2024, oltre la metà delle donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza (51,3%) dichiara di subire violenza da anni (ISTAT, 2024)

Spesso l’aiuto migliore è semplicemente indirizzare chi è in difficoltà dove potrà ricevere un sostegno competente.

Quali possono essere gli strumenti per lottare contro la violenza di genere?

“Serve un cambiamento culturale che incoraggi l’espressione emotiva e il rispetto dell’individualità dell’altro. Va incoraggiata l’idea che all’interno di una relazione di coppia è essenziale sostenersi a vicenda, supportare la crescita e l’espressione dell’altro al di là degli stereotipi.

La rigidità dei ruoli, la svalutazione, il controllo e il bisogno di imporre il proprio potere sull’altro compromettono la salute della relazione e il benessere psicologico di entrambi.

L’educazione sentimentale si costruisce con l’esempio. Ognuno di noi ha la responsabilità di impegnarsi in prima persona affinché possa verificarsi questa trasformazione, affinchè le relazioni siano un microcosmo entro il quale sentirsi al sicuro, liberi di essere sé stessi.”

Caratteristiche delle vittime di violenza psicologica: fattori di rischio

Non esiste un unico profilo di donna a rischio di violenza psicologica, ma alcune caratteristiche possono aumentare la vulnerabilità. “Secondo sintesi ISTAT recenti e letteratura internazionale, i principali fattori di vulnerabilità includono:

  • Età giovane-adulta: le donne tra i 18 e i 44 anni risultano più frequentemente vittime di violenza psicologica, probabilmente per la maggiore esposizione a relazioni di coppia e dinamiche familiari complesse.
  • Isolamento sociale: la mancanza di una rete di supporto familiare o amicale può rendere più difficile riconoscere e denunciare la violenza.
  • Dipendenza economica: la difficoltà ad avere autonomia finanziaria può ostacolare la possibilità di allontanarsi da una relazione abusante.
  • Precedenti di violenza: chi ha già subito abusi in passato, anche in età infantile, può essere più esposta a nuove forme di violenza psicologica.
  • Nazionalità straniera: le donne migranti possono incontrare maggiori ostacoli nell'accesso ai servizi di supporto, a causa di barriere linguistiche, culturali o legali.

Questi fattori non determinano in modo automatico la vittimizzazione, ma aiutano a comprendere quali situazioni richiedano una particolare attenzione e interventi mirati.

Conseguenze della violenza psicologica sulle donne

La violenza psicologica può avere effetti significativi e duraturi sulla salute mentale e fisica delle donne, e le sue conseguenze possono persistere per tutta la vita, colpendo anche i bambini sia come vittime dirette sia come testimoni della violenza domestica (Longo et al., 2021) . Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2021), le vittime di violenza psicologica presentano un rischio aumentato di sviluppare disturbi come la depressione, in cui la costante svalutazione e il senso di impotenza possono portare a sintomi depressivi anche gravi; disturbi d'ansia, poiché la paura e l'incertezza legate alla relazione abusante possono sfociare in ansia generalizzata, attacchi di panico o fobie; disturbi post-traumatici da stress (PTSD), dove la ripetuta esposizione a minacce, umiliazioni e controllo può generare sintomi tipici del trauma come flashback, ipervigilanza e difficoltà di concentrazione; e problemi psicosomatici, come mal di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia e dolori cronici, che sono frequenti tra le donne che subiscono violenza psicologica. Uno studio pubblicato su "The Lancet Psychiatry" ha evidenziato che le donne vittime di violenza psicologica possono avere una probabilità doppia di sviluppare sintomi depressivi rispetto a chi non ha subito abusi (Devries et al., 2013) 70006-3/fulltext">https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(13)70006-3/fulltext). Questi dati sottolineano l'importanza di riconoscere tempestivamente la violenza psicologica e di offrire un supporto psicologico adeguato.

Non sei sola: Unobravo è qui per offrirti supporto

Riconoscere la violenza psicologica è il primo passo per uscirne, ma non è necessario affrontare questo percorso da sola. Ogni storia è unica, così come lo sono le emozioni e le difficoltà che si vivono. Se senti il bisogno di parlare con qualcuno, di essere ascoltata senza giudizio e di ricevere un supporto professionale, la psicologia può offrirti strumenti utili per ritrovare forza e fiducia in te stessa. Unobravo ti mette a disposizione psicologi e psicoterapeuti pronti ad accompagnarti, online e in totale sicurezza, nel cammino verso il benessere e l’autonomia. Prenditi cura di te: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online. Può essere il primo passo verso il cambiamento che meriti.

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