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Lo stalking

Il termine “stalking” deriva dall’inglese stalk, termine tecnico utilizzato nella caccia, traducibile con “fare la posta, braccare, pedinare”. È questo, infatti, il comportamento tipico dello stalker nei confronti della propria vittima: prima la individua e poi piano piano la controlla, la osserva, assume comportamenti persecutori e mette in atto molestie sempre più assillanti.



La persecuzione attuata da uno stalker invade la dimensione pubblica e privata della vittima. Chi perpetra questo reato si fa trovare in luoghi abitualmente frequentati da questa, usa il telefono in maniera compulsiva e oggi, dato che molte tecnologie rendono raggiungibili le persone più facilmente, scrive sms o utilizza la posta elettronica e i social network.


Da un punto di vista giuridico

Lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento con l’articolo 612 bis del codice penale, che introduce una nuova fattispecie di reato, quello di “atti persecutori”. Il testo è il seguente:

 “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. (…)”


Lo stalker

La maggioranza dei comportamenti assillanti vengono messi in atto da:

  • partner o ex-partner di sesso maschile (in Italia il 70% degli stalker è uomo);
  • con un’età compresa tra i 18 ed i 25 anni (il 55% dei casi) quando la causa è di abbandono o di amore respinto.

 

L’età dei soggetti fa supporre una personalità non ancora ben strutturata e la possibilità che il soggetto, per la paura di essere abbandonato, magari a causa di esperienze infantili di separazioni avvenute, si lega ossessivamente a qualcuno.

 

Lo stalker quindi sviluppa disturbi relazionali legati ad eventi traumatici che si manifestano con un gran bisogno di affetto. È probabile, quindi, che esista e persista un modello di attaccamento insicuro per cui il soggetto non può fare a meno dell'altra persona, la quale diventa funzionale per la propria esistenza.

Anete Lusina - Pexels


Trattamento psicologico degli stalker

Perseguitare un altro individuo significa rinunciare a sé stessi e al proprio stile di vita: lo stalker riempie di attenzioni smisurate una persona, nonostante questa non le desideri affatto.


Elaborare con lo stalker i suoi comportamenti, cercando di capirne le origini attraverso le relazioni significative precedenti vissute all'interno del proprio contesto familiare, consente di spostare l'attenzione dalla vittima a disagi precedenti.


La vittima

La vittima, per difendersi dagli atti persecutori, mette in atto una serie di soluzioni disfunzionali, fra cui un comportamento ambivalente come paura/rifiuto-risposta. In alcuni momenti la vittima esasperata rifiuta le insistenze dello stalker. In altri momenti, per paura, accetterà di parlare con il suo molestatore per chiarire meglio la propria posizione.


Tutti questi atteggiamenti incrementano la ricerca di contatto da parte dello stalker: un comportamento ambivalente alimenta ancora di più l’illusione che prima o poi l’altro possa rispondere. Gli effetti collaterali della persecuzione fisica e psicologica si esprimono il più delle volte nella strutturazione di disturbi psicologici, quali: 

  • disturbi di ansia e di panico;
  • disturbi ossessivo-compulsivi;
  • comportamenti autolesivi;
  • disordini alimentari;
  • disturbo post-traumatico da stress.
MART PRODUCTION - Pexels


Trattamento psicologico delle vittime

Dal punto di vista della clinica è possibile intervenire mediante un intervento terapeutico di tipo analitico-relazionale, volto ad esplorare e analizzare i ruoli e le funzioni che la vittima ha assunto nella sua esperienza di vita in precedenza:

  • ricostruire il vissuto della vittima;
  • capire come si è posta nelle circostanze di vita;
  • capire se ha più subito o agito certi ruoli;
  • capire se le sue scelte sono state condizionate da persecutori.

Indagati e compresi questi aspetti, è importante che la paziente acquisisca un metodo comportamentale adeguato a far fronte alle molestie del suo persecutore. Occorre quindi indirizzarla rispetto a ciò che deve e ciò che non deve fare.


Lo stalking è un reato e non bisogna temere di denunciare. Nel caso vi riconosciate come vittima di stalking potete consultare il sito www.1522.eu

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