Con il termine catcalling si fa riferimento all’insieme di comportamenti sessisti che alcuni uomini mettono in atto nei confronti di donne che non conoscono e che incontrano per la strada, al parco o in qualsiasi luogo della vita quotidiana.
In questo approfondimento scopriremo come riconoscere il catcalling e quali possono essere le conseguenze psicologiche per chi lo subisce. È importante ricordare che, anche in Italia, le molestie non riguardano solo la strada: negli ultimi tre anni prima della rilevazione 2022–2023, fuori dal contesto lavorativo risultano vittime di molestie il 6,4% delle donne tra i 14 e i 70 anni e il 2,7% degli uomini, e poco più della metà degli episodi avviene tramite tecnologia (email, chat o social media) (Istat, 2024).
Che cos’è il catcalling
Fischi, suono del clacson, battute sull’abbigliamento, apprezzamenti , non solo sul suo aspetto ma anche sull'atteggiamento, schiamazzi, applausi o inseguimenti a piedi o con la macchina. Si tratta di vere e proprie molestie verbali che le donne subiscono in strada da parte di estranei e che prendono il nome di catcalling.
Il catcalling, conosciuto anche con la locuzione “molestie di strada”, è un fenomeno che molte donne di tutte le età possono sperimentare quando vengono molestate da uno sconosciuto che fa commenti sessualmente espliciti nei loro confronti e che si verifica in diversi tipi di contesto.
Catcalling: terminologia e significato
Il termine catcalling fa riferimento ai versi emessi per richiamare (call) l’attenzione dei gatti (cat). La traduzione letterale di catcalling è infatti “richiamo del gatto”.
L’Accademia della Crusca fa risalire l’origine del significato attuale di catcalling al 1956. Nel Settecento invece, il termine catcall si riferiva al fischio o ai suoni lamentosi che il pubblico era solito emettere a teatro per esprimere disapprovazione verso lo spettacolo o gli attori.
In italiano il concetto è reso dal termine “pappagallismo”, sinonimo dell’attuale catcalling. La Treccani identifica con questo termine il comportamento dei cosiddetti “pappagalli della strada”, che importunano, in maniera insistente e grossolana le donne che incontrano.
Complimenti o molestie verbali?
Molte persone associano i gesti dei catcaller ad espressioni di apprezzamento, come se fossero un complimento. C’è addirittura qualcuno che sostiene che si dovrebbe rispondere con un "grazie". Pur rientrando nella definizione di molestie di strada, si tende a non considerare il catcalling come un atto di violenza psicologica.
Differenza tra complimento e molestia
La differenza principale per capire il confine tra molestia e complimento è il contesto relazionale in cui ciò avviene:
- l’uomo e la donna in questione non si conoscono e non condividono alcun ambiente relazionale o lavorativo: tra le due persone non esiste alcun tipo di relazione;
- la donna non ha dato in alcun modo il proprio consenso al ricevere quel tipo di commenti, come avviene ad esempio nel corteggiamento, dove vi sono delle regole sociali, dei comportamenti e dei giochi relazionali condivisi.
Nel catcalling l’approccio è rivolto alla donna in quanto oggetto sessuale e non in quanto persona. Spesso il catcalling nasconde dinamiche di potere asimmetrico uomo-donna e può quindi risultare una manifestazione della violenza di genere e della mascolinità tossica.
Uno studio condotto su 348 studenti universitari ha rilevato che, tra gli uomini, la percezione di avere meno potere rispetto alle donne era associata a una maggiore probabilità di riferire di aver messo in atto molestie di strada (DelGreco et al., 2021). Inoltre, chi aveva messo in atto catcalling mostrava livelli più elevati di sessismo, aggressività e violenza e una maggiore tolleranza verso le molestie sessuali.
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Esempio di catcalling
Per comprendere meglio il fenomeno del catcalling prendiamo una classica scena di molestie verbali. Una donna di vent'anni sta camminando per strada e incrocia un gruppo di uomini sulla quarantina, che a turno commentano con "Ehi", "Mamma mia", "Dove stai andando tutta sola?" e così via.
Leggendo queste frasi notiamo, prima di tutto, che non si tratta necessariamente di un linguaggio volgare, sebbene spesso possa esserlo. Il punto è che commenti non richiesti da parte di persone sconosciute possono contribuire a creare una situazione scomoda, che molte ragazze considerano potenzialmente pericolosa e che può portarle a provare paura.
C'è chi trova esagerata questa reazione, ritenendo che non si possa più dire nulla perché ormai tutto è considerato una molestia, sebbene non sia così. La percezione della stessa frase cambia a seconda del contesto, di come la si dice, dove, quando, da chi. Una ragazza potrebbe rispondere con un sorriso o una battuta, oppure, come spesso accade, potrebbe accelerare il passo stringendo forte le chiavi, a seconda di come si sente in quella situazione.
Il catcalling è un reato?
In molti Paesi il catcalling è considerato un reato. Nel 2018 in Francia è stata approvata una legge sulle molestie verbali e contro il catcalling che prevede sanzioni in multe dai 90 ai 1500 euro, a seconda della gravità della molestia. Anche in altri Paesi, come il Perù e lo stato dell’Illinois, sono previste sanzioni.
In Italia il catcalling non è considerato reato e dunque non sono previste sanzioni per le molestie di strada. Tuttavia, il catcalling potrebbe essere inquadrato nella fattispecie di cui all'art. 660 del Codice Penale, che disciplina la contravvenzione di molestia o disturbo alle persone.
La norma punisce con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a €.516,00 chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno disturbo o molestia.
Ad ogni modo, in Italia l’assenza di normative specifiche contro questo tipo di condotta può amplificare la banalizzazione del problema, che andrebbe affrontato anche attraverso la prevenzione e l’educazione al rispetto già dai primi anni di scuola. Parlare con gli alunni di temi come il consenso sessuale, il rispetto dei limiti e dei confini di ciascuno può avere un importante valore educativo e preventivo.
I dati del catcalling in Italia
Nonostante ad oggi non esista una norma di legge che punisca il catcalling, nel nostro Paese sono sempre più numerose le donne che subiscono molestie verbali per strada.
L’ONG Hollaback!, in collaborazione con la Cornell University, ha condotto uno studio internazionale su larga scala su 16.600 donne provenienti da 22 Paesi e i risultati indicano che in media l’84% delle partecipanti ha vissuto la prima esperienza di catcalling prima dei 17 anni (Cornell University ILR School, 2015).
Tra i dati relativi all’Italia risulta che il 79% delle donne ha subito una molestia di strada prima dei 17 anni di età, e il 69% ha dichiarato di essere stata seguita da un uomo o un gruppo di uomini almeno una volta nella vita entro i 40 anni.
Le donne intervistate hanno dichiarato di:
- aver dovuto spesso cambiare percorso per andare a casa;
- evitare di socializzare oppure di uscire la notte;
- aver cambiato modo di vestire;
- percepire ansia, rabbia, paura e abbassamento dell’autostima.
Sono esperienze che molte donne, fin da ragazzine, fanno sulla propria pelle. Sono atteggiamenti che minano il sentimento di sicurezza e libertà e che possono far nascere, nelle donne di qualunque età, insicurezza, disagio, timore e senso di colpa.
Nell’ambito di questo studio la Hollaback! ha pubblicato un video su Youtube che mostra una ragazza che cammina per dieci ore in jeans e maglietta per le strade di New York con una telecamera nascosta. La videoregistrazione effettuata durante le dieci ore mostra oltre 100 casi di episodi di catcalling.
Il catcalling in ambito mediatico
Il catcalling è salito alla ribalta dopo un video su Instagram di Aurora Ramazzotti, che ha pubblicamente denunciato le molestie subite in strada mentre faceva jogging.
"Possibile che nel 2021 succeda ancora di frequente il fenomeno del catcalling? – dice Aurora Ramazzotti nelle sue stories Instagram, dopo una corsa al parco –. Sono l’unica che ne è vittima costantemente nonostante mi vesta da maschiaccio? Non appena mi metto una gonna o, come in questo caso, appena mi tolgo la giacca sportiva, perché sto correndo e fa caldo, devo subire fischi e commenti sessisti e altre schifezze. A me fa schifo. Se sei una persona che lo fa, sappi che fai schifo", conclude la figlia di Michelle Hunziker ed Eros Ramazzotti, lanciando un dibattito sui social.
Ad intervenire e far scattare la polemica anche lo youtuber romano Er Faina, che è entrato a gamba tesa in un argomento delicato con parole ad alto tasso di “politicamente scorretto”: "Ma cosa state a dì?! Se fischio per strada o dico ah bella è un complimento, voi invece lo chiamate catcalling… catcalling… che parolone”. Er Faina è stato sommerso di critiche, ha perso decine di migliaia di followers in poche ore e ha fatto una precipitosa marcia indietro chiedendo scusa “se ho urtato la sensibilità di qualcuno”.
Oltre a Er Faina, sono stati in tanti a criticare la denuncia di Aurora Ramazzotti. Chi parla pubblicamente di catcalling, infatti, è spesso oggetto di victim blaming. Si tratta di quel meccanismo che, davanti a un episodio di violenza (e in particolare di violenza di genere), porta le persone ad attribuire una certa colpa dell’accaduto alla vittima. E a pensare: “Se l’è cercata”. Arrivando così a scagionare, almeno in parte, il solo e unico responsabile del reato.
Gli stereotipi di genere, così come gli antichi retaggi culturali di stampo maschilista, spesso portano a puntare il dito contro la donna che da vittima passa per colpevole.
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Conseguenze psicologiche del catcalling
Le principali reazioni emotive delle donne che subiscono episodi di catcalling sono:
- paura
- ansia
- rabbia
- imbarazzo
- nervosismo
La principale strategia messa in atto dalle vittime di catcalling è l’evitamento: cambiare strada, evitare i mezzi di trasporto, evitare di uscire da sole la sera, evitare il contatto visivo o ignorare completamente il molestatore da strada. Un’altra conseguenza osservabile è il cambiare il proprio modo di vestire o il proprio atteggiamento, camminando ad esempio con lo sguardo basso.
In questi casi può emergere il fenomeno della vittimizzazione secondaria: la vittima può essere portata a pensare di essere lei stessa la responsabile della situazione spiacevole in cui si è ritrovata, provando sentimenti di colpa che dovrebbero appartenere al molestatore e non alla vittima.
Effetti a breve e a lungo termine: cosa può lasciare il catcalling
Il catcalling può attivare un senso di minaccia che, in alcuni casi, può cambiare il modo in cui una persona vive lo spazio pubblico. Nell’immediato, il corpo può entrare in una modalità di allerta (tachicardia, tensione, blocco), soprattutto quando l’episodio è imprevedibile e avviene con uno sconosciuto.
A breve termine sono frequenti:
- paura e ipervigilanza: si controllano vie di fuga, distanza, presenza di altre persone;
- rabbia e impotenza: si vorrebbe reagire ma si teme l’escalation;
- vergogna o colpa soprattutto se l’ambiente minimizza.
A lungo termine può consolidarsi:
- evitamento: cambiare percorsi, orari, mezzi, rinunciare ad attività;
- riduzione della libertà di movimento: la città diventa “a zone”, con luoghi percepiti come non sicuri;
- stress e ansia anticipatoria: uscire da soli può, in alcuni casi, attivare preoccupazione prima ancora che accada qualcosa.
Questi effetti sono coerenti con quanto descritto nella letteratura sullo street harassment, che evidenzia un impatto su benessere, sicurezza percepita e comportamenti di evitamento (Fairchild & Rudman, 2008; Macmillan, Nierobisz & Welsh, 2000).
Come agire quando si riceve una molestia verbale
Apprezzamenti pesanti e frasi sessiste, ma anche fischi, gesti volgari, colpi di clacson, rumore di baci, fari lampeggianti. Cosa fare in caso di molestie per strada? Ci sono una serie di strategie che ogni donna può mettere in campo per rispondere al catcalling.
1. Ignorare
La prima cosa da fare contro il catcalling, ma anche la più semplice, è ignorare il molestatore. Qualunque cosa tu stia facendo, una passeggiata o un po' di jogging al parco, continua. Interrompere o fermarsi può significare manifestare timore e mostrarsi debole.
2. Rispondere in maniera secca e decisa
Se il catcaller insiste, comincia a esagerare e si avvicina sempre di più ma non ha l'aria pericolosa, puoi cercare di rispondere. È una scelta coraggiosa, per molti versi, e può sortire ottimi effetti. Voltati, guardalo dritto negli occhi, lascia che intuisca il tuo fastidio ma non sprecare troppe parole. Ne bastano due o tre, qualcosa del tipo “Lasciami stare” o “Adesso basta”.
3. Telefonare
Infine, quando si tratta di catcalling, il telefono può essere un alleato prezioso. Serve per chiedere aiuto, certo, ma può anche essere usato per inibire il catcaller. Puoi fargli credere che il tuo interlocutore sia in procinto di raggiungerti (magari è davvero così), o semplicemente raccontare cosa ti sta accadendo.
Se l’episodio include inseguimento, blocco del passaggio o minacce, può essere importante allontanarsi e, se ti senti in pericolo, contattare le forze dell’ordine. Se decidi di segnalare, può aiutare annotare luogo, ora, descrizione della persona/veicolo e eventuali testimoni, perché questi dettagli possono essere più difficili da ricordare dopo.
Campagne ed iniziative contro il catcalling
Negli ultimi anni sono sorte molte iniziative contro il catcalling. Una di queste è il “Catcallsof”, seguito dal nome di una città: denunciare in strada ciò che accade in strada. È un progetto collettivo globale in cui i racconti di chi ha subito catcalling vengono scritti con gessetti colorati sui marciapiedi, nelle strade, fotografati e postati.
Tra le iniziative sui social è nata “Sono Solo Complimenti”. È un progetto il cui titolo è caratterizzato da un pungente sarcasmo che rimanda al pensiero comune della gran parte degli uomini, frutto della cultura patriarcale.
Catcalling: chiedere aiuto ad uno psicologo
Se sei stata vittima di catcalling e stai vivendo un momento di ansia e di paura, ti ricordiamo che puoi chiedere, in qualunque momento, il supporto di uno psicologo. Su Unobravo, puoi trovare numerosi professionisti che possono aiutarti a tornare a vivere liberamente, senza il blocco della paura che possa nuovamente ripresentarsi il problema.





