Nel linguaggio comune i termini "aggressività" e "violenza" vengono spesso utilizzati come sinonimi. In realtà, indicano fenomeni diversi: approfondendo il loro significato, possiamo scoprire che alcuni aspetti dell'aggressività possono persino essere positivi!
Sia per i bisogni fisiologici, come il cibo, sia per quelli relazionali, ognuno di noi seleziona dall'ambiente ciò che gli è utile e scarta ciò che non serve. Ad esempio, non tutte le critiche che riceviamo sono utili: riuscire a distinguerle può fare una grande differenza. Le critiche costruttive ci aiutano a crescere, mentre le altre no.
Cosa significa aggressività?
Partiamo dall'etimologia della parola aggressività: il latino ad-gredere significava originariamente "andare, camminare verso" qualcuno o qualcosa. Quindi, l'aggressività era intesa come un moto positivo che consente di raggiungere non solo un oggetto utile alla sopravvivenza (come il cibo), ma anche l'Altro, una parte dell'ambiente altrettanto importante. Ad-gredere l'Altro vuol dire raggiungerlo, "morderlo", non per forza annientarlo.
Il concetto di violenza
Vediamo ora il concetto di violenza, partendo anche qui dalla sua etimologia. Violento deriva dal latino violentus, che ha origine in vis, termine che indica ciò che vince, opprime, distrugge. Possiamo intuire subito alcune differenze rispetto all’aggressività. La violenza rimanda a un potere distruttivo, che non contempla l’Altro se non come annientato. L'Altro viene eliminato e non c'è possibilità di assimilare nulla. Senza assimilazione non c'è scambio e quindi non può esserci crescita.
Pensiamo, ad esempio, alle persone transgender vittime di transfobia, che possono subire forme di violenza come molestie sessuali o verbali nel corso della propria vita. Ogni giorno, infatti, più di 500 adolescenti e giovani muoiono a causa di violenza interpersonale, e tra 3,5 e 7,5 milioni di giovani vengono ospedalizzati ogni anno per lo stesso motivo ("Rapporto campagna...", 2005) . Oppure alla violenza domestica, che può manifestarsi anche come violenza psicologica all’interno di alcune relazioni di coppia. O ancora, pensiamo alle vittime di bullismo e cyberbullismo.

Le differenze tra violenza e aggressività
La violenza ha a che fare con la forza prepotente. In questo caso, a differenza dell'aggressività, non c'è direzione. Aggressività e violenza non si escludono necessariamente a vicenda: si può essere aggressivi e violenti, ma è anche possibile essere aggressivi senza essere violenti.
L’aggressività è anche positiva
L'aggressività è un impulso spontaneo e vitale, che può trasformarsi in grinta e assertività: caratteristiche che aiutano a cogliere le risorse presenti, destrutturare ciò che ci circonda e creare un modo nuovo e originale di esserci. Questo tipo di aggressività:
- è funzionale all'affermazione di sé
- aiuta a proteggere sé stessi e ciò che si ama e si ritiene importante
- permette di segnalare all'altro che il suo comportamento non ci fa stare bene e che non siamo disposti a tollerarlo.
Ma cosa succede se “silenziamo” la nostra aggressività? Se priviamo l'Altro di questa parte della nostra verità, la relazione può risentirne:
- perde vitalità
- diventa meno coinvolgente
- con il tempo si può avvertire un senso di svuotamento, senza capire esattamente quale sia il problema.
Un po' di sana grinta è quindi utile e necessaria per non diventare bersagli troppo facili e per non lasciare che gli altri ci ignorino o ci usino. Allo stesso tempo, è importante che l'altro percepisca che siamo pienamente coinvolti nella relazione e nell'incontro, o anche nello scontro, purché non violento.

Le principali differenze secondo la letteratura scientifica
Per comprendere a fondo la differenza tra aggressività e violenza, è utile fare riferimento alle definizioni e alle distinzioni proposte dalla letteratura scientifica, come quelle di Bushman & Huesmann (2010).
Ecco alcuni elementi chiave che distinguono i due concetti:
- Intenzionalità: l'aggressività può essere un impulso o una reazione emotiva, mentre la violenza è spesso associata all'intenzione di causare danno fisico o psicologico a un'altra persona.
- Motivazione: l'aggressività può avere una funzione adattiva, come la difesa di sé o la protezione di chi si ama. La violenza, invece, può essere motivata dal desiderio di sopraffare, controllare o annientare l'altro.
- Risultato: l'aggressività non porta necessariamente a un danno reale; può manifestarsi anche in modo costruttivo, ad esempio attraverso l'assertività. La violenza, invece, è spesso associata a un danno, sia esso fisico, psicologico o sociale.
- Contesto relazionale: l'aggressività può essere parte di una comunicazione efficace e rispettosa dei confini altrui. La violenza può rompere questi confini e negare la dignità dell'altro.
Queste distinzioni aiutano a comprendere perché non tutte le manifestazioni di aggressività siano negative o pericolose, mentre la violenza è spesso considerata una rottura del rispetto reciproco e della convivenza civile.
La funzione adattiva dell’aggressività: una prospettiva evolutiva
Dal punto di vista evolutivo, l'aggressività ha rappresentato una risorsa fondamentale per la sopravvivenza della specie umana. Secondo numerosi studi in ambito psicologico ed etologico, tra cui quelli di Anderson & Bushman (2002), l'aggressività ha permesso agli individui di difendersi dai pericoli, proteggere il proprio gruppo e competere per risorse limitate.
Le principali funzioni adattive dell'aggressività includono:
- Difesa personale: l'aggressività può attivarsi come risposta a una minaccia, aiutando a proteggersi da un pericolo reale o percepito.
- Protezione del gruppo: in molte specie, compresa quella umana, l'aggressività serve a difendere i membri del proprio gruppo o della propria famiglia.
- Affermare i propri bisogni: un certo grado di aggressività può essere necessario per esprimere i propri limiti, desideri e bisogni, favorendo relazioni più autentiche e meno passive.
Questa prospettiva aiuta a distinguere l'aggressività, che può essere sana e funzionale, dalla violenza, che invece rappresenta una distorsione distruttiva di questo impulso originario. È importante però sottolineare che le manifestazioni di aggressività nell'infanzia possono evolvere in comportamenti violenti nell’età adulta, seguendo specifiche sequenze e percorsi di sviluppo (Loeber & Hay, 1997), indicando l’importanza che l’aggressività incontri regole e confini chiari da parte delle figure adulte di riferimento.
Aggressività e violenza: il ruolo dell’intenzionalità e della motivazione
Un aspetto centrale per distinguere aggressività e violenza è rappresentato dall’intenzionalità e dalla motivazione che guidano il comportamento. L’aggressività può essere una risposta emotiva a una frustrazione o a una minaccia, senza necessariamente voler arrecare un danno grave all’altro. In particolare, l’aggressività emotiva o reattiva, che spesso si manifesta in modo impulsivo ed è legata alla rabbia, risulta associata a una maggiore attivazione fisiologica e a una difficoltà nel regolare l’affettività, soprattutto quando la persona si trova sotto stress o in ambienti sociali avversi (Scarpa & Raine, 1997).
La violenza, invece, si caratterizza per un’intenzione deliberata di nuocere: chi agisce con violenza può mirare consapevolmente a ferire, umiliare o distruggere l’altro. Nei comportamenti violenti può inoltre mancare la capacità di riconoscere l’umanità e i bisogni dell’altro, riflettendo un’assenza di empatia. In alcuni casi la violenza è associata a una perdita di controllo sulle proprie emozioni, ma può anche essere pianificata e fredda.
Comprendere questi aspetti può aiutare a riconoscere quando un comportamento aggressivo può essere gestito e trasformato in modo costruttivo, e quando invece rischia di sfociare nella violenza, con conseguenze dannose per sé e per gli altri.
La violenza: da dove nasce
Spesso la violenza è il risultato di un senso di impotenza, di “non controllo” di quanto accade, una sorta di tentativo estremo di riportare l'unico ordine che in quel momento si percepisce come accettabile. Può accadere che l'agire violento sia conseguenza di influenze del gruppo sociale (pensiamo ad esempio all'Effetto Lucifero) o ancora derivi dal non aver colto e portato nella relazione, al momento utile, l'aggressività "sana" che abbiamo cercato di definire sopra. Il rischio è l'innesco di un vero e proprio ciclo della violenza.
Usare l’aggressività per essere più consapevoli
Riconoscere l'aggressività come esperienza umana possibile, vedendone i diversi aspetti positivi e negativi, costruttivi e distruttivi, è un passo importante verso una maggiore consapevolezza dei propri comportamenti e di quelli di chi ci circonda.
Nell’educazione dei bambini, per esempio, è importante permettere loro di esprimere il dissenso, parlare dell'emozione della rabbia e addirittura dell'odio. Solo conoscendo questi aspetti della vita si impara a trattarli come reali e quindi, si spera, anche a modularli e controllarli, evitando di scadere nell'uso della forza che vìola l'Altro.
In questo percorso di consapevolezza può essere d’aiuto confrontarsi con uno psicologo che lavora su tematiche legate all’aggressività, per esplorare e comprendere meglio queste emozioni in uno spazio sicuro e non giudicante. Inoltre, è stato dimostrato che programmi di sviluppo sociale mirati a ridurre comportamenti aggressivi e antisociali tra gli adolescenti rappresentano una delle strategie più efficaci per la prevenzione della violenza ("Rapporto campagna", 2005) .
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