Crescita personale
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Il blocco psicologico

Il blocco psicologico
Il blocco psicologicologo-unobravo
Alessia Monteforte
Alessia Monteforte
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Relazionale
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Pubblicato il

Blocco, incastri, sensi unici, paralisi. Chi noi di non si è mai sentito così? Cosa c’è dietro a questo meccanismo? Spesso, si sente dire:

  • “Non riesco”
  • “Mi sento bloccato”
  • “Mi sento incastrato”
  • "Mi sento in gabbia, voglio cambiare vita"
  • “Mi sento senza via di uscita”
  • “Mi sento la testa anestetizzata”.

È normale sentire tutto questo? Andiamone dunque a scoprire nel dettaglio cosa si cela dietro queste parole.

Il blocco: definizione e esempio

La definizione di blocco che troviamo nei dizionari descrive questa sensazione come un “arresto improvviso di un congegno, di un meccanismo, sospensione” ed anche “dispositivo che serve per arrestare un movimento o per impedirlo.”

Tra i più noti blocchi c’è sicuramente il blocco dello scrittore, che spesso si avverte quand’è il momento di scrivere un testo importante, oppure quando si avvicina una presentazione di un lavoro da tempo atteso. Uno dei motivi può essere la paura di non essere abbastanza bravo. La reazione è fare tutto eccetto che completare il lavoro, tergiversando o magari fissando il vuoto, continuando a procrastinare ma senza portare a termine nulla, con il risultato finale di sentirsi ancora di più frustrati. Ecco come la paura di non essere abbastanza bravi, simpatici e così via (conosciuta come atelofobia) può bloccarci nel portare a termine obiettivi per noi importanti.

l blocco psicologico

Sentirsi bloccati nel portare a termine un compito può dipendere dal fatto che ci si trova in situazioni simili, già vissute, in cui vince l’aspetto negativo dell’esperienza, che porta la persona a non ripeterla per evitare di star male.

Il blocco psicologico, in questo caso, ha una funzione protettiva che permette di sopravvivere al problema, innescando blocchi emotivi volti a evitare uno stress particolarmente intenso. Proprio in questi casi, invece, è opportuno fare tesoro di tutto quello che non si è raggiunto per poter così intraprendere un percorso di crescita atto a finalizzare gli obiettivi prefissati.

Che fare in questi casi?

In alcuni casi capita di non sentirsi all’altezza, pensando di non poter svolgere quella determinata attività e di “non essere abbastanza”. Accade poi molto spesso che si decida di auto-sabotarsi pur di non darsi un’altra possibilità.

Il primo passo è domandarsi se in passato ci sono state situazioni simili o già vissute. Il paziente che si trova in terapia lavora dunque su questo e su “come lo ha fatto sentire”. Questa condizione, che possiamo definire di stallo, permette di dare un significato diverso da quello che si è abituati a sentire, favorendone la riflessione.

Judit Peter - Pexels

Quest’ultima permette all’individuo di trasformare le motivazioni, che a primo impatto possono sembrare negative, in positive creando così un nuovo punto di vista nell’ottica della co-esistenza. Il blocco obbliga a una sosta forzata dove, in maniera più intima, si avvia un processo di auto analisi. Ciò consente di:

  • osservare al meglio il mondo circostante;
  • rielaborare il proprio vissuto;
  • contestualizzare il proprio sentire in modo funzionale.


La teoria sistemico-relazionale

Secondo la teoria sistemico relazionale non si può separare un individuo dalle relazioni che vive. Da quando nasciamo e per tutta la vita, l’interazione con altri individui è costante in tutti gli ambiti di vita:

  • la famiglia;
  • gli amici;
  • i colleghi di lavoro.

Quando avviene un’interruzione di passaggio di informazioni tra la persona e l’ambiente circostante, scatta il “blocco evolutivo”. Ne consegue che l’individuo non riesce a raggiungere specifici compiti di sviluppo, ha difficoltà a capire chi è e a concepirsi come persona totalmente autonoma.

Come superare il blocco psicologico?

Come abbiamo visto, il blocco psicologico è causato dal rimanere fermi a schemi relazionali non più utili. Il primo passo verso il cambiamento, allora, è quello di lasciar andare schemi mentali troppo rigidi e permettersi di riscoprire la propria essenza interiore.

Questa fase dà l’opportunità di riflettere e di immaginarsi in qualcosa di diverso, toccando di fatto per la prima volta una condizione di libertà, dando il via a una nuova organizzazione personale. Questo processo permette di abbandonare la rigidità di ruoli e dei pensieri facendo sperimentare altre strade prima di allora mai intraprese.

 “Non ci si libera di qualcosa evitandola, ma solo attraversandola” Cesare Pavese


Questo è un contenuto divulgativo e non sostituisce la diagnosi di un professionista.
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