In questo articolo tratteremo un tema di fondamentale importanza e di grande attualità: il consenso sessuale. Esploreremo i rischi e le conseguenze legate al mancato rispetto del consenso e analizzeremo qual è, in termini giuridici, l'età del consenso in Italia.
Questo concetto si inserisce all’interno di un fenomeno più ampio, quello della violenza di genere, che comprende, oltre a quella fisica, anche la violenza psicologica sulle donne.
Che cos'è il consenso sessuale
Il consenso sessuale è la comunicazione verbale con cui una persona afferma la propria volontà di avere un rapporto sessuale. Si tratta quindi di un incontro tra due o più persone che scelgono di vivere la sessualità in piena consapevolezza e coscienza.
Il consenso sessuale non è un permesso assoluto: è sempre specifico e può essere revocato in qualsiasi momento. Una persona può acconsentire a una determinata pratica sessuale in un certo momento, ma non necessariamente ad altre pratiche o in altri momenti.
È fondamentale comprendere che il consenso sessuale è profondamente legato al contesto e non può essere dato per scontato, nemmeno dopo precedenti rapporti sessuali (Willis & Jozkowski, 2019).
Di conseguenza, il consenso deve essere espresso ogni singola volta: un sì non vale per sempre!

Su cosa si basano i rapporti sessuali consenzienti
Il consenso al rapporto sessuale si fonda su un elemento essenziale: la comunicazione. Comunicare la propria volontà o il proprio rifiuto è indispensabile. La comunicazione nella coppia, così come tra partner occasionali, deve essere soprattutto verbale.
La comunicazione non verbale e altri segnali dati per scontati non esprimono il consenso sessuale: lo sguardo, il silenzio, il luogo, l’abbigliamento, l’aver già avuto un rapporto sessuale con quella persona o l’avere una relazione stabile non rappresentano alcun “SÌ”.
Il consenso sessuale non può e non deve basarsi su queste variabili, che sono interpretabili e facilmente fonte di fraintendimenti.
Inoltre, un rapporto sessuale consenziente si basa su alcune regole fondamentali. Le persone coinvolte:
- devono avere l’età legale per poter dare il consenso sessuale
- non devono trovarsi in uno stato di alterata coscienza o in circostanze coercitive.
Qual è il meccanismo psicologico su cui poggia il consenso?
Il consenso sessuale si fonda su meccanismi psicologici fondamentali, come:
- il sentirsi liberi
- il sentirsi in diritto
- il sentirsi rispettati e rispettare l’altro.
Per interiorizzare il concetto di consenso sessuale, è importante riconoscerlo come un diritto e riconoscersi come persone libere e degne di rispetto: la libertà di scegliere cosa fare o non fare con il proprio corpo, con chi avere un rapporto e con chi no, la libertà di scegliere in quale contesto ci si sente a proprio agio.
Il consenso si basa sul diritto di scegliere nella totale libertà e nel rispetto reciproco.
Perché può essere difficile chiedere e dare o non dare il consenso?
Quando si parla di consenso sessuale, spesso si pensa a persone che si conoscono da poco o che non sono in una relazione stabile. In realtà, sarebbe utile considerare questo concetto come essenziale anche all’interno di storie consolidate.
Perché può essere difficile chiedere, dare o negare il consenso? Alcune persone, soprattutto all’interno delle relazioni, non si sentono a proprio agio a parlare di sessualità, né a chiedere esplicitamente di “fare sesso”, come se il sesso non fosse anche comunicazione, come se “di certe cose” non si potesse parlare.
Sembra quindi più semplice affidarsi a uno sguardo piuttosto che a una parola. Si può pensare che, con comportamenti non verbali, si possa esprimere il proprio rifiuto senza ferire l’altro.
Dire “NO” a voce può sembrare un rifiuto troppo diretto e difficile da esprimere. Questo NO riferito all’atto sessuale può essere vissuto come un rifiuto più generale, una negazione della persona nella sua interezza: la paura di dire No e rischiare di perdere chi si ha davanti.
La paura di ferire, il senso di colpa verso il partner e la paura di essere rifiutati rappresentano limiti importanti alla pratica del consenso sessuale e possono innescare un ciclo della violenza tra i partner.
Quali sono le conseguenze psicologiche che si subiscono quando il consenso non viene rispettato?
Cosa comporta subire il mancato rispetto del consenso sessuale? Quali sono le conseguenze psicologiche quando il nostro “NO” non viene ascoltato e si rischiano atti sessuali non consenzienti?
La situazione è molto delicata e merita la massima attenzione, sia che il rapporto venga imposto con violenza fisica, sia psicologica. Le conseguenze psicologiche possono essere diverse e manifestarsi soprattutto in una fase acuta:
Nel lungo termine, invece, possono emergere:
- ansia
- depressione
- isolamento
- difficoltà di fiducia nell’altro
- disturbo post traumatico da stress
- bassa autostima
A volte, le conseguenze dei rapporti sessuali violenti possono arrivare fino a tentativi di suicidio.

Qual è l’età del consenso sessuale in Italia secondo il codice penale?
A stabilire quando una persona è consenziente dal punto di vista legale, interviene il codice penale, che prevede una specifica legge sul consenso sessuale.
La legge sulla violenza sessuale (609 bis) inquadra i reati di violenza sessuale tra i “delitti contro la libertà personale”:
“Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
- abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
- traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.”
In Italia, la legge stabilisce l'età del consenso a 14 anni. Prima di questa età, si ritiene che il minore non sia in grado di scegliere volontariamente e consapevolmente circa la propria sessualità.
Di conseguenza, prima dei 14 anni non si può considerare valido il consenso dato da un minore. Un maggiorenne può avere rapporti sessuali consenzienti con minorenni solo se questi hanno compiuto 14 anni.
Avere un rapporto sessuale con una persona di età inferiore ai 14 anni è illegale, anche se c’è consenso. Secondo la legge italiana, sotto i 14 anni non esiste la capacità di esprimere un consenso sessuale valido.
C’è un’unica eccezione in cui l’età del consenso scende a 13 anni: quando anche l’altro è un minore. Il testo della legge (art. 609-quater, comma 4) recita:
“Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 609 bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a quattro anni.”
Come abbiamo visto, in Italia la legge sui rapporti sessuali è regolata dall’articolo 609 bis del codice penale. Tale articolo prevede che chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali, è punito con la reclusione da 6 a 12 anni.
Diverso è invece il concetto espresso dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, dove si sottolinea che lo stupro è un rapporto sessuale senza consenso.
L’art. 36 della Convenzione di Istanbul stabilisce che il consenso deve essere dato volontariamente, come libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto.
Che cosa sono il consenso implicito e il consenso esplicito?
A questo punto dovrebbe essere chiaro cosa significhi “consenziente” e quale sia, in Italia, l’età del consenso stabilita dalla legge. Vediamo ora due diverse sfumature del consenso: esplicito e implicito.
Il consenso esplicito implica una comunicazione verbale, quindi si esprime a parole ed è chiaro, senza lasciare spazio a dubbi. Il consenso implicito, invece, si deduce dai comportamenti, dall’atteggiamento, dalla situazione e dal contesto, risultando quindi non chiaro e facilmente fraintendibile.
Consenso sessuale e la recente riforma normativa: cosa cambia
Negli ultimi anni, il dibattito sul consenso sessuale ha portato a importanti aggiornamenti normativi in Italia. Con la riforma del 2023, il legislatore ha sottolineato che il consenso deve essere libero, attuale e specifico per ogni atto sessuale, recependo le indicazioni della Convenzione di Istanbul.
Questo significa che il consenso non può essere presunto o dedotto da comportamenti passati, ma deve essere espresso in modo chiaro e riferito a ogni singola situazione. La legge ora richiede che il consenso sia manifestato senza costrizioni, pressioni o inganni, e che la persona sia pienamente consapevole e in grado di intendere e volere al momento dell’atto.
Questa evoluzione normativa mira a tutelare maggiormente la libertà personale e a ridurre le zone grigie che, in passato, potevano portare a interpretazioni ambigue nei procedimenti giudiziari.
Come può essere valutato il consenso sessuale nei contesti giudiziari
Nei procedimenti giudiziari, la valutazione del consenso sessuale può essere complessa e richiedere un’analisi attenta del contesto e delle circostanze. I giudici possono considerare diversi elementi per stabilire se il consenso sia stato effettivamente espresso e compreso da tutte le parti coinvolte.
Tra i fattori presi in esame vi sono:
- La chiarezza della comunicazione: si valuta se il consenso sia stato espresso in modo esplicito e inequivocabile, preferibilmente attraverso parole o gesti chiari.
- Lo stato psicofisico delle persone coinvolte: viene accertato se una delle parti fosse in condizioni di alterazione (ad esempio, sotto l’effetto di alcol o sostanze) tali da compromettere la capacità di intendere e volere.
- L’assenza di pressioni o minacce: si verifica se il consenso sia stato dato liberamente, senza coercizione, manipolazione o paura di conseguenze negative.
- La possibilità di revoca: il consenso può essere ritirato in qualsiasi momento, anche durante l’atto, e il rispetto di questa possibilità è fondamentale.
Secondo la relazione illustrativa della riforma del 2023, la prova del consenso rappresenta spesso una delle maggiori difficoltà nei processi per reati a sfondo sessuale, poiché si basa su elementi soggettivi e sulla ricostruzione dei fatti attraverso testimonianze e riscontri oggettivi.
Dati sulla diffusione del mancato rispetto del consenso sessuale in Italia
Il tema del consenso sessuale è strettamente legato ai dati sulla violenza e sugli abusi. Secondo gli ultimi dati ISTAT “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati 2025”, in Italia circa 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9%, hanno subito nel corso della vita almeno una violenza fisica o sessuale; il 23,4% riferisce violenze sessuali e il 5,7% stupri o tentati stupri
Questi numeri mostrano quanto sia ancora diffuso il problema del mancato rispetto del consenso e quanto sia importante promuovere una cultura della comunicazione chiara e del rispetto reciproco.
Anche a livello internazionale, emerge che una percentuale maggiore di donne rispetto agli uomini ha riferito almeno un'esperienza non consensuale con uno dei comportamenti sessuali valutati (47,9% contro 22,3%) (Willis & Smith, 2022). Questi dati sottolineano la necessità di continuare a sensibilizzare e informare, sia a livello sociale che istituzionale, sull’importanza del consenso sessuale come diritto fondamentale di ogni persona.
Differenza tra molestia sessuale, abuso sessuale e violenza sessuale
Come accennato, l’art. 609 bis del codice penale stabilisce che si configura il reato di violenza sessuale quando, mediante violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittando di particolari condizioni di vulnerabilità, una persona viene costretta a compiere o subire atti sessuali, che possono includere contatti corporei anche fugaci ma con chiaro significato sessuale, oppure altre condotte che ledono la libertà di autodeterminazione sessuale. Ma qual è la differenza tra violenza sessuale e molestia?
Nel linguaggio comune si parla di “molestia sessuale” per indicare comportamenti indesiderati a sfondo sessuale di tipo verbale o non fisico (come commenti volgari, catcalling, corteggiamento insistente), che in alcuni casi possono rientrare nel reato di molestia o disturbo alle persone previsto dall’art. 660 c.p., quando assumono caratteristiche di petulanza e disturbo ingiustificato.
Il termine “abuso sessuale”, invece, non indica un reato specifico nel codice penale italiano, ma viene usato soprattutto in ambito clinico e divulgativo per descrivere esperienze sessuali non consensuali o segnate da forte asimmetria di potere. Sul piano giuridico, molte di queste situazioni vengono inquadrate come violenza sessuale (art. 609-bis) oppure come atti sessuali con minorenne (art. 609-quater), a seconda dell’età della vittima e delle modalità con cui il fatto è avvenuto.
Il consenso: perché è importante e come si inserisce all’interno del dibattito sulla violenza sulle donne
Tutto ciò che abbiamo visto finora mostra quanto il concetto di consenso sessuale sia fondamentale. Il consenso sessuale rappresenta uno dei massimi esempi della nostra libertà personale e del rispetto per il nostro e l’altrui corpo, oltre che per la volontà di ciascuno.
Comunicare in modo esplicito il proprio consenso dovrebbe diventare la via principale per liberare la nostra cultura da stereotipi sessuali pericolosi. Ci riferiamo a quegli stereotipi che, purtroppo, ancora troppo spesso emergono nei casi di stupro o molestie sessuali e che contribuiscono alla colpevolizzazione della vittima:
- il vestito più o meno corto o trasparente
- il luogo frequentato o l’essere uscita da sola
- il modo di parlare più o meno disinibito
- l’avere fatto uso di alcool o droghe
- il No delle donne che secondo alcuni uomini vorrebbe dire Sì.
Questi stereotipi continuano ad alimentare una certa influenza sociale che attribuisce alla comunicazione non verbale, alle circostanze e al contesto un ruolo eccessivo.
Una gonna corta non vuol dire “ho voglia di fare sesso”, parlare di sesso non vuol dire “ho voglia di fare sesso”, aver bevuto qualche bicchiere in più non vuol dire “ho voglia di fare sesso”.

Consenso e violenza sessuale
La Convenzione di Istanbul sottolinea che lo stupro è il sesso senza consenso. Nel nostro paese, invece, si fa riferimento a concetti di violenza o minaccia, certamente gravi, ma non sempre presenti.
Pensiamo, ad esempio, a una ragazza molto ubriaca, non in grado di dire SÌ o NO, che viene avvicinata da un ragazzo che decide di avere un rapporto sessuale con lei. Immaginiamo che questa ragazza non si opponga perché non è lucida e/o perché non ha la forza. In situazioni simili, il consenso può essere aggirato o manipolato: infatti, il 20% delle giovani donne sessualmente attive intervistate ha riportato almeno un episodio di sesso consensuale ottenuto tramite coercizione da parte del partner (Stappenbeck et al., 2020).
Immaginiamo anche che questo ragazzo non abbia bisogno di usare violenza fisica per costringerla. Siamo davvero sicuri che questa ragazza, non lucida e consapevole, non abbia subito una violenza sessuale? Questa ragazza non ha avuto la possibilità di esprimere o meno il proprio consenso sessuale eppure si è ritrovata ad avere un rapporto sessuale.
Questo è solo un esempio tra tanti che ogni anno vengono ricordati in occasione delle iniziative dedicate alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e ci invita a prendere molto seriamente il concetto di “consenso sessuale”, oltre a quelli già consolidati di “violenza” o “minaccia”.
È fondamentale abbracciare culturalmente questa concezione per restituire alle donne il rispetto che meritano. Quando parliamo di rispetto della volontà e del corpo della donna non intendiamo solo quello proveniente da uno “sconosciuto”.
Ancora più rilevante è il tema della violenza sulle donne intesa come violenza domestica: la famiglia dovrebbe rappresentare un luogo sicuro e invece, troppo spesso, diventa il luogo della violenza, della coercizione, del mancato rispetto dell’individualità.
Molte persone, donne e uomini, sono convinte che essere marito e moglie, ad esempio, rappresenti il diritto e il dovere di pretendere o concedere un atto sessuale.
Che relazione c’è tra consenso ed educazione all’affettività?
Il sesso, ancora oggi, è spesso un argomento scomodo: sebbene lo sia meno rispetto al passato, resta comunque difficile parlarne liberamente senza urtare la sensibilità o i tabù di qualcuno.
Parlare di sesso può generare imbarazzo o vergogna, si fa fatica a chiamare gli organi genitali con il proprio nome e ancora più fatica a parlare dei propri desideri, delle proprie fantasie o delle proprie difficoltà.
Quanti stereotipi sulla sessualità femminile e maschile, quanti stereotipi di genere, quanti pregiudizi che ostacolano una discussione più libera e consapevole. In questo contesto storico, è fondamentale educare all’affettività.
Abbiamo iniziato a insegnare ai giovani come prevenire le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate, ma non stiamo ancora insegnando loro come rispettare sé stessi e le differenze di genere, né come comunicare i propri desideri e la propria volontà. Inoltre, la mancanza di un'educazione sessuale completa che includa anche aspetti affettivi, unita all'esposizione precoce alla pornografia, può portare gli adolescenti a normalizzare o accettare rapporti sessuali non consensuali (Barrios Miras & Esquerda Areste, 2025).
Soprattutto, non stiamo insegnando a dire di NO. Dire di no è un diritto e vale per tutti.
Noi adulti dovremmo iniziare a rispettare i “nostri” bambini e la loro volontà: ad esempio, tutte le volte che costringiamo un bambino a dare un bacio a qualcuno, non stiamo rispettando la sua volontà e gli stiamo insegnando che il suo consenso affettivo non è importante.
Esempi pratici di consenso e mancato consenso sessuale
Per comprendere meglio cosa significhi consenso sessuale nella vita quotidiana, può essere utile considerare alcuni esempi concreti:
- Consenso esplicito: due persone si scambiano messaggi in cui esprimono chiaramente il desiderio di incontrarsi e avere un rapporto sessuale. Durante l’incontro, entrambi confermano verbalmente di essere d’accordo e si sentono liberi di fermarsi in qualsiasi momento.
- Mancato consenso per incapacità di esprimersi: una persona è molto ubriaca e non è in grado di rispondere in modo lucido alle proposte dell’altro. In questa situazione, anche in assenza di un rifiuto esplicito, il consenso non può essere considerato valido.
- Revoca del consenso durante l’atto: una persona, dopo aver inizialmente acconsentito, decide di fermarsi e lo comunica chiaramente. Il partner rispetta questa decisione e interrompe l’attività.
- Pressioni o manipolazioni: una persona si sente obbligata ad accettare un rapporto sessuale per paura di perdere il partner o di subire conseguenze negative. In questo caso, il consenso non è libero e non può essere considerato valido.
Questi esempi aiutano a capire che il consenso sessuale non è mai scontato e deve essere sempre verificato, rispettando i limiti e le emozioni di tutte le persone coinvolte.
Come dare o non dare il consenso: consigli della psicologa
Come si dimostra il consenso esplicito in un rapporto sessuale? Dare o non dare il consenso è una questione di comunicazione: dire SÌ o dire NO.
Sembra semplice, ma entrano in gioco anche le relazioni, le emozioni come vergogna, imbarazzo, paura. Sappiamo quanto il mondo delle emozioni possa metterci in difficoltà e far tremare la voce.
Che si tratti di una relazione di coppia o di rapporti meno stabili, anche quando si parla di sesso è importante dedicare del tempo a parlare dei propri desideri più intimi e ad ascoltare le proprie fantasie.
Chiediamo al partner quali siano le sue attività sessuali preferite, quali quelle che lo mettono a disagio o che vorrebbe provare. Impariamo a parlare di sesso, togliamolo pian piano dalla lista degli argomenti tabù: così diventerà più facile dare o non dare il nostro consenso.
Ti va di andare al cinema? Ti va di andare in piscina? Ti va se ti faccio un massaggio? Ti va di fare sesso con me, in questo momento?
Parlare di consenso significa anche imparare a riconoscere i propri limiti, le proprie emozioni, i propri sì e i propri no. Se hai vissuto situazioni in cui il consenso non è stato rispettato, o senti il bisogno di parlarne con qualcuno, puoi consultare uno psicologo che si occupa di tematiche legate alla violenza.









