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L’educazione all’affettività e alla sessualità per bambini e adolescenti

L’educazione all’affettività e alla sessualità per bambini e adolescenti
Elisa Vezzaro
Psicoterapeuta ad orientamento orientamento integrato psicoanalitico e sistemico
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
24.1.2026
L’educazione all’affettività e alla sessualità per bambini e adolescenti
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L’educazione all’affettività rappresenta un elemento centrale per il benessere psicologico e relazionale. Con questa espressione si intende un percorso educativo volto a far conoscere e comprendere le emozioni, proprie e altrui, e a sviluppare competenze utili per orientarsi in modo efficace nelle relazioni interpersonali.

Essa comprende l’acquisizione di abilità emotive e sociali quali:

  • riconoscere e nominare le emozioni
  • modulare gli stati emotivi più intensi (ad esempio la rabbia o la delusione)
  • comunicare ciò che si prova in modo chiaro e rispettoso
  • costruire relazioni sane, fondate su empatia, rispetto e reciprocità
  • affrontare i conflitti attraverso modalità creative e non distruttive

L’educazione all’affettività non si limita quindi al “controllo degli impulsi”, ma riguarda la capacità più ampia di attribuire significato a ciò che si sente, trasformando le emozioni in risorse al servizio della crescita personale e della vita sociale.

educazione affettiva
Katerina Holmes - Pexels

L’educazione affettiva

Come accennato, l’educazione all’affettività si concentra sul mondo delle emozioni e, soprattutto, sulla capacità di riconoscerle, comprenderle e comunicarle. Nel corso della crescita, la vita emotiva assume forme diverse: nei bambini più piccoli possono emergere timori, insicurezze o dinamiche di esclusione; in preadolescenza e adolescenza, queste esperienze possono trasformarsi in sentimenti di vergogna, delusione o paura di non essere accettati dal gruppo dei pari. Spesso, però, questi vissuti rimangono sommersi. Molti ragazzi faticano a esprimere ciò che provano e finiscono per trattenere dentro di sé emozioni intense, che emergono solo nei momenti di solitudine o nelle notti in cui la mente rimugina senza tregua. Quando le emozioni non trovano uno spazio di ascolto, possono diventare silenziosi fattori di sofferenza e disconnessione dagli altri. Per questo motivo, educare all’affettività significa creare contesti in cui sia possibile dare parola a ciò che si sente, normalizzando emozioni e bisogni relazionali come parte integrante della quotidianità e della crescita. Un progetto di educazione all’affettività mira a potenziare l’intelligenza emotiva, la gestione delle emozioni, l’empatia e la consapevolezza di sé all’interno delle relazioni. Un’attenzione particolare va dedicata al rapporto tra affettività e sessualità. Sebbene siano strettamente connesse nello sviluppo, rappresentano dimensioni distinte: l’affettività riguarda la capacità di entrare in relazione con l’altro, di stabilire legami e di riconoscere il proprio mondo interiore; la sessualità comprende invece l’esplorazione del corpo, del desiderio e dell’intimità fisicaDistinguere — senza mai separare in modo rigido — queste due sfere permette di affrontarle con maggiore chiarezza e rispetto per i tempi evolutivi dei ragazzi.

Educazione all'affettività nella scuola primaria

Aiutare un bambino a crescere in modo emotivamente equilibrato può essere complesso. L’esperienza clinica con bambini e adolescenti, insieme al confronto con numerosi insegnanti, mostra che nelle scuole si riscontra un numero crescente di alunni con difficoltà comportamentali ed emotive. Tra le problematiche più frequenti troviamo:

Nella scuola primaria, l’educazione all’affettività viene spesso promossa attraverso progetti che utilizzano storie e fiabe. Questi strumenti narrativi consentono ai bambini di esplorare tematiche profonde in un contesto protetto, immedesimandosi nei personaggi e nelle loro sfide quotidiane. Attraverso la finzione, tempo e giudizio vengono sospesi: il bambino può assumere prospettive diverse e costruire connessioni tra ciò che legge e ciò che vive realmente.

In questo modo, i vissuti emotivi smettono di essere esperienze individuali e silenziose: i bambini scoprono che dubbi, paure e insicurezze non appartengono solo a loro, ma vengono condivisi dai compagni. Questa consapevolezza apre spazi di confronto in cui è possibile:

  • riconoscere e dare un nome alle emozioni
  • apprendere il rispetto dei confini e delle regole di convivenza
  • sviluppare un senso di appartenenza e cooperazione
  • valorizzare le differenze individuali nelle relazioni

A supporto di questo clima relazionale, la comunicazione tattile affettiva tra educatori e studenti — se attuata con sensibilità e nel pieno rispetto dei confini — può rafforzare il legame educativo e la coesione del gruppo classe (El Hakim & Farsani, 2024) .

In tale cornice, le emozioni diventano una componente strutturale dell’apprendimento, non un elemento accessorio o una “distrazione” rispetto alle attività scolastiche. Le esperienze emotive significative, soprattutto se ripetute nel tempo, possono trasformarsi in competenze interiorizzate a cui attingere nei momenti di frustrazione o difficoltà. Anche gli stati emotivi più scomodi — come l’incertezza, la delusione o la consapevolezza dei propri errori — possono contribuire a un apprendimento più profondo e duraturo (Madsgaard et al., 2022).

Per questo, sebbene le attività di educazione affettiva possano apparire semplici nella loro forma — una storia, un dialogo, un gioco condiviso — il loro impatto sul futuro dei bambini è essenziale: insegnano a stare con gli altri e con se stessi, a elaborare i vissuti emotivi e a costruire relazioni sane lungo l’intero arco della vita.

educazione sessuale e affettiva
Cottonbro Studio - Pexels

Affettività e sessualità in adolescenza

La psicologia dell’adolescenza ci insegna che questa fase della vita rappresenta un passaggio delicato, forse il più complesso della storia di una persona: tutto appare momentaneo, ambiguo e precario, e le paure che attraversano la società in cui vivono gli adolescenti affondano le radici nella fragilità dei rapporti umani, generando uno stato di incertezza che può risultare paralizzante.

Poiché le emozioni sono strettamente collegate con mente e corpo, educare all’affettività e alla sessualità significa andare oltre la semplice consapevolezza delle caratteristiche fisiche e dei cambiamenti somatici che vivono i ragazzi.

È importante spiegare le differenze tra affettività e sessualità, per favorire una maggiore consapevolezza di sé e degli altri. Il focus principale riguarda gli aspetti psicologici, sociali e culturali della sessualità: orientamento sessuale, incontro con l’altro e con il proprio corpo, paure (come la paura del contatto fisico), stereotipi di genere, rischi, consenso sessuale, e altro ancora.

Nelle scuole medie, molti programmi di educazione all’affettività sono nati per rispondere a problematiche come bullismo, aggressività e la violenza. Il loro obiettivo non è soltanto prevenire i comportamenti dannosi, ma mostrare ai ragazzi che esistono alternative valide alla passività o alla reazione impulsiva, aiutandoli a gestire i conflitti in modo più consapevole ed efficace.

Promuovere competenze come la consapevolezza emotiva, l’espressione adeguata delle emozioni, l’empatia e la gestione dei rapporti tra pari permette ai ragazzi di difendere i propri diritti senza ricorrere alla forza o all’intimidazione. Queste abilità risultano decisive anche sul piano scolastico: in un periodo in cui molti adolescenti faticano a concentrarsi, comprendere ciò che provano e tollerare frustrazioni, lavorare sul piano affettivo contribuisce direttamente al loro benessere e alla riuscita educativa.

È per questo che l’educazione all’affettività non può essere responsabilità esclusiva della scuola. Insegnanti, allenatori e genitori svolgono un ruolo complementare e prezioso. La famiglia, in particolare, continua a rappresentare un luogo protetto in cui bambini e adolescenti possono trovare ascolto, chiarire dubbi, confrontarsi su identità, rispetto, innamoramento e sulle prime esperienze relazionali: un dialogo che li sostiene nel crescere più sicuri di sé e degli altri.‍

Le linee guida internazionali e nazionali sull’educazione all’affettività

L’educazione all’affettività è riconosciuta a livello internazionale come un diritto fondamentale per la crescita armoniosa di bambini e adolescenti. Organismi come UNESCO e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno elaborato linee guida specifiche per promuovere, nelle scuole, un’educazione affettiva e relazionale di qualità. Nella “International Technical Guidance on Sexuality Education” del 2018, l’UNESCO raccomanda che l’educazione all’affettività e alla sessualità sia parte integrante dei curricula scolastici, con l’obiettivo di sviluppare competenze emotive, sociali e relazionali — adeguate all’età — che favoriscano il benessere individuale e collettivo.

Anche in Italia, il Ministero dell'Istruzione ha promosso iniziative e raccomandazioni per inserire nei percorsi scolastici un’educazione trasversale all’affettività e alle relazioni, sottolineando l’importanza di interventi continuativi nel tempo. L’intento è favorire la prevenzione di fenomeni come bullismo, discriminazioni e violenza di genere, contribuendo alla creazione di contesti scolastici inclusivi e rispettosi delle diversità..

Comprehensive Sexuality Education (CSE) e il suo legame con l’educazione all’affettività

Il concetto di Comprehensive Sexuality Education (CSE), promosso dall’OMS e dall’UNESCO, rappresenta un approccio globale che integra l’educazione sessuale con quella affettiva. La CSE non si limita a fornire informazioni biologiche, ma mira a sviluppare competenze emotive, relazionali e sociali fondamentali per la crescita della persona.

All’interno della CSE, l’educazione all’affettività occupa un ruolo centrale, poiché può aiutare bambini e adolescenti a:

  • Riconoscere e gestire le proprie emozioni: imparare a dare un nome ai propri sentimenti e a esprimerli in modo sano.
  • Costruire relazioni positive: sviluppare empatia, rispetto e capacità di ascolto verso gli altri.
  • Affrontare i cambiamenti: acquisire strumenti per gestire le trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali tipiche della crescita.

Secondo l’UNESCO (2018), i programmi di CSE che includono l’educazione all’affettività sono spesso associati a una maggiore capacità di prevenire comportamenti a rischio, come il bullismo e la violenza tra pari, e a un miglior benessere psicologico complessivo.

L’impatto dell’educazione all’affettività: dati e benefici

L’implementazione di programmi strutturati di educazione all’affettività nelle scuole produce effetti positivi sia sul benessere individuale sia sul clima scolastico complessivo. Promuovere competenze socio-emotive come consapevolezza di sé, regolazione emotiva, empatia e capacità relazionali è associato a una significativa riduzione di episodi di bullismo e aggressività. Gli studenti coinvolti in programmi di “Social and Emotional Learning” (SEL) mostrano miglioramenti non solo nei comportamenti prosociali, ma anche nei risultati scolastici, nell’adattamento al contesto scolastico e nella percezione di sicurezza e appartenenza. In contesti scolastici che adottano SEL in modo coerente e continuativo con il coinvolgimento di docenti, personale educativo e, se possibile, famiglie l’ambiente educativo diventa più inclusivo, rispettoso delle diversità e capace di sostenere il benessere emotivo e sociale di tutti. Anche per gruppi specifici come studenti con disabilità, programmi SEL dimostrano un impatto positivo, promuovendo competenze relazionali e riducendo vulnerabilità a isolamento, esclusione o emarginazione. Per questi motivi, investire in educazione all’affettività non si configura come intervento emergenziale, ma come strategia preventiva e di promozione del benessere a lungo termine: una base stabile non solo per la convivenza, ma per lo sviluppo personale e sociale.

Esempi di strategie pratiche e buone prassi nell’educazione all’affettività

Alcuni dei programmi più efficaci di educazione all’affettività nelle scuole offrono esempi concreti di buone prassi. Un caso significativo è il progetto W L’amore, attivo in Emilia-Romagna dal 2013, che ha coinvolto migliaia di studenti, numerosi insegnanti ed educatori formati e famiglie, realizzando percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità. Alcune strategie e prassi che si sono dimostrate efficaci includono:

  • Laboratori esperienziali e momenti gruppali: attività come il Circle Time o giochi di ruolo, nei quali gli studenti condividono emozioni e vissuti, esplorano paure o dubbi, imparano a mettersi nei panni degli altri e a comunicare in modo autentico e rispettoso. Questo tipo di approccio favorisce la consapevolezza emotiva, la cooperazione e comportamenti prosociali.
  • Narrazione e uso di storie (racconti, fiabe, racconti autobiografici o metaforici): attraverso l’identificazione con personaggi o situazioni simboliche, i ragazzi possono esplorare temi emotivi e relazionali in modo più “coperto” e simbolico, sentendosi meno esposti e più liberi di riflettere. In contesti con maggiore apertura, questo può facilitare empatia e consapevolezza.
  • Peer education o educazione tra pari: includere studenti più grandi o coetanei come facilitatori o “peer educator” può rafforzare il senso di appartenenza, favorire la condivisione, permettere un linguaggio tra pari più naturale e abbattere tabù o resistenze legate al confronto con adulti. Alcuni progetti E-A/S (affettività/sessualità) in Italia usano questa modalità come risorsa significativa.
  • Coinvolgimento delle famiglie e collaborazione scuola–famiglia: offrire incontri informativi per genitori, momenti di confronto e formazione, in modo che famiglia e scuola operino come rete educativa integrata. In questo modo, il discorso sull’affettività e le emozioni non resta circoscritto alla scuola, ma viene raccordato con la quotidianità familiare e il contesto sociale del ragazzo.

Queste prassi se realizzate con competenza e continuità contribuiscono a costruire un contesto scolastico accogliente, in cui ogni studente si senta ascoltato, rispettato nella propria unicità, compreso nei propri vissuti e legittimato a esprimersi.

I bisogni affettivi

I bisogni affettivi rappresentano la base su cui si sviluppa la vita emotiva e relazionale di ogni individuo. Già nelle prime interazioni tra il bambino e l’adulto di riferimento emergono bisogni universali che guidano la crescita psicologica:

  • cura: sentirsi accuditi, visti e riconosciuti come degni di attenzione
  • sicurezza: percepire l’altro come base stabile e prevedibile
  • autonomia: poter esplorare il mondo sentendosi sostenuti
  • espressione emotiva: poter comunicare i propri stati interni senza timore di giudizio
  • gioco e piacere: sperimentare creatività, spontaneità e connessione relazionale

Quando questi bisogni non vengono adeguatamente soddisfatti — o vengono frustrati in modo ripetuto — possono insorgere ferite affettive che, se protratte nel tempo, favoriscono vulnerabilità future: insicurezza relazionale, difficoltà nell’intimità, dipendenza affettiva, rigidità emotiva o evitamento.

Uno dei bisogni principali è quello di stabilità, cura e accettazione. Il bambino deve sentire che qualcuno si prende cura di lui con attenzione sensibile, lo pensa e ne riconosce la dignità emotiva. Questo gli permette di percepirsi protetto, amato e degno di valore.

Altrettanto centrale è il bisogno di autonomia e competenza. Per crescere, il bambino necessita di esplorare il mondo, sperimentarsi e affrontare sfide proporzionate alla sua età, con la certezza che l’adulto sia presente come base sicura. In questo modo sviluppa il senso di efficacia personale e la capacità di affrontare nuove situazioni senza timore.

Da questa progressiva autonomia nasce la costruzione dell’identità: sentirsi un individuo distinto rispetto alle figure di riferimento, con desideri, interessi e scelte personali. Se il genitore rispetta la differenziazione, il bambino può affermarsi senza temere di deludere o perdere il legame con l’altro.

Un ulteriore bisogno fondamentale riguarda la libertà di esprimere bisogni ed emozioni. Per imparare a riconoscere e regolare ciò che si prova, è essenziale che l’adulto accolga le emozioni del bambino, le legittimi e lo aiuti a dar loro un nome. Il giudizio o la punizione emotiva, al contrario, possono portare a nascondere ciò che si sente o a viverlo come sbagliato.

Accanto a ciò, il bambino ha bisogno di limiti realistici e autocontrollo. Le regole, quando chiare e coerenti, rappresentano un contenitore protettivo che aiuta a tollerare la frustrazione e a gestire gli impulsi. L’assenza di limiti, paradossalmente, può generare smarrimento e insicurezza, lasciando il bambino solo con emozioni che non sa regolare.

Infine, è fondamentale il bisogno di spontaneità, gioco e piacere. Il gioco non è un’attività accessoria: attraverso la fantasia, la creatività e l’interazione ludica, il bambino esplora se stesso, gli altri e il mondo. È un canale privilegiato per lo sviluppo emotivo e relazionale.

In sintesi, questi bisogni rappresentano il “nutrimento emotivo” essenziale per crescere: quando vengono riconosciuti e adeguatamente sostenuti, aiutano il bambino a sviluppare un’affettività flessibile, consapevole e capace di costruire legami sani e sicuri lungo tutto l’arco della vita.

Affettività inadeguata e alterazioni dell’affettività

L’affettività può presentare alterazioni che rendono difficile riconoscere, modulare ed esprimere le emozioni in modo equilibrato e coerente con ciò che accade. Quando si parla di affettività inadeguata, si fa riferimento proprio a situazioni in cui le risposte emotive risultano eccessive, instabili oppure, al contrario, ridotte e distaccate.

Una delle possibili manifestazioni è la labilità affettiva, in cui il tono dell’umore cambia rapidamente e con forti oscillazioni, anche in risposta a stimoli minimi. La persona passa con facilità dalla gioia alla tristezza o dalla calma alla tensione, spesso senza riuscire a comprendere o controllare ciò che accade dentro di sé. In alcuni casi, più che l’instabilità, emerge una difficoltà nel contenere le emozioni intense: i vissuti diventano travolgenti, al punto da far sentire sopraffatti. All’estremo opposto si colloca l’apatia, che appare come un appiattimento delle emozioni: un velo di indifferenza che attenua tutto, fino a rendere la persona distante o disinteressata anche verso eventi solitamente coinvolgenti.

Un’altra possibile alterazione è la rigidità affettiva. In questo caso, più che una variazione incontrollata, si osserva l’incapacità di modificare l’emozione provata anche quando il contesto cambia. La persona, quindi, resta “ancorata” a uno stato emotivo — per esempio alla tristezza o alla paura — anche in presenza di situazioni positive o rassicuranti. La difficoltà non sta nel provare troppo o troppo poco, ma nel non riuscire ad adattare la risposta emotiva alla realtà che si sta vivendo.

Infine, esiste la dissociazione affettiva, che si manifesta quando emozioni ed eventi non sembrano più collegati tra loro. La persona può raccontare esperienze dolorose con un’espressione del tutto neutra, oppure vivere situazioni importanti senza provare — o senza riuscire a mostrare — alcuna emozione. Questo distacco può rappresentare un meccanismo di protezione, attivato in particolare a seguito di traumi o esperienze emotivamente ingestibili. 

Riconoscere queste forme di alterazione è fondamentale, perché l’affettività orienta il modo in cui entriamo in relazione con gli altri e con noi stessi. Quando le emozioni sono troppo instabili, troppo rigide o distaccate dall’esperienza, anche le relazioni e il benessere psicologico ne risentono. Un’affettività sana, al contrario, permette di sentire ciò che accade dentro, comprenderlo e comunicarlo, creando legami autentici e comportamenti adeguati al contesto.

affettività e disabilità
Ivan Samkov - Pexels

Affettività, sessualità e disabilità

Affettività e sessualità nella disabilità rappresentano un tema complesso: molti studiosi ritengono che i ragazzi con disabilità siano mossi dalle stesse paure e problematiche dei loro coetanei, e che i comportamenti sessuali problematici siano spesso conseguenza di una mancanza di educazione affettiva e sessuale nella loro formazione, più che della disabilità stessa.

Spesso, inoltre, la disabilità non consente a queste persone di esprimere il proprio bisogno di identità sessuale, quasi come se il deficit negasse i loro bisogni. I pregiudizi e lo stigma, ancora molto presenti nella società, possono minacciare l’autonomia delle funzioni affettive e sessuali delle persone con disabilità, facendole apparire “asessuate” o “schiacciate” in una situazione di dipendenza.

Quali soluzioni possono garantire il rispetto dei diritti delle persone con disabilità? I percorsi di educazione affettiva e sessuale sono fondamentali sia per le persone con disabilità che per le loro famiglie, ma è necessario anche un confronto pratico e diretto con l’altro.

L’assistente affettivo-sessuale potrebbe essere una figura professionale molto utile: specificamente formata, offrirebbe percorsi personalizzati per ogni persona e famiglia, collaborando con equipe di psicoterapeuti, sessuologi e medici.

Questa figura innovativa potrebbe aiutare a riscoprire la dimensione ludica, relazionale ed etica dell’educazione sessuale, andando oltre il solo aspetto “meccanico” e promuovendo anche l’educazione sessuo-affettiva.

Si tratta di un percorso culturale che ci ricorda come vivere la sessualità non si possa limitare all’atto in sé, ma che affettività e sessualità sono legate e contribuiscono a formare la dimensione relazionale di ogni persona, nella sua unicità.

Affettività e sessualità nello spettro autistico

Affettività e sessualità nell'autismo richiedono strategie specifiche su come educare al sesso e una buona capacità di relazione e comunicazione, aree spesso fragili nelle persone con disturbi dello spettro autistico. Le difficoltà principali possono riguardare comportamenti sessuali inappropriati, dalla scarsa igiene personale al parlare in pubblico di esperienze intime, mostrare comportamenti che provocano disagio, non comprendere il rifiuto, fino a manifestare atteggiamenti sessuali non adeguati.

Questi aspetti espongono le persone con diagnosi di autismo a rischi che vanno da reati sessuali (stalking, esibizionismo, molestie) alla possibilità di subire violenze e abusi.

Per questo motivo, è essenziale proteggere fin da subito bambini e adolescenti con questa diagnosi, evitando la loro “infantilizzazione” e adottando interventi che tengano conto della loro età cronologica e che promuovano l’autonomia nelle principali sfide personali, come la gestione dell’igiene e la cura di sé.

Sono fondamentali programmi di educazione sessuale e affettiva da inserire nel progetto individualizzato scolastico, affinché i ragazzi possano lavorare su questi aspetti fin da piccoli e acquisire strumenti adeguati per gestire la sfera affettiva e sessuale.

Le persone nello spettro autistico necessitano di interventi strutturati, sia nelle relazioni sociali che intime. Spesso il materiale sull’educazione affettiva in commercio deve essere adattato alle loro caratteristiche sensoriali, cognitive e comportamentali, oltre che all’età.

L’intervento psicoeducativo può essere condotto in gruppo o individualmente e si basa:

  • sulla strutturazione di un contesto adeguato: dove, quando, con quali strategie di insegnamento concreto (supporti visivi, tecniche di modellamento)
  • sull’individuazione di contesti realistici.

Gli argomenti affrontati in questi programmi includono amicizie, intimità, fisiologia dell'apparato sessuale, ciclo mestruale e gravidanza, emozioni e paure, igiene personale, prevenzione delle malattie sessuali, rapporti sessuali e altro.

Tutti questi aspetti possono aiutare la persona a raggiungere una maggiore realizzazione personale e sicurezza.

terapia familiare
Shvets Production - Pexels

Educazione sessuale e affettiva: a chi rivolgersi?

Educare all'amore e all'affettività non è sempre semplice. A chi possono rivolgersi i genitori se incontrano difficoltà nell’educare all’affettività?  La psicologia può offrire un valido supporto sia alle figure professionali come educatori e insegnanti, sia ai genitori, per favorire lo sviluppo di competenze affettive ed emotive nei bambini.

La scuola spesso rappresenta il terreno ideale per lo sviluppo di progetti focalizzati su questi aspetti: con l’aiuto degli psicologi e psicoterapeuti, vengono attuati programmi educativi per promuovere il benessere emotivo di bambini e adolescenti.

Nel contesto scolastico, un percorso di educazione all'affettività rappresenta un lavoro di “alfabetizzazione emozionale” che aiuta gli allievi a conoscere gli aspetti più rilevanti delle proprie emozioni.

L’obiettivo è potenziare quelle competenze che favoriscono un equilibrio nelle reazioni emotive. Bambini e ragazzi imparano a utilizzare strumenti utili per interpretare e comprendere le proprie reazioni emotive, rendendole più adattive e funzionali.

Quando si parla di affettività e sessualità nei bambini, nella preadolescenza e negli adolescenti, la collaborazione delle famiglie e dei docenti diventa estremamente preziosa. Le azioni di supporto a genitori e insegnanti possono svolgersi in diverse modalità. Vediamole più da vicino.

Incontri a tema e percorsi formativi

Gli incontri hanno l’obiettivo di favorire il confronto su tematiche sensibili e sulle difficoltà legate alla crescita. I percorsi formativi su questi temi possono essere realizzati attraverso lezioni frontali e discussioni di gruppo.

Consulenze psicologiche individuali

Le consulenze psicologiche individuali sono utili per accrescere la consapevolezza di sé e delle emozioni, delle proprie risorse e capacità, e per affrontare le difficoltà. In particolare, le consulenze psicologiche per docenti hanno lo scopo di sostenere nella gestione di alunni con difficoltà comportamentali o emotive, offrendo strategie e metodi di approccio per affrontare atteggiamenti aggressivi, iperattivi o passivi, e per apprendere strumenti di gestione dei conflitti anche attraverso tecniche di comunicazione verbale e non verbale.

Interventi psicologici clinici con la famiglia

Questi interventi mirano a contrastare eventuali disfunzionalità nelle dinamiche familiari (conflittualità, scambi comunicativi disfunzionali, separazioni, ecc.), sia attraverso il colloquio clinico, sia tramite test psicologici e questionari.

In questo modo, si possono tutelare le relazioni genitori-figli nelle fasi critiche, garantendo un intervento a sostegno della genitorialità funzionale. Se necessario, è possibile attivare anche percorsi formativi e di training su tematiche sensibili, attraverso lezioni frontali e discussioni di gruppo.

Educazione all’affettività: libri consigliati

Per approfondire il tema dell’educazione all’affettività, ecco alcuni libri consigliati:

  • Laboratorio di educazione sessuale e affettiva. Attività per la scuola primaria e secondaria di primo grado, C. Di Chio, edizioni Erickson
  • Educare all’affettività. A scuola di emozioni, stati d'animo e sentimenti, D. Ianes, edizioni Erickson
  • Crescere emotivamente competenti. Come sviluppare le competenze socio-emotive a scuola, D. Antognazza, edizioni La meridiana
  • La vita emotiva, D. Bruzzone, edizioni Morcelliana
  • Conversazioni cobalto. La semplice via degli affetti, C. Mortari, edizioni La meridiana.

Il ruolo delle reti e degli enti nella promozione dell’educazione all’affettività

La promozione dell’educazione all’affettività non è affidata solo alle singole scuole, ma coinvolge una rete di enti, università e associazioni che collaborano per diffondere buone pratiche e offrire formazione continua agli operatori.

In Italia, numerose università e centri di ricerca hanno attivato progetti specifici per sostenere l’educazione affettiva nelle scuole, offrendo corsi di aggiornamento per insegnanti e materiali didattici validati. Anche reti nazionali come il Coordinamento Italiano dei Servizi di Educazione Sessuale (CISES) lavorano per promuovere un approccio integrato e scientificamente fondato all’educazione all’affettività.

Queste collaborazioni possono permettere di:

  • Diffondere modelli educativi aggiornati: garantendo che le attività proposte siano in linea con le più recenti evidenze scientifiche.
  • Sostenere la formazione degli adulti di riferimento: offrendo strumenti pratici e spazi di confronto per insegnanti, educatori e genitori.
  • Favorire la condivisione di esperienze: creando una comunità di pratica che valorizza le risorse e le specificità di ogni territorio.

Il coinvolgimento di enti e reti specializzate rappresenta un elemento chiave per assicurare la qualità e la continuità dei percorsi di educazione all’affettività.

Prendersi cura della propria affettività: come può aiutarti Unobravo

L’educazione all’affettività è un viaggio che dura tutta la vita e che può contribuire al nostro benessere quotidiano, alle relazioni e alla crescita personale. Se senti il bisogno di approfondire la conoscenza delle tue emozioni, migliorare le tue competenze relazionali o semplicemente trovare uno spazio sicuro in cui confrontarti, il sostegno psicologico può offrirti un supporto prezioso. Su Unobravo puoi trovare uno psicologo online adatto alle tue esigenze, pronto ad accompagnarti in un percorso di crescita emotiva e affettiva, sia per te che per la tua famiglia. Non aspettare: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e regalati la possibilità di costruire relazioni più serene, consapevoli e autentiche.

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